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venerdì 30 settembre 2005

IADL: si puniscano i mandanti

Sarà la IADL a fornire l’assistenza legale e l’indispensabile assistenza psicologica ad Oriana ed alla sua famiglia, composta dalla madre, vedova, e da altri due fratelli maggiori (i gemelli). È chiaro che il Legal Office della Islamic Anti-Defamation League non intende consentire che le accuse vengano derubricate a semplici ingiurie e lesioni lievi e ci aspettiamo per la bambina e la sua famiglia un’analoga mobilitazione istituzionale come quella che ci fu per il caso del professor Luis Marsiglia, con l’assegnazione di una servizio di vigilanza e scorta, soprattutto in questo caso nel quale l’aggressione è stata accertata e gli investigatori hanno già individuato i responsabili delle torture che le venivano inflitte nella generale indifferenza da più di un mese. Pur stigmatizzando la brutale stupidità di questi disgraziati, la Islamic Anti-Defamation League ritiene che anche loro siano in parte delle vittime: è anche a causa dell’irresponsabile lavaggio del cervello che certa stampa spazzatura e politicanti sconsiderati che sono stati trasformati in “crociati” dell’odio antislamico e razzista, diventando esecutori programmati delle parole d’ordine di Fallaci e Pera. Purtroppo sul banco degli imputati ci finiranno solo gli esecutori e non i mandanti.
Dal comunicato ricevuto dalla IADL

Oriana aggredita dai Nazisti

No. Non è Oriana Fallaci, ovviamente, che i Nazisti invece li ispira. E' la piccola bambina italo-marocchina, la piccola "meticcia"aggredita da tre balordi neonazisti a Tollegno, nella provincia di Biella, con tanto di calci, pugni e svastica incisa sul braccio.
Oggi, su pagina 8 de Il Manifesto, c'è la mia intervista alla madre della piccola bambina, nel cui nome c'è tutto il dramma di una comunità che da anni subisce silenziosamente ogni sorta di angheria e discriminazione.

La IADL di nuovo in campo

ANSA - Oggi il sindaco del paese, Pier Giuseppe Acquadro, e il presidente della Provincia di Biella, Sergio Scaramal sono andati a trovare la famiglia italo-marocchina (per capire il caso, cliccare QUI) per portarle solidarieta': ''Il terrore della donna e' ancora forte'', hanno detto. ''Abbiamo cercato di rassicurarla - ha aggiunto Scaramal - resta pero' il fatto che solidarieta' e impegno degli investigatori non bastano. Ci vuole una presa di coscienza. Non conosco gli autori e quindi nemmeno le loro motivazioni, ma aver tracciato una svastica e' comunque un segnale che deve farci riflettere. Forse non abbiamo trasmesso abbastanza i valori della tolleranza e della democrazia''. Un appello agli autori del gesto e' stato lanciato poi dal sindaco. ''Le forze dell' ordine fanno il loro lavoro - ha affermato - ma sarebbe importante che i ragazzi decidessero da se' di farsi avanti, di spiegare''. I carabinieri intanto hanno lavorato sulle testimonianze e su vari indizi e hanno redatto un fascicolo sulla vicenda per la magistratura (oltre al Tribunale per i minorenni e' stato inviato in copia anche alla Procura di Biella). I tre rischiano imputazioni per violenza privata, lesioni personali lievi e atti discriminatori verso stranieri. Il primo, il piu' grave dei reati ipotizzati, prevede una pena massima di quattro anni di reclusione, dunque per un periodo inferiore ai cinque anni, limite minimo per far scattare la custodia cautelare. Per quanto riguarda gli atti discriminatori, invece, il codice penale prevede pene alternative, cioe' i lavori socialmente utili. La ragazzina intanto ha continuato ad andare a scuola: ''I segni sul braccio sono quasi spariti - ha raccontato la preside - siamo tutti stupiti di quanto accaduto e tendo a credere che si tratti di un gesto sconsiderato piu' vicino al 'bullismo' che a una vera e propria matrice razzista. Cio' non significa comunque abbassare la guardia. Bisogna seguire bene i nostri ragazzi''. Sull' episodio ha preso posizione la Iadl (Islamic Anti-Defamation League), l' associazione che si e' schierata in difesa dell' imam torinese Bouriqi Bouchta, recentemente espulso. In una nota la portavoce Halima Barre lo definisce ''uno stupro religioso, culturale e sociale''.
PS: Mi è stato anche comunicato che la IADL provvederà ad assegnare un avvocato e una psicologa alla famiglia.

Integralisti cattolici infuriati dalla IADL

Solidarietà al forum "Tradizione Cattolica", denunciato dalla IADL, da parte del sito Salpan.org: [N.B: il grassetto in rosso è nell'originale del comunicato di cosiddetta solidarietà]

Pochi giorni fa l’amministrazione di http://www.politicaonline.net/ ha cancellato più di 6.000 messaggi dal forum sedevacantista “Tradizione Cattolica”. Motivo di tale censura è la denuncia di una associazione islamica, IADL (Islamic Anti Defamation League) che molto stranamente ha segnalato alla questura soltanto i posts in cui, secondo la lettura che ne fa la IADL, si parlerebbe di "agghiaccianti considerazioni sull’abitudine che sarebbe in voga presso la comunità ebraica, dell’omicidio rituale, che si nasconderebbe dietro alla pedofilia ed alle sparizioni inspiegabili di bambini". Una tale denuncia si commenta da sola, quando si consideri la stranezza assoluta del fatto che un'associazione islamica si fa paladina della difesa degli ebrei: chisà cosa ne direbbero i Palestinesi... Tre considerazioni: 1) Quei galantuomini della IADL mostrano di avere già condannato gl'inquisiti; 2) Offensivi e diffamatori sono gli epiteti del tutto gratuiti, che questi "signori" [forse certi dell'impunità] si permettono di distribuire a piene mani contro rispettabilissime persone, nonostante il disposto costituzionale che impone di ritenere l'imputato innocente fino all'ultimo giudizio. Ebbene questi presunti "signori" si pemettono di chiamare i moderatori del forum "TC" «fanatici razzisti, abominevoli invasati, persone profondamente malate, mentecatti» e propugnatori di «odio feroce per il resto dell’umanità» e di «discriminazione, di odio e financo di estinzione». 3) "ordinano" e pretendono la "pubblicazione di scuse alla comunità ebraica da pubblicare con evidenza sulla home page". Una domanda: la IADL è un'associazione ebraica? Nella nostra bella Italia che ha aperto le frontiere a tutte le razze e a tutte le religioni, che si vanta di garantire la più totale libertà di parola, diventa sempre più difficile per gli Italiani riuscire ad essere Cattolico e a dire la Verità! La nostra Redazione, quantunque non condivida talune posizioni di detto forum, esprime la più assoluta solidarietà ai suoi cinque moderatori (Bellarmino, Guelfo Nero, Sùrsum Corda! Adsum e Ludovico) e a quei forumisti colpiti dalla censura islamica [?], considerando che Dio permette che accadano simili vergogne forse per scuoterci dall'apatia in cui viviamo e serviamo. La Redazione.

giovedì 29 settembre 2005

Il prezzo della Civiltà

Ieri tre "criminali" nazisti hanno inciso, con una pietra aguzza, una svastica sul braccio di una piccola "meticcia", figlia di una marocchina e di un italiano scomparso recentemente nel biellese. L'hanno fatto la mattina, verso le 7.45, dopo che l'hanno buttata a terra, presa a calci e pugni, gridando "Negra, non sei una di noi". I tre - riferisce la stampa - non erano della cittadina di Tollegno, dove viveva la piccola tredicenne: per il loro raid a difesa della Civiltà, erano partiti apposta da Biella. Ad ogni modo i carabinieri sono riusciti ad identificare i "mostri", tra i 15 e i 17 anni, che hanno aggredito la piccola che frequenta la terza media in una cittadina dove solo 80 extacomunitari, di prevalenza marocchini (inclusi i bambini), vivevano pacificamente - fino a ieri - in mezzo a 2700 italiani.
L'episodio si commenta da solo, ma qualcuno preferisce mettersi le fette di prosciutto sugli occhi e pseudo-analizzare ciò che succede in lontani paesi del Medio Oriente o dell'Asia piuttosto che commentare coraggiosamente ciò che sta succedendo sulla propria terra e per mano dei propri figli. E c'è pure chi si arrabbia se a farlo, in queste condizioni, è un immigrato che comunque vive da anni in questo paese e si sente assediato e soprattutto oggetto centrale della propaganda dell'odio che porta a simili episodi. I tre balordi infatti avevano già insultato altre volte la ragazzina perché secondo loro "immigrata" (eppure è figlia di un italiano, nata in Italia e con nome italianissimo tanto che sfido chiunque ad immaginarlo), invitandola ad andarsene. Queste torture sono durate praticamente un mese, prima di culminare in quella becera manifestazione nazifascista, in quello stupro collettivo, di natura culturale, religiosa, psicologica, in quella violazione di branco di cui è stata vittima la piccola ragazza ma anche lo stato di diritto.
Per anni abbiamo dovuto sopportare chi rinfacciava le persecuzioni e le discriminazioni, vere o presunte, in atto in alcuni paesi islamici. Oggi i nipotini dei nazifascisti sono tornati in azione, e sarebbe carino se almeno alcuni dei cosidetti liberali-garantisti-moderati-conservatori-neoconservatori di Tocqueville e non solo, fermassero, almeno per un attimo, il loro sbraitare contro le minoranze per denunciare ciò che è successo, senza cercare scuse del tipo "sono solo ragazzini" oppure "è comunque colpa vostra, perché non vi volete integrare". Andate a dirlo alla direzione della scuola italiana che la ragazzina frequentava. Ancora più auspicabile se lo facessero senza tentare di paragonare la situazione dell'Italia a quella di altri paesi, rallegrandosi del fatto che "non si è ancora arrivati a quel punto", visto che di questo passo ci impiegheremo ben poco per arrivarci.
Oggi non possiamo che puntare il dito contro chi alimenta il razzismo e la xenofobia dai media e dai parlamenti. I gerarchi che oggi pontificano dalla carta stampata e dai palchi addobbati sono, di fatto, moralmente e oggettivamente responsabili della formazione delle future generazioni neonaziste, di cui quei tre erano solo l'avanguardia, il risultato e la vittima. Non possiamo che indicare in costoro i responsabili di quanto sta succedendo ora e di quello che, sempre peggio, succederà domani. Dobbiamo chiedere - per i tre - ma anche e soprattutto per i loro ispiratori, qualunque sia la loro posizione politica o sociale, la pena più severa prevista dalla legge, altro che "un contesto di bullismo di paese che non ha i tratti del vero e proprio episodio di razzismo" e l'accusa di "lesioni personali lievi e di ingiurie" che si meriterebbero secondo gli investigatori!
Chi in passato ha deriso la mia preoccupazione circa il clima che si sta creando in Italia, guardi quei tre e pensi a quale futuro dobbiamo prepararci tutti. Non è nemmeno la prima volta che sento di questi minorenni affascinati dai simboli e dall'eredità dell'Orrore, a parole ripudiata ma di fatto resuscitata. Se oggi ce l'hanno con i "negri", la svastica la dice lunga su chi saranno le loro prossime vittime. Qui c'è bisogno di una presa di posizione chiara e inequivocabile: o si è con i nazisti e i loro ispiratori, o si è contro di loro. L'ambiguità e la dissimulazione di alcuni, che si trincerano dietro la "libertà di espressione" o la propria cittadinanza per propagandare e/o appoggiare idee basate sulla superiorità culturale, religiosa o razziale non è e non deve essere più ammessa e tollerata. Non dobbiamo lasciare a piccole lobby di scalmanati, con evidenti interessi politici e finanziari, l'opportunità di fare il lavaggio del cervello alle prossime generazioni con una pericolosa ideologia basata sulla discriminazione. A pagarne il prezzo sarà infatti l'intera società civile. E la sua civiltà.

