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mercoledì 29 marzo 2006

4 miliardi ed è fatta!

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Citando il «Libro nero del comunismo», durante una manifestazione elettorale sabato a Napoli, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva affermato che «All'epoca di Mao, in Cina non mangiavano i bambini ma li bollivano per poi usarli come fertilizzante per i campi». Ieri, il governo cinese ha reagito con una nota ufficiale: «Siamo contrariati da queste affermazioni infondate», si legge nel comunicato del Ministero degli Esteri Cinese, «Le parole e le azioni dei leader italiani dovrebbero favorire la stabilità e lo sviluppo di relazioni amichevoli tra la Cina e l'Italia». Poche parole che pesano come macigni sul futuro dell'economia italiana e sui rapporti con la Repubblica Popolare. Innanzittutto però vorrei fare qualche appunto, nonostante io non sia affatto comunista e benché la Cina di Mao esuli completamente dal mio campo di interesse: è evidente quanto "Il libro nero del comunismo" sia un libro fazioso, stilato in fretta e furia dalle destre europee per colpire le sinistre locali a cui vengono gratuitamente e indebitamente abbonate le vittime di regimi tirannici sorti altrove (non mi pare che i comunisti abbiano governato l'Italia col ferro e il fuoco in nessun periodo storico) e che poco hanno a che vedere con l'ideologia in nome della quale agivano. Lo dimostra il fatto che le Destre lo considerano una specie di Bibbia (Non è casuale che il libro sia stato pubblicato a prezzo economico dalla Mondadori) e che lo tirano costantemente fuori nelle campagne elettorali (al posto di parlare dell'economia, della scuola, dell'immigrazione, stiamo qua infatti a discutere dei bambini di Mao). Si tratta di un testo tutt'altro che scientificamente immune da critiche (Un'introduzione che afferma che "L'Impero ottomano ha proceduto, infatti, al genocidio degli armeni" è da bocciare subito visto che nell'Impero ottomano gli armeni erano una comunità come le altre, certo coinvolta da una repressione ottomana sotto il Sultano Abdul Hamid II tra il 1894 e il 1896 per motivi politici ma che non ha di certo assunto le dimensioni del genocidio cominciato invece per mano dei nazionalisti Giovani Turchi che hanno poi disciolto l'impero. Si parla di 50.000 vittime su 2,5 milioni di armeni nel primo caso e di ben 1.500.000 nel secondo), è un libro che tra le vittime del comunismo conteggia anche quelle tedesche, polacche ecc che si sono verificate in un periodo come quello della II guerra mondiale, in cui gli alleati hanno raso al suolo ben tre città civili come Dresda, Hiroshima e Nagasaki. Ma perché dovrei commentare la battuta del Presidente sulla Cina di Mao e non tanto quella, ben più grave secondo me, sull'Italia plurietnica?
Credo di doverlo fare per una ragione molto semplice: la Cina di oggi è il gigante del futuro, e questa non è certo una novità. Trattasi infatti di un paese sterminato con tante risorse, una popolazione che costituisce un sesto circa di quella mondiale, un'economia capitalista fiorente gestita con un pugno di ferro, un esercito forte dotato dell'atomica. Un paese che cresce economicamente con una percentuale del 10% ogni anno - da anni - e che è a qualche passo dal mandare un uomo sulla luna. La battuta del Presidente del Consiglio però, confezionata per un consumo elettorale interno, è solo un assaggio di ciò che - fra 20 0 massimo 30 anni - sentiremo costantemente sulla Cina, e non più per motivi elettorali. Nel 2025 Pechino otterrà l'indipendenza energetica, e nel 2035 raggiungerà il PIL degli USA. Non so se l'episodio dei bambini bolliti per farne concime corrisponde al vero, anche se il libro da cui è tratto sembra un prodotto di propaganda, e non sono un sinologo: è probabile però che si sia trattato di cannibalismo, in periodi di fame feroce, certamente dipendenti da una gestione disastrosa della cosa pubblica, così come succede in Africa e in altre parti del mondo. Insomma, potrebbe anche trattarsi di un episodio storico con un fondo di verità, per carità. Ma la cosa interessante è che se oggi è stato rispolverato durante un comizio elettorale (anche prematuramente, visto che oggi non è stato ancora ufficialmente lanciato il clima - populista - di cinofobia, nonostante i tentativi della Lega sempre all'avanguardia su queste tematiche), domani episodi storici simili - falsati, storpiati, strumentalizzati fino alla nausea - e magari pure conditi da una dose di indescrivibili falsità, saranno la base della "pappa" mediatica e politica quotidiana dell'Europa in declino. E i famigerati "musulmani" a cui spetta l'onore oggi? Potete tranquillamente scommettere che passerà di moda la loro demonizzazione.
