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sabato 17 giugno 2006

Audentes Fortuna Iuvat (VI)

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Caro Allam,
Nonostante la patina moderata che sfoggi e tutti questi anni in Italia sei ancora impreparato al confronto democratico. Sei rimasto all’epoca di Nasser, alle accuse e alle punizioni arbitrarie nei confronti dei più deboli. Il tuo comportamento sul set dell’Incudine era assai indicativo della tua natura: mentre il sottoscritto ha ascoltato in silenzio, senza interrompere nessuno - incluso te - tu non hai perso occasione di interrompermi continuamente. Ancor prima, quando ti scrissi sul tuo forum, palesando la mia intenzione di denunciare alcuni tuoi fans diffamatori, mi risposi che prentedevo "sostituirmi alla giustizia alzando la voce". Uno dice che vuole rivolgersi alla legge e tu lo accusi di volersi sostituire alla giustizia? Allo stesso modo, chiunque ti contesta, sta dalla parte del torto e dell'illegalità. Fa parte di chi ti minaccia, di coloro che "Lei non mi fa paura". Il tuo atteggiamento è così patetico che in questi giorni ho ricevuto lettere e chiamate da persone che si congratulavano con me per essere finito "dalla parte dei cattivi" nel tuo libro.
Scrivi lettere su lettere a Bush e Blair, tempesti di telefonate Berlusconi e i suoi collaboratori, bacchetti l'On. Pisanu e l'On. Amato come se fossero studentelli e hai la sfrontatezza di affermare, contemporaneamente alla tua "discesa in campo": "Noi italiani siamo ancora in attesa di un leader". Da come ti descrivi sembra che gli italiani siano in attesa di un nuovo Gesù Cristo, che guarda caso saresti di nuovo tu. Non a caso hai cominciato il tuo romanzo con questa "seconda nascita verginale" ("E' stato il mio primo vagito italiano, emesso sotto la gonna di Suor Lavinia") per concluderlo con quell'appello "Dunque, seguiamo l'esempio di Gesù: cacciamo i mercanti dal tempio!".
Nel tuo delirio d'onnipotenza, citi il detto "Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani" Fortunatamente hai già tratto le conclusioni nella tua intervista al Gazzettino: "Sì. Lei pensa: ma come si permette questo beduino di venire qua a insegnarci come dovremmo amare l'Italia?". Già, l'ho pensato anch'io che "beduino" lo sono a metà, quindi figuriamoci cosa penseranno, giustamente, gli italiani che - a differenza di te e di me - in questo paese ci sono nati. Mi ricordi un passaggio del saggio di Samuel Huntington, "Lo scontro delle Civiltà": "Come spesso accade con gli ibridi o i convertiti, tra i più accesi fautori della civiltà universale (occidentale, ndr) troviamo intellettuali emigrati in Occidente, per i quali tale principio fornisce una risposta del tutto soddisfacente alla domanda di fondo: "Chi sono io?". "Schiavi negri dei bianchi", così Edward Said ha definito tutti questi emigrati". Anche se ritengo che la definizione di "intellettuale" sia inadatta nel tuo caso.
Voglio però che tu sappia una cosa: non mi pento di aver contribuito, dalle pagine de Il Manifesto, a creare quel fronte che ora ti conosce per quello che sei davvero. Per averti costretto ad uscire allo scoperto, a confessare la tua spropositata ambizione e a mettere in mostra i sistemi che usi per raggiungere i tuoi obiettivi.
E dire che la nostra parabola di vita in un certo senso sembrava rassomigliarsi: entrambi siamo nati e cresciuti in Egitto, entrambi abbiamo studiato dai Salesiani (anche se il sottoscritto ha avuto maggior successo negli studi), entrambi siamo venuti in Italia per proseguire gli studi universitari, entrambi abbiamo cominciato traducendo le notizie dall’arabo in italiano, collaborando con i più svariati quotidiani, entrambi abbiamo visto la nostra prima firma sullo stesso quotidiano a diffusione nazionale, “Il Manifesto”.
Avrei potuto essere una specie di “nuovo compagno di scuola”, fermo restando tutte le differenze ideologiche che ci separano. Ma quello che hai fatto con me sulle pagine del tuo libro, immagino sia l’equivalente di quell’ afa, lo scappellotto sul collo, con cui hai accolto senza alcun motivo un tuo nuovo compagno dai Salesiani, un gesto che - come hai spiegato tu - nella tradizione egiziana ha un significato umiliante per chi lo subisce.
Già all’epoca, come hai ben spiegato, volevi dimostrare pubblicamente la tua autorità nei confronti di un altro colpendolo. E immagino che tu ti aspetti che io “non reagisca, sottomettendomi all’autorità e all’arbitrio del più forte”. Era quello che ti aspettavi probabilmente anche quella volta che ti scrissi sul tuo forum. Sappiamo entrambi, e lo sanno anche i nostri lettori, come è finita.
Caro Magdi, spiacente di deluderti. So che sarà la battaglia di Davide contro Golia e ti assicuro che sono pronto ad affrontarla. E anche a perderla, se necessario. E nell'intraprenderla so anche che ho delle carte da giocare e che - avendo vissuto, in un certo senso, il tuo stesso percorso di vita - so esattamente come ragioni e cosa intendi fare. Ma non mi sono mai sottomesso a chi finge di essere forte con i muscoli altrui, e tanto meno intendo sottomettermi ad uno come te.
Ti saluto, e visto che difetto della tua capacità di simulazione, non lo faccio cordialmente, augurandoti esattamente ciò che ti meriti. Nulla di più e soprattutto nulla di meno.
Sherif El Sebaie