Le "staminali" dei Pogrom

BIELLA -Prima l'hanno picchiata. Poi le hanno inciso una svastica su un braccio con una pietra, nel Biellese, perché è nera di pelle. La vittima è una ragazzina di 13 anni - come spiega un articolo del quotidiano La Stampa - ed è figlia di una nordafricana e di un italiano scomparso di recente. I tre aggressori, ancora in libertà, dovrebbero essere però già stati identificati dai carabinieri. Sono più grandi della vittima, tra i 15 e i 17 anni, e l'avevano nel mirino già da alcune settimane. La seguivano per strada, le gridavano «negra, non sei una di noi».

L'AGGUATO FUORI DA SCUOLA - Il branco razzista ha aspettato la sua nemica fuori dalla scuola media, a Tollegno, piccolo centro alla periferia di Biella dove abitano 2700 persone, tra le quali un'ottantina di extracomunitari, tra adulti e bambini. Prima hanno preso la studentessa, che frequenta la terza media, a calci e pugni poi, quando è caduta a terra, l'hanno tenuta ferma e le hanno tracciato una svastica con una pietra aguzza su un braccio.
LA DENUNCIA -Al pronto soccorso di Biella l'hanno medicata e hanno consigliato alla madre di sporgere denuncia. Così è stato fatto e i carabineri avrebbero già individuato i piccoli neonazisti. Nessuno dei tre sarebbe di Tollegno. Per i loro raid in difesa della razza arrivavano dalla vicina Biella.

Egitto: digitalizzazione della Bibbia più antica

La più antica versione della Bibbia, risalente al IV secolo D.C. sarà presto sul web. Un team di esperti sta trasferendo sul computer il più importante e prezioso documento della tradizione cristiana arrivato fino a noi. Il documento, conosciuto anche come Codex Sinaticus, in origine era considerato come una delle 50 copie della Sacra Bibbia commissionate dall'Imperatore Costantino dopo la sua conversione al Cristianesimo. Il codex Sinaticus, scritto in antico greco, deve il suo nome al Monastero di Santa Caterina del Sinai (Egitto) dove venne fu completato nel IV secolo D.C. La Bibbia più antica del mondo adesso è custodita in gran parte alla British Library a King's Cross (Londra) che acquistò il famoso manoscritto per 100.000 sterline nel 1933. Nella biblioteca londinese sono custodite 347 delle 400 pagine, mentre il resto è diviso tra la biblioteca di Lipsia, la biblioteca nazionale Russa si San Pietroburgo ed il monastero di Santa Caterina in Egitto.

IL codex contiene la più antica versione del nuovo testamento e la Bibbia dei Settanta, la più antica versione greca del Vecchio Testamento tra le quali alcuni passi ancora oggi considerati apocrifi. Il manoscritto termina con due antichi testi cristiani tra cui vi è una lettera attribuita all'apostolo Barnaba. Sono quattro gli stati che stanno lavorando alla digitalizzazione dell'intero testo: Gran Bretagna, Germania, Russia e Egitto. Gli esperti stanno facendo un'analisi elebaorato del manoscritto per scoprire se sotto il testo biblico sia nascosto un testo cancellato. L'opera è talmente prezioso che negli ultimi 20 anni solo 4 studiosi hanno ottenuto il permesso di consultarlo. Fra qualche anno la tecnologia permetterà a chiunque di studiarlo. Ci vorranno circa quattro anni prima che il codice sia interamente on-line.

mercoledì 28 settembre 2005

Io, alla scuola cattolica ma in Egitto

L'intervento

Io, alla scuola cattolica ma in Egitto
di Sherif El Sebaie
In Italia sono moltissime le scuole parificate, disciplinate da una legge piuttosto severa che stabilisce le caratteristiche indispensabili per far sì che queste strutture contribuiscano alla formazione delle nuove generazioni. In questi giorni, però, buona parte della classe politica e dell'opinione pubblica esulta per la chiusura della scuola privata di via Quaranta. Una cronaca sensazionalista ha fatto si che questa iniziativa, prevista e garantita dalla Costituzione e che nel caso della scuola in questione ha dovuto decollare indipendentemente, venisse presentata come una scuola di tipo religioso, la cosiddetta e famigerata Madrassa o scuola coranica, mentre l'isterismo di alcuni opinionisti ha trasformato 500 bambini assetati di sapere in 500 potenziali terroristi assetati di potere, da tenere d'occhio e da temere. Questa tendenza all'esagerazione, alla generalizzazione nonché alla demonizzazione della Comunità Musulmana, ormai assimilata in tutto e per tutto ad un corpo estraneo difficilmente integrabile nel tessuto sociale del Paese, non fa che irrigidire le posizioni e rendere il dialogo faticoso se non impossibile. L'unica spiegazione, infatti, che si sono dati molti musulmani residenti in Italia, per l'accanimento con il quale si pretende di negare alla comunità musulmana di Milano, e per analogia d'Italia, di poter usufruire di un diritto al quale hanno accesso altre confessioni religiose (al di là della scusa apparentemente strumentale dell'inagibilità di locali usati da svariati anni) è quella della discriminazione. Ritengo che sia diritto dei genitori di religione musulmana poter far frequentare ai propri figli una scuola che, a completamento del programma comune a tutte le scuole italiane (pubbliche o private che siano), preveda l'insegnamento di materie – grazie a personale specializzato – quali l'arabo, la storia e la geografia dei paesi d'origine oltre alla religione che professano. Una scuola aperta a tutti, quindi, e non un ghetto nel quale perpetuare il sogno di tutte le prime generazioni di migranti, inclusi i genitori di quei ragazzi: quello del ritorno a casa. Personalmente sono cresciuto in Egitto dove i miei genitori hanno avuto la fortuna di poter scegliere per me una scuola religiosa cattolica italiana, quella dei Salesiani, dove mi sono diplomato con successo, studiando su libri e programmi italiani, con l'ausilio di docenti e religiosi italiani, pur essendo musulmano. E' stato un grandissimo arricchimento culturale che mi ha permesso di imparare perfettamente una lingua straniera senza pregiudicare affatto la mia conoscenza dell'arabo, che era bandito al di fuori delle ore di insegnamento ad esso riservate, e ciò accadeva in Egitto. Siamo di fronte a due diritti che si fronteggiano: uno è il diritto dello stato italiano di far rispettare le proprie leggi, l'altro è quello della comunità musulmana di mantenere la propria identità culturale. Il grossolano filo dell'intolleranza non può essere il mezzo di legame tra i due, perché le vittime sono sempre loro: i figli di tutti noi - di qualsiasi colore o religione - muti di fronte alle liti dei "grandi" incapaci di dare loro il buon esempio.
Il Giorno di Milano, 27/09/2005

martedì 27 settembre 2005

Scambio delle mogli (per assunzione)

Gian Antonio Stella, Il Corriere della Sera
Sorpresa: gli scambisti sono sbarcati in politica. Certo, non gli scambisti a luci rosse dei club privé. Almeno che si sappia. Ma due deputati leghisti, forse per marcare una innovazione padana nei confronti del vecchio nepotismo partitocratico, si sono scambiati davvero le mogli. Ognuno ha assunto in ufficio, a spese dello Stato e quindi di noi cittadini, la moglie dell'altro.Una bella pensata che, aggirando gli stucchevoli paletti di una legge bigotta contro il familismo, apre nuovi orizzonti al mantenimento di figli e cugini, generi e cognati, zie e concubine. Senza più il fastidioso ingombro di provvedere al vitto e alloggio dei propri cari, comodamente collocati a carico delle pubbliche casse. I protagonisti della nostra storia, che pare fosse nota a un mucchio di addetti ai lavori rigorosamente omertosi ma non ai cittadini, sono Maurizio Balocchi ed Edouard Ballaman. Due personaggi piuttosto noti... [leggi tutto]

