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sabato 31 dicembre 2005

Buon...

Buon anno a tutti, che il 2006 vi sia propizio!

Scuse

Una delle più importanti organizzazioni ebraiche britanniche, il «Board of Deputies of British Jews», ha presentato ieri le sue scuse all'Interpal, un ente islamico di beneficenza impegnato in progetti ecucativi e sanitari nei territori occupati palestinesi, che, tratto in inganno dalle accuse provenienti dall'amministrazione Usa, aveva definito un'organizzazione «terrorista». Le scuse sono ora in bella mostra sul sito web dell'organizzazione ebraica inglese, frutto di un accordo extra-giudiziario prima che la causa arrivasse davanti all'Alta corte di giusitizia. «Ci scusiamo per il turbamento e la sofferenza che il nostro articolo ha causato».

venerdì 30 dicembre 2005

Una tragedia annunciata

Con un ipocrita coro di indignazione, L’Unione Europea e l’Unhcr hanno deplorato il gravissimo epilogo – 10 morti nella calca secondo le autorità egiziane, 26 secondo altri - dello sgombero dei rifugiati sudanesi che da fine settembre erano accampati per protesta nel piccolo parco di fronte agli uffici delle Nazioni Unite nel quartiere alto-borghese di Mohandessen, al Cairo. "Profondo dolore e costernazione per i violenti scontri avvenuti al Cairo tra la polizia egiziana e i manifestanti sudanesi". "Il Cairo mostri cautela e rispetto per le leggi umanitarie internazionali sulla protezione dei rifugiati". "L'Unhcr ha evidenziato alle autorita' egiziane la necessità di porre fine a questa difficile situazione attraverso una decisione condivisa e pacifica". Ma a chiedere alla polizia egiziana di intervenire per sgomberare il campo (un’opzione di cui si poteva presagire l’esito assai facilmente, considerata la massa di profughi - circa 3000 - non disposti a sgomberare quello spazio ridotto in cui si erano ammassati per settimane e settimane) è stata proprio l’Unhcr – che ora invece nega - esprimendo “più volte preoccupazione in merito al perdurare del sit in di un gruppo di sudanesi” davanti ai propri uffici. L’ipocrita agenzia che ha negato loro lo status di rifugiati, interrompendo il sostegno finanziario e chiedendo loro di ritornare in Sudan adducendo come scusa la recente firma dell'accordo di pace tra il governo musulmano di Khartoum e il sud del Sudan cristiano, avvenuta il 9 gennaio 2005 a Nairobi, ora – come Ponzio Pilato – se ne lava totalmente le mani e scarica le proprie responsabilità sul governo egiziano. La protesta dei sudanesi era iniziata infatti proprio quando l’agenzia umanitaria aveva sospeso le audizioni per accertare lo status di richiedente asilo dei profughi sudanesi e un gruppo di essi aveva chiesto la possibilità di essere trasferiti in Europa o negli Stati Uniti. Un trattamento che necessita, guarda caso, della dichiarata disponibilità del paese terzo ad accogliere un certo numero di persone, disponibilità che - puntualmente - nessun paese occidentale ha voluto concedere. “Ma in proposito l'Unhcr non può fare niente, non è nostra competenza". Le forze di sicurezza erano schierate da un paio di settimane nelle vicinanze: una misura cautelativa richiesta proprio “per proteggere la sede dell'agenzia”. Nei momenti di maggiore tensione nelle trattative con i profughi, l'Unhcr aveva addirittura chiuso le porte e mandato a casa i propri dipendenti. “I manifestanti erano diventati aggressivi, tentando di entrare nel palazzo con la forza” riferisce una fonte interna. E così, per sbarazzarsi in fretta del problema, l’agenzia ha pensato bene di chiedere l’intervento delle forze egiziane per sgomberare le migliaia di persone che da settimane erano piazzate in condizioni difficilissime sollevando, tra l’altro, anche le proteste degli abitanti, preoccupati per le condizioni igienico-sanitarie della piazza trasformata in un accampamento improvvisato, esteso su non piu' di un centinaio di metri quadrati. A metà dicembre due persone - un adulto e un bambino di 4 anni - erano morte di freddo. La scorsa settimana invece è scoppiato pure un incendio, e non è stata la Fallaci ad appiccarlo. Si ricordi infatti, quella minoranza di italiani soddisfatti della figuraccia internazionale che l’Egitto ora si sta accollando per permettere loro di stare comodi e non farsi disturbare da quelli che “devono stare a casa loro”, che la Fallaci ha espresso molto bene come avrebbe risolto una situazione non tanto dissimile, come si sarebbe sbarazzata di quella “gran tenda con cui un'estate fa i mussulmani somali sfregiarono e smerdarono e oltraggiarono per tre mesi piazza del Duomo a Firenze. La mia città. Una tenda rizzata per biasimare condannare insultare il governo italiano che li ospitava ma non gli concedeva le carte necessarie a scorrazzare per l’Europa e non gli lasciava portare in Italia le orde dei loro parenti. Mamme, babbi, fratelli, sorelle, zii, zie, cugini, cognate incinte, e magari i parenti dei parenti (…) Una tenda, infine, arredata come un rozzo appartamentino: sedie, tavolini, chaise–longues, materassi per dormire e per scopare, fornelli per cuocere il cibo e appestare la piazza col fumo e col puzzo”. Si ricordino, quelli che ora si compiacciono del fatto “che in Italia una cosa del genere non sarebbe mai successa”, immemori delle manganellate che si sono beccati gli immigrati che manifestavano per il permesso di soggiorno, delle navi speronate e colate a picco con il loro carico umano, dei trattamenti disumani inflitti nei centri di permanenza temporanea e delle cannonate invocate da Bossi e dalla Lega Nord, che la Fallaci quella situazione l’avrebbe risolta in un altro modo: “Se entro domani non levate la fottuta tenda, io la brucio. Giuro sul mio onore che la brucio, che neanche un reggimento di carabinieri riuscirebbe a impedirmelo, e per questo voglio essere arrestata. Portata in galera con le manette. Così finisco su tutti i giornali”. Stavolta è stato l’Egitto a finire sui giornali, e ci è finito per accontentare quelli del “se ne vadano a casa loro”. Ci è finito per colpa della calca, che ha fatto una decina di vittime. Ma la prossima volta, e con il trend fallace, vedremo chi ci finirà, sui giornali. E speriamo che non sia per colpa di un rogo volontario.

giovedì 29 dicembre 2005

Varie

Mezzaluna? No, grazie!
L'idea di partenza era quella di una falce di luna crescente realizzata con aceri. Ma c'e' stato chi, in Congresso e altrove, ha fatto notare che la falce di luna crescente e' un simbolo dell'Islam. E, allora, i disegni del memoriale per i 40 'martiri' del volo UA93, schiantatosi in Pennsylvania l'11 settembre 2001, quando passeggeri ed equipaggio si ribellarono ai terroristi che avevano dirottato il loro aereo, sono stati modificati. Eppure, il progetto della falce di luna aveva vinto, senza che nessuno sollevasse l'obiezione, un concorso internazionale, lo scorso settembre, in coincidenza con il quarto anniversario degli attacchi terroristici contro gli Stati Uniti. I lavori d'attuazione erano simbolicamente cominciati quel giorno. Il nuovo disegno prevede che il sito dello schianto, vicino a Shanksville, abbia al centro un pezzo di terra arcuato, circondato da 40 gruppi di aceri, ciascuno dei quali simboleggera' una vittima. Ci saranno anche percorsi di visita da fare a piedi, un punto d'osservazione del luogo dell'impatto al suolo dell'aereo e un muro di marmo bianco con i nomi delle vittime. S'ignora se il memoriale, che ha finora avuto problemi di finanziamento, sara' pronto per il quinto anniversario degli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001.
I "volti di Maometto"

I ministri degli Affari esteri dei Paesi arabi hanno criticato duramente oggi dal Cairo l'atteggiamento di Copenhagen in seguito alle proteste sollevate dalla pubblicazione nei giornali danesi delle caricature del profeta Maometto, la cui rappresentazione è inoltre proibita dalla religione musulmana. Riuniti nella sede della Lega araba per discutere le riforme interne, i ministri hanno espresso in un comunicato "la loro sorpresa e la loro indignazione davanti alla reazione del governo danese che non è stata all'altezza malgrado i rapporti politici, economici e culturali che la legano al mondo musulmano" La pubblicazione avvenuta il 30 settembre di dodici vignette sotto il titolo "I volti di Maometto" dal grande quotidiano conservatore "Jyllands-Posten" ha suscitato una viva reazione nell'ambiente musulmano in Danimarca e all'estero. Il primo ministro liberale danese Anders Fogh Rasmussen ha rifiutato ad ottobre di ricevere 11 Ambasciatori dei paesi musulmani in visita a Copenhagen per protestare contro la pubblicazione delle vignette. I ministri arabi, riuniti per la prima volta da settembre, si sono anche occupati nel comunicato delle organizzazioni che difendono la libertà d'espressione. Il capo della diplomazia della regione ha attaccato le "Organizzazioni europee per i diritti dell'uomo che non hanno adottato posizioni chiare e sincere a proposito di questo oltraggio". "I ministri degli Affari esteri respingono e condannano questo oltraggio che va contro la venerabilità delle religioni, dei profeti e dei valori nobili dell'islam", conclude il testo. E' stato inoltre deciso che i segretari generali della Lega Araba e dell'Organizzazione della Conferenza Islamica, rispettivamente Amr Moussa ed Ekmeleddin Ihsanoglu, seguiranno personalmente il dossier.

