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mercoledì 3 maggio 2006

Cara Lia

Cara Lia,

Credo di conoscerti un po', e proprio per questo so che nell'azzardarmi a dare adito ai tuoi post provocatori, rischio di assistere ad un prolungamento se non ad un degeneramento della situazione. E, sinceramente, in questo periodo particolare non ho tempo da perdere per confutare le tue certezze granitiche che garantiscono per tutti i beduini dell'Universo e per i tuoi contributi che, dopo una lunga assenza, tornano ancora più carichi di sentimentalismo di prima. Ebbene si, lo ripeto, e non è maschilismo ma una semplice constatazione: il tuo unico "argomento" è che mai e poi mai un beduino si farebbe coinvolgere. Tu non mi fai venire in mente "reminiscenze fumettistiche", bensì i quadri orientalisti raffiguranti prodi beduini, sacri protettori delle donne e dei bambini della tribù che tanto facevano effetto sulle dame inglesi. Per questo motivo cercherò di liquidare questa questione in fretta, con l'augurio che finisca qui, dal momento che - credo - abbiamo detto tutto ciò che avevamo da dire entrambi su questa questione.

E' indubbio che siamo su posizioni differenti, anche se siamo d'accordo sulle linee base. Nulla in contrario, anzi: ho sempre sostenuto che la diversità delle posizioni che scatursicono da una base condivisa fosse un elemento di arricchimento democratico. Tu ce l'hai con il Presidente egiziano, con il figlio del Presidente, con le istituzioni che governano l'Egitto e mi imputi di essere "fieramente filogovernativo, amico Sherif. Perché hai sempre detto che per te sarebbe stato "un onore" essere governato dal figlio di Mubarak, perché sei sempre stato d'accordo con la repressione anti-islamica messa in atto dal tuo governo, perché la tua visione del paese è - giustamente - politicamente caratterizzata".

Ora, chiariamo subito una cosa. Nell'articolo - pubblicato su Aljazira.it e intitolato, non a caso "Giù le mani dall'Egitto" - dissi che "Vale, per il "caso egiziano", ciò che più fronti hanno affermato prima del disastro iracheno: lasciate che siano i popoli mediorientali a decidere la forma di governo che sia loro più consona. Lasciate che siano i cittadini arabi ad intraprendere, con le proprie forze, il cammino verso la democrazia. Che poi non è detto che sia identica a quella occidentale. E se un giorno l'Egitto dovesse scegliere come presidente il figlio dell'attuale capo di Stato, ebbene sappiate che noi saremo contenti di essere governati dal figlio di chi ha proiettato l'Egitto nel terzo millennio e da chi riteniamo capace di proseguire la stessa strada, sempre avanti, verso il progresso e il benessere" . Parole che concludevano un percorso rivolto agli "avvoltoi" che conducevano in quel periodo "una feroce campagna diffamatoria nei confronti dello Stato e delle istituzioni egiziane. Una campagna diretta non contro Mubarak ma contro lo stesso popolo egiziano, considerato che in alcuni casi estremi - purtroppo non così infrequenti - si sta perfino chiedendo, a gran voce, un intervento armato simile a quello che ha trasformato l'Iraq nello stato più povero e più caotico del Medio Oriente".

Ora, se mi permetti, da egiziano preferisco il Figlio del Presidente Mubarak ad un governatore designato dagli Usa, e l'appoggio a lui espresso era per dimostrare fino a che punto, come egiziano, mi potevo spingere per contrastare gli interessi neocolonialisti. Un proverbio arabo infatti dice "Chi conosciamo è meglio di chi non conosciamo", e ricorda come scrisse all'epoca Dacia, le parole del grande nazionalista Jomo Kenyatta che disse "Se pasticcio deve esserci, che sia almeno un pasticcio africano" e - sinceramente - preferisco una repubblica ereditaria guidata da egiziani che truppe statunitensi, autobombe, distruzione delle infrastrutture (edificate - ti piaccia o meno - sotto il governo di Mubarak) e una repubblica copta indipendente al sud, nel quadro del progetto americano di smembramento del Medio Oriente. E poi mi sembra che fosse fin troppo chiaro il senso: lasciate che siano i popoli a decidere quale forma di democrazia vorebbero avere.