L'ultimo tango nel deserto

Pare che l'Opinione abbia deciso di dedicarmi un'attenzione del tutto particolare. Ne sono davvero onorato, fin quando la mia pazienza lo permetterà, ovviamente. Pessima scelta, quella di tornare in campo e tirarmi nuovamente in ballo, dopo le vergognose calunnie lanciate dal giullare di Via del Corso, sede del sedicente giornale rintracciabile in qualche edicola sperduta di Roma. Davvero pessima. Stavolta, il sottoscritto è chiamato in causa per l'articolo intitolato: "La Fallaci ideologa del DSSA?" pubblicato su Aljazira.it qualche mese fa.
Il titolo dell'articolo di "commento", a firma di Romano Bracalini, è già tutto un programma: "Milano nel mirino di Osama? Colpa della Fallaci!". Il sottoscritto vi è indicato come uno dei "più accreditati “inviati” (dal mondo arabo, ndr) per riferire sul clima di intolleranza e di “crescente odio antislamico” che vi respira (in Italia, ndr)". Peccato che io non sia "inviato" da nessuno: vivo in Italia, scrivo in italiano e mi rivolgo ad un pubblico italiano, ma tant'è. Dubito che sia stato il mio modesto lavoro a far guadagnare alla Lega Nord la prima pagina di uno dei più importanti quotidiani sauditi.
E' comunque simpatico notare come il signore in questione abbia avuto il coraggio di mettere tra virgolette "crescente odio antislamico" dopo che ha voluto specificare che nelle parole del ministro leghista, quelle che hanno tanto indignato il corrispondente del quotidiano saudita noto per essere un quotidiano riformista e moderato (parola de Il Giornale), "c’era anche un richiamo al paziente e sobrio cammello che nei deserti condivide la fatica dell’uomo e non di rado serve alla copula contronatura, così che il richiamo ai “culattoni” è sembrato del tutto pertinente".
Presumo che dopo una specifica del genere, io sia tenuto a considerare il sig. Bracalini una persona aperta e tollerante sia nei confronti delle minoranze che nei confronti delle differenti preferenze sessuali, ovviamente. Come no? Ora, questa persona aperta e tollerante sostiene che il sottoscritto avrebbe steso questo articolo "sulla base delle indicazioni fornite dalla IADL". Non si capisce da dove abbia tratto questa sua singolare convinzione, visto che non solo la IADL non è menzionata da nessuna parte in quel articolo, ma che non ce n'era nemmeno bisogno, visto che si stava commentando un episodio finito su tutti i media d'Italia.
L'aperto e tollerante sig. Bracalini ritiene implicitamente vergognoso il fatto che io abbia trovato riprovevole che un individuo senza nessuna qualifica ufficiale, ora addirittura indagato per essersi appunto appropriato di funzioni ufficiali, andasse in giro e reclutasse gente per "controllare le macellerie islamiche e fotografare gli immigrati sospetti alla stazione Termini di Roma". Probabilmente le concezioni di Stato, Diritto, Legge e Forze dell'Ordine preposte a determinate funzioni gli sono ignote. Peccato.
Aggiugne anche indignato che il sottoscritto "Manco a dirlo" ha affermato che "i finanziamenti per l’illecita attività venivano “dalla Nato, dalla Cia, dallo Stato di Israele e dal Vaticano”. Al di là del fatto che ho scritto che "Saya, Sindoca e altri tre che si impegnavano ad accreditare il Dipartimento presso istituzioni nazionali, sovranazionali ed estere al fine di ottenere finanziamenti economici", e che tra l'affermare che i soldi "venivano" e che loro "cercavano di farli venire", come sostiene anche il Corriere, c'è una gran bella differenza, tengo a specificare che non sono io a indicare i probabili finanziatori bensì un membro della suddetta organizzazione in un'intervista a L'Espresso. Gli enti e stati menzionati da quel individuo sono quindi riportati tali quali, "manco a dirlo".
Il tollerante sig. Bracalini aggiunge anche un (sic) dopo che avanzo l'ipotesi di probabili rapimenti o uccisioni di immigrati da parte di quei loschi figuri, mentre è sotto gli occhi di tutti il caso del rapimento messo a segno dalla Cia sul territorio italiano e gli episodi di intolleranza riconducibili a dubbie organizzazioni in tutta Europa. A questo punto, il sig. in questione mi definisce "segugio arabo" e "Tom Ponzi del Golfo" (Golfo de che? Sono egiziano!) ridicolizzando le mie osservazioni e definendo "Ovviamente fantasie! Turpi calunnie!" la storia inventata dalla DSSA delle "moschee clandestine nascoste nei sotterranei dell’hinterland milanese", senza per questo prendersi la briga di mettere il ditino su una mappa e indicarci in quali fogne siano, esattamente, queste moschee che nessuna polizia ha mai individuato a Milano e che evidentemente lui si bea di frequentare.
E, infine, contesta il fatto che io abbia definito le idee razziste dell'organizzazione come riconducibili alla Fallaci, dimenticandosi del fatto che il sottoscritto ha basato quelle affermazioni su un documento firmato dallo stesso Gaetano Saya, direttore del DSSA, in cui qualifica l'Islam come "il male", tout court, riproponendo integralmente interi paragrafi del pensiero fallace e menzionando esplicitamente l'anziana scrittrice. Si è anche scordato che Saya, quello che si è autoproclamato "fascista duro, puro e conservatore", è - oltre che indagato per reati di associazione per delinquere finalizzata all'usurpazione di funzioni pubbliche in materia di prevenzione e repressione dei reati - è anche rinviato a giudizio per propaganda di idee fondate sulla superiorità e l'odio razziale, diffuse attraverso il sito Destranazionale.org. Il Sig. Bracalini, prendendo implicitamente o esplicitamente le sue difese e menzionando i cammelli preposti a certe funzioni, probabilmente ambisce a fare la stessa fine?

La congiura de' Pazzi

Ieri, sul blog di Dacia Valent, è stato pubblicato un post di particolare importanza, che svela le preoccupanti dinamiche innescatesi tra gli iscritti di uno dei più conosciuti aggregatori di blog neocon in Italia, ovvero il famigerato Tocqueville, detto anche "Città dei liberi" (sic), a cui possono aderire però solo "blog liberali, conservatori, neoconservatori, riformatori e moderati" (arisic). Gli appartenenti a questa specie di Loggia Massonica sono, per ora, esattamente 439. Molti di loro si sono distinti da alcuni anni come promotori del razzismo e dell'intolleranza in Italia specializzandosi nel fommentare gli animi contro la minoranza musulmana in particolare.

Per fortuna sono ancora - rispetto alla maggioranza degli abitanti di questo bellissimo paese - una piccola minoranza, anche se alquanto chiassosa. In realtà, questi 439 individui non fanno altro che leggersi e commentarsi tra di loro. E, guarda caso, li si ritrova sempre negli stessi luoghi, dove dicono - immancabilmente - le stesse cose. Ma di fatto, si sentono protetti da chi ha fatto loro capire, esplicitamente o implicitamente, di appoggiare incondizionatamente il loro pensiero e di garantire addirittura la loro totale impunità, dimenticandosi che nessuno è al di sopra della Legge e della Costituzione, il che li gasa e li spinge ad alzare il tiro sempre di più.
Grazie ad uno scoop eccezionale, oggi sappiamo che gli aderenti a questa setta, che si sono anche assegnati dei titoli riconducibili alla tradizione religiosa o templare, che confidano nella magia bianca e nera (a-arisic), che vantano apertamente una ex carriera militare nei corpi speciali (non si capisce a che pro), stavano tramando per costituire dei "Comitati di Epurazione degli Indesiderabili". Si, proprio cosi: i cittadini della cosiddetta Città dei liberi, quella dei blog riformisti, liberali e moderati (a-a-arisic), stavano formando delle strutture che si rifanno alle peggiore tradizione stalinista-kimilsunguista-polpotista, gettando di fatto le basi per un clima simile a quello che regnò in Francia negli anni del Terrore e a Saigon dopo l'ingresso dei Khmer Rossi.
Niente panico, però: questi individui, indicati nel post di Dacia Valent, per ora stavano solo organizzando una specie di innocua "epurazione interna", o almeno cosi l'hanno definita: si trattava, semplicemente, di espellere dall'aggregatore alcuni blog indesiderabili, vuoi perché le tesi dei loro autori non erano in linea con il pensiero unico ammissibile da quelle parti, vuoi perché semplicemente linkavano dei siti non graditi ai vertici della Loggia del Grande Occidente. E, ovviamente, lo facevano alle spalle degli inquisiti. Niente male per una città "di liberi". C'è da chiedersi, però, quali siano esattamente le intenzioni di questi congiurati, visto che sono anni ormai che si prodigano nello scagliarsi contro le minoranze, in particolare quella islamica, indicata appunto da molti di loro come un corpo estraneo e non integrabile, e quindi - manco a dirlo - indesiderabile.
Chi ci garantisce che questi cosiddetti "Comitati di Epurazione degli indesiderabili" nati oggi per espellere virtualmente alcuni concittadini e correligionari, che sicuramente godono di un trattamento di favore (per ora) solo in quanto concittadini e correligionari, non si ricicleranno in strutture di scalmanati, armati di manganelli, olio di ricino e peggio ancora olio di fegato di merluzzo, a caccia di extracomunitari? Per fortuna oggi sappiamo chi sono, e possiamo stare relativamente tranquilli, ma il concetto è: mai abbassare la guardia. Anche i nazisti erano visti, all'inizio, come un innocuo gruppo di ubriaconi bavaresi. Sappiamo benissimo come è finita.

lunedì 26 settembre 2005

Qui custodiet custodes?

Parrebbe che l'Iraq sia stato liberato. Non si sa esattamente quanti, ma sembrerebbe che milioni di cittadini abbiano eletto un parlamento e un governo nazionale. Insomma... un paese indipendente e sovrano, dove - e questo è l'unico dato carto - è che le forze alleate svolgono una missione di pace e mantengono la sicurezza, esatto? Bene... a questo punto sarà pur lecito chiedersi se sia ammissibile che due militari stranieri (ma visto che erano travestiti, si potrebbe dire che erano - forse - solo spie) girino per le strade di una città irachena, armati e travestiti? E se sia normale che, all'alt intimato da un posto di blocco della polizia nazionale, sparino uccidendo un poliziotto e ferendone un altro? E se sia prassi comune che l'esercito a cui appartengono, che rimane sul territorio di uno stato sovrano per garantirne la sicurezza, circondi il carcere dove sono rinchiusi i propri uomini con i carri armati, che sfondi le mura per riprenderli, facendo fuggire nel frattempo un centinaio di detenuti, potenziali criminali e terroristi pure loro? Che l'esercito in questione si lamenti pure se, dopo questa che qualcuno (probabilmente un pericoloso estremista con il santino di Al Zarkawi in tasca) potrebbe considerare un' intromissione indebita negli affari di ordine pubblico nazionale - per di più in questo clima di allarme generale - si scateni una vera battaglia, con la popolazione che lancia bottiglie molotov contro i tanks inglesi, danneggiandone un paio?
Gli alti comandi inglesi negano l'evidenza, smentiscono i responsabili governativi iracheni, le forze dell'ordine irachene, e la stessa popolazione, affermando che il muro sarebbe stato sfondato "per sbaglio". Certo, come no? E' semplice: faceva buio e i militari inglesi - nonostante i comandi elettronici, i cannocchiali all'infrarosso e le radio supersoniche - hanno semplicemente sbagliato e sfondato un muro. Anzi, quattro. Tutto qua. I giornali Usa e britannici hanno diramato foto dei cingolati incendiati dalle molotov asserendo, nella didascalia, che i bravi soldati inglesi erano sotto attacco di una milizia sciita, e che ciò era avvenuto durante «una trattativa [sic] per liberare dei soldati» britannici. I due arrestati però erano delle «forze speciali» SAS. Non solo hanno sparato su un poliziotto per fuggire al controllo ma si sono anche rifiutati di rivelare quale fosse la loro missione, il motivo per cui giravano travestiti da arabi su un mezzo che - secondo alcuni resoconti - trasportava anche esplosivo e armi. L’assalto a rischio di svergognamento mondiale e perciò ovviamente dettato dalla disperazione, ad un carcere della polizia, addestrata e armata dagli stessi inglesi, era con ogni evidenza la misura inevitabile per prevenire che i due criminali potessero raccontare le loro imprese, come sostiene qualcuno? Qualche malpensante non potrebbe immaginare che fossero li per piantare un' autobomba che rilanci, per l'ennesima volta, il rischio di una guerra civile fra sciiti e sunniti, e quindi giustificare la permanenza delle truppe straniere e il grande business delle armi e munizioni, petrolio e ricostruzioni varie, altrimenti impossibile e ingiustificabile?
Mi chiedo perché chi pensa ad ipotesi simili viene puntualmente deriso e ridicolizzato dai sostenitori della guerra democratica. Non è forse una verità storica che i primi statunitensi si erano specializzati nel seminare colera e varie altre malattie fra i nativi d’America fornendo loro tessuti infetti? Non è forse un dato di fatto che, nell'Iran di Mossadeq, dietro i tumulti finto-comunisti e gli attentati agli ayatollah, che avrebbero scatenato una guerra civile, c'era la mano e i finanziamenti della CIA? Non è forse in un documento della stessa agenzia, che - già negli anni sessanta - si prospettavano scenari del tipo "Potremmo condurre una campagna terroristica di matrice cubana nella zona di Miami, in altre città della Florida e perfino a Washington. Potremmo affondare un'imbarcazione carica di cubani in rotta verso la Florida (sia che siano profughi veri o simulati). E' possibile creare un incidente che dimostri in maniera convincente che un aereo cubano abbia attaccato e abbattuto un aereo charter civile. I passeggeri potrebbero essere un gruppo di studenti di college in vacanza"? O, ancora, "Nella base aerea di Elgin un aereo verrebbe dipinto e numerato per essere l'esatta copia di un volo civile appartenente a una compagnia gestita dalla CIA che opera nell'aria di Miami. A un'ora prefissata la copia si sostituirebbe al vero aereo civile e al suo interno verrebbero fatti salire i passeggeri già scelti in precedenza, tutti registrati con pseudonimi appositamente preparati. Il vero aereo civile verrebbe quindi trasformato in un drone (apparecchio automaticamente controllato a distanza). Le ore di partenza dell'aereo drone e del vero apparecchio verrebbero quindi calcolate in modo da permettere un rendez-vous nel sud della Florida. Subito dopo aver raggiunto il punto di rendez-vous l'aereo con a bordo i passeggeri scenderà a una quota minima e poi si dirigerà verso la pista ausiliaria della base di Elgin, dove i passeggeri saranno evacuati e l'aereo tornerà alle sue condizioni originali. L'aereo drone nel frattempo continuerà a seguire il piano di voto prestabilito. Quando si troverà sopra Cuba il drone trasmetterà sulle frequenze internazionali di emergenza un messaggio "May day", dichiarando di trovarsi sotto attacco di un MIG cubano. La trasmissione si interromperà con la distruzione dell'aereo comandata da un segnale radio".
Non sono forse, anche questi, documenti ufficiali con tanto di firme di capi dello Stato Maggiore e di timbro Top secret? Sarà pur lecito chiedersi cosa facevano i soldati britannici e il perché si sono prodigati cosi tanto nella loro rocambolesca evasione? Cosa immaginate che succederebbe se due arabi, islamici venissero scoperti in giro per New York o Londra, mentre sparacchiano alla polizia in difesa della loro macchina-arsenale? Insomma... Qui custodiet custodes?

