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domenica 5 febbraio 2006

Sense of Humour

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Pensate un po' a quale brillante conclusione sono arrivati i benpensanti dell'Occidente: "I musulmani non hanno il senso dell'umorismo. Fanno tutto sto casino per delle vignette". Ricapitoliamo allora un po' per capire come mai "questi brutti beduini con la tovaglia in testa" non ce l'hanno, il benedetto senso dell'umorismo. Perché sapete, è un po' difficile avere il senso dell'umorismo quando ti sottopongono ad un embargo, oppure ti fanno piovere le bombe addosso oppure ancora minacciano di distruggere le infrastrutture del tuo paese quando questo paese è già afflitto da una mare di problemi, che spaziano dalla disoccupazione all'analfabetismo. Dobbiamo renderci conto che, piaccia o meno, il mondo arabo si vede e si sente attaccato dall'Occidente sin dal 1948, data in cui nasce - proprio grazie all'appoggio occidentale - lo stato di Israele su terre palestinesi. A partire dal 1991, con il pretesto di difendere il Kuwait, il mondo arabo assiste all'applicazione di un lunghissimo embargo - sempre occidentale - che ha fatto milioni di vittime fra gli iracheni, in particolar modo bambini, per non parlare dei continui bombardamenti senza ottenere alcun risultato tangibile. Dall'11 settembre 2001, frutto della reazione di un gruppo di fondamentalisti assassini, le minacce - ancora una volta occidentali - nei confronti dei vari paesi arabi e musulmani non si sono calmate: anzi, sono aumentate e le guerre per la "democrazia" hanno mietuto centinaia di migliaia di vittime, per non parlare delle torture, rapimenti, saccheggi e menzogne di ogni tipo che le hanno accompagnate e che non hanno portato a nessun tipo di miglioramento. Mentre tutto questo accadeva, le minoranze musulmane in Occidente si vedevano negare ogni diritto: espulsioni e arresti arbitrari, demonizzazione dei luoghi di culto e delle scuole, una continua animalizzazione sui media: i musulmani sono terroristi, dissimulatori, ingannatori, si riproducono come topi e chi più ne ha più ne metta. Ultimamente è cominciata pure - e stiamo parlando dell'Italia - una campagna di affissioni, in puro stile III Reich, promossa dalla Lega Nord per inculcare nel popolo il terrore, la diffidenza, il razzismo nei confronti della minoranza islamica e a questo gioco si sono aggregati, felici e baldanzosi, tutti gli imbecilli - e sono tanti - di questo mondo, politici e giornalisti in testa.
Non paghi di tutto ciò, ora - come sottolinea giustamente l'ottima Lia - l'Occidente ha voluto testare i limiti di sopportazione dei musulmani toccando la cosa più preziosa a cui possono rivolgersi in questi tempi bui della loro storia: la Fede, rappresentata dal personaggio più venerato dell'Islam, Maometto. "Dai! Lanciamo un concorso per trovare disegnatori del Profeta, così facciamo un bel "pappappero" ai musulmani che lo considerano blasfemo". Forse solo per il gusto di vedere come reagiranno - se reagiranno - e se saranno in grado, una volta per tutte, di farsi rispettare o se invece chineranno la testa, come l'hanno chinata sessant'anni fa i loro fratelli ebrei. E dopo aver architettato il pappappero con tutti i mezzi possibili ed immaginabili, pubblicazione e ancora ripubblicazione, e dopo aver tirato fuori la lingua agli ambasciatori e alle comunità musulmane che hanno pacificamente protestato per mesi, dopo aver alzato il tiro di fronte al boicottaggio pacifico dei popoli islamici, cosa fanno i giornali europei? Ripubblicano tutti le vignette. E ora che la rabbia ha raggiunto livelli drastici prestandosi alle strumentalizzazioni fondamentaliste che da un paese all'altro portano le folle a bruciare le ambasciate danesi e norvegesi, sul Corriere ce lo descrivono come un "ennesimo gesto di intolleranza". Certo, non è mica tanto carino rispondere all'offesa bruciando un'ambasciata o cercando i cittadini danesi per ucciderli, ma cosa si aspettavano, dopo quel vergognoso crescendo di provocazioni, se non la risposta più violenta e radicalizzata da parte di una società che cerca un qualsiasi valvola di sfogo per rispondere all'arroganza politica occidentale? E' come pretendere di vedere degli