Se c'è una cosa che si nota nei tuoi ultimi post, è l'assoluta mancanza di analisi strategica o politica, c'è solo il garantismo illimitato per i beduini dell'Universo. Nella furia per "il cambiamento" che si intuisce nel modo in cui attacchi le attuali istituzioni egiziane, tu dimentichi che l'Egitto - paese chiave del Medio Oriente - è nell'occhio del ciclone anche se non sembra per il momento. L'Egitto era in una lista di paesi prescelti per un eventuale invasione dopo l'11 settembre. L'Egitto è accusato di produrre e sviluppare armi chimiche, e Israele l'ha sempre considerato il pericolo pubblico numero uno della zona per via del suo esercito, neocostituito anche grazie agli aiuti americani. L'Egitto deve fare i conti con alcuni suoi ex-cittadini sparsi per il mondo che - al pari dell'Ahmad Chalabi iracheno - vogliono lucrare su un eventuale intervento armato per fermare la "persecuzione dei copti" e l'"avanzata islamista".

E, ancora una volta se mi permetti, da cittadino egiziano che riconosce al proprio paese i suoi meriti oltre che demeriti, preferisco stringermi attorno all'attuale leadership, che tra l'altro ha dato prova di aperture nei confronti delle opposizioni e della stampa in questo ultimo periodo, così come avvenuto nelle scorse elezioni quando quasi un centinaio di seggi sono andati ai Fratelli musulmani, ufficialmente fuori legge ma di fatto presenti sulla scena politica come opposizione parlamentare qualificata, che non darle addosso comodamente seduto su una poltrona all'estero. In altre parole preferisco non aggregarmi alla fila di avvoltoi a cui tu - in buona fede - stai dando una mano, assecondando - senza accorgertene forse - quei discorsi di "esportazione della democrazia" tipicamente neocon, mentre il sottoscritto ritiene che la società egiziana saprà scegliere il proprio futuro politico.

Detto questo, mi sembra ancora una volta, che tu non abbia letto attentamente il mio post. Scrivi "A partire dalle tue due omissioni (il movente economico dell'eventuale beduino...ecc). Non è vero: scrissi infatti "La settimana scorsa al Cairo un uomo ha accoltellato la nonna per pagare la rata della parabolica. La gente, in Egitto come in Italia, egiziani o beduini, - piaccia o meno - si è imbarbarita, è diventata sensibile alla propaganda di guerra e all'odore dei soldi". Ma ora rispondo ai vari punti da te elencati, ripetendo, ancora una volta cose che ho già detto:

1. "Non ha senso il paragone tra il terrorista egiziano che mette le bombe al Cairo e il terrorista beduino che fa esplodere il supermercato di suo cugino". Mi sembra di aver già detto che a piazzare la bomba avrebbe potuto essere un terrorista egiziano ma che per portare l'esplosivo e avere un rifugio è probabile che ci fosse di mezzo un beduino, magari anche convinto che l'obiettivo era l'Hilton o profumatamente pagato o per qualche motivo- a te e a me ignoto- ce l'aveva con l'Universo Mondo (e smettila a fare la garante dei beduini di tutta la terra). "Seguendo il tuo discorso, allora, sarebbe normale che i palestinesi si mettessero le bombe da soli, a Gaza o a Ramallah, e si facessero esplodere tra di loro". Non si stanno facendo esplodere tra di loro, ma occupano e sfasciano le loro rispettive sedi per contrasti fra chi percepisce lo stipendio e chi no. Se l'embargo continuerà, è probabile che arrivino anche a farsi esplodere tra di loro, e questo è in parte anche il fine dell'embargo.