domenica 25 settembre 2005

Bloccate le nomine della Consulta Islamica?

"Abbiamo apprezzato la sua intenzione di costituire una 'Consulta per l'islam' che formuli delle proposte su temi indicati dal Ministro. Riteniamo infatti che la strada della conoscenza diretta e del confronto costituisca la via maestra per la costruzione di unasocietà plurale ed accogliente". Queste le parole di una ventina di esponenti del mondo accademico, culturale e religioso italiano, che hanno inviato una lettera al ministro degli Interni Giuseppe Pisanu. Tra i firmatari anche cinque esponenti del protestantesimo italiano: Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma; Domenico Maselli, Università di Firenze, già parlamentare; Paolo Naso, direttore di "Confronti"; Letizia Tomassone, pastora valdese; Giuseppe Platone, direttore del settimanale "Riforma". La missiva non soltanto vuole esprimere apprezzamento per l'istituzione della Consulta islamica, ma vuole soprattutto rendere attenti a che essa possa essere "altamente rappresentativa delle diverse componenti teologiche e culturali dell'islam in Italia". A detta dei firmatari della lettera solo così, cioè "senza aprioristiche esclusioni che finirebbero per indebolire e forse annullare la sua stessa autorevolezza ed efficacia", questa Consulta potrà assolvere al meglio alle sue funzioni. Anche la collaborazione della Consulta con alcune personalità del mondo culturale e religioso italiano che abbiano maturato una significativa esperienza nel campo dello studio e delle relazioni con l'islam, ne potrà utilmente "sostenere e arricchire" il lavoro. Conclude il messaggio a Pisanu un appello, affinché la costituzione della Consulta rilanci un "processo politico e parlamentare teso a garantire a pieno i diritti di libertà religiosa ed il principio dell'eguaglianza di tutte le comunità di fede di fronte allo Stato".I firmatari della lettera sono da anni impegnati a promuovere l'incontro ed il dialogo con la comunità islamica in Italia con l'obiettivo di garantire una leale convivenza nel quadro dei valori costituzionali e delle norme vigenti.
Il testo della lettera
Onorevole Ministro,
Da anni siamo impegnati a promuovere l’incontro ed il dialogo con la comunità islamica in Italia con l’obiettivo di garantire una leale convivenza nel quadro dei valori costituzionali e delle norme in vigore nel nostro paese.Abbiamo apprezzato la sua intenzione di costituire una "Consulta per l’ islam" che formuli delle proposte su temi indicati dal Ministro. Riteniamo infatti che la strada della conoscenza diretta e del confronto costituisca la via maestra per la costruzione di una società plurale ed accogliente.Riteniamo pertanto che, per assolvere al meglio alle sue funzioni, questa Consulta debba essere altamente rappresentativa delle diverse componenti teologiche e culturali dell’islam in Italia, senza aprioristiche esclusioni che finirebbero per indebolire e forse annullare la sua stessa autorevolezza ed efficacia.Allo stesso tempo auspichiamo che vengano chiamate a collaborare con la Consulta alcune personalità del mondo culturale e religioso italiano che abbiano maturato una significativa esperienza nel campo dello studio e delle relazioni con l’islam. Le esperienze realizzate in questi anni, difatti, costituiscono un prezioso patrimonio di conoscenza, incontro e dialogo che a nostro avviso potrà sostenere e arricchire il lavoro della Consulta.Rinnoviamo infine il nostro appello affinché la costituzione della Consulta rilanci un processo politico e parlamentare teso a garantire a pieno i diritti di libertà religiosa ed il principio dell’eguaglianza di tutte le comunità di fede di fronte allo Stato.
Con molti auguri di buon lavoro,

Firmatari: Paolo Naso, direttore della rivista Confronti. Daniele Garrone, decano della facoltà di teologia Valdese di Roma. Paolo Blasi, ex rettore dell’Università di Firenze. Brunetto Salvarani, direttore di Cem Mondialità. Stefano Allievi, Università di Padova. Roberto di Vita, Università di Pisa. Enzo Pace, Università di Padova. Domenico Maselli, ex parlamentare. Giancarla Codrigniani, ex parlamentare. Giuseppe Platone, direttore del settimanale Riforma. Victor Majar Martin Buber Giuseppe Scattolin, Gesuita. Pisai Giovanni Sarubbi, direttore della rivista «Il dialogo». Antonio Nanni, Capo ufficio studi, ACLI. Letizia Tommassoni, pastora valdese. Flavio Pajer, Presidente del forum europeo per l’istruzione religiosa nella scuola. Renzo Bonaiuti, Istituto superiore di scienze religiose di Firenze. Don Carlo Sansonetti, parroco di Attigliano. Lorella Pica, Presidente Associazione Sulla Strada onlus di Attigliano. Paolo Branca, Università di Milano. Massimo Modesti, Cantieri del dialogo, Verona. Franco Di Maria Jayendranatha, Unione induista italiana. Dora Bognandi, Dipartimento libertà religiosa della chiesa cristiane avventiste del 7° giorno. Gianni Novelli, CIPAX. Franco Cardini, Università di Firenze. Simone Morandini, Segretariato Attività Ecumenica (SAE), Milano. Gianni Novelli, Cipax. Giorgio Piacentini, Cipax. Annunziata Fineschi, Piccola Sorella di Gesù. Anna Contessini, Lega dei diritti dei popoli. Antonio Thiery, Cipax. Tonio Dell’Olio, Pax Christi

sabato 24 settembre 2005

Il ruolo dell'Europa

Ho avuto l'onore di inaugurare l'anno di attività rotariana con una conferenza intitolata "La polveriera mediorientale. Alle radici del Male", avente come argomento il terrorismo: cause, effetti e possibili sviluppi futuri. Trattandosi di un tema d'attualità, ritenuto particolarmente interessante dagli organizzatori, ho avuto la piacevole opportunità di affrontarlo davanti ad un folto pubblico di rotariani di due club diversi, riuniti all'occasione in una sola conviviale. Dopo un breve aperitivo e un'ottima cena, presso l'Hotel Hermitage affacciato all'incantevole lago di Avigliana, il sottoscritto ha quindi presentato - in circa due ore - la tematica tanto attesa, spaziando dall'Iraq all'Afghanistan, dall'Arabia Saudita ad Israele: una maratona sfiancante, seguita da un bel po' di domande neanche tanto accomodanti :). Credo sia stata una delle prime volte in assoluto in cui un argomento simile veniva affrontato da un'ottica diversa da quella dei media tradizionali e quindi commentato da un pubblico estremamente attento e interessato. Ma la cosa più importante è che ho avuto l'impressione che tale ottica sia stata complessivamente apprezzata e condivisa. Un segnale davvero incoraggiante, considerata soprattutto la manifesta preoccupazione di alcuni soci circa il ruolo che l'Europa, grande assente della mia presentazione, avrebbe potuto e dovuto giocare in questo nuovo contesto internazionale. La mia risposta? Ricordiamoci che è sull'Europa, il vicino più immediato (separato tra l'altro dal mondo arabo solamente da un mare, con l'Italia che funge addirittura da ponte naturale), che ricadranno vantaggi e svantaggi della situazione mediorientale odierna e futura. Ma ricordiamoci soprattutto che gli Stati Uniti, pur essendo un grande paese che è di modo osannare acriticamente di questi tempi, altro non sono che un'emanazione della stessa Europa.