Ciò che molti europei - e non solo - non hanno capito infatti è che la guerra attuale in Medio Oriente, quella guerra che viene percepita da alcuni come una "guerra al terrorismo islamico", altro non è, in realtà, che una delle tante fasi di un processo storico molto lungo, iniziato con la guerra fredda e di cui non si è ancora vista la fine. Come ho già detto in passato, la guerra cosiddetta "fredda" era tutt'altro che "fredda", era invece "caldissima": la si chiama "fredda" solo perché è stata combattuta fuori dai confini degli USA, dell'URSS e dell'Europa. E' stata combattuta in Corea, nel Vietnam, in Afghanistan e stava quasi per deflagrare anche a Cuba. Ma una volta crollata l'Unione Sovietica, e quindi scomparso il nemico ideologico-militare (L'URSS), è comparso quello economico-militare (anche se ancora venato d'ideologia): la Cina. E ciò a cui assistiamo in Medio Oriente oggi altro non è che "il combattimento a distanza" fra i due nuovi grandi poli: quello sopravvissuto alla guerra "fredda" e quello che emerge nonostante i bastoni tra le ruote che gli USA stanno cercando di piazzare sul suo cammino, che - ovviamente - passa dalle risorse petrolifere del Medio Oriente. Non è infatti un mistero che gli USA vorebbero mettere le mani sugli oleodotti e le risorse petrolifere vitali per lo sviluppo dell'economia cinese e non è casuale che la Cina abbia fornito armi al regime di Saddam (e di conseguenza all'attuale guerrigila che si è impossessata dei depositi delle caserme) o che abbia sottoscritto accordi miliardari per il petrolio e il gas con l'Iran, opponendosi a qualsiasi opzione militare nei suoi confronti. Una volta consumata questa fase però, o - prima ipotesi - con lo sganciamento della Cina dal Medio Oriente grazie agli accordi con la Russia, o - seconda ipotesi - con la colonizzazione dei paesi chiave del Medio Oriente (e cioè quelli detentori delle risorse petrolifere e in special modo quelli che portano dritto dritto alla Cina partendo dal mediterraneo e dal fidato alleato israeliano: basta uno sguardo alla mappa e vedere di quali paesi stiamo parlando: Siria, Iraq, Iran, Afghanistan) o - terza ipotesi - quando gli americani si accorgeranno che non possono procedere oltre un certo punto (che può essere l'Iraq di oggi ma che potrebbe anche essere la Siria o l'Iran, dipende dalla loro irresponsabilità e dall'incompetenza dei loro consulenti sulle questioni mediorientali) passeremo alla fase successiva: quella in cui lo scontro sarà frontrale fra i due giganti.
