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martedì 7 febbraio 2006

Quella sponda laica e inconsapevole

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Mentre alcuni esperti si affannano per spiegarci che nel mondo islamico è ritenuto "normale" e "frequente" raffigurare Maometto (alla faccia dei film biografici dove a malapena ci fanno vedere la sua cammella), portando come esempio alcune antichissime e rarissime raffigurazioni medievali in gran parte influenzate da culture non arabe (e in tre quarti delle quali la faccia di Maometto è coperta da un velo), credo sia opportuno fare un altro excursus storico, per mettere in luce una realtà assai più preoccupante e forse meno gradevole da sentire, soprattutto di questi tempi. Quanto è irrispettoso e soprattutto dannoso il rapporto che l'Occidente ha voluto instaurare nei confronti della religione islamica sin dalle sue primissime origini? Salta subito agli occhi che le vignette danesi altro non sono che la riedizione se non addirittura il culmine contemporaneo del tipico comportamento insensibile e irresponsabile assunto dall'Occidente nei confronti del Profeta dell'Islam e più in generale della religione da lui fondata molti secoli orsono. Dal momento che è scontato che in Oriente si è sempre rappresentato Maometto, velato o meno, con tanto di fiamma (l'equivalente dell'aureola dei santi cristiani) e di angeli attorno, credo sia più utile a questo punto non tanto disquisire del fatto se i musulmani hanno o non hanno raffigurato il Profeta, bensì di come lo si è rappresentato storicamente invece in Occidente. Ebbene, si dà il caso che - al di fuori di quelle incisioni puramente illustrative che lo rappresentano tutto sommato come un qualsiasi beduino - la raffigurazione di Maometto in Occidente è sempre stata influenzata da quella propaganda che lo dipingeva come la più abominevole delle creature. Non lo dico per buttare benzina sul fuoco di uno scontro già accesissimo, ma per avvertire della necessità di superare una dialettica laicista che si fa scudo della "libertà di espressione" per riprendere i meccanismi e gli obiettivi politico-militari del fanatismo religioso occidentale che avrebbero dovuto essere interrotti alcuni secoli fa.
Per chi non lo sapesse, Teofane il Confessore è il primo autore bizantino a consegnare, all'inizio del secolo IX, una cronistoria della profezia islamica dalla quale emerge che Maometto sarebbe un individuo cupido e simulatore. Una narrazione relativamente "moderata", se la si paragona alle versioni posteriori che riprenderanno tutte la tesi di Teofane, accentuandone il tono. Giorgio Monaco, prototipo del cronista pio della metà del secolo IX inizia il suo racconto così "Fu sotto il regno di Costantino III che comparve il capo e il pseudoprofeta dei Saraceni, Muchumet [...] Credo dunque necessario esporre la sua ignobile e assolutamente infame eresia". Le circostanze politiche, sempre più favorevoli a Bisanzio a partire dal regno di Michele III (842-67) inducono i Greci a ridicolizzare con maggiore insistenza il Profeta di coloro che essi credono di poter ormai vincere. In un testo anonimo scritto tra il 920 e il 940, si racconta che il "Profeta sapendovi (si rivolge ai musulmani, ndr) tanto furiosamente portati per lo stupro, si è preoccupato di imporvi delle regole a tal riguardo, poiché gli era noto come voi amiate sopra ogni cosa peccare con le donne". Alain Ducellier, noto medievalista presso l'Università di Tolosa, afferma al riguardo: "E' divertente constatare che, concludendo il suo ragionamento, il cronista coglie indubbiamente senza rendersene conto una delle motivazioni essenziali del profeta, il quale, dinanzi alla situazione morale dissoluta del suo ambiente, cercava con un certo pragmatismo di introdurre, grazie al proprio prestigio sacro, un abbozzo di riforma morale e sociale [...] risulta tuttavia evidente dalla lettura di questo testo come i polemisti greci si servissero di ogni insulto pur di squalificare Maometto e la sua opera". Negli scritti di Niceta di Bisanzio, il primo bizantino che all'inizio del secolo IX si impegnò a mettere a punto una confutazione del Corano, c'è un'ampia scelta degli epiteti attributi al Profeta: furfante, barbaro, nemico di Dio, demoniaco, ateo, debosciato, predone, sanguinario, bestemmiatore, stupido, bestiale e arrogante. Tra l'altro, una delle ipotesi più interessanti che si fanno strada nel mondo bizantino ritiene che il messaggio coranico altro non sia che un "complotto ebraico", un "disegno di malvagità giudaica". Nel secolo VIII, Ghevond, uno storico armeno mette in scena Maometto nell'atto di ordinare ai propri adepti: "Prendete dunque come guida gli Ebrei che vi saranno di stimolo". Questo atteggiamento è dovuto ad un livello molto basso di informazione che poteva bastare fin quando Bisanzio rimaneva sulla difensiva. I bassi e grossolani argomenti potevano calmare il popolo che non chiedeva altro - fa notare giustamente Ducellier - se non di considerare i musulmani come mostri incolti.
