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martedì 20 dicembre 2005

Tribunale di inquisizione islamica

"Siamo in un paese dove il sindaco di Firenze Leonardo Domenici si è prestato a legittimare un neonato tribunale dell’inquisizione islamica, che si presenta con la sigla di Islamic anti-defamation League-Italy, e a istituzionalizzare un premio dal nome di per sé eloquente, la Mezzaluna d’oro. Iniziativa tesa intenzionalmente a contrastare l’Ambrogino d’oro, la prestigiosa onorificenza del Comune di Milano. Così mentre a Milano si premiava Oriana Fallaci, a Firenze si è premiato Domenici per essersi rifiutato di premiare la Fallaci. Così come è stato premiato il giudice Clementina Forleo per aver assolto Daki, dopo aver sentenziato che in Iraq non si faceva terrorismo bensì resistenza. Premiato anche il sindaco di Marano, Mauro Bertini, per aver deciso di non dedicare più una strada ai “martiri di Nassiriya” perché, a suo avviso i nostri soldati e carabinieri massacrati dai terroristi di Al Qaeda il 12 novembre 2003 erano lì “a pagamento”, e di intitolare la strada a Yasser Arafat, lui sì che sarebbe stato “un martire che si è sacrificato per il popolo palestinese”. Dopo tutto ciò voglio dirvi che mi sento onorato di essere in cima ai nemici da colpire di questo odioso tribunale dell’inquisizione islamica, così come mi sono sentito onorato di essere nella lista nera dei tiranni Saddam Hussein, Khomeini e Hafez al Assad".
Magdi Allam, intervenendo al convegno "Il Dovere dell'Identità" organizzato dall'Associazione Magna Carta (Presidente Onorario, Marcello Pera)
Commento:
Vuoi perché sono stato descritto svariate volte come "ispiratore" della IADL, vuoi perché qualcuno mi definì addirittura "membro fondatore" della stessa, vuoi perché in realtà sono uno dei suoi membri onorari, e soprattutto uno dei premiati con quel "premio dal nome di per sè eloquente", mi trovo costretto a ribadire alcuni concetti, evidentemente non chiari abbastanza. Mi dispiace che il connazionale e compagno ex-allievo salesiano Magdi Allam, forse in buona fede, abbia fatto sue le tesi diffamatorie che da qualche mese ormai vengono ripetute con insistenza negli ambienti neocon sulla IADL. Non capisco infatti perché la Islamic Anti Defamation League sarebbe un "tribunale di inquisizione islamica" mentre la sua ben più antica sorella, l' associazione ispiratrice dalla quale la IADL ha copiato l'intera presentazione (basta un giro sul suo sito per accertarsene) ovvero la "Anti Defamation League" dei fratelli ebrei non viene definita un "tribunale di inquisizione ebraica". Eppure entrambe le associazioni svolgono la stessa funzione: si rivolgono alle Legge per far valere il proprio diritto di non essere diffamati e discriminati sulla base del credo religioso. E se quello che scrive la Fallaci, o ciò che fa la Lega, non è da considerarsi diffamazione e discriminazione su base religiosa, ebbene...evidentemente abbiamo concezioni diverse del concetto di Libertà d'espressione e di Stato di Diritto.
Personalmente non vedo un unico buon motivo per cui la IADL sarebbe un "tribunale di inquisizione islamica". Lo sarebbe se giudicasse le persone o le opere, se emettesse o applicasse sentenze di qualsiasi natura. Alcune persone già in passato hanno tentato di dipingere la IADL come un'organizzazione che distribuisce "condanne di morte". Ma la realtà documentata, nelle parole e nei fatti, parla chiaro: si tratta di un'organizzazione che depone esposti e denunzie presso le procure di questo paese, e che quindi si affida totalmente al codice legale e alla Costituzione di questo stato. Negare alla comunità islamica, o ad un'associazione di persone ad essa appartenenti, il diritto - e direi anzi il dovere - di rivolgersi alle autorità preposte per lamentarsi di un torto subìto, vero o presunto che sia, e quindi affidarsi al giudizio della magistratura e delle forze dell'ordine italiane è negare il principio basilare dello Stato di Diritto e ogni prospettiva di vera ed autentica integrazione. Magdi Allam, giustamente, ha sempre affermato che se gli immigrati musulmani vogliono vivere in Italia, essi si devono riconoscere solo ed unicamente nelle leggi italiane. Ebbene, si dà il caso che le leggi italiane vietino la discriminazione su base razziale o religiosa. Si dà il caso che tra le leggi di questo paese figuri una Legge Mancino. E non c'è un unico buon motivo per cui i musulmani non debbano rifarsi a questa legge o a qualsiasi altro strumento messo a loro disposizione da questo stato per difendersi nei limiti della legalità dalla feroce ed odiosa campagna di diffamazione condotta a loro danno.
