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lunedì 3 aprile 2006

Pell'Occidente

APBS e altre agenzie. Il treno dei moderni 'crociati' parte con tre minuti di ritardo, alle 7,03, dalla stazione Termini. E soprattutto si muove senza che tra le sette carrozze concesse dalle Ferrovie dello Stato ci sia il vero promotore dell'iniziativa e cioè il presidente del Senato Marcello Pera. L'Occident Express muove alla volta di Bologna (teatro del comizio di Pera) senza il suo principale ospite. Non di meno le carrozze sono occupate dal vasto e variegato mondo che ha scelto la 'crociata' periana. Sul binario di Termini appaiono carrozze riservate ai 'Nuovi laici', 'Europa e identità', 'Occidente e libertà' e anche per 'Io amo l'Occidente'. Dallo scalo romano partono 359 neoteocon. La prima tappa è Firenze. Allo scalo fiorentino si aggiungono 143 fans di Marcello Pera e il plotone si completa. Le tre ore che dividono la Capitale dal capoluogo felsineo consentono un rapido ma approfondito 'viaggio nell'universo' dei seguaci del presidente Pera. Sul treno che, anni fa, portò Papa Wojtyla in preghiera ad Assisi, si alternano i giovani dei circoli di Dell'Utri, famiglie della buona borghesia politico-imprenditoriale romana, garbate signore ingioiellate pronte a sottolineare "la felice coincidenza di pensiero tra quello che abbiamo sempre sostenuto e le convenzioni del presidente Pera". Le signore, sotto stretta promessa di anonimato, si lamentano "che oggi è tutto concesso". Il viaggio di avvicinamento a Bologna si impreziosisce di una zoppicante imitazione del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga e del 'pensatore dei pensatori' di Forza Italia don Baget Bozzo. La simulazione diffusa dall'altoparlante del capotreno è firmata dai giovani dei circoli vicini a Marcello Dell'Utri e strappa, per la verità, pochi sorrisi. L'arrivo a Bologna è, come nella regola, differito di 15 minuti dopo dei quali si attende, all'interno del Palafiera, l'arrivo del vero protagonista della giornata. Marcello Pera si fa precedere da alcuni interventi per poi guadagnare il palco tra un tripudio di bandiere di Forza Italia, vessilli americani e battimani. 'Perche' questa manifestazione, perche' difendere l'Occidente?', ha chiesto loro Marcello Pera, introdotto da Gaetano Quagliariello, presidente di Magna Charta. L'applauso di una sala semipiena - ma secondo gli organizzatori sono stati occupati 1.300 posti su una capienza complessiva di 1.400- lo ha incoraggiato a dare la risposta. Dal palco, mutuato per gran parte dalle migliori performances di Silvio Berlusconi, Pera batte sul registro già ampiamente scritto della necessità di "valorizzare le identità dell'Europa da contrapporre all'Islam". In platea, per la verità sono presenti anche i vertici del Co.re.is (Comunità religiosa islamica italiana). "Se vince l'Unione - afferma il presidente del Senato - si rafforza il pericolo dell'Islam", che aggiunge riguardo ai diritti "vengono prima quelli degli italiani e poi quelli degli immigrati". La platea si spella le mani e sottolinea con fragorosi applausi i punti più 'politicamente scorretti' del ragionamento del presidente di Palazzo Madama. Che termina il suo comizio come fosse Silvio Berlusconi: anche per lui tanti autografi, videofotografie con telefonini e una parola su tutte: "Ce la possiamo fare, possiamo vincere le elezioni". Gli risponde a distanza Marco Rizzo del Pdci : "Il treno di Pera, oscurantista e reazionario, e' proprio orientato in quella direzione: verso rigurgiti medievali che danneggeranno ulteriormente il Paese. Anche pensando a questo aspetto, gli italiani sceglieranno da chi farsi rappresentare dopo l'11 aprile". "Spero che la memoria di Karol Wojtyla, che volle essere dialogico e tollerante con l'Islam e con le altre confessioni religiose, illumini il presidente Pera e i suoi consiglieri" ha affermato invece in una nota Daniele Capezzone della segreteria della Rosa nel Pugno. "Accaldati e un po' goffi - osserva - Pera e i suoi si sono lanciati nella patetica 'crociata ferroviaria' di oggi. Certo, è una prima domenica di primavera piena; fa caldo e si rischia il colpo di sole; ma lui, per proteggersi, si è messo uno scolapasta in testa...".