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sabato 14 gennaio 2006

Colpiti da una fattah

Uno sport praticato da quasi tutti i neocon, anche quelli più insignificanti, che si occupano - o fanno finta di occuparsi - di Islam e di musulmani è quello di fingersi vittime di qualche letale minaccia incombente che richieda la mobilitazione e l’indignazione dell’intera società, più precisamente una “fatwa”. Un meccanismo perfetto e collaudato: il neocon copre i musulmani di ogni sorta di contumelie, contribuisce a creare allarme sociale, istiga alla loro espulsione se non al loro genocidio, e non appena gli viene fatto notare che ciò che sta facendo è razzismo e diffamazione perseguibile dalle Legge (italiana, mica “islamica” come sono soliti sostenere), si mette a strillare di essere rimasto vittima di una “fatwa”. In realtà, più che da una fatwa, questi sembrano colpiti da una fattah, tipico piatto della cucina araba. Solo così si spiegherebbe come facciano a far passare qualsiasi critica o analisi espressa da un musulmano (unica condizione sufficiente e necessaria) per una pericolosa minaccia o un odioso ricatto. Quest’ultimo, per esempio, è il tipico atteggiamento della Cialtrona di Via Bellerio, alias Stefania Atzori. Ma la Atzori, come è ben noto, non ha minimamente il senso della misura: una giusta battaglia contro leggi ingiuste in materia di affidamento famigliare - di cui sono vittime sia le donne musulmane che le occidentali che sposano musulmani – e attualmente in corso di cambiamento in alcuni paesi (in Egitto fino a poco tempo fa i figli venivano affidati dall’età di sette anni al padre, ora a 15-18 anni dopo aver chiesto loro con quale dei genitori vorrebbero stare) è stata trasformata in una paziente e sapiente opera di diffamazione contro un’intera comunità e un’intera religione. L’operato di organizzazioni che si ispirano alla costituzione e alla legge italiana per combattere la discriminazione razziale e religiosa vengono da lei descritte come protagoniste di un progetto di eversione islamista ispirata alla Sharia. Le critiche al suo prodotto, quel libro-flop in cui ha raccontato la sua “vita in seno all’Islam” diventano diffamazione della sua “vita privata” e persino l’affettuoso aggettivo “Cialtrona” che si è meritata per avermi dipinto come un facinoroso jihadista che emana condanne a morte virtuali diventa un’inaccettabile “insulto”. Fossero questi gli insulti…

Porto la Cialtrona come esempio perché il suo è il tipico atteggiamento neoconnard: Se un musulmano afferma che “ciò che è successo nelle banlieues parigine potrebbe ripetersi anche in Italia se non si sana la situazione”, egli non sta facendo un’analisi sociale e non si tratta nemmeno dell’accorato appello di un immigrato preoccupato per le ricadute di un simile disastro, no: egli è un pericoloso terrorista, un odioso ricattatore, che sbandiera una guerriglia urbana per intimidire il popolo italiano e ottenere non si sa quali concessioni. Se un responsabile politico italiano, ma musulmano, afferma che l’emarginazione del mondo delle moschee nel processo di integrazione e di dialogo con l’Islam potrebbe creare isolamento e ghettizzazione, col rischio di alimentare il terrorismo (è il caso di Ali Baba Faye), egli non sta facendo un’analisi politica, bensì sta minacciando - e neanche tanto velatamente - l’Italia, ricattandone le istituzioni e il popolo. Partendo dal presupposto che “ogni musulmano è un potenziale, e manco tanto potenziale, terrorista”, i neocon sostengono che la semplice critica di un musulmano nei confronti di qualcuno sia di per sè sufficiente affinché schiere di facinorosi tagliagole si mettano a cercare il malcapitato per ucciderlo. Ogni musulmano che apre bocca è un Khomeini in miniatura, e quindi il suo parere negativo nei confronti di una pubblicazione o di un servizio è automaticamente un invito implicito a sbarazzarsi dell’autore. Ovviamente seguono gli Al Zarkawi in miniatura che, a frotte, cercano di applicare la condanna. Ma la cosa più assurda è che queste stesse “Vittime della Domenica”, colpite da fatwe e minacce varie che esistono solo nelle loro menti, minaccino di morte, espulsione e altro pacifici e inermi cittadini e immigrati che denunciano il razzismo o esprimono legittimamente un’opinione, anche se a volte in toni spinti, ma chiaramente satirici.

