Notizie

Loading...

mercoledì 21 dicembre 2005

Bocconi amari

Diecimila euro di ammenda e l' ammonizione
La Comunità ebraica chiede, giustamente, provvedimenti

Il colore dei soldi questa volta non c’entra. Ricco o povero, soffri. Perché gli effetti del razzismo si fanno sempre sentire. Cambia poco se ti umiliano in uno stadio o per la strada. Marc Zoro, il calciatore del Messina che domenica ha preso il pallone tra le mani e ha detto «basta, io non gioco più» di fronte agli ennesimi cori razzisti, è un ragazzo intelligente. E dunque non si illude che la sua denuncia cambi la difficile realtà con la quale convivono in Italia coloro che non sono bianchi.

Però, Marc sa anche una cosa: che il suo gesto è servito per sollevare il caso. Un caso che però, il giorno dopo, lo ha quasi stufato: «Adesso basta con questa storia. Devo pensare a giocare e far bene per la mia squadra. Devo ammettere però che non mi aspettavo tanta solidarietà. Ho ricevuto molte telefonate e attestati di stima da tutta Italia. Ciò significa che hanno capito che il problema esiste. Anche perché non coinvolge solo Zoro e gli stadi.AMilano mi è capitato di entrare nei negozi di qualche griffe e il modo con il quale mi hanno trattato mi ha fatto male tanto quanto i fischi e gli urli di Messina».

Storia, denuncia sociale e soprattutto amore: sono queste le parole che Zoro, 22 anni, difensore della Costa d’Avorio, protagonis ta suo malgrado d i Messina–Inter, ripete più spesso. Quei cori beceri provenienti dal settore riservato ai tifosi nerazzurri hanno avuto l’effetto di uno schiaffo. Perché ci sono tanti modi di reagire: c’è chi si immalinconisce e chi affronta le avversità a petto in fuori. Come ha fatto Marc provando a bloccare la partita del San Filippo. Aveva mandato giù troppe volte. Troppe volte aveva detto che non faceva niente.

«Quel che è successo a me nei negozi o al ristorante, è accaduto anche a Samuel Eto’o, la stella del Barcellona, e sempre a Milano. Ma non è un problema di Nord o Sud. Girando spesso per l’Italia ho dovuto ingoiare molti bocconi amari. Non basta avere un portafogli gonfio se sei di colore. Ti guardano con sospetto, ti squadrano e farebbero a meno di servirti. Capita al ristorante come in discoteca. Ma non a Messina, dove ho conquistato la fiducia della gente. Ricordo quanto è capitato a Napoli a unmio compagno ai tempi della Salernitana: non volevano neppure servirlo perché pensavano che non avesse i soldi per comprare un paio di scarpe costose». È tutto un problema di cultura e di rispetto verso il prossimo, qualunque sia il colore della sua pelle. «Sono molto orgoglioso di ciò che sono e delle mie radici. Vorrei che tutti capissero quanto male fanno, quando si comportano da razzisti. Quest’anno mi era già capitato a Roma con la Lazio e a Siena dove, per protesta contro i cori, una volta segnato il gol del momentaneo pari, per festeggiare ho reagito con una sorta di danza tribale».

Ma qualcos’altro ha ferito l’ivoriano del Messina domenica pomeriggio. Lo ammette a spizzichi e bocconi. «Confesso che mi aspettavo maggiore solidarietà in campo da Adriano e Martins. Mi è sembrato che avessero più a cuore le sorti del match, che io volevo far sospendere, piuttosto che una reazione contro quei tifosi e i loro cori carichi d’odio. Ma non voglio creare altre polemiche. L’Inter come società non c’entra niente. Anzi, da questo momento non voglio essere solo ricordato per l’episodio di domenica. Vorrei che i media parlassero di me come calciatore e basta».

Dovrà aspettare un po’. Ieri, tutti parlavano di lui per quel gesto coraggioso. Anche il Messina ha ricevuto sul suo sito centinaia di attestati di solidarietà da parte di moltissimi tifosi e non. Su tutti spicca il Comune di Cursi, nel Salento, in provincia di Lecce. Fino a ieri il piccolo comune pugliese era noto soltanto per aver dato i natali aMichele De Pietro, senatore della Repubblica Italiana dal 1948 sino al 1958, vicepresidente del Senato e ministro di Grazia e giustizia sotto i governi di Amintore Fanfani e Mario Scelba.

Da oggi sarà ricordato perché il sindaco Edoardo Santoro ha deciso, d’accordo con la giunta di centrosinistra, di concedere la cittadinanza onoraria a Marc Zoro: «Quanto accaduto al giocatore africano ci ha davvero colpiti. Noi siamo molto vicini ai problemi della gente: siamo abituati a lavorare duramente nelle nostre cave e sappiamo cosa vuol dire emergere con il solo sudore e la fatica delle braccia. Ci aspettavamo un gesto importante dal sindaco di Milano, ma evidentemente non è sensibile a certi episodi. E allora ci penseremo noi a consolare Zoro. Lo aspettiamo nel nostro paese. E con tutti i quattromila abitanti lo acclamerò come uno di noi».
Roberto Gugliotta
Corriere della Sera, 29 novembre 2005