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venerdì 10 marzo 2006

L'Europa è il futuro

Più mi reco in visita all'estero, e più mi rendo conto che il modello italiano in materia di immigrazione è destinato a scomparire senza lasciare traccia o ricordo. Appena al di là delle Alpi infatti, in Francia, non si può che rimanere colpiti dallo spettacolo multietnico e giovanile che offrono sempre di più le strade francesi, a differenza di quelle italiane. La Francia di oggi mi ricorda molto di più il Canada o gli Stati Uniti che un paese del classico Vecchio Continente, e la presenza di simile modello a due passi dall'Italia mi fa ben sperare in un prossimo sconvolgimento anche del panorama italiano. Vengono subito in mente, ovviamente, le problematiche che si possono originare da un modello simile, tipo la rivolta delle banlieues parigine a cui abbiamo assistito poco tempo fa. Ma credo che ormai, anche alla luce della recente legge approvata dal parlamento francese che ha introdotto il curriculum vitae anonimo, sia più che evidente che i problemi della multietnicità non nascono dal modello stesso quanto da quella disgustosa e testarda forma di opposizione razzista che alcune frazioni della società adottano nei suoi confronti per paura di perdere i privilegi che rivendicano in nome delle origini e non delle capacità. Se nella società francese non ci fossero i vari lepenisti e consimili, che escludono a priori qualsiasi curriculum che presenti un cognome arabo o straniero - foss'anche del nonno del candidato - la rivolta delle banlieues non ci sarebbe mai stata. Questo è un segno premonitore anche per l'Italia: fin quando esisteranno forme di leghismo xenofobo e formazioni fasciste nelle coalizioni politiche o nella società stessa, il modello di società multietnica che l'Italia dovrà intraprendere - volente o nolente per un fiume di ragioni - sarà destinato a creare tensioni molto più forti di quelle che si sono verificate in Francia.

Mi meraviglia che i più grandi oppositori del modello multietnico in Italia, coloro che più hanno goduto ed esultato per la rivolta delle banlieues, portandola addirittura come esempio dei rischi che il fenomeno migratorio implicherebbe anche nel Bel Paese (avendo cura ovviamente di non sottolineare quanto questi rischi dipendano innanzitutto dalle politiche adottate da loro stessi e dalle parti politiche in cui si riconoscono), siano proprio quelli che più osannano e venerano gli Stati Uniti. Eppure gli Stati Uniti sono diventati quella potenza ricca ed evoluta che oggi vediamo proprio grazie a quel fenomeno migratorio che ha accolto - ed accoglie tuttora - centinaia di migliaia di immigrati da ogni parte del mondo, musulmani inclusi. Considerato che se gli Stati Uniti dovessero riempire un museo con reperti storici propri, esulterebbero al massimo per qualche freccia sioux o una ruota di carro del Far West, risulta ancora più singolare come i defensor fidei europei, che cianciano di "tradizioni nostrane" e "radici dell'Europa" non abbiano a cuore veramente la propria Europa e le sue tradizioni: i loro blog (basta uno sguardo veloce ai blog di quella "setta templare" neocon denominata Tocque-ville) sono un tripudio di stelle e strisce, falchi americani e immagini di caccia F16, ma guai a ritrovare in mezzo a quella sfilza di patetici banner tipo "Io sto con Oriana" una singola bandiera dell'Europa Unita o dell'Italia, o quantomeno un riferimento identitario continentale o nazionale. Eppure l'Europa può vantare una lunga e rispettabile tradizione che non ha nulla da invidiare a quella sua giovane creatura, a quel pallido riflesso della propria originaria potenza.

Ma i neocon filoamericanisti in Italia e più in generale in Europa, oltre ad essere dei benemeriti ignoranti ed ingrati sono, purtroppo, anche degli irresponsabili. Facendosi megafoni della dottrina neocon d'Oltreoceano, possono essere considerati - a tutti gli effetti - traditori della Madre Patria Europa. Basta prendere un qualsiasi mappamondo in mano (ma ci sono anche i documenti del PNAC) per rendersi conto che l'attuale offensiva statunitense in Medio Oriente, basata su un cumulo di indescribili menzogne, altro non è che un modo per condizionare l'economia della Cina, delle potenze emergenti del Sud-est asiatico e quindi della stessa Europa, fenomeni economici che mettono in pericolo l'ormai traballante supremazia del dollaro americano. E per arrivare a questo scopo, è più che evidente che gli Usa dovevano prima controllare quei territori che corrispondono agli attuali Siria, Iraq, Iran, Afghanistan, Pakistan ed ex Repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale, facenti da cuscinetto protettivo per le ambite prede. I megafoni locali del Pentagono quindi, altro non sono che i cavalli di Troia che - a volte inconsapevolmente e in buona fede, altre consapevolmente e in cattiva fede - accelerano la caduta e lo sfracello dell'Europa che invece mira a sanare la propria economia in questo momento demografico difficile elaborando e sviluppando, con non poche difficoltà, il modello adottato dal giovane erede americano, anche guardando alla cooperazione con il mondo musulmano ben più vicino e accessibile degli Stati Uniti.