mercoledì 28 dicembre 2005

Imparare a stare zitti

''Ho usato parole deprecabili, me ne rendo perfettamente conto: la punizione decisa dalla Federazione e' giusta, fossi stato nei panni del presidente Bolognini avrei fatto la stessa cosa''. Daniele Veggiato, il giocatore di hockey su ghiaccio dell'Alleghe squalificato e escluso dalla nazionale per le offese razziste rivolte lunedi' scorso a Luca Zandonella, si e' scusato pubblicamente ai microfoni di 'Radio 24'. Nel corso del sentito derby contro il Cortina, Veggiato aveva apostrofato il suo avversario, italiano con madre originaria delle Mauritius, con parole pesanti riferite al colore della sua pelle, e nel corso del confronto col presidente del Cortina, Alessandro Moser, e della Federazione Hockey su ghiaccio, Giancarlo Bolognini e' apparso costernato per quanto accaduto. ''Mi dispiace, col razzismo non volevo avere nulla a che fare, la mia intenzione in quel momento era solamente quella di offendere ma ho capito subito di avere esagerato. Volevo chiedere scusa subito a Zandonella, poi l'allenatore mi ha detto che era meglio farlo a fine partita''.Veggiato accetta senza alcuna polemica la severa punizione inflittagli dalla Federazione. ''Le cinque giornate di squalifica e la sospensione dalla nazionale mi interessano relativamente, e' la situazione che mi pesa tantissimo. E' tutta colpa mia, non di chi emette le squalifica: chi sbaglia paga, e Zandonella ha tutte le ragione per ritenersi offeso''. Il giocatore dell'Alleghe spera di avere la forza di voltare pagina. ''E' stata una lezione di vita, non solo sportiva -dice-. Anche se a 30 anni dovrei essere gia' abbastanza maturo, magari questa esperienza mi aiutera' a crescere: imparero' a star zitto ''. Il presidente della Federhockey Giancarlo Bolognini accoglie le scuse pubbliche di Veggiato, ma non cambia la linea dura intrapresa ieri con il comunicato emesso. ''Veggiato e' stato escluso da ogni futuro appuntamento della nazionale'' dice, pur specificando che ''il comunicato non afferma comunque che questo valga all'infinito'', lasciando dunque aperto lo spiraglio per una eventuale 'amnistia' futura. ''Resta il fatto -continua Bolognini - che le accuse di Veggiato sono cose che nel mondo dello sport non possono essere tollerate: da qui una decisione dura ma che fa parte della politica della federazione, come l'esclusione dalla possibilita' di rappresentare l'Italia''. Per la linea dura anche Moser, presidente del Cortina: ''Prendiamo atto delle scuse del giocatore, ma l'atto resta deplorevole e la squalifica giusta''.
Una lezione di vita: imparare a stare zitti.

martedì 27 dicembre 2005

Il razzismo non paga

Daniele Veggiato
Radiato a vita dalla Nazionale per insulti razzisti. Si chiude come peggio non si potrebbe la carriera azzurra di Daniele Veggiato, 27enne attaccante dell'Alleghe con 15 presenze in nazionale (anche se non era stato convocato per le Olimpiadi): ieri sera è stato espulso per aver ripetutamente dato del "negro di m..." a un avversario, il 18enne difensore del Cortina Luca Zandonella, italianissimo di pelle nera (papà cortinese e madre delle Isole Mauritius) nel corso di una partita valida per la 25ª giornata della serie A di hockey. E la Federazione non ha neppure aspettato la squalifica del giudice sportivo, e ha comunicato ufficialmente: "Veggiato è escluso definitivamente da qualsiasi futura attività delle squadre nazionali. La sua condotta è incompatibile con la maglia azzurra, simbolo invece di lealtà, sportività, rispetto delle regole e dell'avversario". Neppure l'Alleghe difende il suo attaccante: "Il razzismo non ci appartiene, stigmatizziamo con decisione il gesto", dice il vicepresidente Dino Riva.

lunedì 26 dicembre 2005

E' natale anche per lui!

«È un atto di discriminazione razziale non servire il caffè a clienti extracomunitari che si fermano al bancone di un bar per prendere una consumazione. Lo sottolinea la Cassazione che ha confermato la condanna a 4 mesi di reclusione nei confronti di Luca Z., un barista di 43 anni di Verona che gestiva il bar "Giardino". L'esercente - dal giugno '98 al novembre '99 - si è rifiutato di somministrare le consumazioni agli extracomunitari che entravano nel suo bar, finchè un giorno due nordafricani, lavoratori con regolare permesso di soggiorno, chiesero l' intervento della polizia (*). Luca Z. si rifiutò di dargli il caffè e li invitò ad uscire dal locale».
(*) Così si fa!

domenica 25 dicembre 2005

Buone feste, Castruccio!

Si dice che a Natale siamo tutti più buoni, ma evidentemente non è proprio così. L'energumeno Castruccio, per esempio - una nostra vecchia conoscenza - a Natale si inacidisce sempre di più, lasciando in giro commenti esilaranti tipo questo: "Pensa che squallore. Lo Sherif che vive in uno scantinato in un palazzo con la puzza di cucina etnica che ti penetra nella pelle. pensa a come ripone il suo vestitino (quello con la tasca sfondata) accuratamente affinchè non si rovini: è il suo passaporto per la civiltà, quando lo indossa si sente un uomo ma soprattutto SI SENTE DIVERSO DA TUTTI GLI ALTRI EXTRACOMUNITARI. Il bello è che ci crede veramente e non è in malafede: lui crede per davvero di essere tutte quelle cose. Poi si risveglia ed è in fila all'ufficio stanieri a far rinnovare il permesso di sogiorno (sempre ammesso che lo rinnovino) Poverello: non ha neppure i soldini per andare a casa ed anche li avesse, ha paura di uscire dall'italia perchè sa che nn rientrerebbe. Insomma è agitato al massimo". Ora, molto tempo fa, ho deciso di non prestare più attenzione all'individuo, ma stavolta mi ha colto di sopresa. Ebbene sì: non ho più soldini perché me li ha presi Fiorani e compagnia, e non potendo tornare a casa mi sono dato alla clandestinità, così non devo nemmeno fare la fila davanti all'Ufficio Stranieri. Scherzi a parte, se è ritenuto così umiliante e degradante fare la fila per prendere il permesso di soggiorno richiesto da questo stato, ora capisco perché ci sono tanti clandestini. Comunque, dal momento che comprendo pienamente - decisamente meglio del Castruccio - lo spirito natalizio, vi invito ad aiutarlo. A giudicare dalla sua foto (quella sopra riportata) è sì un grasso pensionato fankazzista, ma è anche un povero sfigato che crede di essere un uomo strepitoso per avvenenza e cultura. Ma non disperate, con le vostre offerte, potremmo renderlo un uomo migliore. Provvederò io stesso a dargli i soldi quando ci incontreremo sul binario della stazione stasera. Non vi preoccupate per me: gira voce che sono pagato sia dai DS (lo dice una cretina patentata, tale Stefania Lapenna di Cagliari), sia con i soldi della Zakat (la beneficienza) dei musulmani per fare quello che faccio (cioè denunciare il razzismo): si parla di 800.000 euro soltanto per questo fine Ramadan, secondo tale Roberto che invoca persino l'intervento della finanza (sic). Insomma, me la cavo comunque benino. Buone Feste a tutti, anche al Castruccio!

giovedì 22 dicembre 2005

Nello spirito della Costituzione

PRESIDENTE. L’onorevole Luciano Dussin ha facoltà di illustrare l’interrogazione Gibelli n. 3-05241 (vedi l’allegato A – Interrogazioni a risposta immediata sezione 3), di cui è cofirmatario.

LUCIANO DUSSIN. Signor ministro, da informazioni fruibili su Internet, si apprende che alcune organizzazioni islamiche presenti in Italia si sono unite e sono entrate a far parte dell’associazione internazionale IALD, con il fine di “monitorare e combattere” – a modo loro – “i promotori dell’anti-islamismo”, diffondendo minacce contro i nemici del loro pericoloso sistema. La signora comunista Dacia Valent, la quale gestisce uno di tali siti, sfruttando le nostre “ipergaranzie”, è arrivata a denunciare gli onorevoli Caparini e Polledri ed il signor Ferrari, di Tele Padania, per odio razziale, scatenando nei loro confronti una serie di minacce pericolosissime, fino a quella di morte. Vittime di tali minacce sono, peraltro, anche persone islamiche che vengono considerate nemiche perché discutono con le nostre istituzioni (che, per loro, sono da combattere). Noi chiediamo di sapere quali iniziative il Governo intenda attivare per contrastare queste associazioni che predicano odio nei confronti di chi, nostro malgrado, le ospita.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento.
Signor Presidente, il Governo condanna con decisione ogni tipo di comportamento che fomenti l'odio e l'intolleranza e, in particolare, quelli che, muovendosi in tale direzione, possono presentare profili di rilevanza penale e conseguenze per la sicurezza dei cittadini. La linea e le misure che vengono, via via, adottate nell’azioni di lotta al terrorismo di matrice islamica si ispirano a fermezza e durezza nei confronti di tutti quei soggetti contigui ad organizzazioni terroristiche o impegnati in attività di supporto logistico o di propaganda Jihadista. Il Governo, tutte le volte che sono stati ravvisati reati o che sono state accertate situazioni di rischio per l'ordine e la sicurezza pubblica in relazione all'attività di ambienti o di persone vicine o simpatizzanti all'estremismo islamico, non è mancato, come non mancherà, di intervenire nelle forme e nei modi consentiti dalla legge fino alla assunzione di misure di espulsione, naturalmente amministrative, dal territorio nazionale per gli stranieri ritenuti pericolosi. Ricordo, da ultimo, i recenti provvedimenti di espulsione adottati dal Ministero dell'interno nei confronti di sospetti terroristi - un marocchino e un tunisino - sulla base delle disposizioni approvate dal Parlamento nel luglio scorso che, come è noto, hanno fornito alle forze di polizia strumenti più incisivi di intervento.