2. "Se un terrorista egiziano vuole colpire il turismo, non fa prima ad andare a Luxor, Aswan, Giza, Museo Egizio, Cairo centro o dove vuoi tu?" No. Perché dal punto di vista strategico Il Cairo, Luxor, il Museo Egizio, il Cairo Centro ecc sono tutti stati colpiti e segnati da attentati. La nuova meta turistica di massa, quella con più risonanza mediatica all'estero è il Mar Rosso. Ed è li che si concentrano gli sforzi di promozione turistica del governo. Quindi val bene la pena di trasportare espolsivo in Sinai, coinvolgere beduini, ecc ecc. E se il beduino è stato pagato, aveva un problema con il governo o con il proprietario del supermercato (scommetto che sei li di nuovo a garantire per tutti i beduini dell'universo) non avrà nulla da eccepire al barbuto di Assiut.

3. Non è questione che "Oh: fa figo di sicuro, essere un egiziano che ci tiene a non accusare Israele della diffusione dell'AIDS". E' solo illogico e insensato, se mai sono israeliane quelle che portano l'AIDS (Ma per favore! E pensare poi che dicono che ci sarebbe un piano israeliano in merito, il che mi ricorda un pò le accuse medievali circa l'untore ebreo) la colpa è solo di quegli egiziani che non usano il preservativo, piaga tutta africana, signora mia. I servizi segreti israeliani di certo non giocano, ma se ci sono estremisti e fondamentalisti islamici questa di certo non è colpa di Israele. Un pò di autocritica ci vuole e di solito mi piace lavare i panni sporchi in famiglia, ma stavolta mi hai costretto a farlo in pubblico.

4. "Io non so se è stato il governo o se sono stati settori deviati del governo o cosa. Ma non lo sai nemmeno tu". Perfetto, a me sembra di aver sempre usato la parola "probabile". E mentre io affermo che per quanto possibile, sia improbabile un coinvolgimento del governo, tu invece escludi categoricamente un eventuale coinvolgimento non di tutti i beduni, ma addirittura di un solo beduino nella faccenda. E lo escludi perché i beduini, poverini, sono tutti bravi e buoni e non farebbero mai del male alla loro famiglia (intanto in tutto il mondo figli uccidono le madri, nipoti le nonne, cugini gli zii e via dicendo, persino in Arabia Saudita, il paese più tribale del mondo). Si vede che i beduini vivono su un altro pianeta, quello in cui non ho passato più di dieci giorni della mia esistenza. Io trovo improbabile il coinvolgimento del governo perché trovo ridicolo pensare che si comprometta il bilancio statale nel breve o medio periodo per costruire un albergo contro il parere di quattro beduini. Se sei tu stessa che dici che sono a migliaia in prigione e finora non è mi risulta che sia stata proclamata la Repubblica Beduina Indipendente nel Sinai, probabilmente nel tuo ragionamento, secondo cui ci sarebbe addirittura bisogno di carri armati per difendere la polizia egiziana quando interviene, qualcosa non quadra.

5. Siamo su posizioni simmetricamente diverse, quindi non tentar di farti passare per quella "aperta a tutte le ipotesi" mentre il sottoscritto sarebbe quello "filo-governativo e politicamente caratterizzato". "Ma tanta fiducia nella purezza del governo egiziano, scusa, da dove te la fai uscire?". Dal mio nazionalismo. E tu da dove ti fai uscire quella che hai con i beduini? Dal latte di cammella che hai sorseggiato in questi anni di grande esperienza nel Sinai?

Vedi, cara Lia, io ti rispetto molto come persona, come donna, come mia "maggiore", quindi dopo questa mia risposta che ritengo esaustiva dell'argomento, almeno da parte mia, non ho intenzione di continuare in quella che ritengo una diatriba fratricida. Non si tratta di una questione di rispetto, che anch'io pretendo, ma di opportunità. Cosa che tu - impulsiva come sei - spesso dimentichi. La mia non vuole essere una lezione bensì un preghiera: prima di scrivere, conta fino a 100. Ti abbraccio forte.

Sherif El Sebaie