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venerdì 5 maggio 2006

Ho ricevuto una fatwa :)

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Caro Mullah Bahri,

Per ragioni che di certo non ti sfuggiranno, non mi metterò a gridare alla "fatwa" e alla "scomunica islamica" :). Non capisco il motivo per cui hai taciuto tutto questo tempo, invece di affrontare subito e apertamente la questione, il motivo per cui hai aspettato che lo scambio degenerasse e per cui hai sfruttato canali che sarebbe stato meglio non usare in queste circostanze, quali per esempio i blog. Non voglio riaprire la questione di Dahab, né tanto meno la questione dell'adab, dato che ho promesso - e manterrò questa promessa - di non intervenire più su questa questione, di certo non augurata dal sottoscritto con questo stile. Quindi affronterò solo ed esclusivamente la tematica da te proposta nel commento sopra indicato.

Non è solo l'Egitto e il suo governo a dover fare i conti con gli USA. Tutti i governi del Medioriente, la stessa Europa dove viviamo io e te e l'intero Universo mondo devono fare i conti con l'unica Superpotenza rimasta, che tra l'altro risulta particolarmente agguerrita in questo periodo. Quindi le definizioni di "Proconsoli" da te affibbiate sono semplicemente fuorvianti, perché se di proconsoli si deve parlare, allora tale definizione andrebbe affibbiata a tutti i governi del mondo che - nel bene o nel male - devono trattare con l'America, incluso il tuo. Noi egiziani vivremmo sotto le gonnelle americane, e voi no per caso? Almeno noi le basi americane non le abbiamo ancora, anzi quelle inglesi sono state smantellate mentre le vostre venivano rifornite di arsenali nucleari. Quando voi riuscirete a togliere quelle basi, vecchie di decenni, poi ne parliamo del coraggio e dei pavidi. Troppo comodo organizzare l' "indipendenza" altrui, non credi fratello?

Chiunque - e ripeto - chiunque arriverà al governo dell'Egitto dovrà fare i conti con voleri e desideri di quella Superpotenza - strettamente legata a quel vicino di casa che si chiama Israele - e, siamo realisti, chiunque si opporrà a questa, farà la fine dell'Iraq messo in ginocchio da decenni di embargo e di bombardamento e della Palestina già ridotta alla fame e all'orrore. E allora vedremo anche i governi più onesti, più integri, più affidabili o scendere a patti con la Superpotenza per salvarsi e salvare le loro popolazioni, o dividersi e massacrarsi fra chi vorrebbe farlo e chi no, fra chi percepisce lo stipendio e chi no, o estinguersi da soli per fame e miseria o per occupazione facendo sì la fine dei martiri, ma dando all'avversario ciò che desidera: un' enorme montagna di morti, la sconfitta definitiva del mondo arabo-musulmano.

Ora io ho espresso la mia gratitudine al Presidente per ciò che è riuscito a fare. Non è adorazione alla Kim Il Sung, ma semplicemente riconoscere all'uomo il merito di alcune mosse e progetti intelligenti, tipo quello di non partecipare alla "corsa al massacro" inaugurata da alcuni suoi predecessori. Di certo ricorderai, caro Mullah, che sotto Gamal Abdel Nasser, si stava molto peggio e che le opposizioni - tutte - non godevano di certo del sole e dell'aria dell'Egitto. E che la propaganda libera e il Parlamento, seppur tra mille difficoltà e mille ostacoli, se la potevano anche sognare contemplando i soffitti umidi delle celle dove erano rinchiusi non a centinaia, non a migliaia, ma tutti quanti. Ricorderai anche che, sotto quel presidente, mentre le prigioni erano piene e le casse dello stato erano vuote, l'esercito egiziano subì la più grande sconfitta che avrebbe potuto subire nella sua storia. Eppure anche quell'uomo ha avuto i suoi meriti: la cacciata di un re screditato, delle truppe inglesi e la nazionalizzazione del Canale di Suez. I primi sono i demeriti dell'uomo, i secondi i suoi meriti, ci piaccia o meno. E te lo dice uno che avrebbe dovuto odiare con tutto il cuore il sistema repubblicano tutto, che se fosse rimasta la monarchia, forse oggi avrebbe avuto il titolo di Bey, come il nonno, o quello di Pascià, tanto per parlare di interessi :)