Tengo a precisare che i dispositivi di sicurezza attualmente in atto nei confronti del terrorismo internazionale si muovono principalmente lungo tre direttrici: il controllo degli ambienti dove può prendere consistenza la minaccia terroristica; il monitoraggio stretto dei cittadini extracomunitari già interessati alle inchieste giudiziarie e, naturalmente, l'intensificazione delle indagini. Aggiungo che tutte le informazioni finalizzare a prevenire progetti terroristici, anche di matrice islamica, sono analizzate dal Comitato di analisi strategica presso il Ministero dell'interno al fine di fornire indicazioni alle forze antiterrorismo che operano sul campo. In questo quadro gli apparati di sicurezza svolgono costantemente attività investigative nei confronti di possibili infiltrazione di elementi dell'integralismo radicale, dei luoghi di culto e dei centri di aggregazione delle comunità di fede islamica.
Per quel che riguarda l'associazione Iadl (Islamic anti defamation leaugue), costituita nel luglio scorso e con sede a Roma, segnalo che la stessa ha fra i propri fini statutari quello di difendere, nello spirito della Costituzione italiana, i musulmani e le altre minoranze presenti nel territorio nazionale. Oltretutto, si sa benissimo che gli autori degli scritti e dei comunicati diffusi dall'associazione medesima possono far uso di pseudonimi, i quali, però, debbono trovare riscontro nei libri sociali affinché sia comunque consentita l'individuazione per fini legali.
Allo stato attuale, per quanto riguarda invece il blog sul sito http://orabasta.iobloggo.com della signora Dacia Valent, abbiamo dato incarico di fare una verifica circostanziata di quello che è apparso negli ultimi tempi su quel blog per trovare riscontro alle affermazioni fatte dagli interroganti. Evidentemente, però, in un question time il tempo era talmente limitato da non consentire una verifica puntuale; quindi, ci faremo carico della risposta. Per quel che riguarda infine, l'episodio intimidatorio nei confronti di Shaykh Abdul Hadi Palazzi, segretario dell'Assemblea musulmana d'Italia, oltre a precisare che questi non risulta tra i componenti della neo costituita Consulta per l'islam italiano, informo che lo stesso nel mese di settembre ha sporto denuncia il relazione a commenti dal contenuto minatorio nei suoi confronti apparsi sulla area di discussione attestata, su alcuni siti Web diversi da quello gestito dalla associazione di cui prima abbiamo parlato.

PRESIDENTE. L'onorevole Luciano Dussin ha facoltà di replicare.

LUCIANO DUSSIN. Signor ministro, il senso della nostra denuncia è chiaro: nel nostro paese girano terroristi pronti ad uccidere donne, uomini e bambini inermi per i loro scopi che non sono certo quelli dei guerriglieri “romantici”; in sostanza, sfruttano le garanzie democratiche per fare quello che vogliono. Sono impuniti dai giudici che aspettano che si concretizzi l'attentato per fermarli e la stessa Corte costituzionale - secondo noi sbagliando - garantisce ricorsi ed appelli nei confronti delle poche sentenze emesse a garanzia; queste, però, sono attribuite ai cittadini italiani e non ai “fantasmi” che girano nel nostro paese, preparando una guerra contro il nostro sistema. A tal riguardo, noi dobbiamo essere fermi e decisi, reagendo in maniera preventiva e la cosa deve partire da noi. Dobbiamo farlo noi, perché se riprenderà il Governo di questo paese la sinistra, abbiamo già chiaro quello che succederà: i pochi centri di permanenza aperti saranno chiusi - riferisco quello che hanno affermato autorevoli esponenti dei due partiti comunisti presenti in quest'aula -, vanificando il lavoro della nostra polizia, della nostra magistratura, rimettendo in strada, in attesa di processi che mai saranno effettuati, elementi pericolosissimi che, come ricordavo prima, sfruttano le nostre aperture democratiche per creare terrore; questi, infatti, non sono altro che terroristi che lavorano contro il nostro sistema e, quindi, noi dobbiamo essere i primi ad essere consapevoli che li ospitiamo ed essi devono comportarsi nel nostro territorio come ospiti. Sembra, però, che non abbiano le idee chiare; quindi, sarà funzione e compito di chi governerà il paese garantire la necessaria tranquillità ai nostri cittadini che, per primi, devono sentirsi tranquilli nei loro territori. Grazie e buon lavoro signor ministro (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

La IADL rispetta la Costituzione

Il Ministro Giovanardi, rispondendo all'interrogazione parlamentare della Lega Nord: Ferma la condanna del terrorismo e l'operato del governo per contrastarlo, ma la Islamic Anti Defamation League opera nel rispetto della Costituzione italiana. I suoi membri, pur facendo uso di pseudonimi, sono rintracciabili in quanto iscritti nei libri sociali dell'associazione. Per quanto riguarda invece le presunte "minacce" nei confronti degli esponenti leghisti, apparse sul sito gestito da Dacia Valent, sono in corso i controlli che appureranno se tale denuncia risulta fondata. Quanto a Massimo Palazzi, si precisa che non fa parte della neocostituita Consulta Islamica del Ministero degli Interni e che le minacce che ha ricevuto (e per le quali ha già provveduto a sporgere denuncia) sono ospitate su un sito diverso da quello segnalato nell'interrogazione.

La IADL sarà in parlamento

Lanci di agenzie - Si svolgera' oggi, giovedi' 22 dicembre, alle 15.00, il Question Time trasmesso in diretta televisiva dall'Aula di Montecitorio. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, rispondera' ad interrogazioni sulle iniziative volte a modificare la legge elettorale recentemente approvata; sull'attivita' dell'associazione internazionale IADL (Islamic Anti Defamation League); sulle iniziative per garantire la sollecita alienazione degli alloggi militari non ubicati nelle infrastrutture militari; sul rispetto della liberta' religiosa in Cina; sulle finalita' del tavolo tecnico attivato dal Governo sulla concessione della mobilita' ai lavoratori FIAT e sulle iniziative per contrastare il lavoro nero e l'evasione contributiva.
GIBELLI, DARIO GALLI, CAPARINI, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, LUCIANO DUSSIN, BALLAMAN, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, ERCOLE, FONTANINI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, FRANCESCA MARTINI, PAGLIARINI, PAROLO, POLLEDRI, RIZZI, RODEGHIERO, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: da quanto si apprende dalle notizie riportate dagli organi di stampa e dalle informazioni fruibili on line su internet, alcune organizzazioni islamiche presenti in Italia si sono unite e sono entrate a far parte dell'associazione internazionale Iadl (Islamic anti defamation leaugue); la signora Dacia Valent, ex parlamentare europea, eletta nelle liste di Rifondazione comunista, è attualmente il portavoce in Italia dello Iadl, associazione che opera a livello internazionale, con il fine di «monitorare, esporre e combattere i promotori dell'anti-islamismo»; lo Iadl utilizza, in particolar modo, la rete internet per diffondere i propri proclami e lanciare moniti e minacce contro tutti coloro che vengono giudicati responsabili di contrastare in qualsiasi modo l'attività dell'umma islamica nel mondo; in una precedente interpellanza urgente presentata dal gruppo parlamentare Lega Nord Federazione padana, il Ministro interrogato rispondeva senza mai smentire la veridicità dei fatti esposti nelle premesse riguardo alle notizie riportate da alcuni mass media e dalla testimonianza diretta di alcuni cittadini di quanto accaduto in data 8 luglio 2005, il giorno dopo il tragico evento degli attentati che hanno colpito Londra, nel comune di Cento, in provincia di Ferrara, dove alcuni extracomunitari improvvisavano una macabra festa in onore dell'attacco kamikaze; la notizia, che era stata pubblicata da Il Resto del Carlino, ripresa da altri quotidiani e avallata anche dalle dichiarazioni rilasciate dal deputato Franceschini in un'intervista pubblicata da Il Corriere della Sera in data 11 luglio, 2005, aveva suscitato indignazione nei Ministri leghisti, soprattutto per la superficialità con cui essa era stata trattata dai mass media più accreditati; a seguito di questi fatti, raccontati anche dalla redazione di Tele Padania, il direttore della rete, l'onorevole Davide Caparini, e il direttore del telegiornale, il signor Massimiliano Ferrari, sono stati denunciati dalla signora Dacia Valent per istigazione all'odio razziale e il materiale della trasmissione in oggetto è stato sequestrato dalla digos; la signora Dacia Valent, tra le altre cose, gestisce un blog sul sito http://orabasta.iobloggo.com, nel quale quotidianamente si scaglia, «verbalmente», secondo gli interroganti, in modo violento e razzista, usando toni che ricordano le minacce mafiose e il linguaggio usato nelle rivendicazioni dai terroristi delle Brigate rosse, contro tutti coloro che considera nemici dell'Islam; il direttore del telegiornale di Tele Padania, Massimiliano Ferrari, ad avviso degli interroganti, è stato vittima di insulti gravissimi e di minacce di violenza e di morte sulle pagine del blog gestito dalla signora Dacia Valent; «in questo blog quasi tutto è permesso, nei limiti della decenza e del buon gusto, naturalmente. L'unica esente da questa condizione sono io.» Queste sono le parole di presentazione del blog sottoscritte proprio dalla stessa signora Dacia Valent; in questo sito, secondo gli interroganti, infatti, non vi è traccia alcuna di limite alla decenza e al buon gusto, si usano termini ed espressioni volutamente razziste e antisemite, si fa, di fatto, apologia di terrorismo e vi si possono trovare numerose minacce nei confronti di importanti cariche istituzionali dello Stato e di personaggi noti della politica e del giornalismo; a ciò si aggiunga che in questo clima di tensione, lo stesso Shayk Abdul Hadi Palazzi, segretario dell'Assemblea musulmana d'Italia e attualmente membro della neo costituita Consulta islamica presso il ministero dell'interno, è stato di recente intimidito e minacciato per aver evidenziato preoccupazioni su una nascente sinergia tra l'integralismo islamico terrorista e le organizzazioni anarco insurrezionaliste, che operano in Italia legate dall'antisemitismo e dall'antiamericanismo; una politica buonista, superficiale e poco attenta alle vicende internazionali ha permesso il radicamento del fondamentalismo islamico -: quali provvedimenti il Ministro interrogato intenda prendere per non permettere che associazioni quali lo Iadl fomentino l'odio e facilitino il verificarsi di tali situazioni, che inevitabilmente disorientano, sfiduciano la cittadinanza e rendono maggiormente difficoltosa l'attività delle forze dell'ordine impegnate nella lotta al terrorismo. (3-05241) (21 dicembre 2005).
Comunicato della Islamic Anti Defamation League
“Se il Governo si occupa della Islamic Anti-Defamation League, naturalmente la Islamic Anti-Defamation League si occuperà del governo”, dichiara la responsabile del Lobbying della IADL (Lega Islamica contro la diffamazione), Dacia Valent. L’ufficio competente per i rapporti istituzionali ha provveduto spontaneamente, in mattinata, a far pervenire all’attenzione del governo i documenti relativi alla Islamic Anti-Defamation League, completi di rassegna stampa e statuto ed atto costitutivo. “Francamente abbiamo aspettato che qualcuno del Ministero dell’Interno ci chiedesse informazioni in merito, l’ufficio del Ministro Giovanardi ci è sembrato sollevato dalla nostra telefonata. Sono comunque curiosa di sapere cosa dirà, sarà divertente.”, aggiunge Dacia Valent.