Nella ricca letteratura di resconti di pellegrinaggio in Terra santa, è frequente la rappresentazione dell'Islam come religione corrotta e diabolica che però tanto frequentemente produce seguaci buoni, pii, generosi e misericordiosi. Franco Cardini lo sottolinea con maestria: "Il carattere negativo dell'Islam veniva comunque ribadito, nonostante l'ammirazione per le virtù di molti musulmani, nel momento stesso in cui la condanna cadeva implacabile sul suo fondatore. [...] Quella di Maometto (la leggenda, ndr) è un torbido otre gonfio di ogni malevolenza e d'ogni calunnia". Gli occidentali ripresero da fonti bizantine o cristiano orientali le notizie aggiungendovi una selva di particolari tutti feroci: si racconta di un chierico eretico che alleva Maometto, uno stregone che insegna quindi al suo degno allievo ogni sorta di trucchi per acquistar credito presso gli ingenui; Maometto avrebbe poi trovato una fine degna di lui perché sarebbe morto divorato dai porci. Maometto viene quindi presentato come un eretico, uno scismatico ed è questa la tesi a cui si attiene anche Dante Alighieri che lo mette nell'Inferno. Il romanzo nero di Maometto viene diffuso anche dai predicatori assieme ad una densa sequela di falsità riguardanti il Corano e la legge islamica. Come fa notare giustamente Cardini, a livello popolare propagandistico "Non sembra che la conoscenza dell'Islam abbia fatto troppi progressi nella cultura laica europea sino a tempi relativamente vicini. Anche quel misterioso testo di impronta forse satirica che circolò a lungo nella storia medievale e moderna e che fu caro alla cultura libertina perché parlava dei Tre impostori che avrebbero fondato le tre religioni abramitiche (Mosé, Gesù, Maometto) a proposito del Profeta dell'Islam non si discostava troppo dalla leggenda tradizionale".
Lo stesso Voltaire, a cui si è appellato il quotidiano francese France Soir, primo giornale in Europa a ripubblicare le vignette danesi - nella tragedia Mahomet le prophète (il cui titolo effettivo è Le fanatisme) rappresentata nel 1741, pur avendo come obiettivo polemico finale qualunque forma di intolleranza religiosa, tracciava un'immagine del Profeta dell'Islam estremamente negativa: un demagogo violento e crudele, agitato dai più bassi istinti di lussuria e vendetta e pronto a ingannare quanti in lui credessero. Cardini, molto intelligentemente - già nel 1994 - annotava come "si perpetuava da una sponda laica e razionalista quel sistema di calunnie che era stato la base dell'incomprensione cristiana nei confronti dell'Islam e che per lungo tempo era servito proprio ad alimentare quello spirito di Crociata contro il quale Voltaire tanto duramente si scagliava". E' quindi proprio questo il punto a cui bisogna prestare attenzione: dietro la facciata laica di libertà di espressione, si nasconde proprio quello spirito neocrociato che sforna calunnie atte a giustificare la guerra di Civiltà. Non è cambiato nulla: gli insulti necon nei confronti di Maometto e del Corano, tesi ad animalizzare i musulmani, sono rimasti invariati: basta un giro sui loro blog per accorgersene. Ci si indigna tanto e ci si straccia le vesti perché nessuno dei musulmani avrebbe visto le vignette danesi, come se queste vignette fossero veramente comiche e divertenti, come se i musulmani vedendo il loro Dio dipinto come un imbecille e il loro Profeta come un terrorista si sarebbero fermati per ridere di buon gusto aspettando il prossimo missile teleguidato che piomberà loro addosso. Ci si indigna perché le vignette rappresenterebbero la strumentalizzazione che fanno gli estremisti dell'Islam e non un profeta terrorista in prima persona, ispiratore egli stesso della violenza assassina di Bin Laden. Eppure queste vignette altro non sono che la versione laica delle menzogne diffuse un bel po' di tempo fa, visto che i musulmani assistono già dal IX secolo alla continua demonizzazione del loro Profeta, pur serbando essi stessi - in base ai comandamenti coranici - la più alta venerazione per Gesù, Maria, Mosé e tutti gli altri "inviati".
