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giovedì 24 novembre 2005

Porta qualcosa per noi

Negli svariati episodi di razzismo che hanno coinvolto dei minorenni in questo ultimo periodo, un dettaglio mi ha particolarmente colpito: quello dei bambini-adolescenti che chiedono ai loro coetanei extracomunitari di essere in qualche modo pagati per accettare la loro presenza. Leggiamo per esempio la testimonianza della mamma di una bambina di sei anni, riportata sul portale "Gli altri Noi" di Repubblica: "Era un giorno della fine di luglio, una bellissima giornata. Laura giocava nella sua stanza e fuori di casa sentivo le voci degli altri ragazzini. Viviamo in una strada di villette a schiera, in una zona di quelle che vengono definite signorili. I nostri vicini sono impiegati, artigiani, insegnanti, funzionari, professionisti. E i nostri figli sono cresciuti assieme, si può dire che si conoscono fin dalla culla. Ho riconosciuto subito la voce di Anna, una bambina di sette anni, la prima delle amiche di Laura. Ho guardato oltre la tenda che ripara la nostra veranda e l'ho vista. Allora ho chiamato Laura e le ho detto di uscire finalmente, di andare a giocare. Ha ubbidito. E' uscita, ho sentito i suoi passi, nuovamente la voce di Anna. Ero sempre in veranda, dietro la tenda, sentivo benissimo le voci dei bambini e loro non mi vedevano".E' qui che la voce della madre di Laura si spezza "Sporca negra". Era Anna. "Sporca negra, perché sei venuta? Ti avevamo detto di non venire. Oppure di venire ma di portare qualcosa da casa, qualcosa per noi". Un'altra madre riferisce la sua esperienza in risposta alla prima: "Sono sposata da parecchi anni con un uomo della Costa d'Avorio, abbiamo un figlio mulatto di otto anni. Non ho mai avuto nessun problema. Anzi, fino a pochi mesi fa la gente mi fermava per dirmi com'era bello. Da qualche mese invece mio figlio, tra l'altro di carattere molto solare e socievole, frequenta un parchetto giochi vicino al negozio di mio marito. In questo parco ha conosciuto dei bambini che continuano a chiedergli soldi ("Prendili dalla cassa del negozio di tuo padre", gli dicono) per permettergli di giocare con loro. Mi sono accorta di queste continue richieste di moneta e gli abbiamo chiesto di raccontarci tutto. Ci ha detto che come 'diverso' gli avevano chiesto di 'pagare' per stare con gli altri al parco. Gli hanno chiesto perfino di rubare dei gelati al bar. Da allora non gli diamo più soldi, a meno che non li debba spendere con noi. Così è andata a finire che l'altro giorno un bambino ha picchiato mio figlio con violenza in pieno viso ed io adesso vivo nell'angoscia che queste cose succedano ancora e soprattutto che lui cominci a capire. A capire la cattiveria gratuita della gente e l'ignoranza generale dell'Italia in cui dovrà crescere". Ma anche la piccola Oriana, la bimba sfregiata da una svastica nel biellese ha dovuto sopportare simili ricatti. L'hanno punita perché ha voluto difendere il fratello e, come scrive La Stampa, "Che il fratello fosse nel mirino dei bulli si sapeva già: qualcuno gli aveva rubato il telefonino, chiedendogli 10 euro per la restituzione."
Episodi simili sono segnali moto gravi: non solo dimostrano che il mondo dell'infanzia non è immune dal razzismo e dalla xenofobia, o che questo è il risultato di una cultura di intolleranza e razzismo coltivata dagli adulti e dai mezzi di informazione (Un bimbo della scuola elementare privata religiosa, riporta una testimonianza pubblicata sul portale Gli altri noi, afferma: ''Io odio i negri perché mia madre odia i negri'), ma anche che c'è il rischio che persista nelle nuove generazioni una cultura del ricatto materiale e dello sfruttamento nei confronti degli extracomunitari (in questo caso, in realtà, italianissimi bimbi di origini extracomunitarie che diventeranno italianissimi cittadini) che non promette nulla di buono sul piano sociale. Gli immigrati vengono sfruttati sufficientemente dai datori di lavoro che li assumono in nero, negando loro i diritti più elementari. Le procedure burocratiche complicate li obbigano a vivere in un regime di clandestinità che favorisce lo sfruttamento ed eventuali derive malavitose. Si spera quindi che almeno i figli di origini extracomunitarie o "meticce" sfuggano a questo destino, specie se cittadini italiani o regolarmente residenti sul territorio nazionale. La cultura del "dammi soldi" per essere accettati non deve prevalere. E' significativo l'esempio del bambino extracomunitario a cui è stato chiesto di andare a rubare per conto dei coetanei autoctoni : è una metafora minorile di ciò che succede nel mondo degli adulti: gli spacciatori, i delinquenti della strada, ecc di cui si lamentano tanto gli autoctoni sono solo la bassa manovalanza e l'ultimo anello, sacrificabile e sostituibile, di una lunga catena le cui redini non sono di certo tenute da extracomunitari. Davanti a simili sciagurate prospettive, gli insegnanti e gli educatori hanno un preciso ruolo morale: non solo spiegando agli alunni che simili comportamenti sono maleducati e disdicevoli ma informandoli delle normative in materia di anti-razzismo e xenofobia. Battute come "sporco negro" dette nelle classi nei confronti di alunni di origini extracomunitarie o atteggiamenti aggressivi o ricattatori non devono passare senza precise azioni educative ed esemplari: note disciplinari, sospensioni, lettere ai genitori e se necessario anche denunce presso le autorità competenti. Siamo entrando in un'era dove accettare simili comportamenti in nome dello "scherzo tra bambini" può portare a minacce gravissime tipo il "stanotte ti brucio la casa" rivolto alla piccola Oriana. E quindi ai roghi "per divertimento" appiccati da minorenni, in cui rischiano di morire o sono morti decine di poveri immigrati, come è successo ultimamente in Francia. E quindi, di conseguenza, a disordini in stile parigino. Reprimere sin d'ora questi comportamenti che non hanno nulla a che fare con gli innocenti scherzi è una garanzia per un futuro di pace e di serenità per tutti: se i genitori non sono in grado di educare, che lo facciano le autorità, possibilmente coadiuvate da associazioni volontarie che forniscano psicologi e legali, sia per assistere le vittime dei soprusi che per recuperare i piccoli delinquenti. Inasprire le pene in materia di razzismo anche per i minorenni recidivi, prospettare corsi di rieducazione in stile statunitense per i genitori incapaci di essere portatori di una cultura di integrazione o prospettare eventualmente l'affidamento dei figli a strutture alternative in grado di garantire una cultura di coesione sociale che trascenda le razze e la religioni è la strada migliore per la tutela delle minoranze e dell'intera società.