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lunedì 14 novembre 2005

Se la misura dovesse colmarsi

Il linciaggio di new Orleans. Obiettivo: gli italiani. Si racconta che le mamme con i bambini in braccio si chinavano sui cadaveri per inzuppare i fazzoletti nel sangue come souvenir.

Spesso e volentieri alcuni cialtroni/e mi accusano di "offendere e diffamare l'Italia e gli italiani", di "prendersela con chi gentilmente mi ospita" e di "sputare nel piatto dove mangio". Sono accuse false che più volte ho affrontato, e che voglio - repetita juvant - ricordare brevemente prima di proseguire: disquisire civilmente - come faccio io tra l'altro - del fenomeno migratorio in Italia, delle difficoltà e degli ostacoli che un immigrato incontra in questo paese non è nè un offesa nè un insulto. E' prendere atto della realtà, è fare critica costruttiva, è segnalare dei problemi per ovviare in tempo a problematiche che potrebbero esplodere violentemente, come succede oggi nelle banlieues parigine. Tra l'altro ho sempre contestato, e duramente, la descrizione di "ospite" e di "piatti dove si mangia": fino a prova contraria, è il sottoscritto ad investire la propria forza lavoro, i propri soldi e la propria creatività in questo paese, che ha accettato la mia presenza come "inquilino", che ha doveri ma anche - è importante che qualcuno non se lo scordi - diritti.
Frequentemente ritrovo nei commenti degli articoli pubblicati su questo sito risposte allucinanti per razzismo e maleducazione. Sempre più frequentemente trovo articoli e commenti denigratori nei miei confronti in giro per la rete. Ma le risposte che mi sconvolgono molto più del razzismo distillato che emerge da certe affermazioni, molto più delle diffamazioni, sono quelle che "avvertono" gli immigrati, che "ammoniscono" del momento in cui "gli italiani avranno le balle piene". Tempo fa mi era capitato un individuo che affermava: "l'italiano è pericoloso signor scierif se lo ricordi, perché pensa solo a salvarsi il proprio orticello. Non amando la patria, non sa quindi cosa significhi la fratellanza e di conseguenza non speri di poter ottenere aiuto in caso di bisogno e qualora la fortuna dovesse girarle le spalle. Gli italiani convertiti poi sono i peggiori, perché vivono perennemente la condizione di coloro che devono dimostrare di appartenere". L'altro giorno un altro individuo invece ha affermato: "Ricordatevi però voi musulmani che gli italiani sono stati dominati da cani e porci ma se ne sono sempre liberati... borboni, arabi, tedeschi, austriaci, barbari... chiunque è venuto qui a fare il padrone, se n'e' dovuto poi tornare con la coda tra le gambe... ricordatevi cari musulmani, che gli italiani hanno in casa 4 mafie, hanno avuto terrorismo, quindi non sono proprio degli sprovveduti nella gestione di queste calamità. Non pensate quindi che delle ipotetiche "banlieues" possano replicarsi qui da noi e gli italiani fermi come i francesi a vedersi distrugegre le città. I francesi vivono con il senso di colpa verso algerini, magrebini, ma gli italiani no. Quello italiano è un popolo "matto", che può farvi entrare in Italia a gruppi di 500 senza battere ciglio, ma poi rispedirvi a casa a gruppi di 5000 quando la misura dovesse colmarsi più del dovuto".
Gli stessi individui accusano il sottoscritto di offendere "l'Italia e gli italiani". Loro però possono tranquillamente dire che gli italiani sono "un popolo matto", un "popolo pericoloso", che "non conoscono la fratellanza", che "non amano la Patria", che "pensano a salvare il loro orticello", che non "danno aiuto in caso di bisogno". Queste affermazioni non sono nè offese, nè insulti, nè tantomeno diffamazione dell'Italia e degli italiani ? E se fosse stato il sottoscritto a scrivere queste cose raccapriccianti, a dire queste bestialità, non sarei stato accusato di offendere il paese e probabilmente anche espulso stanotte? Se le avessi tradotte in inglese e pubblicato su qualche giornale statunitense come descrizioni autoctone del popolo italiano non sarei stato accusato di recare danno all'immagine internazionale dell'Italia? Credo che l'esempio di questi due individui, che non sono nemmeno gli unici, visto che ci sono decine e decine di altri esempi in giro per la rete, riassumi in sè la natura di questo movimento razzista, cappeggiato da alcuni individui senza scrupoli: il punto non è ciò che dice lo straniero, ma il fatto che lo dica. Lo straniero, anche se risiede legalmente, se lavora, se paga le tasse, non ha il diritto di parlare, di dire alcunché nemmeno civilmente, nemmeno su ciò che riguarda la sua vita, il suo futuro e quello dei suoi figli: deve subire e stare zitto. L'autoctono invece ha tutto il diritto di dire tutte le scempiaggini di questo modo, di sputare sul paese di cui ha - e passatemi il termine - immeritatamente la cittadinanza, ma lo può fare perché è un autoctono.
Cosa dovrebbe pensare un immigrato, leggendo quelle affermazioni? Che è meglio prepararsi per il peggio? Che forse è il caso non investire in Italia, non comprare casa, tenere delle scorte alimentari in cantina e un'arma per difendersi in caso di" insurrezione autoctona"? Che c'è il rischio di deportazione, di genocidio, di campi di concentramento, di leggi razziali come in passato o di linciaggi come quelli attuati nei confronti degli immigrati italiani negli Stati Uniti o come stava quasi per succedere a Varese poco tempo addietro ? Ma questi individui si rendono conto dell' allarme sociale che stanno alimentando in un momento critico dell'attualità europea? Provengo da un paese fortemente nazionalista. Ogni mattina, a scuola, ci mettevamo in fila e salutavamo la bandiera militarmente mentre veniva innalzata sull'asta e rieccheggiava l'inno nazionale. Amo il mio paese d'origine e lo rispetto perché è quello che mi ha visto nascere, crescere, dandomi gli strumenti per diventare ciò che sono oggi. Sono conscio che ha i suoi problemi e i suoi difetti, ma non mi permetterei mai di fare affermazioni simili a quelle fatte da questi signori, e non per paura - so in effetti che qualcuno direbbe che è per quello - ma per semplice rispetto. E questo è un valore che voglio trasferire anche verso questa patria di adozione, e se critico, se oggi scrivo in italiano - e non in inglese o francese o arabo - denunciando delle cose che secondo me, come immigrato, non funzionano, è perché amo questo paese, perché sono conscio che il suo benessere è anche il mio. E mi fa davvero male vedere che mentre io mi sforzo per digerire ciò che succede, ciò che mi è successo, per farne un esempio e offrirlo all'attenzione pubblica interna, nell'ottica di risolvere i problemi ed evitare il peggio, mentre io devo giustificare la mia stessa presenza su questo territorio, ci siano degli individui che - facendosi scudo delle proprie origini - dimostrano di non volere bene a questo paese, di non rispettarne gli abitanti, di essere indegni - in poche parole - di portarne la cittadinanza.