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giovedì 16 febbraio 2006

I tempi dello "Zi Badrone"

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Quando è scoppiata la storia delle vignette, ci hanno - giustamente - rotto i cosiddetti dicendo che i musulmani dovevano protestare civilmente per la pubblicazione di tali illustrazioni presso i tribunali competenti. Eppure i fenomeni di violenza che si sono verificati in alcuni paesi nulla avevano a che fare con la risposta civile e pacata usata da gran parte dei popoli musulmani nei confronti della Danimarca, consistente semplicemente nel boicottaggio allargato dei prodotti danesi. E nulla avevano a che fare con la faccenda delle vignette, usate solo come mero pretesto per alcuni governi e alcune frange per proteste di natura strettamente politica: basta considerare che gli episodi di violazione delle sedi diplomatiche si sono verificati solo in alcuni paesi critici e/o sotto pressione internazionale: in Palestina, Siria e Iran nonché in Libano (ma per mano di siriani e palestinesi) oltre che in Pakistan nei confronti dell'ambasciata americana (eppure gli USA avevano fortemente stigmatizzato la pubblicazione delle vignette, il che la dice lunga sulla vera natura di queste manifestazioni). E pazienza se la struttura della Islamic Anti Defamation League, nata proprio con lo scopo di portare eventuali diatribe di questo tipo su un terreno di confronto civile e legale (italiano, mica shariitico), era stata descritta - tempo fa - come un tribunale che emanava fatwe e condanne a morte. Ebbene, ora che i musulmani - per dirla come Paolo Branca - "Si sono dimostrati capaci di indirizzare la loro protesta verso canali ufficiali e questo e' molto interessante perche' vuol dire che chi vive in un ambiente democratico, piano piano impara ad utilizzare gli strumenti legittimi per esprimere la propria protesta senza finire nella violenza". Ora che questi bingo-bongo con l'osso nei capelli hanno deciso di ricorrere ai tribunali come qualsiasi persona civile, il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonte', a commento di quanto suggertito alle moschee di querelare, sulla base della legge Mancino, i principali quotidiani che hanno pubblicato le caricature di Maometto afferma che ''Le proteste 'popolari' nei Paesi islamici non hanno prodotto una sollevazione, auspicata dai promotori locali, delle comunita' europee e allora che si fa? Prendiamo il codice e portiamo in tribunale tutti'', rilevando che ''non si era mai visto'', che a fronte di un ''palese ed esplicito tentativo di intimidazione, studiato a tavolino nei confronti di una parte della stampa europea il direttore di un settimanale francese perdesse il posto in 24 ore e mezza stampa italiana subisse una denuncia''. Non parliamo poi dei titoli allarmistici de La Padania e di Libero. Personalmente, mi sembra estremamente grave mettere sullo stesso piano le proteste scalmanate che si sono verificate in alcuni paesi e auspicate - forse - da qualche folle anche in Europa e il ricorso ai tribunali italiani da parte delle associazioni islamiche, indipendentemente da chi è il promotore di questa iniziativa. E, ancora più grave, il tentativo di criminalizzare persino l'uso delle strade legali italiane da parte degli immigrati. E non sto parlando solo della faccenda della vignette, ma di qualsiasi altra diatriba possa sorgere fra un qualsiasi extracomunitario, anche non musulmano, e una qualsiasi controparte italiana. Se scompare anche la Legge cosa rimane, a reggere i rapporti in una società "civile e democratica"? Se i musulmani non denunciano, non va bene. Se denunciano, non va bene lo stesso. Ma che roba è? Se non sarà la legge italiana a regolare queste diatribe e queste strumentalizzazioni, che cosa dovrebbero fare gli islamici? Stare zitti e chinare la testa (e non parlo solo delle vignette)? Mi sa che qualcuno non ha capito che i tempi di "Zi badrone" sono finiti. Per sempre.