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sabato 4 marzo 2006

L'Islam è il Medioevo?

Wafa Sultan, psicologa e scrittrice di origine siriana residente negli Stati Uniti, si è resa protagonista di una performance molto speciale - e proprio per questo degna di analisi - mandata in diretta sulla rete qatariota di Aljazira il 21 febbraio scorso. Intervenendo nel programma "La direzione contraria" ha affermato, in presenza di un religioso dell'Università teologica sunnita di Al Azhar (Il Cairo), che «Ciò che vediamo non è uno scontro di civiltà o di religione ma è uno scontro tra due opposti, una mentalità medioevale contro quella del ventunesimo secolo, tra la civiltà e l'arretratezza, tra la libertà e la repressione, tra la democrazia e la dittatura». In risposta alla domanda del conduttore Feisal al-Kassem: «Lei intende che è un conflitto tra la civiltà rappresentata dall'Occidente e l'arretratezza rappresentata dai musulmani?», la Sultan ha risposto semplicemente: «Sì. E' proprio quello che intendo». Wafa Sultan ha anche fortemente criticato «chi si mette con il megafono davanti a una chiesa e urla che è una menzogna che Gesù è Dio» in quanto non rispettoso del credo altrui, ha affermato che l'Islam si è diffuso «Con la spada e l'aggressione dei Paesi» e che «Sono i musulmani ad avere scatenato la guerra di civiltà, da quando il profeta dell'islam disse: "Mi è stato ordinato di combattere la gente fino a quando non credono in Dio e nel suo profeta" e da quando i musulmani hanno diviso la gente tra musulmani e non musulmani» prima di sottolineare che «nonostante l'Olocausto, non abbiamo visto nessun ebreo farsi saltare in un ristorante in Germania» e che «solo i musulmani difendono la loro fede bruciando le chiese e le ambasciate».

Tanto per incominciare, l'intervento della Sultan in diretta su Aljazira dimostra la falsità delle accuse rivolte e reiterate più di una volta nei confronti della rete del Qatar, dipinta come il megafono illiberale e unilaterale dei terroristi. Con quella diretta Tv, con quel confronto democratico che ha permesso ad una voce decisamente fuori dal coro di scagliarsi senza freni o interruzioni di fronte a milioni di telespettatori arabi, la rete di Aljazira ha dimostrato - e non è la prima volta - di essere effettivamente una rete libera, che dà spazio a tutte le opinioni, anche quelle che verrebbero accolte con molta indignazione da parte dell'opinione pubblica musulmana (in particolare se osservante) e che sarebbero tranquillamente state censurate su qualsiasi altro mezzo di informazione ufficiale - anche se di impronta laica - in Medio Oriente. Mi viene in mente Rachid Boudjedra, intellettuale e scrittore algerino minacciato dai fondamentalisti islamici, che in merito alla rete di Aljazira mi disse: "Sono veramente dei professionisti. Hanno un slogan: "l'opinione e l'opinione altra". E' il loro slogan quello. Ed effettivamente quando presentano delle informazioni o una discussione, ci sono sempre due antagonisti, ognuno che difende il proprio punto di vista. Sopratutto sono molto, molto professionisti. L'America non vuole che Aljazeera esista..ehehhe..è incredibile... per una volta che esiste un canale veramente democratico che critica tutti i poteri politici arabi, gli americani vogliono che si fermi...è un pò comico".

Ma al di là di questo, l'intervento di Wafa Sultan offre alcuni spunti interessanti per una discussione molto più ampia e complessa di cui affronterò solo alcuni aspetti, per ragioni di tempo e di spazio. Il suo infatti è un discorso condivisibile sul piano dei contenuti, estremamente impreciso e strumentale sul piano storico e totalmente acritico nei confronti dell'Occidente che è tutt'altro che esente da colpe. Penso al modo in cui ha completamente ignorato un problema nato proprio dalle ceneri dell'Olocausto, ossia la questione palestinese. Mi sembra un po' riduttivo osservare che nessun ebreo si è fatto esplodere in un ristorante in Germania quando migliaia di ebrei disperati, scampati dai lagher e respinti anche dagli Stati Uniti, hanno dovuto riversarsi - armati - dalle carrette del mare sulla terra di altri, accapigliandosi con loro per più di sessant'anni, anche riccorrendo al terrorismo (penso alle bande di Stern e dell'Irgun). E' quindi vero che nessun ebreo si è fatto saltare in Germania ma è altrettando vero che altri hanno fatto invece saltare in aria il King David Hotel di Gerusalemme, con circa duecento vittime tra ebrei, arabi ed inglesi.