Ora, qualunque partito arriverà un giorno a governare l'Egitto, e si troverà quindi a guidare un paese con infrastrutture decenti per la media della zona e un esercito forte, oltre che a un credito internazionale di un certo peso, lo deve a Mubarak e ai suoi compromessi, ci piaccia o meno. Poi è tutto da vedere se questi partiti d'opposizione riusciranno a preservare e sviluppare questi benefit, e se la corruzione, la fuga dei cervelli, ecc ecc che ora i media egiziani denunciano - che io stesso denuncio - nello stesso Egitto e sotto lo stesso Mubarak si fermerà, proseguirà o addirittura aumenterà sotto l'ombra di un nuovo governo. Permettimi di essere scettico, caro Mullah, non tanto sulle etichette e i principi a cui fanno riferimento le varie sigle di opposizione, ma sulle persone umane che le compongono e che - come ben sai e come ben denunciato nel Corano - sono per natura deboli. Gli slogan e i principi sono belle cose, e stare all'opposizione e subire soprusi è di certo un'opera coraggiosa, ma io non sarò contento fin quando non vedrò con i miei occhi che chi è all'opposizione oggi saprà guidare un grande paese salvaguardando la sua unità, il suo popolo e le sue infrastrutture (per quanto possano sembrare insoddisfacenti e arretrate rispetto alla "Superiore Civiltà Occidentale") domani.

Il Profeta disse: "Ognuno di voi è un pastore ed è responsabile del suo gregge". E fin quando non vedrò un pastore in grado di condurre il gregge sano e salvo, rimarrò scettico e preferirò chi ha saputo guidarlo - nel bene o nel male - finora, perché non ho nessuna garanzia, tranne gli slogan e i principi molto belli, che il nuovo pastore conduca il gregge senza attirare la iella, la guerra civile tra musulmani e musulmani per il potere o tra musulmani e copti per la religione, quindi gli embarghi, gli interventi armati "umanitari" e tutto ciò che non è nell'interesse dei popoli islamici. Perché tu sai, caro amico, che mai e poi mai si accetterà la presenza di un governo ostile anche se solo a livello di ideali o di propaganda, con un esercito preparato e delle infrastrutture all'avanguardia per la zona, a due passi da Israele. Lo si deve distruggere. Quindi, come pensi che chi oggi difendi potrà fare fronte al dilemma? La fede è una bella cosa, ma poco può contro la superiorità dell'avversario. Quella era la lezione del Profeta che citi e del Corano dove c'è scritto { ولا تلقوا بأيديكم إلى التهلكة } "E non gettatevi in perdizione con le vostre stesse mani".

Tu mi dici che "L'imperativo morale che l'Islam impone ai musulmani quale Sherif è, si riassume del dettato coranico e tradizionale di"amr al maaruf wa nahi an al munkar", ordinare il bene e riprovare il male". Mi ricordi anche che "Disse il Profeta (pbsl)" Se vedete una cosa storta raddrizzatela con la vostra mano, se non potete farlo con la mano fatelo con la parola e se anche questo vi sarà impossibile sia almeno la riprovazione nel vostro cuore. Se non farete questo sarete governati dai peggiori tra di voi e a nulla vi servirà chiedere perdono a Dio". E io vorrei capire da te, caro amico, quale sarebbe questo coraggio che dovrei avere. Quello di stare in Europa e buttare letame sulle istituzioni del mio paese, dando implicitamente ragione a chi dice che bisogna esportare le democrazie da quelle parti? O quello di incoraggiare silenziosamente scenari tutt'altro che chiari e sicuri per il popolo egiziano? Ammettiamo pure che io mi metta a fare propaganda affinché una certa parte prevalga, credi che la Superpotenza lascerà fare? O quello che non vuoi dire è che quella parte - al pari di tutte le altre - arriverà anch'essa, volente o nolente, a compromessi o che - nel caso non voglia farlo - farebbe estinguere l'Egitto e il suo popolo tanto da spingere chi si lamenta oggi a dire domani "Si stava meglio quando si stava peggio" ?

