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giovedì 9 febbraio 2006

Grandi Osservatori

''Ogni atto intellettivo e creativo che svilisce ed umilia il senso del credere non e' un avanzamento di liberta' ma un arretramento di liberta'''. Cosi' in un articolo pubblicato su ''L'Osservatore Romano'', si commenta la vicenda delle vignette di Maometto. ''Nella questione finiscono per intrecciarsi e talvolta confondersi, piani diversi: da quello giuridico a quello culturale, da quello etico a quello deontologico - prosegue il quotidiano - Ora, non ce' dubbio che il diritto di manifestare il proprio pensiero e il diritto di professare liberamente una religione rientrino a pieno titolo nel novero dei diritti umani fondamentali e irrinunciabili, universalmente riconosciuti''. ''E' altrettanto indubbio, tuttavia - aggiunge - che ogni genuina epressione del primo di questi diritti trovi nella piena e integrale realizzazione del secondo un limite, per cosi' dire, naturale''. ''Il pensiero, infatti, indica continuamente all'uomo la rotta nel cammino di ricerca della verita' e della liberta', al cui approdo piu' alto e sublime sta proprio la fede religiosa - scrive ancora - come potrebbe l'uno giungere a ridicolizzare e a dileggiare l'altra senza oltraggiare e rinnegare se stesso?''. ''Lasciano per lo meno perplessi certi appelli alla liberta' e alla tolleranza invocati per un atto che, in realta', rivela un fondo strisciante di irriguardosa intolleranza - precisa ancora l'Osservatore Romano - La tanto sbandierata 'laicita'' della societa' moderna non dovrebbe trovare uno dei cardini fondamentali proprio nella comprensione e nel rispetto delle convinzioni dell'altro sia pure diverse ed antitetiche alle proprie?''. ''Quando ha fustigato il malcostume e ha denunciato le ingiustizie di ogni epoca, la satira ha smascherato l'idolatria dei 'potenti', spogiandola di quell'aura di artificiosa sacralita' che ne nascondeva sovente i vizi e la corruzione''. ''In questo senso essa conserva a buon diritto un'innata 'vocazione' dissacratoria - afferma il quotidiano - Che e' altro tuttavia, dalle rozze velleita' sacrileghe. Allorche' prende di mira i valori ed i simboli del religioso (di cio' che e' sacro in assoluto ed indefettibile) essa smarrisce inevitabilmente la sua natuta e la sua funzione''. ''Priva di qualsiasi finalita' critica o educativa, diviene di fatto vano accanimento - aggiunge l'Osservatore Romano - Si trasforma involgarita' gratuita, in invettiva scomposta in offesa fine a se stessa''. ''Il caso delle vignette di Maometto, per quanto eclatante, non e' purtroppo l'unico esempio del genere - precisa - In questi giorni si assiste in Spagna a certe manifestazioni di oltraggiosa intolleranza verso la religione e la Chiesa cattolica che lasciano sconcertati''. ''In uno spettacolo teatrale in scena a Madrid si caricaturizza l'attuale pontefice - spiega il quotidiano - si irride al suo Predecessore, vengono lanciate oscure minacce verso i cattolici, si incita all'apostasia. E in un video diffuso in televisione il Crocifisso si trasforma addirittura nell'ingrediente di un'irripetibile quanto disgustosa ricetta culinaria''. ''A qualsiasi persona dotata di buon senso sfugge il valore artistico e culturale (o anche semplicemente satirico) di tali inziative - sottolinea - Cosi' come risulta oscura la loro stessa pretesa di rappresentare un'epsressione di liberta' o di laicita'''. Ma qui, purtroppo, il buon senso c'entra poco - conclude il quotidiano - Di fronte alla volgarita', all'insulto, alla bestemmia, anche l'intelligenza della ragione si vede costretta ad abdicare''.

"Il diritto alla liberta' di pensiero e di espressione non puo' implicare il diritto di offendere il sentimento religioso dei credenti". E affermare che esistono dei limiti "mette in guardia contro ogni secolarismo, contro i pericoli di una secolarizzazione radicale proprio in ordine alla dignita' dell'uomo". Lo scrive il Servizio Informazione Religiosa della Chiesa Italiana che pone "il tema del limite, essenziale per fare vivificare e fruttificare la democrazia", commentando in una nota "la deflagrazione ad orologeria della protesta contro le vignette danesi, con la sua tragica coda in un ampio quadrante del mondo islamico". Questa deflagrazione, sottolinea la nota, "e' un fatto nuovo e antico, che puo' aiutarci a cogliere alcuni possibili scenari del dibattito ideologico e culturale planetario". "Finite le ideologie del XX secolo e venuta meno l'illusione dell'auto-regolazione del mercato globale - spiega - questo mondo post 11 settembre non puo' non fare i conti in modo nuovo con il dato religioso e identitario