Detto questo, sono fermamente convinto che Wafa Sultan abbia effettivamente toccato alcuni punti dolenti, lanciando un monito e un appello che tutti i musulmani dovrebbero condividere. Wafa si è giustamente appellata ai musulmani affinché si chiedano cosa hanno dato all'Umanità prima di chiedere all'Umanità di essere rispettati, e nel farlo ha sottolineato in particolar modo l'indubbia superiorità scientifica e tecnologica, in poche parole materiale dell'Occidente. Personalmente credo che un' autocritica sui motivi che hanno portato ad un'evidente arrettratezza economica, sociale e culturale del Medio Oriente rispetto all'Occidente sarebbe più che auspicabile, soprattutto in questo momento storico. Ma, a differenza della Sultan, io non vedo il nesso tra l'Islam e Maometto e questa evidente ed innegabile arretrattezza materiale. Maometto ha cercato di incoraggiare e spronare culturalmente i musulmani in tutti i modi: invitava i musulmani a cercare il sapere "fino in Cina", liberava addirittura i prigionieri meccani se insegnavano la lettura e la scrittura a dieci musulmani. Il messaggio coranico stesso invita allo studio del creato, allo sviluppo delle conoscenze. Le cause dell'arretratezza materiale e culturale del Medio Oriente, dell'analfabetismo diffuso - solo per fare un esempio - sono quindi da ricercare altrove, non nella religione islamica: nei governi corrotti che non distribuiscono le ricchezze preferendo concentrarle nelle mani di pochi eletti, negli uomini d'affari che svaligiano le banche senza garanzie e poi scompaiono in Occidente, nella burocrazia che impone mille ostacoli e fa passare la voglia anche ai più intraprendenti, nella conseguente mancanza di risorse per la ricerca e lo sviluppo e quindi nella successiva emigrazione di cervelli e talenti verso paesi che in questo modo diventano sempre più ricchi e prosperi. Tutto questo non ha niente a che vedere con l'Islam o con Maometto, ha invece molto a che vedere con il rispetto della legge, con la riforma del sistema politico, con l'ammodernamento degli apparati statali.

Bernard Lewis, uno dei più importanti esperti del Medio Oriente, ha individuato le ragioni del regresso del mondo islamico nel suo scarso interesse nei confronti dell'Occidente, nel senso di superiorità di cui si era a lungo nutrito e che aveva effettivamente ragione di sussistere qualche secolo fa, quando la civiltà islamica era, in un determinato momento storico - piaccia o non piacca a Fallaci e compagnia cantante - indubbiamente più progredita di quella occidentale. Secondo Lewis - ed è effettivamente così - mentre i musulmani credevano che gli europei fossero barbari incolti, questi ultimi attingevano a piene mani dalle conoscenze dell'Oriente, inviavano ambasciatori e studiosi che osservavano, annottavano, traducevano, inviavano rapporti regolari e dettagliati su ogni cosa che riscontravano nei paesi dell'Islam. Ed è così che i musulmani sono rimasti indietro, trovandosi - di punto in bianco - di fronte ai progressi ottenuti grazie al libero pensiero e alla creatività occidentale, come giustamente ha fatto notare Wafa, ma che - non dimentichiamocelo - sono stati elevati sopra una base più che solida offerta dalla civiltà islamica, che a sua volta ha sviluppato con la propria creatività - oltre che conservato - le eredità culturali e scientifiche delle civiltà precedenti (greca, romana, bizantina, persiana, indù e altre ancora). Sono fermamente convinto che oggi noi assistiamo alle prime fasi del processo contrario: è l'Occidente a ritenere i musulmani barbari incolti, dimenticandosi che oggi in Medio Oriente intere generazioni crescono studiando ed analizzando quella civiltà che li ha momentaneamente superati (sono un fermo sostenitore della teoria dei corsi e ricorsi storici): i giovani arabi oggi possono vantare una conoscenza decisamente superiore del mondo occidentale di quella che potrebbero vantare i loro coetanei europei nel verso contrario. E i talenti e le capacità non mancano: penso al premio Nobel egiziano Ahmad Zuwail: dove ha studiato, prima di proseguire con il dottorato negli Usa? Dove ha ottenuto la preparazione di base che gli ha permesso di andare avanti con le sue ricerche oltreoceano? Ad Alessandria d'Egitto. Un attore come Omar Sharif, dove si è formato, dove si è fatto conoscere, prima di finire sugli schermi internazionali? Nelle scuole e negli studi cinematografici del Cairo. Quello che manca al mondo arabo non è né la voglia, né la preparazione, né tantomeno i talenti: sono i mezzi che mancano. E anche questi ci sarebbero, se non fosse per la corruzione dilagante, per la mancata organizzazione e razzionalizzazione delle risorse. Problemi di natura strettamente politica e organizzativa quindi, non religiosa.