Se c'è una cosa che non accetto è che europei di nascita e formazione mi ingiugano, addirittura invocando "la divina misericordia" e paventando "possibilità", che di certo non spettano né a loro né al sottoscritto ma all'Altissimo che giudicherà nel Giorno del Giudizio, di non parlare del mio paese. Mi sconvolge sempre molto l'idea che un europeo, per quanto affezionato e rispettoso del mio paese e della mia cultura, per quanto musulmano, pretenda di darmi non lezioni di politica interna, nazionalismo e osservanza religiosa, ma addirittura ingiunzioni invitandomi ad approfittare di una misericordia che di certo non è lui a dispensare, bensì Chi è al di sopra di tutti, Colui di cui è impossibile conoscere il Giudizio. Con tutto il rispetto parlando, io sono conscio delle mie debolezze e delle mie mancanze, ma nel mio paese ci sono nato, ne porto il passaporto e là vivono i miei cari e i miei amici, ovvero quelli che tu chiami "i miei interessi presenti e futuri".

Credo di saper bene cosa dire e cosa non dire sulla mia patria, con cui tuttora mantengo legami forti e stabili, molto più forti di chi ha il coraggio di criticare, potendo tranquillamente tornare a casa in qualsiasi momento, all'ombra dell' American Way of Life, del benessere che tanto disprezza a voce ma di cui implicitamente approffitta di fatto, con quell'Euro che vale otto volte di più in Egitto solo per fare un esempio. Questi discorsi non li trovo molto diversi dai discorsi neoconservatori, anche se il mio interlocutore condivide fede e ideali a parole, perché anche loro stanno comodi. Non mi piace il riformismo importato o esportato.

Il male non lo faccio io, ma quell'orda di dispensatori di solidarietà (che tanto mi ricordano i neocon) seduti comodamente su una poltrona che pontificano, a mille miglia di distanza, giocando con il futuro dei paesi altrui con la scusa che loro sono più adulti, hanno più esperienza, o ci hanno passato più tempo da quelle parti. Sono secoli che stranieri, neocon o non neocon, di nascita o di adozione, vorrebbero spiegarci come dovremmo vivere nei nostri paesi, chi dovremmo appoggiare e chi no. Discorsi che ascolto e rispetto di certo, ma fino ad un certo punto, perché - se mi permetti - in fin dei conti l'egiziano sono io. Io sono quello che rimarrà in quel paese, quello che avrà la famiglia in quel paese, mentre i rivoluzionari di cartapesta a cui ora fa tanto schifo tutto da Mubarak in giù faranno a gomitate presso le proprie ambasciate per pigliare un posto sul prossimo elicottero, prima di essere dilaniati da qualche bomba umanitaria o da qualche autobomba guerrigliera.

Insomma, caro amico, come si è detto in altre occasioni, partiamo da ideali comuni e da metodi diversi. Se vogliamo, se siamo sufficientemente intelligenti e poco ottusi, potremmo arrivare a risultati sfavillanti, invece di prenderle e darle di santa ragione sui blog, facendo la felicità dei nostri avversari che credono a non si capisce bene quale spartimento di bottino fra i membri che "del Quadrunvirato" che, cosi come viene descritto da te, sembra qualche Loggia massonica che persegue non si sa bene quali obiettivi e non un goliardico epiteto con cui si è definito un gruppo di amici accomunati dagli ideali. Una cosa che dà tristezza è l'incapacità degli arabi e degli islamici più in generale di stare uniti e pensare al futuro nei momenti più propizi per la loro sorte. Fa tristezza e rabbia, questa cosa. Tanto. E poi tu vorresti che io abbia fiducia nelle opposizioni che avranno a che fare con potere e soldi quando quattro gatti non sanno come affontare delle questioni ideologiche su un blog? Ma se le persone sono intelligenti, esse superano i dissensi e le difficoltà, nell'ottica del raggiungimento dell'obiettivo, che è sempre lo stesso e comune a tutti: la salvaguardia degli interessi dei popoli minacciati dal neocolonialismo.

Che la pace sia con te.

Sherif El Sebaie