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giovedì 23 marzo 2006

Un immigrato di destra?

Un commentatore mi scrive in merito all'iniziativa "Adotta il voto di un immigrato": "mi sembra una gran bella idea; ma c'è bisogno di caratterizzarla a sinistra? e se un immigrato vuole votare a destra? una battaglia sacrosanta sul voto agli immigrati va fatta nel dopo elezioni, anche perchè mi sembra proprio dura che il governo prodi glielo dia, il voto". Ebbene, ha ragione il gentile lettore (e non è l'unico) quando si pone il problema: un articolo datato 22 luglio 2005 su La Stampa affrontava la questione già nel titolo: "Chi l'ha detto che sceglieremmo per forza la sinistra? Un popolo anti-Lega ma sedotto spesso da Fini", dove il "popolo" in questione è quello degli immigrati. Al di là del fatto che la mia non è tanto una campagna a favore del diritto di voto agli immigrati, quanto una campagna per invogliare chi, a sinistra, ha intenzione di astenersi alle prossime politiche ad andare a votare, tenendo in mente che milioni di persone lo vorrebbero tanto fare ma non è loro permesso, devo dire che - dal mio punto di vista - un immigrato intenzionato a votare a destra o è un pazzo, o è un ignorante o è un ingrato.

Come si può voler votare una coalizione di cui fa parte un movimento che è stato descritto, raccogliendo tra l'altro gli applausi del parlamento europeo, con i seguenti termini dal deputato socialista Martin Schulz? "Ne ha dimenticato uno: Mr Bossi. Anche lui è membro di questo governo e la minima affermazione che quest'uomo fa è peggiore di tutto ciò per cui questo parlamento ha preso provvedimenti contro l'Austria per la presenza dell'FPO (Haider) nel suo governo. Ma di lui dobbiamo parlare, invece. Lei non è responsabile, presidente, per il quoziente d'intelligenza dei suoi ministri, però è responsabile di quello che dicono. E le affermazioni del suo ministro Bossi sulle politiche per l'immigrazione, che lei ha riferito nel suo discorso, non sono assolutamente conciliabili con la carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea". Per problemi di salute, Bossi oggi non è molto presente sulla scena. Ma chi lo ha sostituito non ha certo brillato per diplomazia sulle questioni dell'integrazione. Un immigrato che non sa che di questa coalizione fa parte un movimento simile (per non parlare della schiera di movimenti neofascisti che blaterano di purezza della razza e altre amenità che sono confluiti nella stessa coalizione) è un immigrato che vive fuori dal mondo, o che - come minimo - non è informato sulle forze politiche presenti in questo paese e su cosa sarebbe di suo interesse votare o meno.

Allo stato attuale, un immigrato non può votare, né a destra né a sinistra. Ma bisogna fare innanzitutto una distinzione fra l'immigrato, non in possesso di cittadinanza (anche se un giorno voterà probabilmente alle amministrative, come prospettato dallo stesso Fini) e l'immigrato naturalizzato, non più definibile come immigrato, che invece può tranquillamente votare alle politiche, come qualsiasi altro cittadino. Oggi è questa seconda categoria che può esprimere un'opinione politica in questo paese. Ebbene, uno straniero naturalizzato che vota oggi a destra è un ingrato. E' chi ha avuto la fortuna di capitare in questo paese quando l'immigrazione era un fenomeno lontano dai riflettori, quando le leggi e le procedure erano molto più semplici e scorrevoli di oggi e i pochi immigrati rappresentavano una curiosità interessante e non un pericolo incombente. Questi individui hanno avuto la fortuna di trascorrere una vita tutto sommato tranquilla rispetto a oggi: la Fallaci faceva interviste ai potenti della terra e non scriveva pamphlet razzisti, la Lega era concentrata sui "terrùn" e le campagne elettorali non si conducevano sulla pelle degli immigrati. Questa tranquillità ha permesso loro di non essere guardati con diffidenza, di avere meno difficoltà a trovare lavoro o casa rispetto a oggi, di essere aiutati (soprattutto dalla sinistra, da sempre aperta nei confronti degli stranieri) e di andare avanti indisturbati fino a diventare cittadini italiani. Una volta ottenuta la cittadinanza però, questi personaggi cambiano registro e sembra che siano i primi a voler sigillare le frontiere.

E' un meccanismo umano, in un certo senso comprensibile, anche se evidentemente egoista. L'immigrato che si "affranca" acquistando la cittadinanza comincia a comportarsi esattamente come alcuni cittadini autoctoni. E a volte anche peggio, considerato che ha dovuto "faticare" per ottenere la cittadinanza. Si rifiuta di aiutare i propri compatrioti o di difenderli, si oppone ai procedimenti che potrebbero rendere la loro vita più facile e spesso e volentieri contribuisce esso stesso a creare un clima di ingiustificato allarmismo e diffidenza nei confronti dei nuovi arrivati, il famoso "Ai miei tempi gli immigrati non erano così". Non si capisce esattamente cosa tema, ma probabilmente, come alcuni autoctoni, crede che ogni nuovo immigrato che arriva gli toglie qualche privilegio acquisito e faticosamente conquistato. Il suo voto a destra è quindi un'espressione di questa fobia, comune anche ai cittadini che credono di essere "superiori" agli immigrati solo in virtù del fatto che il caso abbia voluto che nascessero in un determinato paese e non in un altro. Per loro invece, il caso ha voluto che capitassero in questo paese qualche anno fa e non l'altro ieri. Il voto a destra da parte di un ipotetico immigrato è quindi un'espressione di doppia ingratitudine: nei confronti dei propri compatrioti neo-immigrati che oggi soffrono ogni sorta di offesa e di difficoltà e nei confronti della sinistra che lo ha aiutato e sostenuto fino a farne un cittadino, che è difficile che sia stata la destra a offrirgli sostegno in tal senso.

