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lunedì 12 giugno 2006

Audentes Fortuna Iuvat ( I )

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Caro Allam,
Avevo mestamente concluso che qualsiasi genere di contatto con te fosse improduttivo, e mi ero “arreso” volentieri alla tua esplicita richiesta di non contattarti più. In altre circostanze, la risposta che ti ha dato il mio giornale, tra l'altro in prima pagina, sarebbe stata più che sufficiente. Ma dal momento che sei stato tu a costringermi implicitamente a questo chiarimento, ti rispondo direttamente da queste pagine, che non solo frequenti, ma leggi, copi e citi.
Mi permetto anche di darti del tu, pur essendo stato educato – sia in famiglia che a scuola - a dare del Lei alle persone che conosco solo superficialmente, come è appunto il tuo caso, ed a quelle che meritano rispetto: considerato che nel primo caso ti ho sentito al telefono una volta sola, e ti ho incontrato di persona quando eravamo entrambi ospiti di Claudio Martelli sul set dell’Incudine ma nel secondo manca davvero la materia prima da rispettare, ritengo che con uno come te la seconda persona del singolare sia più che appropriata.
Vedi, Allam, troppo a lungo ho taciuto per via della comune nazionalità d’origine. Anche se per te trattasi di una ex-nazionalità, visto che affermi di aver tagliato definitivamente il cordone ombelicale che ti legava all’Egitto decenni fa. Questa è la prima cosa che ci divide, grazie al cielo, verticalmente: io rimarrò per sempre legato al mio paese d’origine, anche nell’eventualità di radicarmi altrove. Non avrò bisogno di piantare palme nel giardino della mia casa per ricordarmi del mio paese, perché la mia casa, l’Egitto, è e rimarrà nel mio cuore. Non ho bisogno di sradicare le mie origini, perché delle mie origini non mi vergogno, a differenza di te.
Un altro dei motivi per i quali non ho ritenuto opportuno spingermi laddove la legittima critica mi portava è stata la comune esperienza scolastica presso i Salesiani, non tanto per te, quanto per rispetto nei confronti di Don Ciman, quel docente e uomo di fede eccezionale che è stato insegnante di entrambi.
E, ancora - sarei bugiardo se non lo dicessi - per via della mia iniziale ammirazione per come dal nulla più assoluto (e mi fa piacere vedere che nei tuoi romanzi rivendichi con orgoglio le tue umili origini) sei giunto fino alla posizione di Vice Direttore del quotidiano più venduto nel paese in cui sei immigrato da giovane.
Avevo in un certo senso l’impressione che tu fossi una sorta di mio “predecessore”, in quanto abbiamo vissuto – più o meno – le stesse esperienze, e che proprio grazie al tuo esempio, al fatto che “avessi aperto la strada”, che forse anch’io ce la potevo fare in questo bellissimo paese, esattamente come te. Tu sei una persona ambiziosa, dici che da piccolo avresti voluto fare “il giornalista o il capo di stato”, sei riuscito a diventare il primo e stai ancora perseguendo il tuo sogno di "regalarti" alla politica, quindi capirai benissimo i sogni di un ragazzo che è giunto solo, con nessuna conoscenza in Italia e due valigie, alle due del mattino e all’età di 19 anni.
Ho letto il tuo ultimo libro, Magdi, e devo dire che mi ha sconcertato. Credimi: una lettura tragica. Mi ha colpito molto il capitolo in cui descrivi le anticamere e le attese (addirittura di sei mesi) per questuare una candidatura (con tanto di condizioni da parte tua, sintomo – se mi permetti - di smisurata presunzione e di assenza di contatto con la realtà) presso il presidente Berlusconi per poi uscirtene dalla sua residenza con un pacco di cravatte di Marinella sotto il braccio.
Mi ha colpito molto la tua proposta di legge riguardo la concessione della cittadinanza agli immigrati in cui non solo proponi esami su esami che manco gli italiani doc riuscirebbero a superare, ma addirittura vaneggi una verifica retroattiva su chi ha ottenuto la cittadinanza a partire dal 1990 (chissà dopo quanti anni di tribolazione), provvedimento - credo e spero - che non ha precedenti in nessun altro paese e assolutamente fuori da ogni regola costituzionale e di umana dignità. Immagino si tratti di un provvedimento ad personam, e che tu abbia ottenuto la cittadinanza prima di questa data (A proposito, essendo “Italia” il nome di una nazione andrebbe con la “I” maiuscola, quindi correggi le scelte stilistiche della copertina del tuo libro. Mi sembra che la Fallaci altrove ti abbia già corretto il “per bene”).
Mi ha colpito anche il fatto che tu ti sia rifiutato di andare a Bassora a seguire la guerra del golfo, come altri tuoi colleghi, per paura di rimetterci la vita, salvo poi inneggiare un giorno sì e l’altro pure ad un conflitto in cui muoiono i figli degli altri, i figli di questa Patria che tu dici di amare.
Queste sono solo alcune delle cose che mi hanno colpito: mi riservo il diritto di affrontare le altre in qualche altra sede. (Leggi la II parte)