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venerdì 16 giugno 2006

Audentes Fortuna Iuvat (V)

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Caro Allam,

Ho l’impressione che tu voglia convincere esponenti di destra e di sinistra a raggiungerti nel tentativo di “rinnovare” la classe politica, di attirare i voti dei delusi e degli astensionisti, di “cacciare i mercanti dal tempio”, una specie di riedizione esotica dell’epopea di Giannini del “Fronte dell’Uomo Qualunque”, senza averne né il carisma né la capacità di coagulare consensi intorno alle tue posizioni, anzi. Persino la Lega, che è di bocca buona, ha definito il tuo progetto “uno scherzo”. Non so se ce la farai. Anche perché nessuno garantisce ai tuoi fans che tu non sia un musulmano “dissimulatore” che ambisce semplicemente il potere, facendo il "laico moderato" pur continuando a sognare, come scrivi tu stesso, "l'appello alla preghiera, imperante, invadente, appassionato, familiare dei muezzin nella città dei mille minareti, quell'"Allah Akbar", Dio è il più grande, che appaga lo spirito e scandisce le ore delle giornate apparentemente immutabili..ecc ecc ecc" (P.55) .

Ma devo dire sinceramente che la prospettiva di vederti in politica, magari ministro, se non addirittura “capo di stato” come sognavi di diventare da piccolo, mi riempie di ansia. La cosa che mi angoscia ancora di più è la prospettiva che, nell’imminenza delle prossime elezioni, qualche politico di sinistra o di destra svenda davvero l’Italia alleandosi con uno come te. Sei una persona vendicativa, i tuoi oppositori sono bollati come eretici pericolosi e nemici della Madre Patria, non hai nessuna remora morale nel distruggere la vita altrui (E guarda caso il sottoscritto è sulla tua lista di proscrizione). Che fine farà l’integrazione se verrà affidata a te, che fine farà il paese se irresponsabilmente venisse un giorno, anche di striscio, affidato a te?

Mi ricordo ancora lo struggente racconto che la scrittrice Nacera Ben Ali ha riportato nel suo saggio “Scontro di Inciviltà” (p.35-43): il racconto di quel ragazzo innocente, con un bambino malato, espulso sulla base di una tua falsa segnalazione in uno dei tuoi numerosi pezzi delatori sul Corriere. Sono mesi che i tuoi più accaniti fan infestano di commenti questo sito dicendo chiaramente di essere disposti ad inventarsi delle accuse nei miei confronti pur di vedermi fuori dall’Italia. Credi forse che, ammesso e non concesso che ciò accada, smetterei di scrivere?

Un giorno mi dicesti che ero più giovane di tua figlia. Ho letto sul tuo romanzo che pensi con simpatia a te stesso, giovane inesperto, seduto su quell’aereo con destinazione l’Italia e che non reggeresti l’impatto se oggi ci fosse tuo figlio su quel sedile. Purtroppo vedo che a queste toccanti dichiarazioni non ne consegue un atteggiamento coerente, anzi, ti diverte la prospettiva di distruggere l’esistenza e il futuro delle persone che hanno avuto l’ardire di contrastarti in qualche maniera, anche se dell’età dei tuoi figli. Suppongo che ti faccia sentire onnipotente l’annichilimento dell’esistenza degli immigrati, perché ti regala l’impressione di contare qualcosa in questa società che fino all’ultimo non ha voluto riconoscerti il diritto alla poltrona ministeriale a cui tanto aspiri, e tanto meno "l’Italianità", se non sulla carta.

Caro Allam, anche se io respingo la definizione classista di “immigrato privilegiato” con cui ti definisci in quella tua agghiacciante autobiografia, potrei anche accettarla visto che sono stato legittimato dal voto di centinaia di studenti italiani come rappresentante, il primo in Italia, esperienza che tu tenti di vivere solo ora da adulto in politica senza successo perché non hanno voluto nemmeno candidarti. Privilegiato perché sono e rimarrò – per le centinaia, se non migliaia, di persone che mi hanno conosciuto in questi anni – come colui che ha promosso iniziative di dialogo e di cultura, che ha aiutato e sostenuto e teso la mano a tutti senza distinzioni di razza o religione, senza falsità e senza svendere le mie origini. Il mio passato e il mio presente, gli ambienti che ho frequentato e il modo in cui ho interagito con chi mi circonda, parlano per me e continueranno a farlo.
Certo, non sono capitato in quel paese della cuccagna in cui sei sbarcato tu, in cui “era quasi chic essere immigrati” e in cui bastavano “cinque anni per ottenere la cittadinanza”. È spiacevole vedere come una persona che è capitata in un clima in cui “la solidarietà terzomondista e la fratellanza universale aveva contagiato trasversalmente l’insieme della società e della classe politica” e per cui il caporedattore Esteri di Repubblica falsificò un documento dove dichiarava che percepivi uno stipendio fisso per permetterti di rimanere in Italia (a proposito, se tu fossi nell’Olanda odierna che osanni, subito dopo questa clamorosa rivelazione ti avrebbero ritirato la cittadinanza come è successo con la Hirsi Magan), sia diventato il principale promotore delle logiche gerarchiche, repressive e razziste nei confronti degli immigrati, proponendo esami e addirittura procedimenti retroattivi sulla cittadinanza.