venerdì 23 settembre 2005

Le reazioni alla Lettera aperta

In seguito, vi propongo una specie di panoramica delle reazioni che la mia "Lettera aperta alle comunità ebraiche" ha suscitato nell'opinione pubblica ebraica e non. Ovviamente sono molto diverse tra di loro e spaziano da chi la considera "ingiuriosa nei confronti delle Comunità ebraiche" a chi la ritiene "un segnale apprezzabile di dialogo", pur con qualche riserva, e direi addirittura spesso con diffidenza. Pur avendo preventivato simili reazioni, per ora mi limito a riportare alcuni dei commenti lasciati dai lettori, ebrei e non, in attesa di formulare una risposta completa a tutte le osservazioni e obiezioni sollevate, magari anche alla luce di qualche eventuale ulteriore risposta ancora in preparazione da altri lettori.
Il chiarimento
In risposta alla prima lettera di commento, inviata da un lettore che si è firmato Nissim e che si è dichiarato parte della prima e più importante Congregazione Ebraica Liberale italiana http://www.levchadash.it, rilancio volentieri la seguente lettera inviata da un membro del Direttivo dell'Associazione Giovani Musulmani d'Italia, chiamata in causa nel corpo della missiva, nella speranza che contribuisca a sanare eventuali involontari malintesi:
Gentile Nissim,
mi chiamo Fatima e faccio parte del Direttivo dei Giovani Musulmani d'Italia. Casualmente mi imbatto nel tuo messaggio su questo blog in cui denunci il rifiuto da parte dei GMI di rispondere ad un vostro invito. La notizia mi risulta molto strana perchè non è mai successo all'interno della nostra Associazione, anzi, tra i nostri obiettivi vi è quello di promuovere il dialogo interreligioso e interculturale (vedi documento congiunto GMI-Acli-Ugeii, l'esperienza di convivenza insieme a Marzo dell'anno scorso, la visita al Parlamento europeo e l'incontro con D'Alema e Enrico Letta, et cetera...). Ti chiedo pertanto se puoi informarmi sui dettagli di questo particolare episodio. Scrivo qui perchè non so il tuo indirizzo e-mail. Il mio è cultura-gmi@libero.it
Grazie, cordiali saluti
Fatima H
Il dialogo
Ho ricevuto inoltre con molto piacere il seguente commento, da un'altra associazione ebraica progressista:
Accolgo con interesse la Sua lettera aperta, che richiede una attenta lettura, e convengo sull'opportunità di un dialogo ed un sereno confronto tra ebrei e musulmani.
Bruno Di Porto
Presidente della Associazione italiana per l'Ebraismo progressivo
Ringrazio ovviamente il Sig. Di Porto per la sua sollecita e interessata risposta, nella speranza di incontrarci in un futuro non tanto lontano sulla strada del dialogo e del sereno confronto tra entrambe le comunità.
La diffusione
la newsletter Kolot, legata al sito http://www.morasha.it/ ha messo in giro la lettera. "Pur avendo larga diffusione - sottolinea un commentatore in giro sulla rete - non è la voce ufficiale dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ma rappresenta esclusivamente quella del dott. David Piazza, proprietario della omonima casa editrice". Ringrazio quindi il Dott. David Piazza, il portale Morasha e l'omonima casa editrice per il risalto e la diffusione riservata alla lettera.
Una risposta dell'UCEI?
"Se dovesse capitare credo ci scapperebbe una assemblea per decidere se e come rispondere. Prevedo una partecipazione di un centinaio di persone. Indubbiamente l’autore della lettera tocca questioni serie. La stessa Ida Magli non è esattamente una amica del popolo ebraico che fin dai tempi del suo scritto sulla Madonna dipinge come una razza maschilista e prevaricatrice (sposando tesi dell’antisemitismo cattolico)".
"Io trovo questa lettera parecchio ambigua nei passaggi segnalati da Tassinari, ad ogni buon conto sarebbe utile al dialogo una risposta della comunità ebraica. La Fallaci e la Magli venti anni fa scrivevano libri che mai avrei pensato potessero portare alle derive di pensiero che esprimono oggi… nemmeno leggendo i fondi del caffé!"
"è anche in perfetta buona fede (la lettera, ndr), proprio per questo mi piacerebbe davvero che venisse commentata da una persona equilibrata come Amos Luzzatto per sentire come la legge un ebreo, io non lo sono, ma ho avuto l’impressione che pur essendo indirizzata alle comunità ebraiche sia una lettera indirizzata all’opinione pubblica italiana"
"Qualcuno della comunità ebraica ha risposto a questa lettera? Perché non chiedete una risposta ad Amos Luzzatto? Oppure, se una risposta c’è stata, non si potrebbe postare? Sarebbe più interessante leggerla qui dei nostri commenti, anche se questa è una vetrina minore rispetto alla carta stampata credo che molti che non lasciano commenti vengano però a leggere".
" Però la scelta dei tempi è oculata. Tra pochi mesi ci sarà il Congresso dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la presidenza di Amos Luzzatto è a rischio perché considerata (a torto o a ragione) troppo critica verso il governo-amico-di-Israele. Se anche qualcuno dall’interno delle Comunità, rispondesse a questa lettera come credete che andrà a finire?"
Il dibattito
E' molto appassionato il dibattito che si è sollevato tra i commentatori della lettera, una volta pubblicata sul portale "Nazione Indiana" (Grazie Jan!). Vi consiglio di leggere in toto lo scambio avvenuto, data la sua ampiezza e la ricchezza di spunti, soprattutto critici. Ciò che volevo è che si sollevasse un dibattito sulla questione e che ognuno esponesse le proprie idee e convinzioni, per meglio chiarire la situazione e cercare un terreno comune di confronto. Per ora mi limito a riportare qualche reazione recuperata da quelle parti, in attesa di elaborare una risposta generale e spero per quanto possibile completa e soddisfacente, prendendo spunto proprio dalle osservazioni fatte dai lettori e dalle cose che avrei voluto dire io e che invece altri hanno espresso meglio di me:
"Secondo me il razzismo inizia quando proprio non si riesce a capire la cultura dell’altro (chiunque esso sia) e la si giudica solo usando come parametro il proprio conformismo (al momento più o meno marziale). Non esiste mai razzismo se si tenta di dialogare, anche se magari lo si fa in modo ingenuo o eccessivamente marcato dalla propria cultura e dai propri pre-giudizi, e parlando di questi argomenti scottanti è facile fare delle enormi scivolate, ma se ognuno rimane ancorato al proprio piccolo stagno e fa le pulci alle rane non se ne uscirà mai. Girando in rete si sentono dire cose incredibili e a volte orripilanti da ambedue le parti. Ho sentito un mite signore che ce l’aveva con i ds e il suo candidato regionale in lombardia dire che a milano sono forti gli interessi ebraici e che i voti ebrei a milano e provincia sono calcolabili sui due milioni, cosa che mi ha fatto saltare letteralmente sulla sedia con il mouse fra i denti, visto che credo gli ebrei in Italia non raggiungano i 100.000 (e forse neppure i 50.000 ora non lo so con precisione). Ora però mi fa saltare sulla sedia anche nissim che dice che la maggioranza degli ebrei italiani sono di origine libica e persiana. Su cosa si basa questa tua affermazione? Che molti antisemiti di ieri oggi si nascondano dietro un filosemitismo di maniera e snob solo per poter dar sfogo all’antisemitismo verso l’altra meta dei semiti del mondo è cosa ormai fin troppo chiara e dirlo credo sia anche lo scopo della lettera. E’ anche vero che sollevare questo argomento è oggi considerato offensivo. Ad ogni modo trovo interessante la cosa ricordata da Nissim dell’avvicinarsi del congresso, perchè inserirebbe il tutto all’interno della politica, cosa che a me non dispiace affatto, preferisco sempre che le cose siano realisticamente agganciate alla politica che astratte e isteriche. Serve sempre per capire meglio le reali situazioni".
Georgia
"Quando si leggono gli esperimenti fatti sul razzismo e sul pregiudizio razziale fatti dagli psicologi sociali c’è da rabbrividire… nessuno di noi è esente dall’aggressività, possiamo diventare(siamo potenzialmente) tutti torturatori, questo è il fatto inquietante. Quando Castelli dice in pubblico che noi non siamo in guerra con l’islam ma è l’islam che ci odia abbiamo un ulteriore esempio del pregiudizio e della volontà di creare tensione (...).
Gabriella
"Anch’io credo che questa lettera vada letta con grande prudenza, dà per scontate troppe cose, con una grande capacità di parlare al lettore, con grande efficacia, è una lettera scritta con una sofisticata capacità di fare appello all’empatia del lettore e probabilmente, per quella simmetrica miopia che hanno sempre le parti avverse, chiamiamole così, è anche in perfetta buona fede, proprio per questo mi piacerebbe davvero che venisse commentata da una persona equilibrata come Amos Luzzatto per sentire come la legge un ebreo, io non lo sono, ma ho avuto l’impressione che pur essendo indirizzata alle comunità ebraiche sia una lettera indirizzata all’opinione pubblica italiana, se fosse così sarebbe anche una sottile e intelligente forma di propaganda, davvero, non mi sento si giudicare, vorrei prima sentire anche l’altra parte in causa. Nissim: non ho idea di come andrà a finire, ma penso che è sempre meglio rispondere a una lettera aperta come questa. Precisare, eventualmente smontare gli argomenti, discutere duramente aiuta a far capire anche a chi ne ha apprezzato il tono, come qui, o alcune parti, quanto c’è eventualmente di strumentale. Almeno ai tuoi occhi. Dal tuo nick immagino che tu sia ebreo, vorrei dirti, ma penso che tu lo sappia da solo, che c’è in Italia un filosemitismo di maniera, molto facile da praticare e che permette pigramente di dire non sono problemi miei, gli ebrei a me piacciono, sono tanto intelligenti, ho tanti amici ebrei, esattamente come permette di dire gli ebrei sono avari, o altre amenità del genere. Insomma, invece di chiedere ai non ebrei tra noi che leggono solo il giornale come andrà a finire, spiegaci come la pensi tu, non è che la pensiate tutti allo stesso modo, mi pare".
Temperanza
"Mi piacciono il tono e l’impostazione, di questa lettera di El Sebaie: perchè sono una dimostrazione di apertura e considerazione per l’ebraismo da parte di un esponente del mondo arabo italiano. Sono convinto che i due mondi debbano avvicinarsi e collaborare - sono ambedue in diaspora, meno coinvolti nei fatti in Medio Oriente, ne hanno maggiore possibilità. Meno d’accordo sui contenuti. Condivido in pieno quel che ha scritto Tassinari".
Marco di Porto
"Non credo proprio che nelle comunità ebraiche italiane circoli una soverchia simpatia per la Fallaci. Non credo che gli ebrei tacciano di fronte alle manifestazioni di razzismo della Fallaci o di qualche leghista d’avanspettacolo contro i musulmani o contro altre minoranze. Non credo che l’islamofobia in Italia abbia raggiunto dimensioni anche solo lontanamente paragonabili a quelle dell’antisemitismo prima della Shoah. Non credo che sia imminente per i musulmani qualcosa di anche solo lontanamente paragonabile alla Shoah. Credo che accusare gli ebrei di essere insensibili ai torti subiti da altre minoranze sia ignobile. Lo stesso autore di questa lettera cita Amos Luzzatto, presidente dell’UCEI, mentre riconosce apertamente che il razzismo oggi non colpisce solo gli ebrei. Quello che l’autore non dice, è che queste cose Luzzatto le diceva quattro anni fa, prima dell’undici settembre, prima di quella data che secondo lui avrebbe dato il via alla campagna mediatica contro i musulmani. Luzzatto, personalità eminente dell’ebraismo italiano, vedeva il razzismo contro i musulmani prima ancora che prendesse le presunte dimensioni apocalittiche paventate in questa lettera. In quell’occasione Luzzatto disse anche altre cose che probabilmente non facevano gioco all’autore della lettera. Descrisse molto bene cosa fu la Shoah e come fu preparata. Forse vale la pena leggerlo per intero, per capire meglio quanto sia assurdo paragonare quelle atroci persecuzioni con le isterie di Oriana Fallaci o di Ida Magli. http://www.emsf.rai.it/scripts/documento.asp?id=754&tabella=trasmissioni. Credo che questa lettera sia profondamente ingiuriosa nei confronti delle comunità ebraiche italiane. "
Luca Tassinari
Anche io penso che il razzismo sia sempre possibile. Ed è una possibilità che riguarda tutti i popoli e tutti gli individui, nessuno escluso. Nella lista degli esempi citati dalla lettera (a ragione) compaiono nomi che fino a tempo fa si sarebbero detti di tutt’altro pensiero e sentimento.Chi avrebbe potuto supporre questa deriva per la Fallaci?E per la Magli? Non sono incredibili quelle parole in bocca a un’antropologa che aveva fama di studiosa seria, autorevole, femminista?Lo stesso Pera, filosofo liberale, pensatore laico, seguace di Popper… Chi avrebbe potuto immaginare questa miseria? (A me interessano - concordo con Marco Di Porto - il tono e l’impostazione complessivi della lettera, al di là delle singole affermazioni. E il tono è quello di chi cerca il dialogo, il confronto costruttivo).
Emma
"Diffido di qualsiasi enunciato che si pone sotto un’egida religiosa, ma la lettera è interessante anche se non condivido l’equiparazione che fa tra antisemitismo e ripulsa anti-islamica.Mi pare forzata per molti motivi, alcuni dei quali sono evidenti.Nella sostanza mi pare che dica: in Europa succederà domani all’Islam quello che è successo ieri agli ebrei, perché il razzismo è un sentimento che esiste per sé, indipendentemente dalla contingenza storica che lo porta ad applicarsi a questo o quell’obbiettivo. Condivido quest’ultima affermazione. Il razzismo è un sentimento di ripulsa della maggioranza verso le minoranze, qualsiasi esse siano. È anche il sentimento di disprezzo per chiunque sia più debole e tuttavia ci pone qualche problema, come per esempio accade agli israeliani nei confronti dei palestinesi, eccetera.Avrei perciò preferito un discorso più generale, che contenesse elementi di critica e auto-critica, perché non è solo l’Occidente ad essere razzista. Avrei preferito che dicesse: siamo noi, ebrei e musulmani, esenti da razzismo, oppure il discorso vale anche per noi? Detto questo, mi sembra che la sinistra italiana lasci dire e fare troppo ai razzisti, leghisti e non.Troppa indulgenza, stanchezza e, sotto sotto su certi temi, connivenza per paura di inimicarsi strati di elettori razzisti, chi lo sa.Credo che l’Italia sia l’unico paese in Europa ad avere al governo un partito apertamente razzista.Ma la sinistra non lo ripete abbastanza e tace".
Tashtego
"io non trovo che questa lettera insulti nessuno (mi riferisco alle parole di tassinari). la posizione di luzzatto (e per estensione delle comunità che rappresenta) mi sembra riportata in modo corretto (devo appena precisare che, se cosi’ non fosse, mai e poi mai questa lettera sarebbe apparsa su nazione indiana).*anche il richiamo alla germania hitleriana è accompagnato da numerosi distinguo. devo pero’ anche dire che io sono di varese (non ci abito ma ci vado spesso), e so che i segnali inquietanti da quelle parti non mancano. con questo non voglio essere “paranoico”, ma invitare tutti alla massima vigilanza e reattività.che è anche il senso della lettera, mi sembra.*aggiungo solo che sono molto d’accordo con tashtego su un punto : sarebbe bello se simili appelli e prese di posizione venissero non da questa o quella comunità religiosa ma da un fronte laico (magari addirittura comune). la famosa frase di levi contro i “savi antichi” io l’ho sempre capita così"
Andrea Raos
Riesco a intervenire solo ora, e me ne scuso. Finora (ieri) ho letto i primi 40 commenti. Ho proposto la lettera aperta di Sherif El Sebaie perché vedo i termini islam, musulmani usati con insistenza come sinonimo di barbarie, non-uomini, per incanalare e accrescere un’ostilità aperta nei confronti degli stranieri che vivono con noi. Certe iniziative editoriali (RCS), le dichiarazioni di alcuni giornali e partiti politici, leggi speciali che spalancano più interrogativi di quanto diano sicurezza mi fanno pensare che in Italia accadono cose serie. Io mi domando quanto forte sia ancora la capacità di indipendenza critica delle persone, e quanto critica, grave sia la situazione.

