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martedì 25 aprile 2006

Quale futuro per il Dono del Nilo?

Cio’ che è accaduto in Egitto in queste ultime due settimane getta ombre scure sul futuro del paese. Oggi, chi cammina per le strade del Cairo, tocca con mano il cambiamento avvenuto: le donne che portano il niqab, il velo nero integrale non prescritto dal Corano, sono aumentate vertiginosamente, frutto questo di una cultura estranea all’Egitto e importata dai circa tre milioni di egiziani che lavorano negli Stati del Golfo. Circa una settimana fa, un uomo ha potuto aggredire all’arma bianca tre chiese in Alessandria ed è stato arrestato prima di irrompere nella quarta. Bilancio: un morto e alcuni feriti. Un quarto d’ora dopo, il Ministero dell’Interno annunciava che si trattava di un uomo psicologicamente instabile, cacciato tempo fa - proprio per questo motivo - dall’Accademia delle Forze dell’Ordine, e ha portato a sostegno di tale versione i certificati medici rilasciati dai dottori che lo hanno avuto in cura alcuni mesi prima. L'anno scorso, infatti, quello stesso uomo aveva aggredito verbalmente i frequentatori di una delle chiese che ha attaccato anche stavolta, e fu arrestato e poi rilasciato grazie all’intervento dei religiosi copti che furono impietositi dalla madre che - ancora una volta - ha affermato che suo figlio era affetto da problemi psichici che, guarda caso, ricorrono sempre nel mese di Aprile. Ho sentito con le mie orecchie una delle diagnosi mediche più assurde: secondo il medico curante, quel tale sarebbe affetto da una forma di Cristianofobia, che si concretizza in attacchi verbali e fisici alle chiese e ai cristiani! Inutile dire che l’intera stampa egiziana ha irriso e stigmatizzato tale versione, definendola “allucinazioni degne di fumatori di haschich” per i più svariati motivi: innanzittutto, ammesso e non concesso che l’uomo fosse realmente squilibrato, per quale motivo ce l’ha solo con i cristiani e le chiese e non con qualunque persona che incontra per strada? È logico presuporre che ci sia comunque dietro almeno un ispiratore o un clima favorevole a tale “fobia”? Uno squilibrato riesce a muoversi con efficienza con il tram per raggiungere tre chiese distanziate tra di loro? È possible affermare – ogni volta che si verifica un attentato – che è opera di uno squilibrato? Ovviamente no. Il governo e le autorità hanno dovuto ammettere infine che c’è un clima di tensione confessionale, alimentato da estremisti da entrambe le parti, che rischia di degnerare ulteriormente, promettendo di formare commissioni che indaghino sui motivi e sulle riforme da attuare. In effetti, durante i funerali della vittima copta si sono verificati scontri tra musulmani e cristiani, domati dalle forze dell’ordine, che hanno mietuto un’altra vittima, questa volta musulmana. La tensione confessionale è un fenomeno che trova le sue radici senza alcun dubbio nelle prediche infuocate di alcuni predicatori d’odio e nella volontà, da parte di alcuni esaltati, di raggiungere obiettivi politici ed economici ben precisi. Da una parte gli estremisti islamici che vogliono mettere in difficoltà il governo e le forze religiose moderate, scatenando tensioni sociali difficili da domare, dall’atra alcuni agitatori residenti all’estero, al soldo di forze interessate a scuotere le basi dello Stato unitario egiziano favorendo da una parte l’immigrazione dei cittadini copti all’estero e dall’altra la folle ipotesi di smembrare l’Egitto creando delle enclave confessionali, magari grazie ad un intervento armato straniero, nel quadro di un più ampio progetto di smembramento del Medio Oriente, già nato dalle divisioni colonialiste. Ieri il quadro si è completato con un’ulteriore escalation: gli attentati di Dahab hanno, ancora una volta, creato panico fra i turisti che – come è ovvio in questi casi – avranno timore di recarsi in Egitto per un po’ di tempo, il che si traduce in un concreto disagio dovuto al calo del turismo, una delle fonti più importanti dell’economia egiziana. Quale futuro per il “Dono del Nilo”? È sempre più difficile dirlo: Le forze politiche presenti in Parlamento, dal Partito Nazionale Democratico del Presidente Mubarak ai Fratelli Musulmani che si sono aggiudicati circa un terzo dei seggi nelle ultime elezioni hanno condannato sia gli attentati alle chiese che gli attacchi ai turisti. Mi auguro che il turismo torni, consapevole del fatto che - oggi come oggi - non si è sicuri da nessuna parte, a Dahab come a Londra, a New York come a Istanbul. E che la paura fara' il gioco delle forze del male, inconsapevolmente sostenute da politici e propagandisti senza scrupoli, da interessi economici e strategici palesi ed occulti, che avranno il gioco sempre più facile in un clima di tensione che coinvolge l’intero Medio Oriente e che – fra la crisi iraniana e l’embargo che affamerà i palestinesi – rischia di incendiarsi sempre di più, con conseguenze incalcolabili per il mondo intero.