“La Lega - oltre a diffamare i musulmani - spreca il tempo di ministri che dovrebbero pensare alle questioni dell’economia del paese, della legalità nelle istituzioni, della sicurezza dei risparmiatori, per consumare piccole vendette nei confronti di persone infinitamente più intelligenti e devoti alla legalità di loro” dichiara Halima Barre, la portavoce dell’organizzazione,
“Abbiamo chiesto alla nostra Dacia Valent di presenziare per conto della nostra organizzazione. Oggi è un ex parlamentare a farlo, alle prossime elezioni saranno almeno 2 i parlamentari di riferimento, eletti come indipendenti, che siederanno alla Camera, eletti grazie ai voti dei cittadini italiani di religione musulmana, che rappresenteranno la Islamic Anti-Defamation League a livello istituzionale”, continua la portavoce.

Da Firenze, Hasnaa Malik, la responsabile toscana dell’organizzazione islamica, che ha curato l’organizzazione del premio la Mezzaluna d’Oro, attribuito al sindaco di Firenze Leonardo Domenici, al Sindaco di Marano Mauro Bertini ed al giudice Maria Clementina Forleo, chiosa dicendo “Suppongo che i deputati della Lega siano disperati di trovarsi oggi di fronte ad una nuova generazione di musulmani che non consente loro di continuare ad indulgere nell’insulto e nella minaccia violenta. Se ne facessero una ragione: l’Italia è un paese civile ed i barbarismi celtici li lasciamo per le sagre paesane di alcuni villaggi del Nord, luoghi dove i campioni della pseudodemocrazia in stile Lega Nord farebbero bene a ritirarsi, se non altro per pudore”.

mercoledì 21 dicembre 2005

Polo solidale Ulivo ironico

Una foto della manifestazione di Forza Nuova contro gli immigrati
Roma, 2 novembre 2002. Ospite d'Onore: Mario Borghezio

Il Giornale, 19-12-2005
La solidarietà all'europarlamentare Mario Borghezio è unanime dalla maggioranza. Ma non avviene lo stesso all'opposizione. L'indignazione non caratterizza la stampa di sinistra. Il manifesto ha iniziato così: «Ha voluto salire a tutti i costi su un treno che riportava a casa i manifestanti, nonostante i carabinieri gli avessero consigliato di soprassedere». Poi si aggiunge: «Ha denunciato di essere stato aggredito, poco dopo la partenza del treno dalla stazione di Porta Susa», quasi come se Borghezio si fosse inventato l'intero pestaggio. Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi, depreca l'aggressione, ma con un avvertimento: «Chi ha sempre condannato la carica violenta di certe iniziative razziste portate avanti dall'esponente leghista non può oggi che condannare chi nei suoi confronti ha agito con brutalità e intolleranza». Il sindaco torinese Sergio Chiamparino ha espresso invece «ferma condanna» e «piena solidarietà» a Borghezio. Ma la solidarietà di sinistra finisce qui. C'è anche dell'ironia da parte di non estimatori di Borghezio: «Non fossi una scettica potrei pensare a una punizione divina», commenta Dacia Valent, responsabile della Lega islamica contro la diffamazione. [prosegue]

Libertà di pensiero solo per islamici

La libertà di pensiero vale solo per islamici e no global
Fabrizio carcano
La Padania, 21/12/2005

Due pesi e due misure. Tanto per usare un eufemismo. Eh sì, perché dei manifesti esposti regolarmente, nel rispetto delle leggi, sono molto più pericolosi e dannosi di pugni e calci.Eh sì, perché certe immagini, come ad esempio islamici raccolti in preghiera in una moschea, accanto ad una miccia accesa e la scritta “Fermiamoli”, sono molto, ma molto più pericolose, e quindi da condannare, di un vero linciaggio non sfociato in una tragedia solo per l’intervento di due audaci poliziotti. Due pesi e due misure. Sono quelli utilizzati, sempre per usare un eufemismo, da Dacia Valent, portavoce (?) della Iadl, Islamic Anti Diffamation... ...League, che, dal suo grazioso sito, continua a regalarci perle incredibili. O agghiaccianti, a seconda dei punti di vista. Così, aprendo il suo sito, troviamo il pomposo annuncio di una maxi denuncia presentata dalla stessa associazione nei confronti di pericolosi soggetti quali Umberto Bossi, Angelo Alessandri, Gianluca Pini, Massimo Polledri e dei tre consiglieri regionali leghisti nel parlamentino emiliano-romagnolo, accusati di una sfilza di reati quali l’incitamento all’odio razziale e religioso, il vilipendio della religione e la diffamazione. Tutto questo per aver semplicemente fatto esporre dei manifesti per sensibilizzare i cittadini emiliani e romagnoli sui pericoli e sui problemi derivanti dal rischio di “islamizzazione” della loro terra. Chiunque giri in questi giorni per le strade di quelle zone può vedere questi pericolosi e terribili manifesti e farsi un’idea di quanto stiamo dicendo. Per l’ineffabile Dacia Valent, però, questi manifesti “Sono inammissibili, ripugnanti”, e fin qua passi, visto che c’è libertà di opinione, ma soprattutto, continua la Valent, “questa non è campagna elettorale, è istigazione all’omicidio delle musulmane e dei musulmani”. Insomma questi manifesti rappresentano un’istigazione all’omicidio. È curioso però che si parli di istigazione all’omicidio, in riferimento a questi manifesti, ma non nel caso del vero linciaggio (usiamo il termine appropriato) subito da Borghezio, definito nel solito incredibile sito un “grassissimo e lumacoso neuroparlamentare”. No, per carità, il caso di Borghezio è diverso, ci mancherebbe. Ma vogliamo paragonare dei manifesti ad un aggressione fisica? Per carità, molto più gravi i primi. Anzi… Intanto al buon Borghezio gli hanno fatto un favore spedendolo sotto i ferri (“Speriamo sia una liposuzione” spiega la Valent) e poi alla fine cosa è successo? Ma niente, leggete un po’ il resoconto: “Mario Borghezio, dice di essere stato malmenato da alcuni padani su di un treno… Sembrerebbe anche che i presunti aggressori di Ciccio Borghezio volessero gettarlo dal treno, non riuscendovi perché i finestrini erano troppo piccoli”. Eh va beh, che volete che sia, volevano solo buttarlo dal treno in corsa, quante storie... Può bastare? Ma no, per carità. Sempre nella logica salomonica dei due pesi e due misure la Valent osserva: “Se non fossi la scettica che sono potrei anche parlare di punizione divina, se fossi il Sartori citerei la legge del contrappasso di Dante. Visto che sono solo Dacia Valent, dico invece, dannata Trenitalia: non solo arriva in ritardo, ma ha anche i finestrini troppo stretti.”. Alla faccia… Alla fine è tutta colpa di Trenitalia e dei suoi maledetti finestrini troppo stretti… Basta così? Mah no… Intanto aggiungiamo che la vicenda Borghezio è racchiusa in un box con sopra un titolo eloquente: “E fuori due”. E il primo? Per chi non ha buona memoria ricordiamo che “E fuori uno” era riferito, un paio di settimane fa, a Max Ferrari, in un box dove, in riferimento al direttore di TelePadania, si diceva “Nessuno sopravvive alla morte - sia questa fisica o civile - dell’altro, meno che mai quando provocata dall’insensato pregiudizio e dall’odio razziale” e ancora “Pagare caro e pagare subito”. Mica male vero? Altro che due pesi e due misure. Basta così? Ma no, perché? Regaliamoci un’ultima chicca. Sul ministro Calderoli che, all’indomani della sua proposta di sottoporre i violentatori a trattamento androgenico ove ne facessero volontariamente richiesta, si becca un bel “Altroché ministro delle Riforme Istituzionali: considerato l’argomento, del quale ormai è diventato un esperto intenditore, Calderoli è davvero il miglior ministro del Cazzo che questo Paese abbia mai avuto”. Due pesi e due misure, mica male vero?

Bocconi amari

Diecimila euro di ammenda e l' ammonizione
La Comunità ebraica chiede, giustamente, provvedimenti

Il colore dei soldi questa volta non c’entra. Ricco o povero, soffri. Perché gli effetti del razzismo si fanno sempre sentire. Cambia poco se ti umiliano in uno stadio o per la strada. Marc Zoro, il calciatore del Messina che domenica ha preso il pallone tra le mani e ha detto «basta, io non gioco più» di fronte agli ennesimi cori razzisti, è un ragazzo intelligente. E dunque non si illude che la sua denuncia cambi la difficile realtà con la quale convivono in Italia coloro che non sono bianchi.

Però, Marc sa anche una cosa: che il suo gesto è servito per sollevare il caso. Un caso che però, il giorno dopo, lo ha quasi stufato: «Adesso basta con questa storia. Devo pensare a giocare e far bene per la mia squadra. Devo ammettere però che non mi aspettavo tanta solidarietà. Ho ricevuto molte telefonate e attestati di stima da tutta Italia. Ciò significa che hanno capito che il problema esiste. Anche perché non coinvolge solo Zoro e gli stadi.AMilano mi è capitato di entrare nei negozi di qualche griffe e il modo con il quale mi hanno trattato mi ha fatto male tanto quanto i fischi e gli urli di Messina».

