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martedì 30 maggio 2006

Un unico fiume di Civiltà

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Testo dell'intervento del sottoscritto al Seminario Informativo Presidenti Eletti, dedicato ai Presidenti di club Rotaract 2006/2007, e alla presentazione delle Linee Guide Morali dei Rappresentanti distrettuali Rotaract d'Italia, Malta, Albania e San Marino presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Modera Orlando Perera.
Di tutti gli elementi formali che definiscono le civiltà, il più importante - come sottolineavano gli ateniesi - è generalmente la religione. Quasi tutte le maggiori civiltà nella storia dell’umanità sono state strettamente identificate con le grandi religioni del mondo. E delle cinque religioni mondiali definite da Weber, quattro - Cristianesimo, Islam, Induismo e Confucianesimo - sono associate a grandi civiltà. Come ha affermato Christopher Dawson “Le grandi religioni sono le fondamenta su cui poggiano le grandi civiltà”. Gli imperi sorgono e cadono, i governi vanno e vengono, le civiltà invece restano e sopravvivono ai rivoluzionamenti politici, sociali, economici e finanche ideologici. Le grandi ideologie politiche del XX secolo hanno un elemento in comune: sono prodotti della civiltà occidentale. Nessun’ altra civiltà al mondo ha dato vita a un’ideologia politica di rilievo. L’Occidente dal canto suo, non ha mai prodotto una grande religione. Tra le maggiori religioni del mondo nessuna nasce in Occidente e tutte, nella maggior parte dei casi, sono antecedenti ad esso.

Proprio per questi motivi, la religione è un mezzo privilegiato per il dialogo e la comprensione reciproca. In tutte le religioni esistono basi positive ma bisogna tenere in considerazione che all’interno di ciascuna di esse ci sono anche varie interpretazioni, per cui il dialogo tra religioni deve essere collegato al dialogo all'interno delle religioni stesse, ovvero tra le loro varie interpretazioni. Il pericolo vero sta nella banalizzazione, nella superficialità che cura solo alcune formalità, senza comprendere il messaggio e lo spirito di base. Non dobbiamo dimenticare che la grande mistica di ogni fede comprendeva che Dio era più grande di ogni fede. Allo stesso modo possiamo partire dalla premessa che la dignità umana è troppo grande per essere imprigionata in una sola cultura. In altre parole, ogni cultura alimenta e sviluppa una certa dimensione della dignità umana, e il progresso verrà sempre da un dialogo tra culture. Se l’Occidente comincia ad agire come un blocco monolitico, ignorando il fatto che al suo stesso interno include una diversità di vedute e culture, finirà per tradire le sue radici liberali e gli obiettivi democratici.
Oggi non viviamo uno scontro di civiltà, quanto piuttosto uno scontro di intolleranze. Non si può parlare di scontro di civiltà, ma di scontro di fondamentalismi. L’intolleranza è infatti l’incapacità o l’indisponibilità a vivere qualcosa di diverso, è l’incapacità di accettare l’idea, sempre sapientemente riassunta da Cardini nell'introduzione del mio libro che “Non c’è identità che non conosca meglio se stessa e si rafforzi di quella che ama a conoscere e ad amare anche il “diverso da sé” e a imparare fino a che punto il “diverso” stia dentro di noi, viva in noi, sia parte di noi, ci appartenga”. Dobbiamo scoprire chi siamo a livello di essere umano unico e che il dialogo fra le civiltà non deve essere limitato a l'Islam e Occidente, ma deve coinvolgere tutte le culture, tutte le civiltà e tutti i popoli. Gandhi ha saputo esprimere meglio di tutti il senso di questo dialogo tra culture e di questo scambio di idee, quando ha affermato: “Non voglio che la mia casa abbia muri su tutti i suoi lati e che le finestre siano tappate. Voglio che le culture di tutti i paesi soffino nella mia casa il più liberamente possibile”.

Ciascuna civiltà si considera, purtroppo, il centro del mondo e descrive la propria storia come trama principale della storia umana. Tali interpretazioni monocentriche, che vedono – come disse Spengler “un unico fiume della Civiltà, il nostro, e che tutti gli altri sono o suoi affluenti o vanno a spegnersi nelle sabbie del deserto” assumono tuttavia sempre minore utilità e rilevanza in un mondo costituito da più civiltà. Le civiltà muoiono, ma hanno anche una vita molto lunga; si evolvono, si adattano, e sono le più durature fra tutti i tipi di associazione fra uomini, come afferma Hutington. “La loro essenza peculiare e particolare consiste nella loro prolungata continuità storica. Quella della civiltà è di fatto la più lunga di tutte le storie”. Ed è per questo motivo che sarebbe opportuno, indagare ogni tanto se le civiltà stiano diventando più o meno civili.

Nella Spagna musulmana, per un periodo di quasi ottocento anni, esisté una società che superava i rigidi confini di tipo etnico, culturale, sociale e religioso, in cui musulmani, ebrei e cristiani vissero insieme in pacifica coesistenza, condividendo conoscenza, cultura e comprensione. Nell’incontro con altri popoli, la Civiltà islamica ha saputo relazionarsi senza perdere la propria unità di fondo pur nella diversità. “Oggi, questa civiltà – scrive Pietro Citati – è completamente scomparsa. La sua scomparsa è stata uno dei peggiori disastri della storia, questa follia di disastri accumulati, insieme alla dissoluzione dell’Austria-Ungheria e dell’Impero Ottomano. I cristiani non sanno più niente dell’Islam e del Giudaismo: gli ebrei non sanno più niente del Cristianesimo e dell’Islam; e l’Islam, come diceva Maometto, vive “esule” nella storia”. Il nostro compito come rotaractiani, è stato già in parte raggiunto con l’approvazione delle linee guide morali dei rappresentanti distrettuali, che sostanzialmente ribadiscono i concetti sopra esposti: la dignità dell’essere umano, la pace, la democrazia, il confronto e il dialogo, la difesa delle radici culturali e delle tradizioni dei popoli. Ora ci tocca lavorare affinché questi principi ci guidino nella nostra vita quotidiana, con l’augurio che i cristiani comincino a conoscere di più l’Islam e il Giudaismo, che gli ebrei conoscano di più il Cristianesimo e l’Islam e che quest’ultimo, superata questa fase storica, torni a conoscere tutti gli altri. Se questo mondo esemplifica quello dell’Aldilà allora può rappresentare un auspicio che la Dimora della Felicità che stiamo tentando di costruire tutti quanti assieme testimoni la Felicità in terra, perfetto equilibrio ed armonia tra i popoli.