L’analogia forte proposta dalla lettera aperta è uno strumento valido di ragionamento e azione? Quanto simile, e quanto diversa, è la situazione italiana di oggi? Io sono molto interessato alle (eventuali) risposte che daranno i destinatari della lettera. Nei commenti che sono finora riuscito a leggere qui vedo espresse posizioni molto diverse, che rispetto e, naturalmente, non condivido tutte:

- sì, ciò che accade richiede la massima vigilanza e la lettera fa proprie preoccupazioni che esistono certamente in seno a molte persone nelle comunità ebraiche (e fuori, aggiungo)
- questo è un tentativo di dialogo positivo, che scardina, con la forza del confronto tra persone di diverse religioni, il tentativo di giustificare il razzismo.
- no, la situazione non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella di ieri, né nelle condizioni di oggi, né nei possibili sviluppi un domani.
- il linguaggio, gli argomenti retorici della lettera sono irricevibili, quasi che si voglia accusare gli ebrei italiani di non fare abbastanza, oppure se ne approfitti per fare paragoni ad effetto.
- la lettera non menziona l’antisemitismo in Italia e nel mondo, come può parlare al cuore delle comunità?
- la lettera propone un piano religioso per quello che è anzitutto un problema civile. ecc ecc
Io non vedo nella lettera un’accusa di indifferenza alle comunità, bensì la proposta di un impegno comune, più grande.
Se nei libelli di Fallaci, nelle parole di certi politici al posto della parola “islamico” ci fosse “ebreo” o “cristiano”, sono sicuro che una parte maggiore del nostro paese reagirebbe con forza. Si faccia questa prova allora, e si chieda ai diretti interessati se si sentono forzati o se condividono comunque (come infatti molti condividono) la preoccupazione per la nostra democrazia e le libertà individuali. La loro parola, come è, è importante.

Ben venga una lettera che, con tutti gli strumenti a disposizione per essere efficace (retorica compresa), vuole affrontare da un angolo diverso un problema di democrazia e civiltà. E grazie a tutti quelli che sono intervenuti nei commenti, specialmente Luca Tassinari e Nissim (rispetto e non condivido).

Rincresce forse anche a me, come ad Andrea Raos, che un appello del genere non riesca a nascere con le forze della laicità e dei valori civili, ma debba, per forza di cose, caratterizzarsi in termini religiosi. Ma le istituzioni della democrazia sono, in questo momento, impegnate a truccare le regole elettorali o a prevaricare chi cerca di realizzare una scuola parificata (mi riferisco alla scuola di via Quaranta a Milano). Ci restano le persone di buona volontà.

giovedì 22 settembre 2005

Ooooops!

"Avete presente Cocaine Kate, al secolo Kate Moss? Ecco, l'esatto contrario. Edelfa Chiara Masciotta, 21 anni, Edy per gli amici, non ha mai fumato nemmeno uno spinello, non ha alcuna intenzione di posare per i calendari, e vorrebbe essere la prima Miss Italia che non lascia il fidanzato poche settimane dopo essere stata incoronata".
"Edelfa, Edy per gli amici, con i capelli corti e in sottoveste cortissima colorata a fiori, con calze a rete nere autoreggenti o, in altre pose, in calze rosa, sempre autoreggenti, a volte con un ombrellino. La ragazza ha 18 anni, il suo look è piuttosto distante da quello adatto a una Miss Italia in carica".

Parlarsi è un bel gioco

"Faccio parte della prima e più importante Congregazione Ebraica Liberale italiana - http://www.levchadash.it Uno dei nostri obiettivi è il dialogo tra le religioni. Alla cerimonia di insediamento della nostra rabbina, lo scorso novembre, abbiamo invitato anche una confraternita sufi. I loro rappresentanti erano regolarmente presenti. Abbiamo invitato anche il COREIS e i Giovani Musulmani d'Italia, ma questi non si sono fatti vedere. Una nostra delegazione ha partecipato poi alla rottura del digiuno di Ramadam, invitati dalla confraternita sufi. Abbiamo proposto ai nostri amici sufi, e lo proponiamo a tutti i musulmani che incontriamo, progetti per fare incontrare i bambini, e far conoscere loro le reciproche culture e religioni. Siamo convinti che due bambini che hanno giocato assieme non diventeranno due adulti che si sparano addosso. Però da parte musulmana non abbiamo risposte. Qualcuno sa perché?"

Nissim

Carissimo Nissim,
Evidentemente, come ho scritto nella mia lettera, si devono superare alcuni decenni di ostilità e guardare assieme ad un futuro più giusto. La soluzione che lei propone è meravigliosamente semplice ed efficace, ed è un vero peccato che finora non ci sia stata nessuna mossa in questo senso. Le assicuro che farò del mio meglio per promuovere l'idea di progetti comuni per bambini ebrei e musulmani e non solo. Un caro saluto, nella speranza di poterla incontrare di persona e condividere con lei e la sua comunità momenti di dialogo e di pace.
Sherif

lunedì 19 settembre 2005

Lettera aperta

LETTERA APERTA ALLE COMUNITA' EBRAICHE ITALIANE
di Sherif El Sebaie
La seguente lettera aperta è stata inviata all'ambasciata di Israele a Roma, all'Unione delle Comunità ebraiche italiane, al Colleggio Rabbinico italiano, all'Unione Giovani Ebrei d'Italia, all' Associazione ebrei italiani di Gerusalemme, alla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica contempornea, all'Istituto Pitigliani, all' Associazione Italiana per lo studio del Giudaismo e alle Comunità ebraiche di Ancona, Asti, Biella, Bologna, Carmagnola, Carpi, Casale Monferrato, Cuneo, Ferrara, Finale Emilia, Fiorenzuola d'Arda, Firenze, Genova, Gorizia, Ivrea, Livorno, Mantova, Merano, Milano, Modena, Moncalvo, Mondovì, Napoli, Ostia Antica, Padova, Parma, Pisa, Pitigliano, Reggio Emilia, Roma, Sabbioneta, Saluzzo, San Sabba, Senigallia, Siena, Siracusa, Soncino, Soragna, Torino, Trani, Trieste, Venezia, Vercelli e Verona. E’ stata anche inviata alle case editrici: la Giuntina, Mamash, Lulav Casa editrice ebraica, ai portali Israele.net, Torah.it e ai periodici Hakeillah, Shalo e Rassegna Mensile D’Israel. Per conoscenza è stata inviata anche a vari organi e agenzie di stampa.
Carissimi fratelli,