Un immigrato sano di mente, informato sul paese in cui vive e sulle forze politiche presenti sulla scena, attento ai propri interessi in quanto immigrato o quanto meno che conservi il senso di gratitudine una volta diventato cittadino, consapevole quindi delle nuove e insormontabili difficoltà che deve affrontare chi si trova oggi in una situazione peggiore di quella in cui esso stesso si è trovato appena qualche anno fa, non può che votare a sinistra. Ora, è ovvio che quando ci saranno - a destra - più esponenti che parlano di integrazione effettiva permettendo agli immigrati di non tribolare per rinnovare un permesso o per ricongiungersi con i propri cari, che parlano di concedere la cittadinanza automaticamente - e non a propria discrezionalità - a chi nasce sul territorio italiano o a chi accumula gli anni di residenza necessari per diventarlo, che vogliano riconoscere agli immigrati alcuni diritti elementari e che li difendano da certe forme di razzismo semi-istituzionalizzato, che sottoscrivano leggi che non siano lotterie della speranza e che garantiscano anche agli immigrati processi equi e imparziali prima che vengano espulsi, allora forse gli immigrati voteranno a destra. Quando sarà più forte la voce di Fini che vuole concedere il voto amministrativo agli immigrati o di Follini che riconosce alla comunità musulmana il diritto di insegnare ai propri figli la propria religione, con conseguenti atti concreti, che la voce - a volte presente anche negli stessi partiti dei sopracitati leader - di chi vorebbe sbattere tutti gli immigrati fuori o di chi vorrebbe istituire "canali preferenziali" discriminando sulla base della religione (sulla base di quale distorto ragionamento uno slavo che sgozza i proprietari delle ville dovrebbe avere un canale preferenziale rispetto ad un marocchino che raccoglie pomodori 16 ore al giorno? Sulla base del cognome?), forse gli immigrati saranno invogliati a votare a destra.

Ma siccome non è cosi, non vedo motivi per essere eventualmente invogliato, un giorno, a votare a destra. Non so che cosa ha intenzione di fare veramente la sinistra, sappiamo tutti che siamo in campagna elettorale e che così come la Destra promette tante cose che vengono poi disattese, anche la sinistra lo potrebbe fare, a maggior ragione con gli immigrati (ma non è certo di suo interesse, se vorrà governare questo paese in futuro, anche perché il futuro - di destra o di sinistra - premierà la pazienza degli immigrati, che si ricorderanno molto bene chi è stato dalla loro parte e chi no). So solo che in questi ultimi anni almeno è stata la sinistra a indignarsi per le continue offese e violazioni dei diritti degli stranieri, che è stata la sinistra a impegnarsi e a combattere per concedere il voto agli immigrati (a differenza di chi si è detto d'accordo ma che, pur essendo al governo, non ha mosso un dito per concederlo). So che nel programma della sinistra viene affermato - nero su bianco - che si ha intenzione di ripartire da zero. Non so se questo porterà alla concessione effettiva del diritto di voto alle amministrative (ma credo di si), ma spero che porti quanto meno ad un miglioramento della situazione degli immigrati. Ecco perché io sono a favore della sinistra e lo dichiaro apertamente, anche a rischio di ritrovarmi i prossimi i cinque anni con un governo di destra (che, volente o nolente, dovrà anch'esso portare avanti certe riforme in materia). Non ho la minima intenzione di assistere passivamente ad una campagna elettorale che si gioca sui miei diritti e sulle mie speranze con la scusa che sarei un "ospite". Agli "ospiti" non si fanno pagare tasse e contributi, affitti e consumi. Io sono un essere umano, e dal momento che rispetto le leggi e osservo i miei doveri, pretendo anche i miei diritti. E fra questi, quello di esprimere la mia opinione e di schierarmi. Chi non si schiera (magari pur essendosi schierato in passato) è chi ha paura di perdere certi privilegi a seconda dell'esito della campagna elettorale. Mi auguro che anche gli altri immigrati la smettano di ragionare con la mentalità dei paesi d'origine: se si è dalla parte della ragione, non si può avere paura dei ricatti. E' vero che non possiamo votare, ma possiamo dare una mano in campagna elettorale e favorire la parte che ci sta a cuore, con la parola o con il sostegno economico. Quindi, si rassegnino pure quelli che, con la scusa che siamo stranieri, vogliono che stiamo zitti senza esprimere nessuna opinione e senza parteggiare per nessun fronte. Fino a prova contraria, la libertà di espressione è garantita a tutti indipendemente dalle origini e fare il tifo a sinistra non è apologia di terrorismo.