Storia, denuncia sociale e soprattutto amore: sono queste le parole che Zoro, 22 anni, difensore della Costa d’Avorio, protagonis ta suo malgrado d i Messina–Inter, ripete più spesso. Quei cori beceri provenienti dal settore riservato ai tifosi nerazzurri hanno avuto l’effetto di uno schiaffo. Perché ci sono tanti modi di reagire: c’è chi si immalinconisce e chi affronta le avversità a petto in fuori. Come ha fatto Marc provando a bloccare la partita del San Filippo. Aveva mandato giù troppe volte. Troppe volte aveva detto che non faceva niente.

«Quel che è successo a me nei negozi o al ristorante, è accaduto anche a Samuel Eto’o, la stella del Barcellona, e sempre a Milano. Ma non è un problema di Nord o Sud. Girando spesso per l’Italia ho dovuto ingoiare molti bocconi amari. Non basta avere un portafogli gonfio se sei di colore. Ti guardano con sospetto, ti squadrano e farebbero a meno di servirti. Capita al ristorante come in discoteca. Ma non a Messina, dove ho conquistato la fiducia della gente. Ricordo quanto è capitato a Napoli a unmio compagno ai tempi della Salernitana: non volevano neppure servirlo perché pensavano che non avesse i soldi per comprare un paio di scarpe costose». È tutto un problema di cultura e di rispetto verso il prossimo, qualunque sia il colore della sua pelle. «Sono molto orgoglioso di ciò che sono e delle mie radici. Vorrei che tutti capissero quanto male fanno, quando si comportano da razzisti. Quest’anno mi era già capitato a Roma con la Lazio e a Siena dove, per protesta contro i cori, una volta segnato il gol del momentaneo pari, per festeggiare ho reagito con una sorta di danza tribale».

Ma qualcos’altro ha ferito l’ivoriano del Messina domenica pomeriggio. Lo ammette a spizzichi e bocconi. «Confesso che mi aspettavo maggiore solidarietà in campo da Adriano e Martins. Mi è sembrato che avessero più a cuore le sorti del match, che io volevo far sospendere, piuttosto che una reazione contro quei tifosi e i loro cori carichi d’odio. Ma non voglio creare altre polemiche. L’Inter come società non c’entra niente. Anzi, da questo momento non voglio essere solo ricordato per l’episodio di domenica. Vorrei che i media parlassero di me come calciatore e basta».

Dovrà aspettare un po’. Ieri, tutti parlavano di lui per quel gesto coraggioso. Anche il Messina ha ricevuto sul suo sito centinaia di attestati di solidarietà da parte di moltissimi tifosi e non. Su tutti spicca il Comune di Cursi, nel Salento, in provincia di Lecce. Fino a ieri il piccolo comune pugliese era noto soltanto per aver dato i natali aMichele De Pietro, senatore della Repubblica Italiana dal 1948 sino al 1958, vicepresidente del Senato e ministro di Grazia e giustizia sotto i governi di Amintore Fanfani e Mario Scelba.

Da oggi sarà ricordato perché il sindaco Edoardo Santoro ha deciso, d’accordo con la giunta di centrosinistra, di concedere la cittadinanza onoraria a Marc Zoro: «Quanto accaduto al giocatore africano ci ha davvero colpiti. Noi siamo molto vicini ai problemi della gente: siamo abituati a lavorare duramente nelle nostre cave e sappiamo cosa vuol dire emergere con il solo sudore e la fatica delle braccia. Ci aspettavamo un gesto importante dal sindaco di Milano, ma evidentemente non è sensibile a certi episodi. E allora ci penseremo noi a consolare Zoro. Lo aspettiamo nel nostro paese. E con tutti i quattromila abitanti lo acclamerò come uno di noi».
Roberto Gugliotta
Corriere della Sera, 29 novembre 2005

martedì 20 dicembre 2005

Tribunale di inquisizione islamica

"Siamo in un paese dove il sindaco di Firenze Leonardo Domenici si è prestato a legittimare un neonato tribunale dell’inquisizione islamica, che si presenta con la sigla di Islamic anti-defamation League-Italy, e a istituzionalizzare un premio dal nome di per sé eloquente, la Mezzaluna d’oro. Iniziativa tesa intenzionalmente a contrastare l’Ambrogino d’oro, la prestigiosa onorificenza del Comune di Milano. Così mentre a Milano si premiava Oriana Fallaci, a Firenze si è premiato Domenici per essersi rifiutato di premiare la Fallaci. Così come è stato premiato il giudice Clementina Forleo per aver assolto Daki, dopo aver sentenziato che in Iraq non si faceva terrorismo bensì resistenza. Premiato anche il sindaco di Marano, Mauro Bertini, per aver deciso di non dedicare più una strada ai “martiri di Nassiriya” perché, a suo avviso i nostri soldati e carabinieri massacrati dai terroristi di Al Qaeda il 12 novembre 2003 erano lì “a pagamento”, e di intitolare la strada a Yasser Arafat, lui sì che sarebbe stato “un martire che si è sacrificato per il popolo palestinese”. Dopo tutto ciò voglio dirvi che mi sento onorato di essere in cima ai nemici da colpire di questo odioso tribunale dell’inquisizione islamica, così come mi sono sentito onorato di essere nella lista nera dei tiranni Saddam Hussein, Khomeini e Hafez al Assad".
Magdi Allam, intervenendo al convegno "Il Dovere dell'Identità" organizzato dall'Associazione Magna Carta (Presidente Onorario, Marcello Pera)
Commento:
Vuoi perché sono stato descritto svariate volte come "ispiratore" della IADL, vuoi perché qualcuno mi definì addirittura "membro fondatore" della stessa, vuoi perché in realtà sono uno dei suoi membri onorari, e soprattutto uno dei premiati con quel "premio dal nome di per sè eloquente", mi trovo costretto a ribadire alcuni concetti, evidentemente non chiari abbastanza. Mi dispiace che il connazionale e compagno ex-allievo salesiano Magdi Allam, forse in buona fede, abbia fatto sue le tesi diffamatorie che da qualche mese ormai vengono ripetute con insistenza negli ambienti neocon sulla IADL. Non capisco infatti perché la Islamic Anti Defamation League sarebbe un "tribunale di inquisizione islamica" mentre la sua ben più antica sorella, l' associazione ispiratrice dalla quale la IADL ha copiato l'intera presentazione (basta un giro sul suo sito per accertarsene) ovvero la "Anti Defamation League" dei fratelli ebrei non viene definita un "tribunale di inquisizione ebraica". Eppure entrambe le associazioni svolgono la stessa funzione: si rivolgono alle Legge per far valere il proprio diritto di non essere diffamati e discriminati sulla base del credo religioso. E se quello che scrive la Fallaci, o ciò che fa la Lega, non è da considerarsi diffamazione e discriminazione su base religiosa, ebbene...evidentemente abbiamo concezioni diverse del concetto di Libertà d'espressione e di Stato di Diritto.
Personalmente non vedo un unico buon motivo per cui la IADL sarebbe un "tribunale di inquisizione islamica". Lo sarebbe se giudicasse le persone o le opere, se emettesse o applicasse sentenze di qualsiasi natura. Alcune persone già in passato hanno tentato di dipingere la IADL come un'organizzazione che distribuisce "condanne di morte". Ma la realtà documentata, nelle parole e nei fatti, parla chiaro: si tratta di un'organizzazione che depone esposti e denunzie presso le procure di questo paese, e che quindi si affida totalmente al codice legale e alla Costituzione di questo stato. Negare alla comunità islamica, o ad un'associazione di persone ad essa appartenenti, il diritto - e direi anzi il dovere - di rivolgersi alle autorità preposte per lamentarsi di un torto subìto, vero o presunto che sia, e quindi affidarsi al giudizio della magistratura e delle forze dell'ordine italiane è negare il principio basilare dello Stato di Diritto e ogni prospettiva di vera ed autentica integrazione. Magdi Allam, giustamente, ha sempre affermato che se gli immigrati musulmani vogliono vivere in Italia, essi si devono riconoscere solo ed unicamente nelle leggi italiane. Ebbene, si dà il caso che le leggi italiane vietino la discriminazione su base razziale o religiosa. Si dà il caso che tra le leggi di questo paese figuri una Legge Mancino. E non c'è un unico buon motivo per cui i musulmani non debbano rifarsi a questa legge o a qualsiasi altro strumento messo a loro disposizione da questo stato per difendersi nei limiti della legalità dalla feroce ed odiosa campagna di diffamazione condotta a loro danno.
Ho già avuto modo altre volte di chiarire un equivoco: quando una persona o un'associazione di persone annuncia una querela nei confronti di chicchessia non lo "minaccia", e non lo mette a capo di una lista di "nemici". Espressioni come "Ha minacciato di rivolgersi alle autorità", "Ha minacciato di denunciarmi alla Polizia", "Ha minacciato di appellarsi a chi di dovere" sono espressioni completamente assurde in uno Stato di Diritto. In una Repubblica Costituzionale che si basa su un corpus di leggi, e cioè in quello che sommariamente viene chiamato uno Stato di Diritto, è dovere nonché diritto del cittadino rivolgersi allo Stato, e cioè alla Legge, per vedere riconosciuti i propri diritti se eventualmente lesi. Un cittadino esemplare non si fa giustizia da solo, anche se individua il colpevole: si rivolge a chi di dovere per vedere ristabilita la propria immagine e il proprio onore, nonché per essere risarcito dei danni morali e materiali che altri potrebbero procurargli. Un cittadino esemplare, di fronte alle offese, ha un'unica possibilità affinché giustizia sia fatta ed è proprio quella di rivolgersi a chi di dovere, che sia lo Stato, la Polizia o il Magistrato. Ed è compito di costoro ristabilire l'ordine e mettere fine a tali comportamenti. Anche la certezza della pena, infatti, è un principio cardine dello Stato di Diritto.
Detto questo, non vedo perché il premio Mezzaluna d'Oro sarebbe un premio "dal nome di per sè eloquente". Forse dovremmo dire altrettanto del premio 'Menorah d'oro' "nome di per sè eloquente" assegnato al presidente del Senato, Marcello Pera, presidente onorario dell'Associazione Magna Carta che ha organizzato quel convegno durante il quale Allam ha espresso la sua opinione negativa sulla IADL, in quanto "sincero amico della comunità ebraica e dello Stato di Israele da molti anni, da quando era il professor Pera e non ancora il presidente Pera" per il suo discorso contro l'antisemitismo pronunciato al Palazzo di Vetro di New York in occasione della giornata della memoria? Ovviamente no...Eppure ad assegnare quel premio era la B'nai B'rith, organizzazione ebraica internazionale, che ha fondato nient'altro che la Anti Defamation League ebraica...Forse dovremmo dire altrettanto della Città di Milano che premia con l'Ambrogino d'Oro, "nome di per sè eloquente", solo perché si rifà al nome di Sant'Amborgio? Ovviamente no...Ogni città, comunità o semplice associazione ha il diritto di intitolare i propri premi seconda la propria tradizione religiosa o culturale e il fatto che il premio fosse una mezzaluna piuttosto che quasiasi altro simbolo non dovrebbe essere motivo di allarme e tanto meno di qualsivoglia tipo di "eloquenza".
Il Sindaco Domenici ha preso una decisione coraggiosa e altamente simbolica: Per la prima volta non sono stati i musulmani ad essere giudicati e persino condannati preventivamente per il solo fatto di esistere in quanto musulmani, anche se laici come il sottoscritto, ma essi stessi a giudicare a chi assegnare quel premio. Non sfugge certo la coincidenza temporale di questo evento con l'assegnazione dell'Ambrogino D'Oro alla massima espressione di inciviltà che questo paese oggi purtroppo può vantare, ovvero la Fallaci. Ma si tratta sempre e comunque di una pacifica cerimonia di premiazione (tranne che per le provocazioni della Lega) e un metodo civile di contestazione e di protesta. Se ai musulmani, o a un gruppo di essi, viene negato sia il diritto di rivolgersi allo Stato e alle sue istituzioni per far valere il propri diritti, sia la possibilità di manifestare pacificamente il proprio dissenso, quali sono le alternative? Ricevere quel premio a Palazzo Vecchio, presenti le rappresentanze degli stranieri nella Città di Firenze, dalle mani dell'"Imam Italiano", simbolo dell'integrazione e del dialogo, l'Imam Feras Jabareen, contemporaneamente al Sindaco di Firenze che si è distinto nel promuovere iniziative di dialogo e di integrazione, e al giudice Forleo (la cui sentenza è stata confermata da una Corte D'Appello con tanto di giuria popolare) che in questo momento sta epurando il paese dalla corruzione finanziaria e al sindaco di Marano, la cui unica colpa è quella di aver intitolato una strada ad un personaggio a cui, molto tempo prima di lui, un rispettabilissimo comitato ha assegnato un Premio Nobel per la Pace (senza tra l'altro togliere una precedente dedica ai martiri di Nassiriya come si è detto, e senza nemmeno rifiutarsi di dedicare una strada a queste innocenti vittime) è stato per me un onore. Anche perché non ho fatto nulla di eccezionale per meritarlo.
Mi permetto di parafrasare il Presidente Pera, quando ha accettato il Premio Menorah d'Oro: "C'è del merito nel dire ciò? Non mi pare. Ci vuole del coraggio? Non credo. A me piace essere rispettoso ed educato, ma non mi piace essere ipocrita quando sono chiamato a parlare. Certo, forse è politicamente un po' scorretto, un linguaggio che solitamente non si usa. Ma allora ho capito tutto: se questo linguaggio è minoritario e scomodo, ma ha qualche dose di verità, allora merito la Mezzaluna che mi è stata data quella sera".

