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sabato 11 marzo 2006

Lettera di Oriana Fallaci

Cari amici neocon,

Ora mi chiedete: "Che cosa ha da dire, che cosa dice, su quella sciagurata e criminale proposta di un'ora di Corano a scuola?". Me lo chiedete a voce, con i tam tam, con i piccioni viaggiatori che spesso e volentieri mi sporcano il davanzale della finestra del mio attico ottocentesco nel centro di Manhattan (l'altro giorno sono andata a comprare un fucile per abbatterli e, facendo finta di non riconoscermi per via dell'elmetto, la negoziante me l'ha fatto pagare lo stesso, brutta stronza nazi-islamica!) e lo fate spesso rimproverandomi perché finoggi sono rimasta zitta. Quasi che il mio silenzio fosse stato un tradimento. E io che pensavo di non essere rimasta zitta neanche per un attimo, per paura di non finire di dire tutto quello che avevo voglia di dire prima che arrivasse la mia ora, quella vicina vicina che annuncio instancabilmente da quindici anni ormai. E ogni volta, cari amici neocon, scuoto la testa, mormoro a me stessa: cos'altro devo dire?!? Sono quattr'anni che dico. Sono quattr'anni che come una Cassandra mi sgolo a gridare «Troia brucia, Troia brucia». Quattr'anni che ripeto al vento la verità sui collaborazionisti che in buona o cattiva fede gli spalancano le porte. E sapete qual'è la novità? Sono stanca. Intimiditi come siete dalla paura d'andar contro corrente cioè d'apparire razzisti, vi è totalmente sfuggito lo spirito di quella patetica messinscena che si è consumata nel corso dell'ultima riunione della cosiddetta "Consulta per l'Islam italiano". Mentre voi vi si stracciate le vesti per un problema inesistente e costruito ad hoc per ingannarvi, quello dell'ora di Corano, è passato - con il beneplacito e l'approvazione del Ministro e con lo strombazzamento dei giornalisti collaborazionisti - un documento che ribadisce e richiede tutto ciò che ho sempre combattuto e osteggiato, tipo il "chiediamo interventi fattivi volti a tutelare le famiglie musulmane immigrate e, laddove ne ricorrano le condizioni di legge, a favorire il ricongiungimento dei coniugi e dei figli". Ma quali ricongiugimenti, barbari musulmani che non siete altro? Le orde dei vostri parenti? Mamme, babbi, fratelli, sorelle, zii, zie, cugini, cognate incinte, e magari i parenti dei parenti? Cosa intendono per l' "incrementare il numero di studenti dei paesi musulmani che possono frequentare l’Università in Italia"? E io che speravo che le cose cambiassero e che questi criminali studenti musulmani venisse loro proibito d'iscriversi a un'Università per studiare chimica e biologia: le due scienze necessarie a scatenare una guerra batteriologica. Quegli stessi studenti che in consulta passano in quota moderati e poi si guardano bene dall'approvare documenti a cui sono contrari i nazi-islamici preferendo l'astensione. Ma la cosa più scandalosa, la cosa più vergognosa, la cosa che più mi ha fatto montare il sangue alla testa fino a far saltare l'elemetto che indosso di notte è l'apertura di quel novello trattato di capitolazione che parla dell'Islam come di "una religione di pace che promuove il dialogo e la fratellanza e che da sempre si è integrata all’interno di società e culture diverse dando vita a civiltà che costituiscono una ricchezza per l’intera umanità". Quale civiltà-ricchezza, sfrontati?!? Quale pace-dialogo-fratellanza, sfacciati?!? In Italia i vostri avi non hanno portato nulla fuorché il grido «Mamma li turchi». Da Mazzara a Siracusa, da Siracusa a Taranto, da Taranto a Bari, da Bari ad Ancona, da Ancona a Ravenna, da Ravenna a Udine, da Genova a Livorno, da Livorno a Pisa, da Pisa a Roma, da Roma a Salerno, da Salerno a Palermo, i vostri avi sono sempre venuti per prendere e basta. Razziare e basta. E la cosa più patetica, più scandalosa, più vergognosa, è che in virtù di questo elogio della religione della pace e della tolleranza, si auspica "un processo ampio di integrazione volto sia a valorizzare i principi universali della religione islamica e a far conoscere le ricchezze storiche delle culture musulmane, sia a soddisfare i bisogni sociali, culturali ed economici dei musulmani". Perbacco, non c'è proprio nessuno tra i neocon che dica pane al pane e vino al vino? In che modo i "moderati" intendono "favorire l’acquisizione di una cittadinanza basata non solo sul numero di anni di residenza prescritti dalla legge ma soprattutto sulla condivisione dei valori"? Con un esamino a quiz? "Tu-musulmano-hai-intenzione-di-battere-tua-moglie? "Nossignore"."Prego-gentile-signore-si-accomodi"? Cari amici neocon, al posto di strillare per un'ora di Corano a scuola, griderei alla "Taqiya" finalizzata a far passare - tra una condanna del terrorismo , ormai scontata da parte di qualsiasi musulmano con un minimo di cervello che vive in Occidente, e la solita cantilena della religione della pace e dell'amore - l'invasione degli islamici cattivi. Il Presidente del Senato ribadisce che: «Siamo impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati in nome della condivisione dei valori e dei princìpi della nostra Costituzione, senza più accettare che il diritto delle comunità prevalga su quello degli individui che le compongono». Perfetto. Ma se così è, come mai è stata istituita una consulta islamica? Se il cittadino deve essere integrato in quanto individuo e non in quanto membro di una comunità religiosa, quale necessità c'era di istituire un organo specificatamente islamico in senso al Ministero degli interni? Mi viene il dubbio che questa storia della Consulta - anche alla luce di quel documento "moderato" approvato e iper-pubblicizzato - altro non sia che una sapiente operazione di Taqiyya, un opera fatta davvero «perbene» e non solo «per bene». Ma non possiamo alzare bandiera bianca. Possiamo soltanto affrontare il mostro con onore, e dire: "noi si che ce l'abbiamo duro".

Con affetto

Oriana Fallaci

(scanso equivoci la lettera è un pezzo satirico redatto dal sottoscritto e liberamente ispirato allo stile fallace)