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domenica 29 gennaio 2006

E' successo l'altro-ieri

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Il 27 gennaio scorso, l'Europa ha celebrato la Giornata della Memoria. Come al solito riaffiorano le stesse domande e gli stessi dubbi : che senso ha ricordare il passato? Ebbene, la prima ragione per cui lo si dovrebbe ricordare è che questo cosiddetto passato si è consumato appena sessant'anni fa, nel cuore dell'Europa "civile e democratica". La seconda è che, come disse Primo Levi, "è successo, quindi potrebbe succedere ancora": potrebbe soprattutto succedere con chiunque, in particolar modo con qualsiasi minoranza si ritrovi sfortunatamente al centro di losche manovre mediatico-politiche tese a conservare o consolidare i poteri costituiti in Occidente, specie se funzionali al piano neoconservatore d'Oltreoceano. La Giornata della Memoria dunque, oltre a ricordare l'Olocausto, ricorda anche che qualcuno, per i propri interessi strategici - nella fattispecie i Nazi-fascisti e i loro più disparati complici e collaboratori - ha tentato di cancellare un'intera minoranza dalla faccia della terra adducendo come motivo la religione da essa professata, assimilata per l'occasione ad una "razza" separata e degenerata, incline ai complotti e alla dissimulazione.
Come ebbi occasione di ricordare alcuni giorni fa, la Giornata della Memoria è una ricorrenza molto particolare, che persino gli arabi dovrebbero commemorare: si tratta, in effetti, della prova concreta dell' inesistenza delle cosiddette radici giudaico-cristiane dell'Occidente di cui alcuni vanno cianciando a sproposito in questi ultimi anni, contrapposta alla reale e tangibile esistenza di una comune civiltà giudaico-islamica, o quanto meno una pacifica e proficua convivenza tra le due fedi fino al 1948, data che segna l'inizio di una situazione politica difficile in Medio Oriente creata dalle dinamiche che hanno portato alla nascita dello stato d'Israele. Un altro motivo per cui gli arabi dovrebbero commemorare la Giornata della Memoria, è il significato attuale che questa ricorrenza ricopre per le stesse minoranze musulmane che vivono in Occidente e che dall'11 settembre soffrono forme striscianti o palesi del fenomeno dell'anti-islamismo (che sarebbe meglio definire in questo contesto come "antisemitismo", essendo semiti anche gli arabi): non si possono in effetti passare sotto silenzio o nell'indifferenza generale i manifesti, gli slogan, le dichiarazioni o le iniziative impregnate di razzismo e incitazioni alla violenza che in questi ultimi anni hanno avuto per oggetto la minoranza musulmana, tutte azioni palesemente e spudoratamente ispirate al Nazismo nella sua forma più becera e pericolosa.
Ovviamente i protagonisti e i promotori di questo ritorno al passato, che poi è di soli sessant'anni fa come sopra precisato, negano l'evidenza: la propaganda nazista oggi è diventata "libertà di espressione" e "denuncia del fondamentalismo". E così, impunemente, si può affermare - come fa Ida Magli - che "i musulmani possiedono enormi ricchezze con le quali comprano le nostre aziende, le nostre case, i nostri negozi, i nostri territori, le nostre banche, i nostri giornali" esattamente come - appena sessant'anni fa - il Fuhrer dichiarava che gli ebrei possedevano e accumulavano richezze daneggiando l'economia e l'identità del Reich. Una cialtrona qualsiasi può imbastire un blog dove raccatta il peggio delle esternazioni e delle stranezze fondamentaliste disponibili sul web, magari condite da un po' di falsità e da alcune strumentalizzazioni, esattamente come - appena sessant'anni fa - i gerarchi del Reich allestivano le mostre sulle degenerate e perverse consuetudini della "razza israelita" estrapolando massime del Talmud o inventando minacce. Si tapezzano le città con manifesti che ritraggono i musulmani in preghiera definendoli palesemente come terroristi e ci si vanta della chiusura delle moschee, esattamente come - appena sessant'anni fa - si affiggevano i manifesti con la faccia del "giudeo" e ci si vantava di aver distrutto qualche sinagoga.
Solo delle persone in malafede possono negare che oggi sia in atto una campagna istituzionalizzata da parte di alcuni movimenti tesa ad alimentare e proteggere questa propaganda, che poi sfoccia in appelli per l'espulsione in blocco dei musulmani (in altre parole: evacuazione o deportazione, gli stessi termini usati nella burocrazia nazista) o il loro bombardamento ed arbitraria reclusione (ovvero la loro eliminazione, come accadeva nei campi di concentramento). In Francia la Commissione consultiva sui diritti umani, incaricata ogni anno di fare il punto sugli episodi di antisemitismo nel paese, ha registrato alcuni atti vandalici contro cimiteri ebraici e, nello stesso periodo contro cimiteri musulmani, attributi all'estrema destra. L'unico episodio di antiebraismo ascrivibile ai musulmani che si è "verificato" due anni fa si è rivelato una montatura: la giovane che aveva denunciato di essere stata aggredita da un gruppo di marocchini era una mitomane. False aggressioni contro gli ebrei ce ne sono state anche altre come quella del rabbino Fahri o quella che ha coinvolto la scuola ebrea di Gagny, a cui la stampa francese ha riservato una copertura spropositata. "Distante - afferma Nacèra Benali, autrice di "Scontro tra inciviltà" - da quella riservata agli atti di razzismo verso la comunità maghrebina in Corsica che negli ultimi anni hanno conosciuto uan recrudescenza inquietante, tanto da portare il 24 ottobre 2004 più di 2000 maghrebini a manifestare per le strade di Ajaccio contro questo fenomeno". Un rapporto del Collectif contro l'Islamophobie en France denuncia che tra l'ottobre 2003 e l'agosto 2004 vi sono stati ben 182 episodi di violenza contro la comunità marocchina, 28 moschee devastate e 11 cimiteri musulmani sono stati oggetto di atti vandalici. Il rapporto dell'Unione Europea sull'Italia mette in evidenza che che i rari episodi di ostilità contro gli ebrei erano opera di gruppi dell'estrema destra italiana, e nessuno di essi era ascrivibile a musulmani, che però sono essi stessi soggetto di una feroce campagna mediatica che demonizza le loro persone, i loro luoghi di culto, le loro scuole e persino le associazioni o le persone che si adoperano per la difesa dei loro diritti. Questa breve esposizione dimostra che il pericolo affrontato con grande coraggio e spirito di sacrificio da parte dei fratelli ebrei, rischia di riaffacciarsi per la stessa minoranza musulmana.
E' molto apprezzabile quindi, in questo contesto, che sul programma Otto e Mezzo mandato in onda su La Sette, la conduttrice Ritanna Armeni che affianca Ferrara abbia posto una domanda azzeccatissima all'ospite della serata, uno scrittore di cui mi sfugge purtroppo il nome, che suonava più o meno così: "Oggi c'è anche il rischio dell'anti-islamismo, ovvero il rischio di confondere tutto con l'Islam e i musulmani, scatenando meccanismi simili a quelli dell'antisemitismo, cosa ne pensa?". Questa domanda ce la dobbiamo porre tutti quanti, come me la sono posta io stesso e come l'ho posta alle varie comunità ebraiche in Italia in una lettera aperta a cui ha risposto il Presidente della Comunità ebraica di Torino, Tullio Levi. In questa occasione mi piacerebbe chiudere questo post ricordando la sua apprezzabilissima dichiarazione di comunanza di intenti nella lotta contro il razzismo, una battaglia che accomuna da sempre i destini di ebrei e musulmani: "A nome della Comunità ebraica di Torino raccolgo il suo grido d'allarme e d'angoscia spedito il 19 settembre a tutte le Comunità ebraiche. Non solo in quanto ebrei che hanno vissuto secoli di vessazioni e persecuzioni in svariate aree geografiche, di cui la Shoa rappresenta l'apice, ma anche in quanto cittadini democratici di questo Paese, condividiamo tutte le sue preoccupazioni. Riteniamo che la lotta al razzismo debba essere per tutti un impegno inderogabile insieme all'impegno per la salvaguardia della democrazia e della libertà. Un caloroso shalom".