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venerdì 30 dicembre 2005

Una tragedia annunciata

Con un ipocrita coro di indignazione, L’Unione Europea e l’Unhcr hanno deplorato il gravissimo epilogo – 10 morti nella calca secondo le autorità egiziane, 26 secondo altri - dello sgombero dei rifugiati sudanesi che da fine settembre erano accampati per protesta nel piccolo parco di fronte agli uffici delle Nazioni Unite nel quartiere alto-borghese di Mohandessen, al Cairo. "Profondo dolore e costernazione per i violenti scontri avvenuti al Cairo tra la polizia egiziana e i manifestanti sudanesi". "Il Cairo mostri cautela e rispetto per le leggi umanitarie internazionali sulla protezione dei rifugiati". "L'Unhcr ha evidenziato alle autorita' egiziane la necessità di porre fine a questa difficile situazione attraverso una decisione condivisa e pacifica". Ma a chiedere alla polizia egiziana di intervenire per sgomberare il campo (un’opzione di cui si poteva presagire l’esito assai facilmente, considerata la massa di profughi - circa 3000 - non disposti a sgomberare quello spazio ridotto in cui si erano ammassati per settimane e settimane) è stata proprio l’Unhcr – che ora invece nega - esprimendo “più volte preoccupazione in merito al perdurare del sit in di un gruppo di sudanesi” davanti ai propri uffici. L’ipocrita agenzia che ha negato loro lo status di rifugiati, interrompendo il sostegno finanziario e chiedendo loro di ritornare in Sudan adducendo come scusa la recente firma dell'accordo di pace tra il governo musulmano di Khartoum e il sud del Sudan cristiano, avvenuta il 9 gennaio 2005 a Nairobi, ora – come Ponzio Pilato – se ne lava totalmente le mani e scarica le proprie responsabilità sul governo egiziano. La protesta dei sudanesi era iniziata infatti proprio quando l’agenzia umanitaria aveva sospeso le audizioni per accertare lo status di richiedente asilo dei profughi sudanesi e un gruppo di essi aveva chiesto la possibilità di essere trasferiti in Europa o negli Stati Uniti. Un trattamento che necessita, guarda caso, della dichiarata disponibilità del paese terzo ad accogliere un certo numero di persone, disponibilità che - puntualmente - nessun paese occidentale ha voluto concedere. “Ma in proposito l'Unhcr non può fare niente, non è nostra competenza". Le forze di sicurezza erano schierate da un paio di settimane nelle vicinanze: una misura cautelativa richiesta proprio “per proteggere la sede dell'agenzia”. Nei momenti di maggiore tensione nelle trattative con i profughi, l'Unhcr aveva addirittura chiuso le porte e mandato a casa i propri dipendenti. “I manifestanti erano diventati aggressivi, tentando di entrare nel palazzo con la forza” riferisce una fonte interna. E così, per sbarazzarsi in fretta del problema, l’agenzia ha pensato bene di chiedere l’intervento delle forze egiziane per sgomberare le migliaia di persone che da settimane erano piazzate in condizioni difficilissime sollevando, tra l’altro, anche le proteste degli abitanti, preoccupati per le condizioni igienico-sanitarie della piazza trasformata in un accampamento improvvisato, esteso su non piu' di un centinaio di metri quadrati. A metà dicembre due persone - un adulto e un bambino di 4 anni - erano morte di freddo. La scorsa settimana invece è scoppiato pure un incendio, e non è stata la Fallaci ad appiccarlo. Si ricordi infatti, quella minoranza di italiani soddisfatti della figuraccia internazionale che l’Egitto ora si sta accollando per permettere loro di stare comodi e non farsi disturbare da quelli che “devono stare a casa loro”, che la Fallaci ha espresso molto bene come avrebbe risolto una situazione non tanto dissimile, come si sarebbe sbarazzata di quella “gran tenda con cui un'estate fa i mussulmani somali sfregiarono e smerdarono e oltraggiarono per tre mesi piazza del Duomo a Firenze. La mia città. Una tenda rizzata per biasimare condannare insultare il governo italiano che li ospitava ma non gli concedeva le carte necessarie a scorrazzare per l’Europa e non gli lasciava portare in Italia le orde dei loro parenti. Mamme, babbi, fratelli, sorelle, zii, zie, cugini, cognate incinte, e magari i parenti dei parenti (…) Una tenda, infine, arredata come un rozzo appartamentino: sedie, tavolini, chaise–longues, materassi per dormire e per scopare, fornelli per cuocere il cibo e appestare la piazza col fumo e col puzzo”. Si ricordino, quelli che ora si compiacciono del fatto “che in Italia una cosa del genere non sarebbe mai successa”, immemori delle manganellate che si sono beccati gli immigrati che manifestavano per il permesso di soggiorno, delle navi speronate e colate a picco con il loro carico umano, dei trattamenti disumani inflitti nei centri di permanenza temporanea e delle cannonate invocate da Bossi e dalla Lega Nord, che la Fallaci quella situazione l’avrebbe risolta in un altro modo: “Se entro domani non levate la fottuta tenda, io la brucio. Giuro sul mio onore che la brucio, che neanche un reggimento di carabinieri riuscirebbe a impedirmelo, e per questo voglio essere arrestata. Portata in galera con le manette. Così finisco su tutti i giornali”. Stavolta è stato l’Egitto a finire sui giornali, e ci è finito per accontentare quelli del “se ne vadano a casa loro”. Ci è finito per colpa della calca, che ha fatto una decina di vittime. Ma la prossima volta, e con il trend fallace, vedremo chi ci finirà, sui giornali. E speriamo che non sia per colpa di un rogo volontario.