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lunedì 23 gennaio 2006

Con Assia Djebar

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Fatma-Zohra Imalhayène, in arte Assia Djebar, scrittrice, cineasta e Silver Chair Professor alla New York University, nasce a Cherchell in Algeria (l’antica Cesarea dei tempi romani che per cinque secoli fu la capitale della Mauritania) il 30 giugno del 1936, a un centinaio di chilometri a ovest da Algeri. La famiglia appartiene alla piccola borghesia tradizionalista. Il padre compie gli studi da insegnante all’Ecole normale musulmane. Tra gli antenati da parte di madre si trova il bisnonno Malek Sahraoui el Berkani, che nel luglio 1871 capeggia una ribellione contro i francesi e muore in combattimento il 2 agosto 1871. Fatma-Zohra frequenta la scuola coranica e quella francese di Mouzaïaville (ora Mouzaïa) nella Mitidja. L’esperienza che la segna maggiormente è la lettura, a 13 anni, de La Correspondance d’Alain Fournier et de Jacques Rivière, la storia di due giovani studenti di 18 anni che scoprono Gide, Claudel, Giraudoux. Grazie a questo libro comincia a farsi strada precocemente la consapevolezza di una differenza nell’esperienza letteraria: ci sono libri di evasione e libri di formazione. Secondo la testimonianza della stessa Djebar, la sua vocazione letteraria risale alla primissima infanzia, verso i 3-4 anni, vocazione che è innanzitutto amore per la complessità, per ciò che non si comprende della letteratura per i “grandi” e che fa desiderare essere “grandi”, grandi abbastanza per comprenderla. L’opera della Djebar spazia dalla poesia, ai drammi, ai racconti, ai romanzi, ai saggi. Nel 1979 vince il premio della critica internazionale alla Biennale di Venezia con il suo film La Nouba des Femmes du Mont Chenoua.

Fatma-Zohra studia e si forma durante gli anni della guerra anti-coloniale algerina (1954-62). E' stata la prima donna algerina ad essere ammessa alla Scuola Normale Superiore di Parigi nel 1955. Nel 1957 pubblica il suo primo romanzo, La Soif, con lo pseudonimo di Assia Djebar. E’ subito un grande successo in Europa e negli Stati Uniti. Nel 1958 si laurea a Tunisi e pubblica il suo secondo romanzo Les Impatients. Con l’indipendenza dell’Algeria, arriva anche la difficoltà a pubblicare le sue opere e l’esilio a Parigi. I nazionalisti algerini la condannano perché scrive in francese, la lingua dei coloni, e non in algerino. Segue un silenzio di dieci anni rotto finalmente da una raccolta di racconti (Les Femmes d'Alger dans leur appartement). La scrittrice quarantenne accetta completamente il fatto di scrivere in francese pur sentendosi profondamente algerina. Femmes d’Alger denuncia l’alienazione del femminile attraverso la strumentalizzazione politica e religiosa della donna. Dagli anni ’80 la Djebar diventa il punto di riferimento femminista della letteratura nordafricana, testimone della battaglia contro la regressione e la repressione sempre in agguato. Durante la guerra civile algerina le donne senza velo e le intellettuali “occidentalizzate” vengono assassinate senza pietà. Quando si tratta di torturare gli aguzzini praticano l’uguaglianza. Questa atroce consapevolezza si riflette nelle sue opere e nel suo impegno. Negli anni ’90, mentre in Algeria infuria la guerra civile, decide di trasferirsi negli Stati Uniti per dirigere il Centro di Studi Francofoni della University of Louisiana Baton Rouge. Dall’autunno del 2001 insegna lingua e letteratura francese alla New York University. Già candidata al premio Nobel per la letteratura, è stata insignita nel 2000 del Premio per la pace dei librai ed editori tedeschi e nel 2005 eletta membro dell'Académie française: è una delle quattro donne-membro dell'Académie, e la prima personalità araba ad ottenere l'ingresso in questa prestigiosa istituzione.