lunedì 19 dicembre 2005

Azione di massa

Su richiesta della IADL, vi allego "l'esposto da far presentare al massimo numero di persone che riusciate a contattare, non importa in quale città d'Italia. Si tratta di una battaglia di civiltà in difesa dello stato di diritto. Non è necessario essere musulmani per sporgere denuncia, basta sentirsi indignati da una simile campagna di odio, violenta e chauvinista. Vi consiglio di inviarla a tutte le mailing list alle quali partecipate, i forum, i luoghi di discussione, alle associazioni, agli amici. Non è necessatrio andare alla Procura della Repubblica: muniti di un documento di riconoscimento, basta recarsi al più vicino commissariato o stazione dei carabinieri e depositare l'esposto. Come potete notare, nel documento, sono segnati i posti dove mettere i propri dati anagrafici, basta cliccarci su e scriverli. Una volta depositato l'esposto, ne va richiesta una copia per mandarla (basta un'unica pagina dalla quale si evinca l'avvenuto deposito dell'esposto) al seg. numero di fax: 06.87440636".
Testo dell'email da allegare nel corso dell'invio:
Con riferimento alla campagna "Islamizzati o terrorizzati" della Lega Nord Emilia-Romagna. Il comunicato stampa dei promotori della campagna stessi, 14 dicembre 2005, è intitolato e sottotitolato così: "LA LEGA RICOPRE LA REGIONE CON IMMAGINI INQUIETANTI DI ISLAMICI E BOMBE. Campagna shock della Lega Nord Emilia Romagna per dire basta al dilagaredella criminalità degli immigrati islamici" e annuncia una "campagna di comunicazione che coprirà l’interoterritorio regionale con poster e spot radio." Le "immagini shock" menzionate nel titolo affiancano una foto di musulmani che pregano e una micia di bomba accesa. Riccordano altre associazioni di fedeli con attività criminale, ad esempio l'accusa rivolta agli ebrei e ai primi cristiani di sacrificare i bambini. Di conseguenza, questa campagna di odio verso una comunità religiosa è un'offesa a tutti, qualsiasi sia la nostra religione, e anche se siamo atei. Da qui la querela di cui parla l'inoltro sotto. Se desiderate porgere querela contro i promotori di questa campagna odiosa anche voi, la querela tipo è sotto riportata: basta aggiungere i propri dati.
Esposto

Il sottoscritto (digitare qui nome e cognome), nato a (digitare qui luogo e data di nascita) , residente in (digitare qui la residenza completa), difeso di fiducia dall’avv. Lucio Barletta, elettivamente domiciliato in Roma, presso lo Studio Legale Barletta, in Via delle Medaglie d’Oro n. 8;

A carico: Angelo Alessandri, Presidente Federale della Lega Nord e della Lega Nord, con sede in Milano, Via Bellerio 41, in persona del Segretario Federale e legale Rappresentante, Umberto Bossi, nonché di Gianluca Pini, Roberto Corradi e Mauro Manfredini nonché dell’On. Massimo Polledri, committente della campagna murale,.

Premesso che

- In data 14 dicembre 2005, nei locali della Regione Emilia Romagna, secondo quanto riferito dall’agenzia giornalistica ANSA, alcuni eletti del citato movimento o partito politico si sono riuniti per comunicare alla stampa la loro intenzione di dare vita ad una campagna di istigazione all’odio verso i musulmani, equiparando dei fedeli impegnati in attività di preghiera presso un luogo di culto dell’Islam a potenziali terroristi, inserendo nell’iconografia utilizzata per tale campagna la presenza di una miccia (il riferimento è ad un’eventuale bomba) per ingenerare nell’immaginario collettivo della popolazione la percezione dell’indiscussa pericolosità di ogni credente musulmano;

- I quattro sodali hanno anche annunciato, ai medesimi organi di stampa, che alla campagna di manifesti verrà affiancata anche un’analoga campagna da condurre su emittenti radiofoniche, amplificando così l’allarme sociale;

- Appare quindi ictu oculi lampante la subdola manipolazione di cui si rendono responsabili, in concorso tra loro, i sigg. Angelo Alessandri, Gianluca Pini, Roberto Corradi e Mauro Manfredini, nonché l’On. Massimo Polledri, committente della campagna murale, tutti eletti e quindi - esercitando una pubblica funzione legislativa - da considerarsi pubblici ufficiali;

- In proposito, si ricorda che la L. n. 654/75 (c.d. “legge Reale”), all’art. 3 cita testualmente:
3. 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell'attuazione della disposizione dell'articolo 4 della convenzione, è punito:

a) “con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”;

- Inoltre, si aggiunge che il Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero", come modificato dalla Legge n. 189 del 30 luglio 2002 (cosiddetta legge “Bossi-Fini”), in vigore dal 10 settembre 2002.:

1. “Ai fini del presente capo, costituisce discriminazione ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l'ascendenza o l'origine nazionale o etnica, le convinzioni e le pratiche religiose, e che abbia lo scopo o l'effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento, il godimento o l'esercizio, in condizioni di parità, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale e in ogni altro settore della vita pubblica”;

- Si aggiunge inoltre che lo stesso articolo del citato D.L., al 2° comma, lettera a) aggiunge distintamente che:

2. In ogni caso compie un atto di discriminazione:

a) il pubblico ufficiale o la persona incaricata di pubblico servizio o la persona esercente un servizio di pubblica necessità che nell'esercizio delle sue funzioni compia od ometta atti nei riguardi di un cittadino straniero che, soltanto a causa della sua condizione di straniero o di appartenente ad una determinata razza, religione, etnia o nazionalità, lo discriminino ingiustamente”;

- In conclusione, entrambi gli articoli recepiscono le convenzioni internazionali in materia, nella specie autoapplicative, accogliendo quanto disposto dalla Costituzione Italiana, che all’art. 3, 19 e 20 recita testualmente che:

Art. 3

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Art. 19

“Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.

Art. 20

“Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività”.

- si ricorda altresì che l’art. 406 del C.P., che sanziona i delitti contro i culti ammessi nello Stato recita testualmente che:

“Chiunque commette uno dei fatti preveduti dagli articoli 403, 404, e 405 contro un culto ammesso nello Stato, è punito ai termini dei predetti articoli, ma la pena e' diminuita”.