Dipende ovviamente da chi è l’interlocutore: se è un extracomunitario, funziona il repertorio del “Stai attento, domani ti denunciamo, anche su basi false, e ti sbattono fuori”, se è italiano allora, “Nessuna pietà per chi non si ribella alla barbarie islamica”. La “barbarie islamica” è, manco a dirlo, la giusta protesta di un immigrato contro la discriminazione o la denuncia del razzismo di Oriana Fallaci. Di questa gentaglia ne abbiamo visto, nel corso dei mesi precedenti, una sfilza: Stefania Lapenna, una studentessa di Cagliari, Adriana Bolchini di professione Maga Lisistrata (quest’ultima andrebbe processata per abuso della credulità popolare, mica per le sue “dotte” opinioni sull’Islam) e altri ancora. L’ultimo della categoria è tal Alessandro del Noce, gestore del blog Controcorrente che oltre a esibire orgogliosamente il “Nessuna pietà per chi non si ribella alla barbarie islamica” sul proprio blog ha pubblicato due lettere (che sostiene di aver ricevuto) in cui i navigatori venivano esortati a “cancellare dalla faccia della terra” due bloggers, Dacia e Lia, ree di aver espresso un’opinione nel merito della quale non vorrei nemmeno entrare. Guarda caso si tratta dello stesso individuo che ha co-firmato con la Atzori la prima petulante petizione contro la IADL (vedi Faq a destra), l’organizzazione dedita alla difesa della reputazione delle minoranze religiose ferocemente diffamata (con conseguente denuncia) dalla stessa Atzori sul quotidiano delle bufale, detto La Padania. Ventiquattro ore dopo, un’insegnante esaltata diffonde il nome e cognome di Lia, indicando che vive a Milano. In passato, altri – incluso il sottoscritto – hanno pubblicato alcuni nomi e cognomi di persone che insultavano o offendevano gratuitamente: alcuni di loro hanno volontariamente indicato chi erano firmando appelli e mail deliranti che giravano su internet o segnalando i propri siti personali su cui quei dati erano pubblicati, altri scrivevano dai computer dei propri luoghi di lavoro, coinvolgendo il buon nome delle aziende presso cui avrebbero dovuto impiegare il tempo per produrre. Ma mai e poi mai, nessuno si è permesso a scavare negli “elenchi telefonici del Piemonte” come fece un tale Marcello Giuggioli con il sottoscritto (e non si sa a che pro visto che il mio nome e cognome sono indicati chiaramente su questo blog). Né mai si è osato svelare le loro identità contemporaneamente ad un’esortazione all’omicidio, anche se cialtrone e giullari hanno provveduto lo stesso, in altre occasioni, a trasformare innocue frasi in oscure intimidazioni e sottili complotti.

Visto che siamo in tema di “minacce”, quello che segue è solo un breve elenco delle minacce ricevute, che spaziano dalle false denunce alla violenza fisica, che sia io che Dacia Valent abbiamo ricevuto in questi mesi. Niente a che vedere con le “fatwe” che la plebaglia neoconnard sostiene di aver ricevuto senza uno straccio di prova: “okkio perchè, come ti ho già scritto, se per sbaglio qualcuno denunciasse te PER UNO DEI REATI PREVISTI DAGLI ARTT. 380/381 CPP, ti ritroveresti senza soggiorno e rispedito a casuccia (l'energumeno Castruccio) Sceriffo dei miei stivali: non ho nessuna paura, tantomeno di un'individuo come te che ha solo il permesso di soggiorno (Stefania La penna) "Massacratela quella scrofa selvatica" (Anonimo commentatore parlando di Dacia Valent) mi piacerebbe che le massacrassero i figli a botte (Un altro anonimo commentatore sul forum di Thank You Oriana) ecc ecc. Questo per non parlare della campagna di diffamazione che Stefania Atzori ha condotto su La Padania, finalizzata appunto a fornire supposte prove alla pericolosità dei soggetti indicati incoraggiando di conseguenza gli atteggiamenti intimidatori di cui sopra. E’ davvero singolare, e persino divertente, constatare come gli unici ad aver ricevuto minacce e intimidazioni vere e concrete in questi ultimi mesi, e senza bisogno di arrampicarsi sugli specchi e armarsi di dizionari di metafore e sinomini per dotte disquisizioni sulle corde lunghe e le corde corte, siano stati proprio quelli accusati di sostenere la “barbarie islamica” e di emanare condanne a morte virtuali. Oggi, Lia di Haramlik ha ricevuto le scuse pubbliche e ufficiali di chi si è prestato a diffondere i suoi dati contemporaneamente ad una concreta e assolutamente non inventata minaccia di morte. Alessandro del Noce, che ha pubblicato le mail intimidatorie sul suo blog ha cancellato i messaggi. Questo risultato, come altri, è il frutto di una mobilitazione generale che ha coinvolto decine e decine di navigatori che hanno diffuso la notizia e protestato vivacemente. Mi auguro che questo movimento, fatto da persone che seguono quotidianamente e con interesse fonti alternative di informazione, rimanga vivo e all’erta. Affinché vinca il Diritto e non l’illegalità. Affinché vinca l’onestà e non la menzogna. Ricordatevi sempre, come recita l’homepage di questo blog: “Il mondo va avanti solo a causa di quelli che si oppongono”.