"Eccole, sono loro: le squadre d'azione fasciste. I cosidetti "squadristi". Giovani e impavidi, sprezzanti del pericolo e spesso violenti, sono loro che hanno scritto le prime pagine di storia del Fascismo. Protagonisti indiscussi fino al 28 ottobre 1922, furono lo strumento fondamentale attraverso il quale il Fascismo salì al potere. Erano armati di pistole, pugnali, manganelli e riconoscevano in Mussolini il loro Duce"
La foto dei manganelli, allegata all'articolo di Gramellini "Non serve attingere alla retorica dell’antirazzismo per narrare le gesta dei tre alunni torinesi di scuola media che riempiono di botte il loro compagno romeno nei bagni. Né ricorrere al sociologismo per ricamare sull’appartenenza dei tre piccoli picchiatori alla buona borghesia della città. Ma l’arma usata dai pargoli, lo ammetterete, merita una segnalazione. Il manganello. In versione aggiornata e allungabile, ma pur sempre manganello. Un pezzo di modernariato che bastona ferite della memoria ancora aperte, come un braccio teso o un pugno chiuso, ma con un accento di cupezza particolarmente bieco. E’ probabile che i manganellatori in erba non sappiano nulla di Farinacci, e del fascismo ignorino l’esistenza oltre che la storia, tanto da rendersi disprezzabili anche agli occhi degli epigoni contemporanei più colti e vitali alla Buttafuoco. Ma i genitori qualche cognizione sommaria del fenomeno dovrebbero averla masticata, anche solo nei libri di Vespa. Se poi, come dichiarato dai ragazzi ai carabinieri, fossero state davvero le madri a fornire alla prole i manganelli «per ragioni di sicurezza», tanto varrebbe portarsi già avanti con l’opera di restaurazione, ubriacandoci tutti di olio di ricino".
Massimo Gramellini, La Stampa, 3/12/2005
"Un ragazzo marocchino di 14 anni e' stato travolto da un' auto, ieri pomeriggio a Torino, mentre fuggiva da una rissa scoppiata su un autobus con altri due minorenni italiani. Si trova ricoverato al San Giovanni Bosco con fratture multiple. Secondo Sued, presidentessa dell' associazione marocchina ''Diafa'', il ragazzino sul bus sarebbe stato oggetto di una vera e propria aggressione, a suon di bastoni. Il minorenne, Elmehadi, 14 anni, attorno alle 17.30, era sul bus di linea numero 52 in compagnia di un connazionale piu' o meno della stessa eta' e di un educatore dell' associazione ''Diafa'' che li aiuta a fare i compiti di scuola e li segue nelle attivita' ricreative. Ad un certo punto, per motivi banali legati alla presenza di alcune ragazze, i due marocchini da una parte e i due italiani dall' altra avrebbero iniziato a litigare. Questi ultimi avrebbero tirato fuori dei bastoni e cominciato a picchiare i loro coetanei marocchini. Chiamati dall' autista, i carabinieri sono intervenuti al capolinea: Elmehadi e' riuscito ad allontanarsi, prima di essere linciato da una cinquantina di amici degli aggressori, accorsi sul luogo gridando "Tornatevene in Marocco, non invadete il nostro territorio". Il fuggitivo però e' stato travolto da un'auto. "Credevo volesse suicidarsi" dice l'autista. Soccorso dal 118, e' stato portato in ospedale. Elmehadi, a Torino assieme alla madre e a due fratelli, frequenta la terza media e gli operatori di ''Diafa''. ''E' sempre tranquillo, sereno, senza problemi di inserimento - racconta Sued - Lo stiamo aiutando soltanto per metterlo al passo con i programmi scolastici''.
14 dicembre 2005
Cocco, lettrice del blog