Ho già avuto modo altre volte di chiarire un equivoco: quando una persona o un'associazione di persone annuncia una querela nei confronti di chicchessia non lo "minaccia", e non lo mette a capo di una lista di "nemici". Espressioni come "Ha minacciato di rivolgersi alle autorità", "Ha minacciato di denunciarmi alla Polizia", "Ha minacciato di appellarsi a chi di dovere" sono espressioni completamente assurde in uno Stato di Diritto. In una Repubblica Costituzionale che si basa su un corpus di leggi, e cioè in quello che sommariamente viene chiamato uno Stato di Diritto, è dovere nonché diritto del cittadino rivolgersi allo Stato, e cioè alla Legge, per vedere riconosciuti i propri diritti se eventualmente lesi. Un cittadino esemplare non si fa giustizia da solo, anche se individua il colpevole: si rivolge a chi di dovere per vedere ristabilita la propria immagine e il proprio onore, nonché per essere risarcito dei danni morali e materiali che altri potrebbero procurargli. Un cittadino esemplare, di fronte alle offese, ha un'unica possibilità affinché giustizia sia fatta ed è proprio quella di rivolgersi a chi di dovere, che sia lo Stato, la Polizia o il Magistrato. Ed è compito di costoro ristabilire l'ordine e mettere fine a tali comportamenti. Anche la certezza della pena, infatti, è un principio cardine dello Stato di Diritto.
Detto questo, non vedo perché il premio Mezzaluna d'Oro sarebbe un premio "dal nome di per sè eloquente". Forse dovremmo dire altrettanto del premio 'Menorah d'oro' "nome di per sè eloquente" assegnato al presidente del Senato, Marcello Pera, presidente onorario dell'Associazione Magna Carta che ha organizzato quel convegno durante il quale Allam ha espresso la sua opinione negativa sulla IADL, in quanto "sincero amico della comunità ebraica e dello Stato di Israele da molti anni, da quando era il professor Pera e non ancora il presidente Pera" per il suo discorso contro l'antisemitismo pronunciato al Palazzo di Vetro di New York in occasione della giornata della memoria? Ovviamente no...Eppure ad assegnare quel premio era la B'nai B'rith, organizzazione ebraica internazionale, che ha fondato nient'altro che la Anti Defamation League ebraica...Forse dovremmo dire altrettanto della Città di Milano che premia con l'Ambrogino d'Oro, "nome di per sè eloquente", solo perché si rifà al nome di Sant'Amborgio? Ovviamente no...Ogni città, comunità o semplice associazione ha il diritto di intitolare i propri premi seconda la propria tradizione religiosa o culturale e il fatto che il premio fosse una mezzaluna piuttosto che quasiasi altro simbolo non dovrebbe essere motivo di allarme e tanto meno di qualsivoglia tipo di "eloquenza".
Il Sindaco Domenici ha preso una decisione coraggiosa e altamente simbolica: Per la prima volta non sono stati i musulmani ad essere giudicati e persino condannati preventivamente per il solo fatto di esistere in quanto musulmani, anche se laici come il sottoscritto, ma essi stessi a giudicare a chi assegnare quel premio. Non sfugge certo la coincidenza temporale di questo evento con l'assegnazione dell'Ambrogino D'Oro alla massima espressione di inciviltà che questo paese oggi purtroppo può vantare, ovvero la Fallaci. Ma si tratta sempre e comunque di una pacifica cerimonia di premiazione (tranne che per le provocazioni della Lega) e un metodo civile di contestazione e di protesta. Se ai musulmani, o a un gruppo di essi, viene negato sia il diritto di rivolgersi allo Stato e alle sue istituzioni per far valere il propri diritti, sia la possibilità di manifestare pacificamente il proprio dissenso, quali sono le alternative? Ricevere quel premio a Palazzo Vecchio, presenti le rappresentanze degli stranieri nella Città di Firenze, dalle mani dell'"Imam Italiano", simbolo dell'integrazione e del dialogo, l'Imam Feras Jabareen, contemporaneamente al Sindaco di Firenze che si è distinto nel promuovere iniziative di dialogo e di integrazione, e al giudice Forleo (la cui sentenza è stata confermata da una Corte D'Appello con tanto di giuria popolare) che in questo momento sta epurando il paese dalla corruzione finanziaria e al sindaco di Marano, la cui unica colpa è quella di aver intitolato una strada ad un personaggio a cui, molto tempo prima di lui, un rispettabilissimo comitato ha assegnato un Premio Nobel per la Pace (senza tra l'altro togliere una precedente dedica ai martiri di Nassiriya come si è detto, e senza nemmeno rifiutarsi di dedicare una strada a queste innocenti vittime) è stato per me un onore. Anche perché non ho fatto nulla di eccezionale per meritarlo.
Mi permetto di parafrasare il Presidente Pera, quando ha accettato il Premio Menorah d'Oro: "C'è del merito nel dire ciò? Non mi pare. Ci vuole del coraggio? Non credo. A me piace essere rispettoso ed educato, ma non mi piace essere ipocrita quando sono chiamato a parlare. Certo, forse è politicamente un po' scorretto, un linguaggio che solitamente non si usa. Ma allora ho capito tutto: se questo linguaggio è minoritario e scomodo, ma ha qualche dose di verità, allora merito la Mezzaluna che mi è stata data quella sera".