La campagna di odio antislamico promossa dal movimento o partito lega Nord inibisce, se non impedisce di fatto, il naturale svolgimento del culto, offendendo e turbando i fedeli di una delle religioni riconosciute dallo Stato per la quale, con decreto del 10.09.2005, il Ministro dell’Interno ha istituito una Consulta (all. 3), violando il dettato costituzionale e gli artt. dal 403 al 406 del C.P. così come modificato dalla sentenza 508/2000 della Suprema Corte, che dichiarando l’illegittimità dell’art. 402 de facto equipara tutte le religioni.

La norma penale in argomento, si riferiva alla “religione dello Stato”, una nozione, questa, ripresa dall’art. 1 dello Statuto Albertino e ribadita nell’art. 1 del Trattato Lateranense del 1929, che, oltre a essere incompatibile con il principio supremo di laicità dello Stato (quale emerge dalle sentenze nn. 203 del 1989 e 149 del 1995 della Corte costituzionale), é stata comunque superata dalle modifiche concordatarie del 1984; il punto 1 del Protocollo addizionale all’accordo di modifica del Concordato, ratificato con la legge 25 marzo 1985, n. 121, infatti, afferma che "si considera non più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti Lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano”.

- Infine, si ricorda che l’art. 658 del C.P., che definisce il procurato allarme presso l‘Autorità recita testualmente che:

“Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’Autorità, o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da lire 20.000 e 1 milione”.

§§§§§§§§§§§

Tutto ciò premesso e considerato, il sottoscritto ut supra difeso,

espone

nei confronti del Movimento Politico, o Partito, lega Nord, in persona del sig. Bossi Umberto, segretario federale e legale rappresentante della lega Nord, del Presidente Federale Angelo Alessandri e dei consiglieri regionali Gianluca Pini, Roberto Corradi e Mauro Manfredini nonché dell’On. Massimo Polledri, committente della campagna murale, per la diffusione di immagini atte a creare un clima di tensione sociale e suscitare l’odio verso cittadini di religione musulmana, nonché dei terzi corresponsabili, per violazione delle vigenti disposizioni di legge che puniscono sia l’incitazione sia la diffusione di odio razziale e religioso e la discriminazione delle minoranze, nonché per i reati di diffamazione aggravata, mediante attribuzione di un fatto determinato e per ogni ulteriore reato e/o circostanza aggravante che meglio potranno venire ravvisati dall’A.G. procedente, punendosi tutti i colpevoli a norma di legge.

Con riserva di costituzione di parte civile nell'instaurando procedimento penale e di chiamata in causa di ogni parte responsabile ai fini della responsabilità civile.

Infine, per le ragioni su esposte,

SI CHIEDE

il sequestro penale dei manifesti annunciati dai convenuti, quale corpo di reato, così come degli eventuali spot radiofonici/televisivi/internet che propagandino il razzismo, l’antislamismo o l’antisemitismo .

Si chiede, altresì, di essere informati ex art. 408 c.p.p. nella denegata e non ritenuta ipotesi di richiesta di archiviazione, riservandosi di altro produrre e dedurre.
(Firma)

domenica 18 dicembre 2005

Piccoli Balilla crescono

"Eccole, sono loro: le squadre d'azione fasciste. I cosidetti "squadristi". Giovani e impavidi, sprezzanti del pericolo e spesso violenti, sono loro che hanno scritto le prime pagine di storia del Fascismo. Protagonisti indiscussi fino al 28 ottobre 1922, furono lo strumento fondamentale attraverso il quale il Fascismo salì al potere. Erano armati di pistole, pugnali, manganelli e riconoscevano in Mussolini il loro Duce"
La foto dei manganelli, allegata all'articolo di Gramellini
"Non serve attingere alla retorica dell’antirazzismo per narrare le gesta dei tre alunni torinesi di scuola media che riempiono di botte il loro compagno romeno nei bagni. Né ricorrere al sociologismo per ricamare sull’appartenenza dei tre piccoli picchiatori alla buona borghesia della città. Ma l’arma usata dai pargoli, lo ammetterete, merita una segnalazione. Il manganello. In versione aggiornata e allungabile, ma pur sempre manganello. Un pezzo di modernariato che bastona ferite della memoria ancora aperte, come un braccio teso o un pugno chiuso, ma con un accento di cupezza particolarmente bieco. E’ probabile che i manganellatori in erba non sappiano nulla di Farinacci, e del fascismo ignorino l’esistenza oltre che la storia, tanto da rendersi disprezzabili anche agli occhi degli epigoni contemporanei più colti e vitali alla Buttafuoco. Ma i genitori qualche cognizione sommaria del fenomeno dovrebbero averla masticata, anche solo nei libri di Vespa. Se poi, come dichiarato dai ragazzi ai carabinieri, fossero state davvero le madri a fornire alla prole i manganelli «per ragioni di sicurezza», tanto varrebbe portarsi già avanti con l’opera di restaurazione, ubriacandoci tutti di olio di ricino".

Massimo Gramellini, La Stampa, 3/12/2005

"Un ragazzo marocchino di 14 anni e' stato travolto da un' auto, ieri pomeriggio a Torino, mentre fuggiva da una rissa scoppiata su un autobus con altri due minorenni italiani. Si trova ricoverato al San Giovanni Bosco con fratture multiple. Secondo Sued, presidentessa dell' associazione marocchina ''Diafa'', il ragazzino sul bus sarebbe stato oggetto di una vera e propria aggressione, a suon di bastoni. Il minorenne, Elmehadi, 14 anni, attorno alle 17.30, era sul bus di linea numero 52 in compagnia di un connazionale piu' o meno della stessa eta' e di un educatore dell' associazione ''Diafa'' che li aiuta a fare i compiti di scuola e li segue nelle attivita' ricreative. Ad un certo punto, per motivi banali legati alla presenza di alcune ragazze, i due marocchini da una parte e i due italiani dall' altra avrebbero iniziato a litigare. Questi ultimi avrebbero tirato fuori dei bastoni e cominciato a picchiare i loro coetanei marocchini. Chiamati dall' autista, i carabinieri sono intervenuti al capolinea: Elmehadi e' riuscito ad allontanarsi, prima di essere linciato da una cinquantina di amici degli aggressori, accorsi sul luogo gridando "Tornatevene in Marocco, non invadete il nostro territorio". Il fuggitivo però e' stato travolto da un'auto. "Credevo volesse suicidarsi" dice l'autista. Soccorso dal 118, e' stato portato in ospedale. Elmehadi, a Torino assieme alla madre e a due fratelli, frequenta la terza media e gli operatori di ''Diafa''. ''E' sempre tranquillo, sereno, senza problemi di inserimento - racconta Sued - Lo stiamo aiutando soltanto per metterlo al passo con i programmi scolastici''.

14 dicembre 2005

Lavoro in una scuola. Giorni fa un problema: due ragazzi (Italiani) in cortile hanno sputato in faccia un altro ragazzo (Italiano anche lui). Gli insegnanti, allertati dalla denuncia della madre del ragazzino che era stato sputato, si sono riuniti in consiglio straordinario e nel corso di esso è emerso pure che gli stessi, ed altri ancora, disturbavano le ragazze, sgonfiavano o bucavano le ruote delle biciclette parcheggiate, e varie altre cose tipiche degli adolescenti. Gli insegnanti hanno deciso di sollecitare una discussione in ciascuna classe cercando di far intervenire spontaneamente gli "aggresori". Il compito era affidato a ciascun coordinatore di classe.Coordino una prima media, per cui è toccato anche a me intervenire. Ho eseguito, e mentre esponevo i fatti senza citare né "aggressori" né "aggrediti", D. (Marocchino) - un diligentissimo bambino di appena undici anni - alza la mano per parlare, e disperato e con gli occhi pieni di lacrime, dice: "Io e mio fratello non possiamo essere stati perché appena suona la campanella dobbiamo correre a prendere l'autobus e non possiamo fermarci in cortile neanche un minuto". Istintivamente non ho potuto fare altro che sorridergli e tranquillizzarlo, dicendogli che nessuno aveva pensato a lui e a suo fratello, ma subito dopo sono stata assalita da un'amarezza forte che molto presto si è trasformata in rabbia. Perché un bambino, che tra l'altro ha un senso di responsabilità enorme, deve vivere la propria infanzia con la paura (piangeva perché aveva paura!) di essere individuato come responsabile delle nefandezze di chiunque al punto di pensare di dover continuamente giustificare la sua pacifica fanciullezza?E non mi si venga a dire che si tratta di un problema che riguarda solo D. e la sua sensibilità, perché non è così: quella che per lui è stata paura per un fenomeno relativamente non grave, per gli adulti immigrati, quali possono essere anche i suoi genitori, è paura di essere sospettati ed additati per vicende molto più gravi........abbiamo parlato degli stereotipi......ne avevano discusso anche in disegno......ne abbiamo parlato anche a proposito della geometria: la retta che loro dicono essere orizzontale, verticale o obbliqua a seconda di come la orienti nella lavagna, oppure del quadrato che vedono rombo se lo appendi per un vertice anziché per un lato.Non sto facendo, e non volevo fare con loro, una lezione di geometria, ma mostrare come qualsiasi cosa può sembrare un'altra se la si guarda sempre e solo secondo un unico punto di riferimento....e si stravolge la realtà.

Cocco, lettrice del blog

venerdì 16 dicembre 2005

Spirito Olimpico

Berlino, 1936 - "La capitale del mondo" era pronta al grande evento. Il maestoso stadio olimpico si ergeva dall'alto dei suoi settantasette milioni di marchi pagati dalla Reichbank. Goebbels era tranquillo e rilassato. Il suo sogno si stava realizzando. Secondo i suoi conti, nei giorni delle Olimpiadi si sarebbero incassati in valuta estera l'equivalente di cinquecento milioni di marchi. Negli ultimi giorni la popolazione di Berlino era triplicata. La stazione brulicava di persone arrivate in città grazie a migliaia di treni speciali. Nello stadio costruito dall'architetto Werner March, fece la sua apparizione il tedoforo. Le telecamere della Reifenstahl ripresero con dovizia di particolari ogni singolo movimento dell'atleta. La folla, alla sua vista, smise gli incitamenti; quasi non respirava. L'uomo che portava la fiaccola accesa a Olimpia vestiva di bianco con l'aquila nera tedesca. Salì i gradini in cemento grigio chiaro e accese il tripode. In un apposito palco Hitler osservò i gesti del tedoforo e, quando la fiamma cominciò a innalzarsi, con un gesto imperiale aprì gli undicesimi giochi olimpici tra gli applausi della gente. Goebbels osservò con soddisfazione gli eventi, ma presto il suo giocattolo si ruppe. La dimostrazione all'intera umanità della potenza del popolo ariano venne improvvisamente meno. L'atleta Jesse Owens corse i cento metri in dieci secondi e due decimi, battendo il record del mondo. E poi via via, l'americano infranse un record dopo l'altro fra la costernazione del ministro della propaganda nazista e del suo Führer. — Quel maledetto negro! — si lasciò sfuggire quest'ultimo".

