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martedì 14 febbraio 2006

Un attore con la testa

"Credo che se non si comincia a capire perché due ragazzi pakistani decidono di legarsi addosso una bomba e farsi saltare in aria, siamo condannati". George Clooney interviene sulle questioni legate al rapporto fra Islam e Occidente, dai kamikaze alle vignette satiriche su Maometto fino alla lotta al terrorismo, "che è un'idea, e non uno Stato che puoi andare a bombardare". L'occasione è un'intervista rilasciata a Serena Dandini per il programma Parla con me, in onda la domenica in seconda serata su RaiTre, per la promozione del film Siryana, in cui l'attore interpreta un agente della Cia, un intreccio di nvite e interessi di un gruppo di persone legate al mercato internazionale del petrolio. "I terroristi - dice Clooney - non puoi semplicemente etichettarli come persone che commettono il male senza capire che cosa fanno, perché non puoi andargli a bombardare le idee per togliergliele dalla testa". E in quanto alle vignette su Maometto, l'attore osserva come, negli Stati Uniti, se ne sia parlato poco, perché "le notizie di cui si parla sono molto diverse". E sull'opportunità o meno della loro pubblicazione si dice perplesso, "la questione è molto difficile perché il buon gusto non può essere deciso per legge. In Gran Bretagna - continua - si dice che quelle vignette vadano pubblicate ma la verità è che questa non è libertà di espressione, è pericoloso". A Clooney sta a cuore la questione del rapporto tra potere e libertà di espressione (non a caso è candidato all'Oscar per Good Night, and Good Luck, duro atto d'accusa alla connivenza fra media e potere costituito): "Non si deve mai essere soggetti al potere, lo si deve sempre mettere in discussione, chiunque sia al comando, questo il motivo per cui Jefferson, l'autore della nostra Costituzione, disse che preferiva avere una libera stampa piuttosto che un libero governo perché per lui l'idea è che una stampa libera è l'unico effettivo contrappeso". E conclude: "Per circa tre anni, non abbiamo agito in questo modo".