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venerdì 11 novembre 2005

Voci a confronto: Magdi Allam e Hamza Piccardo

In Europa, cultura occidentale e cultura islamica sono alla prova della convivenza. A volte scontrandosi. Accettare la laicità è condizione necessaria per l'integrazione?
Hamza Piccardo: La convivenza tra queste culture è un dato storico. Ciclicamente dal Medioevo, l'Islam appare come presenza politica in una successione di fasi di scontro e di integrazione politica, commerciale e culturale. La laicità è una condizione necessaria se è intesa come un valore superpartes, in base al quale le istituzioni garantiscono a tutti i cittadini, a prescindere dalla religione, diritti politici e culturali. Se invece diventa un'ideologia che impone determinati valori occidentali, come in Francia, si trasforma in un integralismo pesante e inaccettabile.

Magdi Allam: Sì. Gli immigrati che scelgono un Paese europeo come patria d'adozione, devono fare proprio il valore della laicità, perché sta alla base del modello di società e di vita occidentale in cui si inseriscono. I gruppi musulmani radicali che sognano una realtà teocratica in seno al continente europeo sono sulla strada sbagliata.

La sfida dell'integrazione oggi si gioca soprattutto sui figli degli immigrati, la cosiddetta seconda generazione, i cittadini di domani. Come si vince questa sfida?
Hamza Piccardo: Le seconde generazioni non hanno la possibilità di tornarsene a casa se non si trovano bene. Ormai la loro casa è dove vivono e il processo di integrazione deve essere considerato ineludibile. Alcuni, colpevolmente, tendono a considerare le minoranze come la causa di ogni male, con il rischio di esacerbare i toni ed emarginare questi giovani.

Magdi Allam: Parliamo dell'Italia: qui purtroppo manca una seria politica di integrazione delle seconde generazioni. La questione della cittadinanza non si può esaurire sull'avere o meno il passaporto italiano ma deve consistere nell'adesione ad un sistema di valori. L'integrazione si costruisce a partire dai banchi di scuola, in un contesto che consenta la condivisione dei valori. Il vero rischio, altrimenti, è che si sviluppi una "schizofrenia identitaria": in Paesi come Gran Bretagna, Olanda o Francia questo oggi è evidente; le seconde, ma anche le terze generazioni di immigrati, sono europee dal punto di vista linguistico, sociale, culturale... ma poi entrano in crisi sui valori. E recuperano in modo radicale i valori dei genitori. I giovani kamikaze musulmani degli attentati di Londra, fotografati qualche giorno prima a fare rafting con coetanei inglesi, ne sono l'esempio.

La libertà è un valore esclusivo delle culture capitalistiche democratiche occidentali?
Hamza Piccardo: La libertà è il dono più grande che Dio ha fatto all'uomo. È un'opportunità offerta a tutti e che molte volte gli uomini non sanno prendere, ma nessuno ne detiene il monopolio.

Magdi Allam: La libertà, il valore della vita, l'aspirazione ad una vita migliore sono patrimonio di tutta l'umanità. Quello che può cambiare, casomai, è la maggiore o minore presenza di diritti individuali. In diversi Paesi arabi il diritto collettivo prevale sul diritto individuale. E questo fa sì che la libertà individuale ceda il passo all'interesse di tutti.

La fede religiosa può essere garante di una società libera?
Hamza Piccardo: La religione in sé è solo uno strumento: se sopra ad essa non c'è una spiritualità forte che la guidi verso il giusto, può diventare uno strumento di imposizione e di negazione delle differenze. Da ogni parte deve essere! lo sforzo di vivere la religione in maniera comunitaria: non solo praticarla con il proprio gruppo, ma anche sviluppare un cammino comune con gli altri. Il dialogo interreligioso non deve essere soltanto quello tra vescovi e imam, ma deve avvenire nelle fabbiche, nelle scuole, nei quartieri, tra persone di religioni diverse ma che condividono le stesse esperienze di vita.

Magdi Allam: Le libertà individuali, i diritti fondamentali delle persone sono patrimonio di una dimensione laica e devono essere affermate a prescindere dalla fede religiosa. La libertà è un diritto assoluto, sganciato e precedente ogni credo religioso. Le religioni comunque devono essere salvaguardate, proprio perché vivono nell'ambito delle libertà individuali.

L'esportazione della democrazia può facilitare la risoluzione di conflitti tra diverse culture?
Hamza Piccardo: La democrazia non è una cosa e non è esportabile: è un processo a cui è arrivata una certa parte del mondo attraverso tempo e sangue. Considerare la democrazia come un prodotto esportabile dimostra un'autoreferenzialità assoluta e prevaricante, che porta a violenza e ingiustizia. La democrazia è anche la forma di governo più simile a quello che l'Islam ci insegna: credo che ogni popolo potrà arrivare a forme diverse di democrazia, ammesso che la scelga autonomamente.

Magdi Allam: "Esportare la democrazia" suona male. La democrazia non è una cosa "esportabile", ma un processo che va assimilato. Non è un complesso di regole astratte e di norme; ma un sistema di princìpi che devono essere fatti propri, un sistema che si manifesta attraverso la partecipazione, nell'esercizio del diritto di voto.

L'integrazione economica globale è auspicabile? È un bene o distrugge le economie dei Paesi in via di sviluppo?
Hamza Piccardo: Se questa integrazione fosse il modo di dare ad ogni popolo la possibilità di svilupparsi sarebbe una cosa positiva. In realtà i poteri forti usano l'integrazione economica globale per accaparrarsi risorse e sfruttare le economie locali, riducendo l'indipendenza dei popoli e imponendo un tipo economia fortemente omologante. È una delle forme di dittatura più violente e pericolose che l'umanità abbia concepito.

Magdi Allam: Viviamo in un mondo profondamente ingiusto. Dove i due terzi dell'umanità sopravvive con un terzo delle risorse e viceversa. E il fatto di non affiancare dei valori al sistema di mercato accentua la diseguaglianza. L'auspicio è che si adottino politiche lungimiranti. Tra l'altro, si scopre che salvaguardare i propri interessi egoistici molto spesso significa salvaguardare quelli altrui.
Intervista pubblicata sul Manuale di discussione del "Meeting Peace" della "Torino per la tregua olpimpica", 22 settembre 2005, P. 23-24.