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lunedì 1 maggio 2006

Dahab, un opinione contraria

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Ho appena finito di leggere un lungo, appassionato quanto impulsivo commento all'intervista che ho rilasciato all'agenzia Amisnet sugli attentati di Dahab. Dal momento che ad estendere quel commento è l'amica Lia, non posso esimermi dal chiarire alcuni concetti ed esprimere le mie ragioni che probabilmente lei non condivide e non condividerà, ma che sicuramente sono da tenere in mente per capire la mia posizione.
Innanzitutto ricaptoliamo molto brevemente ciò che ho affermato nel corso dell'intervista, ovvero:
1) C'è un insofferenza da parte dei beduini, che rappresentano la popolazione locale originaria del Sinai, per il fatto che sono rimasti tagliati fuori dalle logiche economiche e sociali subentrate nell'area con lo sfruttamento del turismo, per l'esproprio delle terre e l'importazione di costumi estranei ai costumi locali.
2) Che non per questo si possono accusare i beduini in massa, anche se è più che probabile pensare alla collaborazione di qualche elemento sensibile al messaggio integralista o che, per un motivo o per l'altro ce l'ha con il governo centrale, visto che il Sinai è un territorio difficile dove per portare alcuni chili di tritolo e poter fabbricare una bomba c'è comunque bisogno di una persona del posto.
Passiamo quindi a ciò che afferma Lia al riguardo. Sul primo punto, le opinioni sono sostanzialmente identiche. Dice Lia infatti: "Sono anni, anni e anni che il governo egiziano fa la guerra al modo di intendere il turismo che hanno a Dahab". "Che è una distesa di sabbia dorata, vergine, in mezzo a un nulla molto edificabile, con un mare mozzafiato e nessun tipo di "accoglienza turistica" se non qualche beduino che passa a venderti l'acqua.Il governo cerca di farne scempio da anni, ma non è semplice: quello che sono riusciti a fare è mettere qualche albergo da "industria del turismo" (Hilton, Novotel, Iberotel...) là dietro, ma sono isolati e con nessun rapporto con Dahab" ecc ecc. Perfetto.
Sul secondo punto invece, non ci siamo proprio. Lia nega ogni possibile coinvolgimento dei beduini, nega ogni coinvolgimento integralista islamico e incolpa addirittura il governo egiziano di aver piazzato le bombe. Secondo me tali ipotesi sono espressione di un illimitato amore per queste terre e per la gente del luogo piuttosto che un'analisi lucida ed obiettiva. Quali sono infatti gli argomenti che Lia porta a sostegno della sua tesi?
1. "Nemmeno beduini venuti da fuori, dal nord, non è possibile: il Sinai è quello che è, la gente è imparentata, e poi lo saprebbero tutti subito, li andrebbero a prendere, scoppierebbe un finimondo. Sarebbe un atto di guerra tra loro, dico io. Non ha senso". "Davvero si può pensare che stavolta abbiano voluto mettere bombe in casa propria, letteralmente? Tra i loro ristoranti? Dove scorazzano i loro figli?".
Ebbene si, si può pensare. Quando gli elementi integralisti egiziani piazzavano le bombe sui pullman pubblici o davanti al museo egizio, essi le piazzavano a casa propria, in mezzo ai propri concittadini, in posti dove poteva benissimo capitare un loro famigliare o vicino di casa, e di fatto colpivano la principale fonte di redditto dell'intero paese, e cioè della propria gente. La settimana scorsa al Cairo un uomo ha accoltellato la nonna per pagare la rata della parabolica. La gente, in Egitto come in Italia, egiziani o beduini, - piaccia o meno - si è imbarbarita, è diventata sensibile alla propaganda di guerra e all'odore dei soldi. Il fatto che Lia pensi che la comunità beduina sia rimasta pura e immacolata, in una specie di Eden terreno bagnato dal mar rosso e illuminato dal sole d'Egitto, immune ai tradimenti, al collaborazionismo retribuito o alla propaganda integralista che magari sfrutta anche lo scontento contro il governo centrale, è un'idealizzazione massimalista che non corrisponde alla realtà. Un beduino che, per un motivo o un altro, decide di fare il collaborazionista e aiutare elementi esterni a piazzare una bomba a Dahab può benissimo esserci, e non per questo deve per forza essere un tossicodipendente. Magari non sapeva dove quelli elementi avrebbero piazzata la bomba, magari il piano iniziale prevedeva un attacco a un albergone e poi per qualche motivo imprevisto sono stati cambiati gli obiettivi, ma non per questo si può sostenere che mai e poi mai un beduino, andando contro gli interessi del suo popolo, darebbe una mano ad alcuni attentatori.
