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giovedì 26 gennaio 2006

E allora?

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Ha vinto Hamas. Ha vinto Hamas!
Lo ripetono, strabuzzando gli occhi, bande incredule di neconnard. E allora ripetiamo con Lia: "Ripeto ciò che ho già detto a suo tempo, quindi, e propongo un gioco: li vogliamo andare a vedere, i pronostici neoconi del 2003, del 2004, sul futuro del Medio Oriente?Le vogliamo ripescare, le pensose analisi degli esperti bloggatori di allora, giusto per domandargli quale delle loro profezie si è avverata?Sarebbe interessante.Perché ne avessero azzeccata una, santo cielo. Epperò, niente da fare, parlano ancora. Pontificano ancora. Continuano a puntare il dito contro chi gli dà torto, impermeabili ad ogni principio di realtà. Invece di darsi all'ippica, all'arredamento o all'uncinetto, nobili attività in cui farebbero meno danni e sarebbero infinitamente più utili alla collettività". Sono anni e mesi che diciamo infatti che se un giorno dovessero esserci elezioni libere in uno qualsiasi dei paesi del Medio Oriente - Egitto e Palestina in primis - finirebbero per regalare la vittoria ai movimenti islamisti. Il sottoscritto scrisse questo in un articolo datato 5 febbraio 2005 pubblicato su Aljazira.it mentre i cosiddetti esperti titolavano dalle pagine dei quotidiani che le elezioni democratiche l'Occidente avrebbe dovuto esportarle anche a suon di bombe e di sanzioni, come ha fatto in Iraq (trasformando la spregevole dittatura laica in una prossima teocrazia iraniana). Lo scrissi proprio mentre i cosiddetti esperti quasi supplicavano Bush di muovere gli eserciti per democratizzare il resto del Medio Oriente salvo mettersi ora a piagnucolare dopo che si sono resi conto che la tanto desiderata democrazia stava andando in una direzione contraria alle loro aspettative.
Lo vogliamo rileggere quello che avevo scritto? "Che fine farebbe l'Egitto all'ombra delle tanto acclamate "elezioni libere"? Si dovrà riconoscere ufficialmente l'organizzazione dei Fratelli musulmani, tanto per far un esempio. Peccato che sia stata demonizzata dagli stessi personaggi che sollecitano le riforme democratiche. Nascerebbe una miriade di partiti di ispirazione islamica - da quelli moderati a quelli intrasigenti - che farebbero man bassa della quasi totalità dei voti. E non è che la loro politica nei confronti degli Stati Uniti o di Israele cambierebbe. Come minimo, si assisterà ad un notevole regresso nelle relazioni diplomatiche egiziano-statunitensi ed egiziano-israeliane. A volte non si capisce se questi individui (quelli che stanno alla Casa Bianca o sul libro paga della stessa) siano consapevoli delle conseguenze delle loro azioni, spesso in contraddizione tra di esse. Viene il sospetto che non siano altro che agitatori professionisti che vorrebbero, come dice il proverbio egiziano, "il funerale per battersi il petto fino alla sazietà" ['Ayez ganaza w yeshba' fiha latm, n.d.r.]". Lia, segnalando l'articolo, scrisse di rimando: "Così come a Gaza votano per Hamas, qui in Egitto voterebbero, con tutta probabilità, per i Fratelli Musulmani. "Con che percentuale vincerebbero, secondo te?" chiedevo poco fa all'amico islamista. "Bah, secondo me un 60% ci starebbe tutto." diceva lui.Ma te lo dice chiunque, proprio. E Israele? Che sentimenti esprimerebbe verso Israele un governo democraticamente eletto? E verso la politica americana?Io lo so, che queste cose le ho scritte un milione di volte. Ma, giuro, leggere i discorsi "pro-democrazia in Egitto" fatti proprio da coloro che hanno tutto da guadagnare dalla sua assenza mi fa un effetto troppo strano".
Ieri hanno votato per i Fratelli musulmani, oggi hanno votato per Hamas.
E allora?