Novara, 2005 - Nel capoluogo governato dalla Lega, l’amministrazione provinciale di centro sinistra designa cinque extracomunitari come tedofori per le olimpiadi di Torino e scoppia il caso politico. Chiedono spiegazioni con un’interrogazione a palazzo Natta i consiglieri di Fi e Udc. Parla di provocazione politica il sottosegretario leghista Roberto Cota e scrive al presidente del Coni Petrucci ed al sottosegretario Pescante. Protestano i parlamentari Daniele Galli (Fi) e Gianni Mancuso (An). Accusano la Provincia di «avere operato una scelta che alimenta il razzismo» e denunciano l’avvio di una «politica di dicriminazione». Il consigliere regionale di Fi Gaetano Nastri annuncia un’interrogazione alla Giunta. Vuol sapere perché «i cinque tedofori designati siano ritenuti “emblematici”». Si dice «addolorato» l’olimpionico della scherma Paolo Milanoli assessore allo Sport del comune di Novara designato dalla Lega «Una decisione sbagliatissima quella della Provincia che fa entrare la politica nello sport» conclude amareggiato Milanoli. Ma vediamo chi sono i cinque tedofori designati. Lesbir El Garras marocchino è un operaio di 51 anni che vive a Novara da 33 anni ed è il presidente del Centro Culturale Islamico. Ana Teresa Attila Mrau Quispe è una studentessa peruviana di 13 anni. Ferdinand Prosper Elombo Soppo camerunese di 38 anni dell’associazione Asafitaly. Micheline Bancouly ivoriana di 31 anni è attivista nel terzo settore e volontariato. Lin Ling Sheng cinese di 40 anni è una mediatrice interculturale. La designazione è stata fatta dall’assessore Marina Fiore (comunisti italiani) che difende così la sua scelta condivisa anche dal presidente diessino Sergio Vedovato «Dalla Regione abbiamo avuto la richiesta di designare cinque tedofori che non fossero rappresentanti dello sport, perché ad altri spettava questo compito, ed esponenti della politica. Così abbiamo pensato di interpretare in modo autentico lo spirito originario delle Olimpiadi che, fin dall’antichità, volevano diffondere gli ideali di fratellanza fra i popoli, solidarietà, lealtà, coraggio di apertura al mondo. Cessavano addirittura le guerre. Questo è anche lo spirito con cui De Coubertin ha ripreso le olimpiadi dell’epoca moderna. Abbiamo proposto la designazione di cinque cittadini del mondo che vivono nella nostra provincia, per sottolineare il carattere internazionale dei Giochi e lo spirito di apertura, tolleranza e fratellanza. Abbiamo voluto veicolare la testimonianza di integrazione di cinque persone che vivono in provincia». Una decisione che sta scatenando una serie di reazioni a tutti i livelli partite dall’olimpionico Milanoli che si dice indignato e sollecita un intervento del Coni. «Meraviglia che sia Milanoli a parlare di intromissione della politica nello sport, proprio lui che è passato dal podio olimpico allo scranno del Comune facendo dello sport il trampolino di lancio per entrare in politica». El Garras è certamente il personaggio più noto in città dove risiede da 29 anni. Qui sono nati anche due dei suoi tre figli. «Non mi sono proposto io, mi hanno chiamato loro. La cosa mi fa piacere ma se la mia presenza è motivo di polemica e di scontro mi faccio volentieri da parte, ci vadano pure gli italiani».

Rassegna Stampa Mezzaluna d'Oro

Dall'alto a sinistra, in senso orario: Il presidente della Commissione Pace del Comune di Firenze, Marzullo, in rappresentanza del Sindaco Domenici, Il sindaco di Marano, Mauro Bertini, il sottoscritto, le tre bambine che hanno ritirato il premio a nome del Giudice Forleo, la piccola Oriana Napoli, la giornalista Angela Lano. A consegnare il premio è l' "Imam Italiano", Feras Jabareen.

Il 7 dicembre 2005, presso il Teatro Dal Verme, il Comune di Milano premiava con l'Ambrogino d'Oro (massima onorificenza cittadina milanese) - tra gli altri - Oriana Fallaci (proposta dalla Lega Nord) e Magdi Allam (proposto da Forza Italia). Eppure l'impegno di entrambi questi discutibili personaggi nel diffondere l'islamofobia in Italia è innegabile. In effetti, tali assegnazioni hanno suscitato non poche polemiche politiche e mediatiche, con una discussione in consiglio comunale milanese che è durata fino alle cinque del mattino prima che l'opposizione (di sinistra) decidesse di abbandonare la sala al momento della votazione. Il giorno dell'assegnazione, il premio Nobel Dario Fo - con altri intellettuali - ha protestato fuori dalla sede del teatro dove si svolgeva la cerimonia di premiazione. In segno di protesta, alcuni premiati, fra cui i lavoratori del Teatro La Scala, hanno rifiutato l'onorificenza meneghina mentre i rappresentanti dell'opposizione di sinistra hanno abbandonato il tavolo delle autorità o deciso di boicottare l'evento. Nello stesso giorno però, a Palazzo Vecchio, sede del Comune di Firenze, si è svolta un'altra manifestazione simbolica, definita da alcuni media come una protesta contro l'Ambrogino se non un vero e proprio affronto: sono stati assegnati i premi "Mezzaluna d'Oro" al sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, a quello di Marano, Mauro Bertini, al giudice Maria Clementina Forleo, al sottoscritto, alla giornalista e scrittrice Angela Lano e alla giovane Oriana Napoli, giovane vittima di alcuni bulli razzisti, a Biella. La contemporaneità delle due manifestazioni, le motivazioni espresse dalla Iadl (Islamic Anti Defamation League), ente organizzatore della manifestazione, circa la concessione del premio al Sindaco Domenici "per aver tenuto una posizione ferma e coerente contro ogniprovocazione e pressione per la concessione di onorificenze a chi invece dell'incontro tra civilta' privilegia lo scontro tra le stesse decidendo dinon premiare il razzismo antislamico ed antisemita" hanno scatenato un'ondata di sdegno da parte di alcuni movimenti politici e dai loro quotidiani (Il Giornale, La Padania, Libero, L'Opinione e Il Foglio), ovvero gli stessi che hanno sponsorizzato la Fallaci per l'Ambrogino.

Perché ho accettato il premio?

Anche se Magdi Allam, all'epoca Vicedirettore del Corriere della Sera e attualmente (2010,ndr) Europarlamentare, mi ha stranamente definito nel suo romanzo "Io amo l'Italia", edito dalla Mondadori, come "esponente della IADL", che secondo lui sarebbe un "tribunale di inquisizione islamica", tengo a precisare che non ricopro né ho mai ricoperto nessun incarico in seno alla stessa. La mia fu una nomina onoraria, equivalente a quella assegnata ad altri premiati - a cominciare dal Sindaco di Firenze Leonardo Domenici - poiché le mie idee sul ricorso alla legge italiana per stroncare il razzismo hanno sicuramente contribuito alla sua nascita.

Detto questo, però, non capisco perché la Islamic Anti Defamation League sarebbe un "tribunale di inquisizione islamica" mentre la sua ben più antica sorella, l' associazione a cui la IADL si è ispirata, ovvero la "Anti Defamation League" dei fratelli ebrei non viene definita un "tribunale di inquisizione ebraica". La Lega Anti-diffamazione Islamica ha infatti lo scopo statutario di difendere le minoranze in generale e il buon nome dei musulmani in particolare ricorrendo alla costituzione e alla legge italiana.

Nel quadro di questa attività, ha organizzato principalmente due eventi che hanno suscitato grande clamore mediatico: l'assegnazione della "Mezzaluna d'Oro", appunto, e il convegno interreligioso organizzato presso la Sala delle Colonne del Parlamento. Due eventi che hanno scatenato le reazioni della destra ma anche un appassionato dibattito pubblico.

Questi sono in realtà, i motivi per cui la IADL fu descritta all'epoca - e con grande disinvoltura - come associazione illegale se non terroristica dai quotidiani: La Padania, Libero, L'Opinione, Il Giornale, Il Foglio, dall'aggregatore neocon Tocqueville e un certo numero di blog di esaltati di destra e - non per ultimo - dal famigerato Magdi Allam. A mettere la parola "fine" a queste ridicole accuse è stato l'Onorevole e già ministro Giovanardi, rispondendo ad un'interrogazione parlamentare della Lega Nord in cui ha enunciato:

"Per quel che riguarda l'associazione Iadl (Islamic anti defamation leaugue), costituita nel luglio scorso e con sede a Roma, segnalo che la stessa ha fra i propri fini statutari quello di difendere, nello spirito della Costituzione italiana, i musulmani e le altre minoranze presenti nel territorio nazionale. Oltretutto, si sa benissimo che gli autori degli scritti e dei comunicati diffusi dall'associazione medesima possono far uso di pseudonimi, i quali, però, debbono trovare riscontro nei libri sociali affinché sia comunque consentita l'individuazione per fini legali."

Di seguito la completa rassegna stampa dell'evento.
Il premio sulle agenzie e siti:
Il Corriere della Sera
La Repubblica
Il Giornale
Libero:
La Padania:
Il Corriere di Firenze:
Il Manifesto:
La Nazione:
Il Foglio:
L'Opinione:
Metropoli Day: