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giovedì 19 gennaio 2006

La Fallaci decapitata

Un quadro che mostra la testa mozzata della scrittrice e giornalista Oriana Fallaci sara' esposto a Milano il 19 gennaio. L'opera, che si può ammirare qui, dell'artista Giuseppe Veneziano, sara' esposta nella galleria di Luciano Inga-Pin in via Pontaccio. Il quadro raffigura un primo piano dell'autrice di ''La rabbia e l'orgoglio'', il libro sul conflitto tra Occidente ed Islam, con il collo che gronda di sangue. A denunciare per primo la singolarita' dell'opera e' stato il quotidiano Libero in un articolo del 23 dicembre scorso. L'immagine secondo l'autore e' il simbolo visivo dell'Occidente e personificazione delle sue paure collettive enfatizzate sul piano estetico con l'efficacia di una posa e di uno sguardo. Il quadro fa parte della personale dell'artista siciliano Veneziano dal titolo ''American Beauty''. Roberto Calderoli, Ministro delle Riforme commenta all'ADNKRONOS il quadro che mostra la testa mozzata di Oriana Fallaci ''Se Oriana Fallaci e' l'immagine dell'Occidente che si contrappone all'Islam ci aspetta un triste futuro. Un futuro molto probabile, se non ci difendiamo da questa invasione''.

La Fallaci decollata
di Lucia Annunziata


L’immagine è sicuramente efficace. Materializza perfettamente il collegamento emotivo fra due potenti simboli: Oriana e al Zarqawi. Stiamo parlando di una tela, opera dell’artista Giuseppe Veneziano, in esposizione a Milano tra due giorni. E’, semplicemente, la decapitazione di Oriana Fallaci. Se sia un ottimo risultato artistico lo debbono dire i critici. Ma vedere la testa recisa, il mozzicone di collo grondante di sangue, di una giornalista nota non è esattamente solo una questione artistica, e impone di ragionare invece sui limiti della legittimazione all’odio. Al di qua di ogni censura dell’arte ma anche al là di ogni compiacenza modaiola.

La Fallaci è divenuta in Italia il simbolo di uno sfrenato spirito occidentale, e come tale le sue invettive sono state brandite come arma da chi concorda con lei e da chi la attacca. Ci aspettiamo che questa stessa saga tra fan e nemici si riproporrà a Milano fra due giorni dove è già annunciato, contro l’esposizione, un corteo a favore della giornalista. In questo senso, l’intera operazione potrebbe essere fin da ora archiviata come «gazzarra mediatica» - con tutti i dubbi che questa gazzarra e seguente esposizione non dispiaccia a nessuna delle due parti. La pubblicità rimane dopotutto l’anima del commercio.

Assumere tuttavia l’atteggiamento dei «giusti», di coloro che sono troppo superiori a queste «sciocchezze» per occuparsene, è sbagliato: arriva infatti sempre per la classe dirigente e la società il momento in cui bisogna saper valutare quando si è superato un limite. Il superamento dei limiti è la tracimazione morale di un Paese da uno stato d’animo a un altro - da un set di valori a un altro. In quel momento affettare indifferenza e fastidio, lavarsi le mani, è un gesto di vigliaccheria intellettuale che porta a sottrarsi alle proprie responsabilità.

Nel caso di questa tela, la tracimazione non ha a che fare con Fallaci o al Zarqawi, ma con il livello di odio che vogliamo accettare in modo permanente nel nostro sistema.

Certo, il caso Fallaci è difficile da usare come esempio, perché le posizioni prese dalla scrittrice hanno alienato da lei molte simpatie anche di persone che l’hanno sempre stimata e ammirata. I suoi scritti sul terrorismo, sull’Islam sposano interamente l’idea che l’unica difesa è la guerra. L’odio, molto più che la rabbia, è il vero centro dei suoi ultimi scritti. E’ difficile dunque per molti moderati simpatizzare con lei. Si potrebbe così sfuggire al giudizio invocando la natura particolare del caso e scartandolo come «estremo». Ma invece è proprio la sua particolarità che ci permette di porre senza giri di parole la domanda: fino a che punto va accettata un’accumulazione di odio nella società? Quando è il momento in cui bisogna dire basta?

Una tela con una decapitazione è, a mio parere, uno di questi momenti. La decapitazione è un pessimo spettacolo, è uno strumento con cui è stata data una orribile morte a molte persone, la sua rappresentazione si avvicina straordinariamente a una minaccia, a un desiderio partecipato di condanna a morte. Senza alcuna condivisione degli scritti ultimi della Fallaci, penso che accettare quest’opera senza indignarsi significhi far salire di un’ulteriore tacca il livello dell’indifferenza alla convivenza.

L’odio non può essere strumento di battaglia politica: e l’esperienza di questi ultimi anni nel nostro Paese ne è una prova. L’odio ha nutrito infatti una buona parte dell’opposizione a Berlusconi - e l’unico effetto che ha avuto è quello di aver alimentato sentimenti uguali e contrari che ora vengono scatenati contro la sinistra. Con il risultato di una progressiva accettazione della degenerazione del confronto, e del dibattito civile, di cui tanto ora tutti si lamentano.

Giuseppe Veneziano - American Beauty
Milano


La personale di Giuseppe Veneziano intitolata “American Beauty”, presenta una serie di lavori che prendono spunto dalla lettura di notizie della cronaca quotidiana, con uno sguardo privilegiato alle immagini provenienti dalla società americana

GALLERIA LUCIANO INGA PIN
Via Pontaccio 12 (20121)
+39 02874237 (info), +39 02874237 (fax)
info@lucianoingapin.com

orario: da martedì a sabato 15,30–19,30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: ingresso libero
vernissage: 19 gennaio 2006. ore 18,30
ufficio stampa: APSTUDIO
curatori: Chiara Canali, Ivan Quaroni
autori: Giuseppe Veneziano
genere: arte contemporanea, personale