Alcuni giorni fa, ho visitato la storica sinagoga di Torino, nell’ambito della Giornata Mondiale della Cultura Ebraica. E sull’onda di questa visita ospitale e coinvolgente, mi permetto di rivolgermi a voi come fratelli, perché sono fermamente convinto che lo siate. Lo faccio anche perché solo i membri della vostra comunità, specie le vittime e i sopravissuti alla barbarie nazi-fascista, i loro figli e i loro nipoti, saranno in grado di recepire il mio stato d’animo in questo momento, la mia paura e la mia preoccupazione come musulmano, sentimenti che - agli occhi di altri - specie i cittadini di questo bellissimo paese, tra cui anche voi, potrebbero apparire esagerati e persino offensivi. La mia intenzione non è questa: io non temo il paese che mi ospita né i suoi abitanti, temo solo quella minoranza rumorosa che rischia di diventare maggioranza, se lasciata prosperare indisturbata, ammesso che non lo sia di già. Io so, io sento che la comunità ebraica e quella islamica sono accomunate dalle tragedie della vita, e che - in quanto tali - debbano allearsi e sostenersi vicendevolmente nei periodi bui della storia, e solo Dio sa se quello che stiamo vivendo ora non lo sia. Un concetto di solidarietà, questo, che Moni Ovadia sintetizzò brillantemente in una breve metafora pubblicata sul suo “Contro l’Idolatria”: il racconto di una madre palestinese che si reca, in nome di una supposta parentela, da un israeliano per chiedergli di aiutarla a far rilasciare il proprio figlio. Parentela prima negata ma che il protagonista, ebreo - incamminandosi con la palestinese verso la prigione - svelerà all’amico, tutto sconvolto: “Un giorno suo padre uccise il mio”. Sono consapevole di quanto le premesse del dialogo fra le nostre comunità siano pregiudicate dal conflitto decennale che si consuma in Terra Santa. Ma è proprio per questo che mi rivolgo a voi, confidando in una vostra analoga capacità di superare decenni di ostilità, per guardare assieme ad un futuro più giusto.

Cari fratelli, dall’11 settembre del 2001, la minoranza islamica in Europa è sottoposta ad uno stillicidio quotidiano di accuse mediatiche generalizzanti, simile a quello che ha subito la vostra comunità durante la seconda guerra mondiale, ma questa volta a causa di una minoranza fondamentalista, interna alla società islamica, che compie purtroppo in nome del credo musulmano, attentati nei confronti dei civili in tutto il mondo - paesi arabi inclusi -, che non riconosce ai musulmani o ai non musulmani la facoltà di poter vivere senza essere soffocati da una versione integralista e distorta della Sharia e ancor meno il diritto all’esistenza di Israele. In Italia queste manifestazioni di razzismo, di discriminazione su base puramente religiosa ed etnica, hanno avuto come maggiori esponenti individui che si sono accattivati la simpatia delle comunità ebraiche con l’ostentazione acritica di solidarietà ad Eretz Israel e al suo governo. Oriana Fallaci, tanto per incominciare, l’anziana scrittrice fiorentina residente a New York, e una schiera di giornalisti più o meno autorevoli sui quotidiani diffusi in tutta Italia. Dal punto di vista politico, capisco quanto sia importante, per la sopravvivenza di Israele, rivolgersi all’Europa, cercare rifugio nelle dichiarazioni politiche decise e negli editoriali tranquillizzanti dell’ Occidente. Capisco anche quanto sia conveniente, in questo momento storico, ritenere che il “nemico del mio nemico è mio amico”, anche se Israele è immerso in un mare di milioni e milioni di arabi, che dovrebbero essere i suoi alleati più immediati e naturali. Ma questi signori che in Occidente si sbracciano, si affannano, si sgolano per Israele, sono davvero filo-ebrei? Questa è la domanda che pongo agli ebrei residenti in Italia, in Europa e nel mondo occidentale.

Ritenete che una scrittrice come la sig.a Oriana Fallaci, che nel suo articolo “Il nemico che trattiamo da amico”, quella che imbarbarisce il Dio del “buon Abramo” e cioè quello dei musulmani - nostro ma che è anche vostro - il Dio di tutti gli esseri umani, dicendo che “per ubbidire stava per sgozzare il suo bambino come un agnello”, mettendolo su un piano inferiore rispetto al “Dio padre, il Dio buono, il Dio affettuoso che predica l'amore e il perdono” del Cristianesimo, sia la persona più adatta per dirsi indignata dell’antisemitismo dilagante in Europa? Sinceramente, non può che venirmi in mente un’altra citazione di Ovadia: “Il Dio di Abramo, il Patriarca che fonda l’Essere umano libero, santo, universale, fratello di ogni essere, è trascinato nel fango della peggiore idolatria nel modo più subdolo e sinistro”. Non vi sembra che la sig.a Fallaci abbia volutamente e implicitamente accusato anche gli ebrei di adorare un Dio infanticida? Non ritenete che un giorno questa frase possa essere quantomeno interpretata in quest’ottica da un movimento neonazista che ora milita contro i musulmani ma che un giorno, prima o poi, si rivolgerà di nuovo verso i nemici di sempre, e cioè la comunità ebraica che ancora oggi sente la Shoah come una ferita viva? Ritenete davvero che un individuo come Gaetano Saya, fondatore della polizia parallela DSSA in Italia e di un movimento che si dichiarava – come lui, d’altronde – “fascista, puro, duro e conservatore”, un signore che, una volta arrestato, è venuto fuori che custodiva la foto di Goering in alta uniforme, uno dei peggiori criminali nazisti, uno che si è imbrattato le mani con il sangue di milioni di ebrei, vicino alla bottiglia di Cynar nella propria casa, lo ritenete davvero la persona più degna per distribuire circolari in cui denuncia l’antisemitismo, gli episodi antiebraici e che si indigna addirittura per la profanazione delle tombe ebraiche? Ritenete davvero che simili figure siano quelle più adatte per difendere l’immagine e il buon nome di Eretz Israel, la sopravvivenza e i diritti degli ebrei che vivono in Occidente? Fratelli e amici, in realtà queste sono figure che dimostrano che non basta andare a Gerusalemme con la Kippà ad irrorare con lacrime di coccodrillo un albero sacro e indegno di loro, per soffocare nelle sue radici un odio mai sopito.

Mi rifiuto di credere che le comunità ebraiche in Italia e in Europa abbiano dimenticato gli sputi mentre venivano cacciati dalle proprie case, che abbiano dimenticato i treni da deportazione, il famigerato cancello di Auschwitz, il numero tatuato sul braccio, le camere a gas. Che siano inconsapevoli del mostro antiebraico che ora è accontentato e distratto dal gingillo dell’odio antislamico. E sono sicuro che non avete dimenticato tutto questo perché ogni anno il mondo celebra la Giornata dalla Memoria, giornata indetta affinché nessuno si scordi quanto è successo e nessuno osi pensarci di nuovo. Ma la memoria, ci insegna l’Ebraismo, è ciclica e perpetua ed oggi la storia non fa che ripetersi. Nelle ultime parole di congedo, Mosè raccomanda al suo popolo: "Ricorda i tempi antichi, cercate di comprendere gli anni dei secoli trascorsi, interroga tuo padre e ti racconterà, i tuoi anziani e te lo diranno....". “Una memoria attiva, scrive Roberto della Rocca, come ci ha insegnato Primo Levi, che significa per ognuno, e non solo per l'ebreo, assumere i crimini della storia come male fatto a ciascuno di noi, appartenenti tutti alla grande famiglia dell'umanità”. I "fantasmi del passato", la vergognosa propaganda nazifascista che dipingeva ebrei barbuti, con il cappellino in testa e il naso adunco, bramosi di conquistare il mondo, fratelli miei, è tornata – seppur sotto un’altra veste, tra un reality show e la pubblicità di una carta igienica – nei confronti dei musulmani. Ma, come avete avuto modo di constatare voi stessi, anche nei vostri confronti. Forse è troppo chiedervi di esserci vicini?

Sono fermamente convinto che il clima odierno sia identico, in tutto e per tutto, a quello creatosi durante la II guerra mondiale. I perfidi musulmani, descritti dai media, quelli che si dissimulano e complottano, che non vogliono integrarsi bensì mantenere la propria specificità e conquistare il mondo, sono i degni eredi dei milioni di ebrei trucidati mediaticamente dai ministeri di Goebbels e Preziosi, prima ancora della Shoah. Oggi - e spero che ve ne siate accorti - i media, i giornalisti e i politici usano un linguaggio identico a quello della propaganda nazista: basta sostituire alla parola "razza" quella di "cultura" e a "ebrei" quella di "musulmani" e il risultato è a dir poco sconvolgente. Ma anche premonitore. Dopo la fase della propaganda si arriva sempre a quella delle leggi speciali: domani i musulmani, come voi in passato, potrebbero essere esclusi dalle scuole o dagli uffici pubblici, se non addirittura dai mezzi di trasporto, in nome della "sicurezza". E se staremo zitti, noi e voi, dopodomani passeranno alle deportazioni, e chissà, forse quella minoranza criminale tenterà di portare a termine ciò che non è riuscita a concludere negli anni 40. Magari non si arriverà alla Shoah vera e propria, con tanto di camere a gas, ma do' comunque per scontato che si verifichino pogrom estesi e che questi rimangano impuniti e vengano persino incoraggiati. I frequentissimi roghi dei dormitori degli immigrati in Francia e Germania, di cui abbiamo avuto già un precedente in Italia con l'eurodeputato leghista Borghezio e un'aperta incitazione nei libri della Fallaci (la quale ha affermato di aver voluto appiccare il fuoco alla tenda dei somali di Firenze, ndr) sono un chiaro indice del punto d'arrivo che questi individui si sono prefissati. Solo il sangue e le grida atterrite dei musulmani, come quelle degli ebrei in passato, li appagheranno.

