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domenica 12 febbraio 2006

Pare che non sia piaciuto

Pare che il mio articolo sul Manifesto abbia sconvolto un po' di persone.
Sul Corriere della Sera, Magdi Allam ricorda che la rappresentazione di Maometto non è affatto proibita da tutto l'Islam, ma solo nelle sue varianti più integraliste. Sia la fatwa ai vignettisti danesi, sia la sollevazione di tutto il mondo arabo sono inquietanti segnali di oscurantismo religioso. Fa notare, inoltre, l'ipocrisia di quelle stesse associazioni che considerano il terrorismo come un peccato individuale di cui il mondo islamico non è responsabile, e che ora si scagliano contro interi Paesi, ritenuti «collettivamente responsabili» per questa grave «offesa». Ma un altro giornalista musulmano, Sherif el Sebaie, dalle colonne del Manifesto, risponde: «È noto infatti che, al di fuori di alcune miniature medievali influenzate da culture non arabe, Maometto viene solitamente rappresentato con il volto coperto o non rappresentato affatto per rispetto della tradizione ortodossa islamica che vieta in particolar modo la raffigurazione del Profeta... Nelle 12 vignette ricevute, non solo vi era raffigurato Maometto, cosa ritenuta in sé offensiva dai musulmani di tutto il mondo, ma vi era persino apparso minaccioso con un coltello in mano e un turbante a forma di bomba». E di qui giustifica la reazione araba: «Così, per la prima volta nella storia contemporanea del mondo islamico, un movimento coordinato di protesta, con il ricorso a strumenti pacifici di pressione (sic!) nei confronti di un Paese occidentale, ha ottenuto un risultato che sarebbe stato impensabile per i fondamentalisti che rivendicano la difesa dell'Islam con la violenza». E stiamo parlando, ricordiamolo ancora una volta, di una reazione a vignette, a disegni pubblicati da giornali in Paesi dove la libertà di espressione è protetta dalla legge.
"Un boicottaggio "non violento" della Danimarca": le manifestazioni cariche di odio dei fondamentalisti islamici, le minacce di morte ai vignettisti, il boicottaggio economico da parte di dittature teocratiche allo scopo di interferire con l'ordinamento giuridico e costituzionale di un paese sovrano, costringendolo a scusarsi per aver applicato le proprie leggi, e leggi non certo di poco conto, essendo quelle che tutelano la libertà di espressione, sono così definite dal quotidiano comunista, che ama presentarsi come campione della laicità nel nostro paese. Nell'articolo, di Sherif el Sebaie, leggiamo anche che "per la prima volta nella storia contemporanea del mondo islamico, un movimento coordinato di protesta, con il ricorso a strumenti pacifici di pressione nei confronti di un paese occidentale, ha ottenuto un risultato che sarebbe stato impensabile per i fondamentalisti che rivendicano la difesa dell'islam con la violenza", ovvero le presunte scuse del governo danese per il suo rispetto della libertà di stampa e della separazione tra stato e religione . Evviva. Una lettura francamente penosa.