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sabato 4 febbraio 2006

Lotteria Padana

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Che il quotidiano "La Padania" e affini (Libero e l'Opinione) fossero i giornali delle bufale per eccellenza è cosa non solo risaputa, ma risaputissima. Dobbiamo però ammettere che La Padania, da quando è stata affidata a Gianluigi Paragone, ha superato di gran lunga la sua razione quotidiana di bufale. Leggiamo infatti cosa scrive il noto direttùr nel suo editoriale di ieri: "A firmare il licenziamento di Jacques Lefranc è stato il suo editore Raymond Lakah, uomo d’affari egiziano padrone del giornale. Editore musulmano con vedute evidentemente abbastanza non larghe per comprendere quale fosse la posta in gioco, quale fosse l’intendimento del suo direttore. Con la sua decisione, la cultura di un uomo d’affari egiziano, trapiantato in Francia, si è arenata di fronte alla laicità e di fronte alla difesa di valori - quali la libertà di espressione - che l’Occidente democratico garantisce.Questo fatto dovrebbe farci riflettere sulle conquiste che potenti uomini d’affari provenienti da Paesi islamici stanno facendo sui mercati italiano e europeo. Mi viene in mente quel Sawiris oggi padrone di Wind, cioè di un’importante gestore della telefonia e della comunicazione, il quale gestisce dati sensibili tra cui quelli di importanti uffici pubblici. Sawiris non è musulmano ma non credo che, a casa propria (in Egitto) dove gestisce importanti affari, non debba trattare con la maggioranza islamica. E siccome “trattare” per la cultura islamica significa fare di tutto per averla vinta altrimenti “bye bye business”, mi viene difficile pensare che Sawiris possa dire no agli sceicchi musulmani e non cedere alle loro pressioni come ha fatto l’editore di France Soir". Beh, tanto per iniziare... Che "Lakah" o ancora "Raymond" fossero cognomi e nomi musulmani mi è giunto nuovo. Meno male che c'è Paragone a illuminarci e a dispensare la sua sapienza sulla nostra misera esistenza "terrona"... scusate, terrena. Però non possiamo di certo pretendere che un uomo del Nord, alla guida di un "rispettabilissimo" quotidiano partitico, sappia che spesso e volentieri, bastano i cognomi e i nomi per dedurre le appartenenze religiose..laggiù...in Medio Oriente. Lo stesso errore, forse voluto, lo commettono anche altri quotidiani come Libero che - nel migliore dei casi - si limitano solo a dire che Lakah è di origine "egiziana", senza specificarne la religione o facendo intendere che sarebbe mussulmana. Ma cercare su internet, dico io, no? Oppure chiedere all' "esperta" che parla "svariati dialetti arabi" e che ha vissuto "13 anni come musulmana", la ben nota Cialtrona di Via Bellerio(*), neoassunta per rimpinzare di bufale il giornale del Direttùr (ma solo ed esclusivamente se c'è di mezzo la IADL e cioè per tre volte nell'ultimo anno), no? Persino lei sarebbe stata in grado di dirlo, che Lakah non era musulmano, e nemmeno copto, bensì cattolico. Infatti, Lakah è cristiano cattolico ed è un egiziano naturalizzato francese: però - con buona pace di Paragone - non ha dimenticato le sue origini e tantomeno il rispetto nei confronti dei suoi concittadini (e non solo) di religione islamica. E' davvero indicativo e simbolicamente positivo che il primo ad inaugurare la politica della pressione finanziaria da parte dei capitali arabi in Occidente per combattere l'anti-islamismo e il pregiudizio che traspare anche dalle famigerate vignette, sia un cristiano egiziano. Si sta forse delineando una Ummah - unione di cui siano parte integrante e irrinunciabile anche i cittadini arabi cristiani, alla faccia dei fondamentalisti che predicano la guerra contro i fedeli delle altre religioni e di chi vorrebbe spaventare i clienti italiani della Wind, provocando tra l'altro - come hanno già fatto con la Danimarca - un danno ai propri concittadini occidentali, migliaia, che lavorano presso la nota azienda telefonica? Ma non era Paragone quello che si è rivolto agli abitanti del Sud per convincerli dei benefici della "devolution", agli italiani tutti per "combattere il made in China", ai piccoli e medi imprenditori per favorire il "made in Italy"? Però quando si è trattato di rilanciare le vignette danesi, contro la volontà del governo danese inguaiato fino al collo, non ha esitato di sfruttare l'occasione di fare lo Splendido con l'economia degli altri. Ora, non pago di farlo con l'economia degli altri, ci prova con i posti di lavoro dei poveri impiegati della Wind e tutti gli interessi italiani in Medio Oriente. Bravo, avanti cosi. Ve l'avevo detto, io, che la Padania le avrebbe ripubblicate. Si vede che sto preveggendo un sacco di cose di questi tempi. Volete i prossimi numeri del Superenalotto?
Intanto, vi segnalo che a Pagine 10 de Il Manifesto di oggi, c'è un mio ulteriore commento sulla vicenda delle vignette. Altre considerazioni seguiranno sul blog.
(*) La Tv non ha ancora perso completamente il suo fascino, considerato il picco di accessi che si è registrato su questo blog dopo la trasmissione della puntata di Otto e mezzo. Mi scuso quindi con i nuovi lettori se alcuni "protagonisti" risulteranno ignoti. Ma basta uno sguardo ai faq o un giro negli archivi (o con il motore di ricerca interno, sopra, nella sbarra blu) per scoprire le cialtrone, i giullari, le maghe e le fattucchiere che popolano questo mio piccolo mondo virtuale.