ebrei ridere davanti al Ballila dei piccoli degli anni 30 in cui l'anziano giudeo (Assalonne Mordivò) veniva cacciato a calci fuori dall'Italia per aver pianto una falsa miseria o, peggio ancora, di fronte ad un rotolo di Torah usato come carta igienica in una mostra di arte nazista! Certo, i fratelli ebrei all'epoca non hanno risposto (al di fuori dell'episodio del ghetto di Varsavia) perché non se le aspettavano mica, le conseguenze. Oggi però - e giustamente - guai a chi pensa di ripubblicare il Ballila in nome della "satira" e pare che i musulmani abbiano appreso la lezione e reagito preventivamente (anche se ora la faccenda sta prendendo una piega negativa). Non è quindi questione di satira o di vignette, o meglio non solo di questo si tratta, bensì del contesto in cui queste vignette vengono pubblicate. Le manifestazioni a Gaza, a Teheran, a Najaf non sono solo per le vignette: perché queste ultime hanno rappresentato - rendiamocene conto una volta per tutte - la goccia che ha fatto traboccare un vaso esageratamente colmo dalle continue invasioni, minacce, discriminazioni, offese a cui sono stati sottoposti i musulmani soprattutto in questi ultimi anni. Assistere allo spettacolo delle folle inferocite che bruciano le ambasciate per delle "vignette" fa orrore e pone molti interrogativi in Occidente ma se si pensa che le ambasciate sono messe a fuoco non tanto come protesta contro la Danimarca ma contro tutto l'Occidente che in queste ore pubblica e ripubblica le vignette in segno di "solidarietà", e già reo - agli occhi delle masse islamiche - di attaccarlo militarmente e culturalmente, qualcosa si spiega anche se nulla giustifica.
Detto questo, inutile nascondere che c'è del nuovo, almeno nella prima fase della reazione da parte del mondo musulmano, anche se purtroppo in questi momenti questa reazione sta prendendo - come sopra detto - una deriva violenta e negativa dettata da una motivazione più politica che spirituale. Punto primo: finalmente una reazione ufficiale da parte dei governi e delle istituzioni arabe e musulmane che per lungo tempo sono rimaste zitte di fronte all'aggressività crescente nei confronti musulmani e dei loro interessi, in particolar modo quelli residenti all'estero. I cittadini arabi e musulmani si sono abituati, in tutti questi anni, a non contare affatto su un intervento deciso da parte dei propri governi per difendere i propri diritti, spesso vilipesi e calpestati, e ci si chiedeva spesso e volentieri a che serviva il Passaporto o la rappresentanza diplomatica propria: ora invece, si inaugura un'era in cui si vede uno spiraglio di luce in questo senso e si copia l'esempio della comunità ebraica che ha voluto, non casualmente, uno stato forte che difenda e pretenda energicamente i suoi diritti all'estero. Punto secondo: il boicottaggio allargato dei prodotti danesi, che si intensificherà man mano che altri paesi occidentali pubblicano le vignette fino a portare la Danimarca alla bancarotta, è l'inizio di una strada pacifica e civile di protesta da parte dell'intera comunità musulmana che usa i mezzi finanziari per ottenere risultati concreti piuttosto che lasciarsi difendere dalle minoranze violente ed esagitate. Molto positivo anche che l'uso di tali mezzi di pressione in Occidente sia stato inaugurato da un arabo cristiano, l'editore franco-egiziano-cattolico Raymond Lakah. Tra l'altro, proprio questo elemento potrebbe essere usato per sottolineare che il Cristianesimo non c'entra niente con queste aggressioni "satiriche" e mettere fine alla deplorevole aggressione al quartiere cristiano di Beirut: il Vaticano stesso ha deplorato le vignette e ha chiesto un limite alla libertà di espressione quando diventa libertà di provocazione: uno dei prossimi punti nell'agenda del dialogo inter-religioso? Significativa in questo senso l'osservazione di un dotto esponente cristiano ortodosso che al telefono mi disse: "Mi dispiace solo che sulla bandiera danese ci sia la croce. I danesi dovrebbero toglierla e aualcuno dovrebbe spiegare ai musulmani che noi li appoggiamo: sono diventati matti in Occidente. La libertà di satira è sacra e Dio non lo è? Tanto vale allora che facciano di tutte queste libertà, così come dell'ateismo, un nuovo culto!".