2. "Qualche fanatico barbuto di Assyut? Ma fammi il piacere. Ammesso e non concesso che ai bombaroli islamici interessi un obiettivo del genere e soprattutto riescano ad arrivarci, sceglierebbero l'Hilton anche loro, ti pare?". "Se spendi 20 dollari a notte, per dormire lì, hai francamente esagerato: io non li ho mai spesi. E questo è quanto. Questo sarebbe il "turismo da colpire"."Che poi, aspetta: questo fantomatico turismo sarebbe stato colpito dopo la Pasqua ebraica, quando là arrivano i ragazzi israeliani a fare i bagni, e prima dell'estate, quando arrivano i quattro europei in croce che vanno là. A volere scegliere un periodo con meno turisti, per colpire il turismo di Dahab, ci voleva impegno. Giusto la "festa di primavera", c'era il 24 aprile. Che capirai che turismo, una manciata di egiziani a spasso. Tanto valeva bombardare la spiaggia di Alessandria, allora. Ne beccavi di più."
Onestamente questa mi pare un analisi molto superficiale, che non tiene affatto conto degli obiettivi strategici e politici del terrorismo. Il barbuto di Assiut, lo stesso che non ha remore a piazzare una bomba su un pullman pubblico al Cairo o fracassare la testa al vicino di casa copto, non deve essere per forza interessato all'Hilton, per forza interessato a colpire il turismo di Dahab o per forza interessato ad uccidere un numero sempre più grande di europei o israeliani. Quello che gli interessa è creare panico nella popolazione, panico all'estero e imbarazzo per il governo. E se per raggiungere quell'obiettivo egli deve piazzare una bomba nel supermercato di un beduino o sotto il tavolo di un caffé frequentato da egiziani, egli lo farà. Magari, anche stavolta, non era questo il suo obiettivo primario. Magari pensava di piazzarla davvero all'Hilton o persino a Sharm Al Sheikh, ma poi ha trovato un poliziotto di troppo davanti all'ingresso dell'Hilton o un posto di blocco sulla strada per Sharm e quindi ha ripiegato sulla cosa più accessibile, e cioè i locali da quattro soldi di Dahab, tanto lo scopo è stato raggiunto lo stesso. Tutto purché si abbia risonanza mediatica, e il mar Rosso - principale meta turistica - la garantisce. Il fatto che gli europei da quelle parti in particolare, in quel momento particolare, siano solo quattro in croce non è un elemento sufficiente per scagionare i "barbuti": sono stati quattro in croce gli europei che sono rimasti feriti o uccisi in quelli attentati e per questi quattro (e anche se non ci fossero) l'intero Egitto soffrirà di calo del turismo, e il governo è passato per un governo incapace di garantire la sicurezza e l'ordine pubblico.
3. "Però il turismo di Dahab impedisce un'industria del turismo vera e propria nel punto più bello del Sinai. E quelle terre non ancora edificate appartengono a gente importante. (La stessa gente che vende a Israele il cemento con cui si costruisce il Muro, a proposito). Volendo fare un po' di strategia della tensione, scusa, quale posto migliore?" .
Ora questa mi sembra l'ipotesi più fantasiosa che io abbia mai sentito su questi attentati, e non è di certo una scusante che sia stata la rete di Aljazira a lanciarla. Vogliamo proprio credere che il governo legato a doppio filo agli influenti affaristi, farà in modo da piazzare una bomba che svuoti per nove-dodici mesi tutti gli alberghi, le linee aeree, i ristoranti e i bar da loro posseduti in tutto l'Egitto per cacciare una tribù beduina che si oppone alla costruzione di un albergo? Vogliamo proprio credere che in Egitto non sia possibile svuotare un'area e renderla edificabile solo perché una tribù di beduini vi si oppone? Ma per favore, su! Questa ipotesi fa il paio con quelli che accusano sempre e comunque Israele di tutti i mali interni dell'Egitto, dalla diffusione dell'AIDS alla tensione interconfessionale. Nemmeno per estendere l'applicazione delle leggi di emergenza ed annullare le elezioni c'era bisogno di un attentato al mar Rosso. Il rinnovo delle prime era scontato dopo che musulmani e copti se l'erano date di santa ragione per le strade di Alessandria appena una settimana prima e le elezioni erano già state sospese subito dopo la tornata elettorale che ha riconfermato l'attuale presidenza, che governa l'Egitto - con o senza attentati - dal 1981. Quindi perché il governo colpirebbe le proprie tasche? Perché si farebbe passare per un governo incapace di controllare il territorio e minacciato dagli integralisti? Per costruire un albergo su un terreno abitato da quattro beduini che rompono i cosiddetti agli imprenditori? Cerchiamo di essere seri, per favore.