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mercoledì 18 gennaio 2006

La Fede e lo sport

Una accanto all' altra, unite persino negli stessi luoghi di culto: e' il 'miracolo' di Torino 2006, che attraverso il Comitato Interfedi del Toroc riesce a mettere insieme le sette grandi religioni di tutto il mondo. Un dialogo che non si e' limitato all' organizzazione dell' assistenza spirituale alla famiglia olimpica, ma ha dato vita ad un confronto che proseguira' anche dopo i Giochi. Per piu' di due anni, i rappresentanti delle maggiori confessioni religiose - oltre ai cattolici, anche induismo, buddismo, islam (stando a La Padania si tratterebbe di una moschea dell'UCOII), protestantesimo, ortodossi ed ebraismo - hanno preparato l' accoglienza spirituale ai 2.500 atleti in arrivo a Torino. ''Il 95% - racconta il vicedirettore Toroc dei Rapporti con il territorio, Erminio Ribet - proviene da aree cristiane, in particolare protestanti, mentre la presenza degli altri culti e' piu' modesta''. Anche per i pochi che li professano, pero', sara' possibile ricevere assistenza: ''Nei villaggi di Torino e Sestriere - spiega Ribet - sono state allestite quattro sale, due per il culto e due di servizio''. Accadra' cosi' che persone dal differente credo si troveranno accanto nella preghiera, ''perche' l' unica distinzione che abbiamo fatto - continua - e' quella tra religioni scalze e non''. Non manchera', inoltre, la possibilita' di parlare con veri e propri padri spirituali. All' interno di queste strutture si alterneranno infatti, secondo un dettagliato programma, i 'cappellani olimpici' messi a disposizione degli atleti dalle diverse organizzazioni religiose che hanno costituito il comitato Interfedi. Un' esperienza che ora viene raccontata anche da un libro, ''Le religioni e lo sport'', pubblicato dalla Effata' Editrice. ''Questa occasione - rivela Ribet - ci ha permesso di annodare dei legami fra le religioni per aiutarle a comprendersi meglio''. Un dialogo improntato all' assoluta eguaglianza che continuera' anche dopo le Olimpiadi: il Comitato Interfedi, infatti, dovrebbe diventare un tavolo permanente per il confronto interreligioso al servizio della Citta' di Torino. ''Le modalita' non sono ancora state individuate - afferma Ribet - ma la Citta' ha gia' espresso questa intenzione''. Intanto, il Toroc ha pensato anche all' anima degli spettatori (oltre un milione) che dal 10 al 26 febbraio si riverseranno sul territorio a cinque cerchi: un opuscolo stampato in 20 mila copie indichera' loro tutti i luoghi di culto esistenti.