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martedì 14 marzo 2006

Il Fondaco dei Turchi

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Anonimo fiorentino, Marinai turchi in un porto italiano.
Prima metà del XVIII secolo
Nel 1575, a Venezia, c'era un Doge comunista e il Senato della Serenessima era in mano alla sinistra. Non si può spiegare altrimenti infatti la proposta approvata il 16 agosto 1575 dal Senato Veneziano circa la creazione - su richiesta dei turchi e all'indomani della firma del trattato di pace del 1573 - di uno spazio "loro riservato come quello che hanno gli ebrei nel loro ghetto", e come quello assegnato ai tedeschi residenti a Venezia "al fine di agevolare il commercio". Uno scandalo ancora più grave se si pensa che, nel 1579, si elesse l'Osteria dell'Angelo come sede del Fondaco (albergo) dei Turchi. Come se non bastasse, per far fronte agli episodi di intolleranza di cui erano spesso vittime i mercanti turchi, nel 1594, gli Avogadori di Comun, le autorità giudiziarie veneziane (i soliti magistrati rossi), emisero un decreto in cui si comminavano pene come l'esilio, il carcere o le galere a chiunque commettesse un reato, con parole e azioni, nei loro confronti che - a quanto dicevano - "era desiderio della Repubblica che costoro potessero vivere e svolgere i loro affari in pace e soddisfacentemente come hanno fatto finora". Di fronte a tal servilisimo sinistroide, venne presentata nel 1602 all'autorità di governo veneziana, una petizione - anonima - in cui veniva espressa una violenta condanna di tale iniziativa, con il ricorso ad argomentazioni politiche, economiche e religiose. Sembrava assistere ad un'interrogazione parlamentare della Lega o, nella migliore delle ipotesi, a una lettura di quelle "autorevoli" spesso ospitate da taluni quotidiani italiani. Sentite, sentite: in essa si sostiene che la presenza di un elevato numero di turchi riuniti in un sol luogo potrebbe risultare pericolosa in quanto potrebbe portare all'edificazione di una moschea e, quindi, all'introduzione del culto di Maometto, scandalo ancora più grave di quello già provocato dalla presenza degli ebrei e dei protestanti tedeschi. Si afferma che il comportamento lascivo dei turchi trasformerebbe la residenza in un "covo di vizio e un ricettacolo d'iniquità" e che la loro presenza potrebbe altresì favorire le loro mire politiche e mettere in pericolo il destino della Repubblica. Insomma: la solita pappardella odierna delle moschee pericolose, del proselitismo coranico, della delinquenza extracomunitaria e del pericolo dello "stato nello stato". Spiace dirlo ma pare che la mentalità di alcuni, al giorno d'oggi, sia ancora ferma al 1602 e cioè a ben 4 secoli fa (se non acora prima). Ma l'amministrazione veneziana comunista non demorde: facendo orecchie da mercanti (anche nel senso letterale del termine) regala addirittura ai turchi una sede ancora più ampia nel 1621. L'attività del fondaco andrà avanti indisturbata, interrotta solo dalla ripresa di ostilità fra veneziani e turchi, per poi subire un calo con la crisi economica che colpì tanto l'Impero ottomano quanto la Repubblica Veneziana durante il XVII e il XVIII secolo.

La storiella (vera) sopra riportata è per ricordare ai cari neoconnard che non sono "i comunisti" e tanto meno la "sinistra" il problema. Nei tempi in cui si svolgono i fatti del Fondaco turco, non c'erano né gli uni né l'altra. Non solo: si viveva in un mondo che era molto più "consapevole" delle proprie "radici cristiane" e che era immerso fino al collo nello scontro con il mondo dell'Islam di non quanto succeda oggi. In altre parole la natura "religiosa" dello scontro era un dato di fatto e sia da una parte che dall'altra ci si etichettava come "infedeli". La battaglia di Lepanto a cui oggi si appellano i neoconnard si era consumata infatti nel 1571 e la Repubblica di Venezia vi aveva partecipato con ben 150 galere, la parte più consistente dell'intera flotta della Lega Santa. Come si spiega allora l'atteggiamento del Doge, del Senato Veneziano e delle autorità giudiziarie, appena qualche anno dopo la cocente sconfitta inflitta agli ottomani? Molto semplice: l'economia. Sin dall'antichità è l'economia a muovere le fila del sistema geopolitico internazionale nei tempi di guerra e di pace e i neoconnard che credono di poter chiudersi come tartarughe rinunciando all'immigrazione e ai rapporti con il mondo islamico sono dei poveri illusi che non hanno capito come è sempre andato e come andrà ancora a lungo il pianeta terra. Non è questione di destra o di sinistra: di fronte alle emergenze economiche, tutti sono uguali e tutti devono fare i conti con l'immigrazione e i rapporti diplomatici, facilitandoli. La Destra lo fa con malavoglia, perché deve fare i conti con l'isteria populista, ma lo fa lo stesso. Basta pensare che una legge che porta il nome di Bossi ha regolarizzato ben 700.000 immigrati. Che il decreto flussi di quest'anno darà diritto a 170.000 nuovi immigrati di stabilirsi in Italia mentre nel 2005 erano solo 79.500 gli ammessi. E un giorno - e il tempo mi darà ragione - vedrete la Destra stessa costretta a riformare il diritto alla cittadinanza, il voto agli immigrati (come prospettato da Fini) e tutto quello che vi sembra ora roba marziana. Io mi auguro che vinca la Sinistra, affinché queste riforme avvengano presto, senza inutili giri di parole, tentennamenti, petizioni e articolacci assurdi. E proprio in virtù del potere economico, che chiede più immigrati, più forza lavoro, più contributi al sistema pensionistico italiano che rischia il collasso, sono ottimista circa la vittoria della coalizione del Centro Sinistra: non a caso Confindustria, banche e organi di stampa spingono in quella direzione. E credo che la visita del Rabbino Di Segni alla moschea di Roma e il Sì al Corano nelle scuole da parte del Cardinal Martino siano già indici dell' inizio dell'era del cambiamento. Ad ogni modo, cari neoconnard, rassegnatevi: se non sarà con la Sinistra, sarà con la Destra e - volenti o nolenti - vi dovrete sorbire, prima o poi, il "Fondaco dei turchi" (inteso come presenza di immigrati e non come ghetto, ci mancherebbe) e, chissà, magari anche una legge che decreta l'esilio o le galere a chi si atteggia come voi. Venezia docet.