I musulmani accusano spesso l'Occidente di essere ignorante in materia di Islam e di cultura islamica. Io stesso l'ho detto e lo ripeto anche in questa sede, ma io - nel mio piccolo, anche da questo blog - tento di cambiare le cose, tento di spiegare e chiarire i dubbi che possono legittimamente sorgere in chi non è nato in quei luoghi "lontani" e in chi non ha modo o tempo di approffondire queste tematiche che comunque lo attirano. Cosa hanno fatto invece i musulmani per comunicare un'immagine obiettiva e positiva della propria religione? A mio parere finora nulla: si continua a mandare in prima fila imam che, se non sono macellai o cialtroni, blaterano dell'islamizzazione ventura di Roma in un italiano così carente che si stenta a credere che abbiano trascorso più di vent'anni della loro vita in Italia. I musulmani continuano a stracciarsi le vesti, come è giusto che sia in questo momento storico che li vede nel mirino della propaganda dell'Odio, senza però fare un solo passo avanti nella direzione della promozione della conoscenza e nel rispondere con fermezza alle innumerevoli provocazioni di cui sono oggetto. Solo l'anno scorso si sono organizzati per denunciare le discriminazioni presso i tribunali italiani. I fratelli ebrei si sono organizzati nel lontano 1913 con la Anti Defamation League e i musulmani si dotano di questo strumento solo un anno fa? E' così che si intende difendere l'immagine della comunità musulmana in questo momento storico? Ci si lamenta che la Rai non dà uno spazio ai musulmani, che i media prediliggono i cialtroni di turno ma io finora non ho visto neanche una pagina acquistata sul Corriere della Sera che spieghi le paure, le speranze e le ragioni della comunità musulmana. Altrove si sarebbero comportati così? Solo con la storia delle vignette, abbiamo finalmente assistito all'uso massiccio da parte dei musulmani di uno strumento pacifico di protesta come il boicottaggio, mentre in alcuni paesi critici si è assistito al ricorso alla violenze. Anche questo non è un problema religioso: è un problema strettamente politico, e il caso libico l'ha pienamente dimostrato.