Lo scenario che dipingo probabilmente suonerà come una grave allucinazione ad alcuni di voi. La stessa prospettiva suonava esattamente tale anche ai vostri correligionari tedeschi, viennesi, polacchi e italiani nei primi anni del Nazismo, quando Hitler garantiva ancora nei suoi discorsi "libertà di culto" e Mussolini dichiarava formalmente "che il governo e il fascismo italiano non hanno mai inteso di fare e non fanno una politica antisemita". In quegli anni, i pochi ebrei che intuivano il pensiero di Hitler, che avevano visto i teppisti in camicia bruna girare per le strade, e assistito alle prime offese e sputi, avevano subito percepito che era in atto qualcosa di grave, che si prospettavano tempi ancora più bui e difficili, ma venivano zittiti se non addirittura derisi dai loro stessi correligionari, così come gli unici cinque accademici ebrei a rifiutare il giuramento di fedeltà al Fascismo furono derisi e biasimati dal centinaio e più che vi aderirono, prima di essere sbattuti fuori, a loro volta, dalle università con le leggi razziali. Molti di loro pensavano che fosse ancora possibile ricavarsi una nicchia e vivere in tranquillità, nell'anonimato, anche con le leggi razziali di Norimberga del 1935. Ancora nel 1938, e perfino dopo la Kristallnacht (di cui abbiamo avuto un precedente attuale in Italia nella provincia di Varese ad opera di estremisti di destra, con tanto di pestaggi di innocenti, vetrine rotte e scritte sui muri), nessuno di loro poteva immaginare cosa sarebbe successo negli anni successivi. "Non potevamo immaginare" è la risposta che molti superstiti danno agli storici e cronisti moderni per giustificare la propria inazione, la mancata resistenza, il ritardo nei piani di salvezza. "Non potevamo immaginare" è la risposta che davano i tedeschi portati dai militari americani per vedere con i propri occhi le fosse comuni dei lager. "Non sapevamo nemmeno che stesse succedendo una cosa simile" affermarono molti di loro. Di fatti, nessuno comprese la portata della tragedia se non dopo la fine della guerra. "Non potevamo immaginare" è la risposta che gli anziani sopravvissuti della vostra comunità, con il numero tatuato sul braccio, danno ai loro nipoti quando chiedono loro perché non si sono mossi, perché non hanno alzato la voce, perché non hanno denunciato al mondo intero il massacro in corso.

Oggi, però, noi questo lo possiamo immaginare eccome, perché abbiamo un precedente: il vostro. E quale precedente! Saremmo stolti se non lo facessimo, pensando che ciò che è successo negli anni 30-40 sia oggi, in questo paese, in queste condizioni di "civiltà, democrazia e libertà", paragonabili alla Repubblica di Weimar, un'ipotesi improbabile e impossibile. Ancora più stupidi se non lo facessimo mentre abbiamo davanti agli occhi Tv e giornali che strombazzano dei musulmani che "stanno comprando i nostri quartieri, che occupano le nostre città, che praticano l'arte della dissimulazione", davanti ai manifesti della Lega che dipingono i musulmani con i tratti caricaturali dell'ebreo di vecchia memoria nazista, davanti ai libelli della Fallaci che spiega quanto perfida è la religione degli islamici che già in passato spegnevano i ceri con le teste dei neonati cristiani. Primo Levi scriveva, ne "I sommersi e i salvati" che parlare della Shoah "Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. (...) È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire". Amos Luzzatto, capo della Comunità Ebraiche in Italia, alla domanda "Secondo Lei ci sono pericoli effettivi di un ritorno di questa ombra del passato?" rispose, con grandissima onestà - e sarebbe auspicabile che tutti i fratelli ebrei facessero altrettanto - "Cosa volete che Vi dica? L'unica cosa che posso dirVi è che in questo momento, nell'occhio del ciclone non ci sono particolarmente gli ebrei. Ma questo non vuol dire. Il razzismo o c'è o non c'è. Quando c'è, è un pericolo per tutti, per tutte le minoranze. Oggi, sono colpiti in Europa da razzismo, soprattutto extracomunitari, musulmani, popolazioni che arrivano profughe da lontano, i cosiddetti clandestini, che saranno anche clandestini, ma sono per prima cosa dei poveri infelici. Oggi sono questi. La cosa non mi consola affatto. Anzi, se lo pensassi: "Mi consola", mi vergognerei di dirVelo, ecco." Concetto ripreso anche da Gad Lerner nella sua indignata ed accorata risposta alle affermazioni del Presidente del Senato italiano sul meticciato.

Davanti alla prospettiva di una nuova Shoah - tutt'altro che lontana, anche se diversa nelle modalità - i musulmani hanno un imperativo morale, ed è quello di difendersi ricorrendo alla Legge, fin quando questa funziona. Era il 19 ottobre del 2004 quando scrissi l'articolo intitolato "Le nuove frontiere dell'antisemitismo". Il titolo riprendeva una mia proposta, contenuta nel testo stesso, ovvero quella "di estendere le frontiere della persecuzione legale di crimini o offese antisemite, nell’immaginario comune e soprattutto nelle aule dei tribunali, alla fiorente industria letteraria o alla sua trasmissione orale che qualifica gli arabi con i peggiori epiteti e luoghi comuni". Questa idea, subito recepita e apprezzata da molti cittadini di questo paese, e che necessita anche della vostra collaborazione, è ovviamente finita nel mirino dei quotidiani dell’Odio e dei giornalisti dell'Odio, a cominciare da La Padania, Libero, L’Opinione. Certo, alcuni di loro esibiscono orgogliosamente sui propri siti la bandiera di Eretz Israel, ma chi ci garantisce che domani non faranno con il Talmud e l'Ebraismo ciò che oggi fanno con il Corano e l'Islam, estrapolando versi, manipolando eventi e muovendo accuse in nome della "libertà d'espressione", diventata la foglia di fico per ogni forma di razzismo e xenofobia? Cari fratelli... non sono solo i musulmani a dover agire come una squadra, né tantomeno voi, tornati oggi in scena con la rievocazione della “massoneria ebraica”. E' tutta la società civile, degna di questo nome, ad avere il compito di denunciare l'odio dell' uomo contro l' Uomo, di avvertire del pericolo incombente, di fare in modo che la gente resista e che chi promuove l'odio abbia una vita difficile, molto difficile, e non la strada spianata. Questa era la convinzione di Primo Levi, espressa in "Se questo è un uomo", quando scrisse «I savi antichi invece di ammonirci: "Ricordati che devi morire", meglio avrebbero fatto a ricordarci questo maggior pericolo che ci minaccia. Se dall'interno dei lager un messaggio avesse potuto trapelare agli uomini liberi, sarebbe stato questo: "Fate di non subire, nelle vostre case, ciò che a noi viene inflitto qui"». Questa lettera è un appello anche a voi, perché sinceramente sono indignato – e ve lo dico da fratello – del vostro assordante silenzio, della vostra mancata reazione, o meglio della reazione che arriva solo quando si scopre il ritorno del fantasma dei “banchieri giudei” e che invece passa sotto silenzio o quasi un articolo a firma della sedicente antropologa Ida Magli che afferma che i musulmani possiedono enormi ricchezze “con le quali comprano le nostre aziende, le nostre case, i nostri negozi, i nostri territori, le nostre banche, i nostri giornali” e una miriade di scritti e di dichiarazioni dello stesso tenore. E voi sapete benissimo che la Shoah è cominciata proprio cosi. Voi, Santo Cielo, che avete provato sulla vostra pelle cosa ha portato la propaganda dell’Odio, come potete stare zitti, come potete non proferire parola contro il linciaggio mediatico in atto e alcuni di voi addirittura parteciparvi? Forse gli interessi strategici e politici valgono più dell’onore e della sopravvivenza di chi, come me, non si riconosce nell’odio fanatico? Mi auguro che queste mie parole non cadano nel nulla. Vi scongiuro, almeno, di riflettere sulla vostra, nostra, responsabilità morale. Fate che non subiamo nelle nostre case, ciò che a voi è stato inflitto un giorno e che, probabilmente, una cricca di criminali vorrà infliggere a tutti noi un domani.
Sherif El Sebaie

domenica 18 settembre 2005

E disse l'Oriana

"Erano piombati alle nove d’un mercoledi’ sera, i falangisti di papà Gemayel,…E con la complicità degli israeliani, sempre lieti di soddisfare la loro inesauribile sete di vendetta, avevano circondato i due quartieri per bloccarne ogni via d’uscita. Una manovra cosi’ veloce, perfetta, che pochi avevano avuto il tempo di nascondersi o tentare la fuga. Poi, fieri della loro fede in Gesù Cristo e in San Marone e nella Madonna, protetti dai figli d’Abramo che gli illuminavan la strada coi riflettori, erano irrotti nelle case. S’erano messi ad ammazzare i disgraziati che a quell’ora cenavano o guardavano la televisione o dormivano. Avevano continuato tutta la notte. E tutto il giorno seguente. E tutta la notte seguente, fino a venerdi mattina. Trentasei ore filate. Senza stancarsi, senza fermarsi, senza che nessuno gli dicesse basta. Nessuno. Nè gli israeliani, ovvio, nè gli sciiti che abitavano negli edifici attigui e che dalle finestre vedevano bene l’obbrobrio. E fortunati gli uomini uccisi subito a raffiche di mitra o colpi di baionetta , fortunati i vecchi sgozzati nel letto per risparmiare le munizioni. Le donne, prima di fucilarle o sgozzarle, le avevano violentate. Sodomizzate. I loro corpi, zangole per dieci o venti stupratori per volta. I loro neonati, bersagli per il tirassegno all’arma bianca o da fuoco: intramontabile sport nel quale gli uomini, che si ritengono superiori alle bestie, hanno sempre eccelso e che da qualche secolo viene chiamato strage-di-Erode. Un ragazzo ferito era riuscito a scappare malgrado il blocco delle vie d’uscita e a rifugiarsi nel piccolo ospedale che tre medici svedesi gestivano di fronte a Shatila. Ma i soldati di Erode lo avevan raggiunto e liquidato mentre giaceva sul tavolo operatorio. Spintone al chirurgo che estrae la pallottola, revolverata alla tempia dell’infermiera palestinese che cerca di opporsi e via. All’alba di venerdi, stanchi di dargli la caccia e ammazzarli uno a uno , avevano minato le case nelle cui cantine s’erano nascosti i superstiti. Quasi tutte case di Chatila. Poi avevano lasciato il quartiere cantando spavalde canzoni di guerra e lasciandosi dietro un carnaio da film dell’orrore. Bambini di due o tre anni che ciondolavano dalle travi delle case esplose come polli spennati e appesi ai ganci di una macelleria. Neonati spiaccicati o tagliati in due, mamme intirizzite nell’inutile gesto di ripararli. Cadaveri seminudi di donne coi polsi legati e le natiche sozze di sperma e di sterco. Cataste di uomini fucilati e coperti di topi che gli mangiavano il naso, gli occhi, gli orecchi. Intere famiglie riverse sulle tavole apparecchiate, vecchi sgozzati nei letti rossi di sangue rappreso, e un fetore insopportabile. Il fetore della decomposizione accelerato dal caldo greve di settembre. Cinquecento morti, s’era detto all’inizio. Ma presto i cinquecento erano diventati seicento, i seicento erano diventati settecento, i settecento erano diventati ottocento, novecento, mille. C’erano voluti due bulldozer per scavare la fossa comune, quasi un giorno per buttarceli tutti…"

Oriana Fallaci "Insciallah", 1990