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domenica 14 maggio 2006

Le murshidat

Fra qualche giorno 50 donne potranno esibire il diploma di murshidat e andare a predicare la parola sacra nelle moschee di tutto il Marocco. Eccole riconosciute sacerdoti, dopo numerose selezioni (sembra ci siano state 500 candidate all’inizio e 10 devono ancora essere eliminate) e un anno di corsi intensivi presso il Consiglio locale degli Ulema di Rabat. «Trasmetteremo il messaggio di Dio e del Profeta a tutto il mondo, affinché il Corano sia applicato meglio», dice con entusiasmo una delle future murshidat, Zhor Bourbach. Dovranno infatti insegnare nei corsi di educazione islamica nelle moschee. Ma non finisce assolutamente qui, anzi. La portata della loro missione, ma anche la loro formazione e il loro profilo, le differenziano dalle murshidat di «prima generazione» che si accontentavano della loro funzione centrata sull’educazione islamica. Esse si vogliono più aperte, più complete, per guidare meglio i Marocchini.

Metà del Corano a memoria

Anzitutto, le nuove predicatrici vengono da orizzonti diversi. La maggior parte ha una laurea. Per citare soltanto loro: Zhor, 39 anni, ha una formazione da geologa e Khadija Aktami, 32 anni, è laureata in economia. Entrambe le candidate hanno ottenuto il diploma universitario cum laude. Questo era un criterio di base nelle selezioni. Dovevano inoltre conoscere a memoria almeno la metà del Corano. Hanno certamente continuato lo studio del Libro sacro e degli Hadith (testimonianze riguardanti i detti del Profeta, (N.d.T.) ) nel corso della loro formazione. La comunicazione, la storia, la geografia, la sociologia, la psicologia, il management, la giurisprudenza, con lo studio del nuovo codice della famiglia e altri corsi diversi, tenuti da docenti universitari, che esse hanno seguito per un anno. «Era appassionante. Ho imparato tantissime cose che potrò trasmettere. Questi studi mi hanno permesso di avere una visione più chiara del Marocco e anche del mondo!», si rallegra Zhor. «La sociologia, la psicologia, queste due materie ci aiuteranno a consigliare le donne, i bambini, e persino gli uomini con cui verremo a contatto». Souad Achtib, una delle docenti, sottolinea che avranno un ruolo molto ampio: «Non si tratterà semplicemente di dire “Dio dice questo” e arrivederci alla prossima settimana!». Le murshidat dovranno assicurare un appoggio alla società e sviluppare le attività all’interno della moschea. Uno degli obiettivi è quello di attirare i Marocchini verso le moschee. Come dipendenti dal Ministero degli Habou e degli affari islamici, esse lavoreranno accanto all’imam. In particolare, daranno lezioni di alfabetizzazione agli adulti. Soprattutto, le murshidat di nuova generazione avranno un ruolo di consiglieri. «Dobbiamo aiutare la gente a risolvere i propri problemi», spiega Zhor, modestamente. In Occidente numerose persone consultano gli psicanalisti per trovare un appoggio psicologico; i Marocchini potranno affidarsi alle murshidat! «Ad esempio, una donna il cui figlio si droga può venire a chiederci cosa deve fare. Noi proveremo a consigliarla», spiega Zhor. E se una donna malmenata dal marito si rivolge a loro? Khadija ci descrive il suo metodo. «Lasceremo che si esprima. Cercheremo di capire cosa spinge suo marito ad agire in tal modo. Se si tratta dell’alcool, cercheremo di convincerlo che bere è vietato dalla nostra religione. Infine, cercheremo delle soluzioni nel Corano, nel diritto marocchino, nel nuovo Codice della famiglia. Se davvero non c’è altra possibilità, le parleremo della separazione. Tuttavia, le chiederemo se pensa veramente che sia la migliore soluzione per lei».

«Risolvere i loro problemi»

Se la moschea è la base delle murshidat, esse sono chiamate però a spostarsi, a prendere il bastone da pellegrino per andare incontro alla gente, nelle scuole, nei carceri, negli ospedali, nei baraccopoli, nelle campagne ecc. Il loro target? Oramai lo sappiamo: sarà soprattutto costituito da giovani e donne. Queste ultime, madri e spose allo stesso tempo, si trovano al centro del nucleo familiare e hanno una funzione essenziale nella società. In poche parole, la moschea vuole interessarsi di più delle donne. Un’eresia nei confronti dell’Islam, che passa per una religione retrograda da questo punto di vista? Zhor, Khadija, Souad rispondono all’unisono: «Assolutamente no. Al contrario, su questo aspetto bisogna rileggersi il Corano ». Tutte e tre si lanciano nella recitazione delle sure del Corano che elogiano la donna. «Il profeta rispettava tantissimo le donne! L’Islam insiste sui diritti della donna. Ma il mondo musulmano ha abbandonato a poco a poco la sua religione e le sue donne. Su questo punto e su altri ancora, il Corano è male interpretato», assicura Souad.

Per il politologo Mohamed Layadi, questa funzione di murshidat non si pone affatto in controtendenza con l’Islam. «La prova: non c’è stata nessuna reazione da parte degli islamisti!», sottolinea. «Esistono delle murshidat in Iran e nell’ambito dell’Al Adl wal Ihssane, anche se il loro ruolo è forse più limitato». Mohamed Layadi spinge l’analisi più oltre. Grazie alle predicatrici, «la moschea recupererà le donne», che verranno dalle murshidat in cerca di consigli. Oggi le donne che vanno alla moschea sono molto meno numerose degli uomini. Esse sono visibili soprattutto nei movimenti islamici. Ciò potrebbe cambiare. E Mohamed Layadi ricorda la riforma del settore religioso, annunciata il 30 aprile 2004 da Mohammed VI. Il re aveva allora annunciato una revisione della legislazione riguardante i luoghi di culto, una riforma della Lega degli Ulema marocchini, nonché la modernizzazione dell’insegnamento islamico. Mohammed VI si era prefisso il compito di «rinnovare il settore religioso». Secondo Mohamed Layadi, l’istituzione della figura delle predicatrici si inquadra perfettamente in questa riforma. «Questa è una politica fondata su una successione di elementi. Dopo la formazione degli imam, si cerca di recuperare le donne». Si tratta realmente di dare maggior peso alla religione controllandola allo stesso tempo. Gli imam, che sono stati chiamati nel 2005 a partecipare sia alla lotta contro l’AIDS sia alla sicurezza stradale e persino alla sensibilizzazione all’influenza aviaria, potranno riposarsi un po’ e passare il testimone alle murshidat.

«Il mondo musulmano ha abbandonato a poco a poco la sua religione e le sue donne. Su questo punto e su altri ancora, il Corano è male interpretato».