La Sultan afferma - giustamente - che è poco rispettoso piazzarsi con un megafono davanti ad una chiesa per descrivere come menzogne alcuni principi basilari della religione cristiana. Ma si dimentica di precisare che lo scontro sulla natura di Cristo è ben precedente all'Islam, che proprio per questa questione l'Islam stesso è stato considerato, nei primi secoli, una specie di ulteriore "eresia cristiana" se non addirittura un complotto ebraico. E si dimentica di precisare che, sarà anche vero che il Corano - al pari di altre dottrine cristiane - mette in dubbio la natura divina di Cristo, ma ciononostante gli ha riservato uno status di riguardo come profeta. Riduttivo quanto vogliamo, ma pur sempre una posizione di rispetto che alcuni occidentali ricambiano descrivendo Maometto come un beduino pedofilo, chiudendo un occhio sugli harem di alcuni Papi molto più recenti di Maometto. Ha ragione la Sultan quando afferma che non è civile chiamare popoli con nomi che non hanno scelto per sé stessi, descrivendoli addirittura come "scimmie e maiali", o come coloro che sono "incorsi nella rabbia divina" ma come risponde a chi invita quotidianamente i musulmani a tornare a ballare con le scimmie e i cammelli nel deserto? A chi fa capire che i musulmani sono soliti intrattenere rapporti sessuali con le capre? Credo che sia più che evidente che l'ignoranza e l'intolleranza non sta da una parte sola.

Ciò che mi preme comunque sottolineare è che l'intervento di Wafa non era affatto un'apologia dell'apostasia, e tantomeno un elogio dell'abbandono dell'Islam, anche se la scrittrice in questione si è presentata come laica che non crede nel sovranaturale: il suo era un discorso incentrato sulla necessità di lasciare gli uomini liberi di credere a una qualsiasi religione o di non credere affatto. Non a caso disse al docente dell'Università di Al Azhar: "Tu sei libero di adorare anche una pietra, ma non la devi scagliare contro di me", prima di rispondere "Chiamami come ti pare. E' una questione strettamente personale" alla domanda del religioso: "Sei atea?" (Nella traduzione del Memri risulta come "eretica", da altre parti come "miscredente", entrambe traduzioni non corrette. Ad ogni modo, se queste sono le uniche obiezioni che un docente dell'Università teologica è in grado di sollevare, stiamo freschi), sottolineando in questo modo la sostanza del suo intervento, incentrata appunto sul principio della libertà personale. Ebbene, alla Sultan sfugge che questi principi sono già espressi nel Corano e che unl buon musulmano è effettivamente colui che si attiene al rispetto nei confronti di tutti: cristiani, ebrei o anche atei. E' il Corano stesso a predicare la tolleranza in materia di fede: “E se il tuo Signore avesse voluto, avrebbero creduto tutti quanti sulla terra. Ma potresti tu costringere gli uomini ad essere credenti a loro dispetto?” Versetto 99 della sura di Giona. Nella Sura dell’ape invece il versetto 125 recita: “Chiama gli uomini alla via del signore, con saggi ammonimenti e buoni, e discuti con loro nel modo migliore, ché il tuo Signore meglio di chiunque conosce chi dalla Sua via s’allontana, meglio di chiunque conosce i diritti”. Il versetto 34 della sura dei chiari precisi consiglia d’altronde lo stesso comportamento nei confronti di tutti: “Ché non son cosa eguale il bene e il male, ma tu respingi il male con un bene più grande e vedrai allora che colui che era a te nemico, ti sarà caldo amico”. Riguardo il dialogo inter-religioso, il Corano afferma: "Non respingere coloro che pregano il loro Signore mattina e sera, per desiderio del Suo Volto, non sei tu che devi domandar conto a loro, né loro a te. Ché se tu li respingerai sarai fra gli iniqui”. La Sura dei greggi, versetto 52. Nella Sura del Ragno invece, il versetto 46 recita: “E non disputate con la gente del libro altro che nel modo migliore, eccetto quelli di loro che sono iniqui, e dite “noi crediamo in quello che è stato rivelato a noi e in quello che è stato rivelato a voi e il nostro e il vostro dio non sono che un Dio solo, e a lui noi tutti ci diamo”. A Dio quindi il compito di giudicare: “A ognuno di voi abbiamo assegnato una regola ed una via, mentre, se Iddio avesse voluto, avrebbe fatto di voi un’unica comunità, ma ciò non ha fatto per provarvi in quel che vi ha dato. Gareggiate dunque nelle opere buone, ché a Dio tutti tornerete, e allora Egli vi informerà di quelle cose per le quali ora siete in discordia.” Versetto 48, Sura della mensa.