In queste ore c'è chi afferma che i musulmani, nei loro paesi, pubblicano vignette blasfeme nei confronti di cristiani ed ebrei. Innanzitutto, va ricordato che non sono mai stati presi di mira i personaggi dei profeti, rispettati tutti allo stesso modo dalla religione islamica: proprio qui sta la differenza. In alcuni paesi islamici ci sono raffigurazioni che - quando non prendono di mira esplicitamente il sionismo o il governo di Israele - potrebbero essere considerate offensive o discutibili nei confronti dell'ebraismo come per esempio le fiction che riprendono le accuse rituali prodotte in ambito cristiano, ma sono cose che purtroppo si inseriscono e si spiegano all'interno della dialettica politica particolarmente accesa in Medio Oriente originata dalla questione palestinese e che comunque non hanno mai vilipeso la figura di Mosé e dei profeti di Israele. Nulla di simile è invece riscontrabile nei confronti dei cristiani, al di fuori del fanatismo wahabita del più grande alleato USA nella zona, ovvero l'Arabia Saudita che vieta chiese e crocefissi sul proprio suolo, e comunque - anche in questo caso - senza mai sbeffeggiare La Madonna o Gesù. Certo, ci sono sermoni fanatici e dichiarazioni offensive da parte dei fondamentalisti, ma comunque esse non sono avvallate da nessun organo mediatico ufficiale o governo del Medio Oriente. Detto questo, torniamo al solito discorso della "reciprocità": se un paese non rispetta i diritti umani o la spiritualità di qualche minoranza, è forse questa una scusa valida per non rispettarli anche nei paesi che si dichiarano "superiori" e "civili"?
Più volte, anche dalle pagine di questo blog, partirono inviti e consigli a non mescolare politica e religione, e più che altro a non toccare la religione in un momento politico vicino all'esplosione, proprio per non fare il gioco di Bin Laden. Consigli sprecati: dai rosari appesi ai cannoni statunitensi alla profanazione del Corano a Guantanamo, dalla denigrazione della religione islamica sui libri della Fallaci alle vignette che dipingono Maometto stesso come terrorista, tutte le carte necessarie ai fondamentalisti per farne una guerra di religione le ha fornite proprio l'Occidente. Ed è proprio questo connubio religione-politica in un momento sensibile a dimostrare pienamente l'irresponsabilità e la scarsa intelligenza occidentale, che - più che dimostrare la superiorità e l'indipendenza della Civiltà superiore - sta dimostrando all'intera ummah islamica e soprattutto, ai più esagitati che ne fanno parte, che l'Occidente è molto meno preparato e saldo di non quanto si possa pensare. Chiedo ai neocon: è forse carino adesso assistere - anche se è giusto e stragiusto che sia così - alla fila di presidenti, ministri e autorità che bacciano le mani per farsi perdonare e soprattutto convincere i consumatori arabi a ricomprare un po' di latticini? Non è forse questa una figura peggiore di quella che si voleva comunicare a quel mondo alzando i toni della sfida?