Concludo questa riflessione riportando un articolo di Tahar Ben Jelloun, pubblicato su Repubblica, nella speranza che aiuti le menti offuscate dal laicismo ad accorgersi del tranello neocrociato che si nasconde nelle pieghe della loro battaglia a favore della "libertà di espressione": "Nell´anno 1415, il pittore italiano Giovanni da Modena ha rappresentato il profeta Maometto in una tela intitolata "Maometto all´Inferno", dove si vede il corpo del profeta trascinato verso il supplizio dalle lunghe mani del diavolo. Questo quadro, che è una specie di caricatura, è noto solo a qualche iniziato. È evidente che si tratta di un´opera grottesca, senza armonia e con il chiaro scopo di insultare e umiliare i musulmani. Oggi è conservata in una chiesa, nascosta. È meglio dimenticarla e non metterla in mostra. In seguito allo scandalo suscitato dalle caricature del giornale danese ho pensato a quella tela. In effetti sarebbe stato meglio ignorarle e non dar loro tanta importanza. Trattate con disprezzo e indifferenza, sarebbero cadute nell´oblio. È ovvio che quanto mostrano o suggeriscono non ha alcun rapporto reale con la personalità del profeta, ma le religioni non hanno il senso dell´umorismo e non possono soffrire che ci si diverta a loro discapito. Ripensiamo al romanzo di Umberto Eco "Il nome della rosa": le risate sono intollerabili in un convento. A volte il riso è un´arma contro il fanatismo, ma può anche provocarne l´esasperazione. Detto questo, la cosa preoccupante non sono tanto quegli stupidi disegni quanto le reazioni isteriche da entrambe le parti. I credenti musulmani hanno dato libero sfogo alla passione. Alcuni occidentali si sono sentiti minacciati dalla loro ira. Ieri, in una trasmissione televisiva, il giornalista e scrittore francese Philippe Tesson, uomo della destra autoritaria, ha perso ogni ritegno e ha gridato con quanto fiato aveva: «L´Islam ci ha dichiarato guerra!». Questa storia dimostra ancora una volta quanto grande sia il fossato che separa il mondo musulmano dall´Occidente: un fossato di incomprensione, di aggressività e perfino di odio. Certo, i giornalisti europei sottolineano la libertà di espressione, parlano di laicità, di Voltaire che ha scritto un´opera teatrale su Maometto, citano il coraggio di Salman Rushdie o del cineasta olandese Theo Van Gogh, assassinato da un fanatico per aver realizzato un film che denunciava il maltrattamento delle donne nell´islam. Ma è una libertà che non è uguale dappertutto. Ricordiamoci che il film di Scorsese "L´ultima tentazione di Cristo" aveva suscitato la reazione violenta di certi cristiani e che, durante la sua proiezione, in un cinema di Parigi era esplosa una bomba. I disegni hanno trasgredito il tabù della rappresentazione del profeta. L´Islam vieta la raffigurazione di Maometto per una ragione nobile: il profeta è uno spirito supremo, una vetta di spiritualità che trascende qualsiasi rappresentazione e che in nessun caso può essere ridotta a un´immagine, per quanto precisa. In un film del regista siriano Al Akkad, "Il messaggero", il profeta non è rappresentato ma viene mostrata l´ombra della cammella che si presume lo stia trasportando. La presenza del profeta è suggerita ma non mostrata fisicamente. Allora a che scopo far divampare questo incendio? Perché ferire milioni di persone nel loro credo? Libertà di espressione non significa libertà di diffamare, di mettere in ridicolo e soprattutto di agghindare un profeta con una bomba e farne, quindi, un terrorista. I simboli sono sacri. La laicità non ha senso se non quando rispetta e protegge le religioni. È inutile suscitare altro odio, perché si tratta di convinzioni religiose, di passione, e la storia è costellata di persone che muoiono per le loro credenze anche se altre le considerano irrazionali. Se un giorno i paesi arabi e musulmani accederanno alla laicità, questo dovrà avvenire attraverso lotte portate avanti da arabi e musulmani. In Francia, la separazione tra Chiesa e Stato è stata ottenuta solo nel dicembre 1905, dopo lunghe e terribili lotte della società civile dell´epoca. Non si deve dimenticare che il mondo arabo non è ancora arrivato a quel passo e bisogna smettere di screditarlo mettendone in ridicolo simboli e credenze.