Ma allora la Sultan ribatterebbe, come ha fatto nel corso della trasmissione, «Come spiega a suo figlio il versetto che recita: "Combattete quelli che non credono né in Dio né nel Giorno ultimo?" (Corano, IX, 29)». Ebbene...personalmente mi sconvolge la sua incapacità di spiegare questo versetto calandolo, come molti altri simili, nel periodo storico in cui è stato pronunciato. E' un'incapacità pari soltanto a quella dei fondamentalisti islamici: solo loro infatti riconducono questi versetti ai cristiani o agli occidentali, senza tenere conto che tali versetti erano l'essenza retorica con la quale si esortavano i musulmani, ben 1400 anni fa, a resistere ai meccani - superiori in forze e in numero - che li perseguitavano. Mi sconvolge che una scrittrice colta, residente addirittura negli Stati Uniti, non abbia capito che nessuna religione monoteistica ha una storia scevra dalle contraddizioni e dagli appelli violenti. "L'occhio per occhio, dente per dente" è un principio biblico, non coranico. Quel "Dio infanticida" descritto dalla Fallaci mentre chiede ad Abramo di sacrificare il proprio figlio prima di essere il Dio dell'Islam è il Dio dell' Ebraismo. L'Islam non è né il problema né la soluzione, è l'interpretazione dell'Islam che può rappresentare l'uno o l'altra. Un musulmano che si riconosce nei versetti che elencati poco sopra è un musulmano non meno civile e progredito del più ateo degli occidentali o del più fervente dei cristiani mentre un musulmano incapace di interpretare il versetto da lei riferito non ha nulla da invidiare al più fondamentalista dei cristiani, degli ebrei o delle Bestie di Satana.

Non è affatto vero che sono i musulmani ad avere scatenato la guerra di civiltà, da quando "hanno diviso la gente tra musulmani e non musulmani". Questo è accaduto 1400 anni fa quando in Medio Oriente come nel resto del mondo era usanza comune che i vari gruppi di uomini tracciassero una linea tra se stessi e gli altri, definendo il pro­prio gruppo e ponendo gli altri all'esterno. I greci e gli ebrei, i due popoli più facilmente distinguibili dell'antica area del Mediterraneo, hanno creato due definizioni degli “altri” destinate a durare: il barbaro, ossia il non-greco, e il gentile, ossia il non-ebreo. Il problema, semmai, è in quella minoranza di musulmani che vuole continuare ad usare ed applicare queste categorie ancora oggi, 1400 anni dopo, e questo è un concetto molto diverso da quello espresso dalla Sultan, che ha fatto risalire le radici del problema ad un'epoca completamente diversa dalla nostra, in cui il concetto stesso di uguaglianza era inconcepibile per tutte le fedi, nessuna esclusa. E' falsa anche la sua affermazione riguardo la diffusione dell'Islam. Sono le fonti cristiane analizzate da studiosi occidentali, che parlano di monaci che prestano ai comandanti musulmani le scale per aprire le porte della città dall'interno o di intere popolazioni che sono uscite festanti ad accogliere "i liberatori", a contraddire quella versione "guerrafondaia" che la Sultan ha dipinto. Lo stato della Dhimma, che oggi ci può giustamente apparire come inconcepibile era quanto di meglio poteva offrire un sistema politico alla miriade di minoranze residenti sul proprio territorio 1400 anni fa. Si trattava di un notevole miglioramente rispetto ai sistemi politici precedenti. Piaccia o non piaccia, lo dicono infatti le fonti dell'epoca e gli studi storici, l'Islam e il suo sistema giuridico hanno rappresentato un passo avanti sia per gli arabi della penisola pre-islamica che per le popolazioni soggette al dominio bizantino o persiano prima della conquista araba. Se l'Islam oggi è diventato sinonimo di Medioevo (eppure nel Medioevo lo spirito multietnico e tollerante dell'Islam era quano di meglio si poteva trovare sulla scena) è perché alcuni musulmani hanno rinunciato all'irrigazione e alla cura del seme innovatore piantato da Maometto nella propria era.