Notizie

Loading...

giovedì 25 maggio 2006

Un confronto impari

Image Hosted by ImageShack.us

Da più parti si tenta di confrontare il "caso" del "Codice Da Vinci" con quello delle "Vignette sataniche". O meglio si tenta di confrontare la reazione "civile, composta, educata" del mondo cattolico con quella "barbara, scalmanata e fondamentalista" del mondo islamico. Ebbene, si tratta di un confronto fazioso e strumentale per svariati motivi. Innanzitutto non è un mistero che nel mondo occidentale, essenzialmente laico, la fede abbia perso il suo "valore" quotidiano e la sua "forza" di attrazione sulle masse. Non lo dico io, ma chi - in questi anni, dal Papa a Marcello Pera - si è costantentemente battuto per rivendicare e far rivivere "le radici cristiane" della "nostra civiltà". Con scarso successo, devo dire, ma non è questo il punto. Nei paesi occidentali è quindi moneta corrente raffigurare Gesù, la Vergine e Dio stesso, in vignette, fumetti, cartoni animati e chi più ne ha più ne metta. E non sempre in una veste "santificata", dobbiamo dire. E se una trasmissione "satirica" olandese raffigura un Cristo a quattro zampe tirato al guinzaglio suscitando poche reazioni indignate, portando al massimo quattro persone a protestare con dei volantini davanti alla regia, non sarà di certo un filmato che afferma che abbia avuto una moglie e una discendenza a spingere le masse ad incendiare i cinema. Ovviamente non intendo dire che bruciare i cinema sia una reazione corretta o giustificabile: sto solo dicendo che in un mondo che vive la sua fede con la stessa forza di 1400 anni fa, che tratta Maometto come se fosse ancora vivo e vegeto in mezzo alla sua comunità, che non è abituato a mancargli di rispetto, è più che probabile che delle vignette che lo raffigurano come un terrorista suscitino reazioni emotivamente più forti tali da sfuggire a qualsiasi controllo. Il secondo motivo è il contesto, completamente diverso, in cui si svolgono entrambe le vicende. Il mondo occidentale non è minacciato dalle bombe e dagli embarghi, non è dipinto come l'origine di tutti i mali sui media, mentre il mondo musulmano lo è quotidianamente, un motivo in più affinché viva la sua fede con ancor più forza e la consideri un elemento identitario unificatore. In Occidente quindi non potevano esserci reazioni violente o proteste massiccie che possano trovare linfa vitale in rivendicazioni politiche o sociali contro un'altra parte. E qui viene il punto più interessante: il film è un prodotto della civiltà occidentale. E' un film Hollywoodiano di impronta statunitense, tratto da un tipico romanzo thriller occidentale, con riferimenti e spunti tratti dalla storia occidentale e essenzialmente rivolto ad un pubblico occidentale (ammesso che sia in grado di districarsi in mezzo ai mille e uno riferimenti a sette, quadri e eventi storici, veri o falsi che siano). Non è quindi il film di qualche regista musulmano sulla figura divina e umana di Cristo, sull'istituzione Chiesa e l'Opus Dei. L'impatto di un prodotto occidentale su un pubblico occidentale (specie se secolarizzato) è molto diverso dall'impatto che potrebbe avere un prodotto occidentale su un popolo orientale (specie se osservante) e viceversa. Questo vale in linea di massima, per questioni di diversa formazione culturale e sensibilità socio-religiosa ma lo è ancora di più se si prende in considerazione la parabola dei rapporti storici tra Occidente e Oriente, arrivata oggi ad uno dei suoi punti minimi. E poi, scusate, ma io ho avuto l'impressione che l'accoglienza riservata a questo film sia stata talmente unanime da sembrare quasi concordata, se non addirittura dettata. Un film che ha fatto un record assoluto di incassi nel primo giorno di proiezione, tratto da un best-seller che ha venduto oltre 50 milioni di copie, è stato accolto con il gelo più totale da parte di tutti i critici cinematografici. Finora, personalmente, non ho visto neanche una recensione positiva. Quasi a voler convincere la gente a non andare a vedere il film, ovvero a boicottarlo (questa fu anche la reazione iniziale dei popoli musulmani nei confronti di chi ha promosso o difeso la pubblicazione delle vignette). I media e le case editrici fanno a gara oggi per intervistare prelati, studiosi, guarda caso tutti denigratori del film o quanto meno critici nei suoi confronti, per pubblicare libri e opuscoli che fanno le pulci ad ogni virgola del romanzo - un romanzo, appunto - di Dan Brown, dipinto come cialtrone e copiatore. Nel caso delle vignette invece i media facevano a gara per pubblicare le vignette, rincarando la dose con editoriali in cui si affermava, in termini più o meno espliciti, che se Maometto è stato dipinto come un terrorista qualche motivo ci sarà pure. E che questo motivo era da ricercare non solo nel fenomeno del fondamentalismo islamico ma nella figura storica di Maometto, se non nella religione islamica stessa. Alla faccia dell'informazione obbiettiva e rispettosa, che però ha dovuto, volente o nolente, far marcia indietro - ed è triste constatarlo - solo quando la situazione era degenerata, quando le ambasciate furono date alle fiamme e i prodotti danesi alle spazzature. Ed è proprio in questa reazione corale di informazione contraria al film, al romanzo e all'autore, che possiamo individuare un motivo in più per ritenere assolutamente fuorviante il tentativo di stabilire un parallelo o un confronto tra il caso Da Vinci e quello delle vignette danesi.