Chi ha modo di parlare con gli imprenditori sa benissimo che a popolare i loro incubi non sono i musulmani, bensì i cinesi. "I cinesi comprano tutto", "I cinesi pagano sempre in contanti, e tanti", "I cinesi lavorano come formiche", "I cinesi ci stanno mangiando vivi" come ha detto oggi Tremonti. A turbare i sogni del mondo dell'imprenditoria, e cioè di quella classe economica che manda avanti il paese e che sotto sotto ne determina anche le sorti politiche, il problema non è l'Iran degli Ayatollah, non è la Siria del Baath, non è l'Iraq degli Ayatollah, non è l'Afghanistan di Abdul Rahman il convertito che - anche se verrà liberato per "pazzia" - ha dimostrato al mondo che nulla è cambiato nel paese "liberato" dai Taleban. E' la Cina. Tutto il resto invece, ora di Corano a scuola e immigrati musulmani inclusi, va bene per il popolino. Che mostra beato e beota bandierine a stelle e strisce, Io sto con Oriana, rivendica improbabili tradizioni padane e un antistorica tesi di comuni radici giudeo-cristiane dell'Europa, un pacchetto pre-confezionato, di cui fa parte anche la propaganda anti-islamica, l'isteria per il progetto di una moschea piuttosto che una posizione contro la guerra in Iraq. Ma è tutto destinato a cambiare: quando la Cina comincerà a far vedere davvero i muscoli sulle borse internazionali, quando cominceranno a farsi sentire gli effetti di quel "i cinesi comprano tutto (anche in Italia, sappiatelo) e l'economia virtuale americana comincerà ad accusare colpi, la fase mediorientale si potrà dire conclusa e lo scontro sarà diretto: in Europa si dovrà tirare la cinghia, si soffrirà di disoccupazione e anche di miseria. Il precariato introdotto dalle Legge Biagi e quello voluto in Francia sono solo i primi sintomi del declino economico del continente. E non saranno certo i dazi per cinque mesi sulle scarpe cinesi dal 38 al 42 a salvare l'economia europea. Che si salverà solo quando l'Europa si renderà conto che, nel futuro scenario internazionale, rischia di fare la fine delle formiche in un campo di battaglia tra elefanti. E che il suo ruolo di pedina americana, furbescamente contrastato da Francia e Germania finora, la destina ad una sconfitta sicura a favore della sopravvivenza di uno dei due giganti. L'Europa si salverà quando comincerà a pensare come un continente davvero unito, con interessi propri e affari propri da portare avanti senza quel senso di "gratitudine" nei confronti di ciò che in realtà altro non è che un suo erede minore situato oltre-oceano che pensa alla propria sopravvivenza pur condizionando perenemmente la politica europea attraverso politici compiacenti e bande di zeloti filo-americani. L'Europa si salverà quando metterà in atto un'alleanza mediterranea, quando comincerà a riconsiderare i suoi rapporti con il Medio Oriente, quando comincerà a trattare sia con gli USA che con la Cina, senza farsi abindolare dalla propaganda anti-islamica d'importazione (pericolosa dal punto di vista sociale interno) e da quella anti-cinese che verrà esportata in futuro.
E comunque, concedetemi questa sadica battuta finale: in ogni caso, complimenti. Dopo aver offeso un miliardo e passa di musulmani con le vignette di Calderoli, ora si offende un miliardo e passa di cinesi con la storia dei bambini bolliti all'epoca di Mao, considerato da una buonissima parte di cinesi secondo solo a Confucio. E a voglia che la Farnesina parli di un discorso rivolto "al passato": se non erro anche Maometto è vissuto 1400 anni fa, ma non mi sembra che le popolazioni musulmane abbiano apprezzato. I cinesi certo sono più tranquilli, e non hanno bisogno di fare gli scalmanati davanti alle ambasciate: tanto fra qualche anno faranno vedere di che pasta sono fatti e l'atomica non gliela toglie nessuno. Ora però, lasciatemi fare un pronostico azzeccato, come quello che feci quando dissi che la storia delle vignette avrebbe avuto un seguito in Italia con la Lega: forza che mancano solo altre 4 miliardi di persone da offendere prima della fine della campagna elettorale e l'Italia potrà considerarsi in poll position per affrontare le sfide imprenditoriali del mondo globalizzato. Forza, Italia!