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domenica 25 giugno 2006

Barbuti all'attacco

Il 22 settembre 2005, Magdi Allam denuncia sul Corriere della sera di essere rimasto, tre giorni prima "vittima a Como di una vera e propria aggressione squadristica islamica da parte di una decina di barbuti che hanno tentato di sabotare un incontro con circa 300 persone intervenute per la presentazione del mio ultimo libro Vincere la paura. Il loro capo, Safwat El Sisi, ha fatto irruzione urlando: «Io sono il presidente della comunità islamica di Como, Magdi Allam danneggia l'islam». Gli ho risposto, dopo avergli impedito di improvvisare un comizio, che era «un impostore ». E ho spiegato al pubblico il perché: «Nell'islam il rapporto tra il fedele e Dio è diretto, l'imam non è il corrispettivo del sacerdote né tanto meno del vescovo, ma un semplice funzionario religioso che non ha alcuna autorità religiosa». In secondo luogo, ho precisato, «a Como e altrove l'insieme delle persone provenienti da Paesi musulmani non costituisce una comunità islamica, né in ogni caso El Sisi o altri sono mai stati eletti in modo trasparente e democratico»". Nel suo ultimo libro invece, è ancora più preciso: "A un certo punto irrompono, facendosi largo tra la folla a suon di spallate, una decina di estremisti barbuti e con la jellaba, la lunga tunica bianca. Alla loro testa c'era Safawt El Sisi, che ha cominciato a sbraitare..."
Uno legge di questa "vera e propria aggressione squadristica islamica da parte di una decina di barbuti" che volevano "sabotare l'incontro" e immagina pericolosi qaedisti con spade, spranghe e catene mentre fanno irruzione nel luogo, sedie che volano e lampade che saltano nello spazio dove si tiene la presentazione mettendo in fuga il pubblico e costringendo la scorta di Allam a sparare per salvarlo dalle grinfie degli scalmanati terroristi. Almeno così ho pensato io, non conoscendo né questo Sissi né il contesto in cui è avvenuto l'episodio. Ma è andata veramente così? Qualche elemento, oltre i trascorsi di Allam, mi fece venire il dubbio: come mai, se Allam è stato vittima di un'aggressione squadristica di tal portata da parte dei "fascisti islamici" (così definisce i "barbuti" nel suo ultimo libro) non ne ha parlato nessuno, ma proprio nessuno, tranne Allam stesso? E' la prima volta che vedo un giornalista costretto a denunciare personalmente un'aggressione di questa portata sulla propria testata. E senza nessun pezzo di cronaca locale a sostegno della versione, senza nessuna denuncia penale a carico degli aggressori, senza l'intervento delle forze dell'ordine o della scorta presenti sul posto considerata "la caratura dell'ospite"...
Finalmente sono riuscito a recuperare un articolo di Alessio Brunialti pubblicato su La Provincia del 18 settembre 2005 (quindi prima dell'auto-denuncia giornalistica di Allam) che racconta molto bene come è andata: "COMO - «Sei un impostore!». Così, senza mezzi termini, Magdi Allam, vicedirettore de «Il Corriere della sera», ha apostrofato El Sisi definendolo anche «sedicente» rappresentante della comunità islamica comasca. Momenti di tensione, ieri sera, al Caffé letterario di piazza Cavour. Com'era prevedibile, data la caratura dell'ospite dell'ultimo sabato di Parolario, data l'attualità stringente dell'argomento trattato, il terrorismo internazionale, il tendone é stato letteralmente preso d'assalto da una folla che ha ascoltato il dibattito di Allam con l'inviato de «il Giornale» Giorgio Gandola. Com'era altrettanto prevedibile, dato che pronunciamenti in questo senso erano già stati fatti nei giorni passati, El Sisi Safhwat non avrebbe perso questa preziosa occasione per contrapporre la sua visione dell'Islam a quella del giornalista. E, forse proprio perché si aspettava l'"attacco", Allam ha reagito fin troppo energicamente interrompendo El Sisi non appena questi ha preso la parola giunto il momento del dibattito con il pubblico. Lo ha pregato di limitarsi a porre le sue domande senza fare comizi e immediatamente ha tenuto a spiegare ai presenti che l'imam - quale El Sisi sostiene di essere - non é stato eletto a rappresentante da nessuno e che comunque questa figura, nella religione musulmana, non ricopre alcun ruolo politico. «Non può rappresentare una comunità perché a Como non esiste una comunità ma solo persone di fede islamica. Non é stato eletto democraticamente: é un impostore» ha precisato Allam. El Sisi ha incassato il colpo e non ha proseguito oltre limitandosi ad argomentare con Gandola alla fine del dibattito, auspicando di poter incontrare Allam in una tavola rotonda. Ma non era solo: un altro cittadino islamico ha contestato ad Allam la definizione di «musulmano laico» che ha dato di se stesso e gli ha chiesto di definire con precisione il concetto di «terrorismo». Allam: «So dove vuole arrivare. Lei vuole mettere sullo stesso piano gli attentati con le rappresaglie dell'esercito israeliano e le azioni militari statunitensi. In realtà, queste ultime avvengono sempre in reazione agli attentati». Il giornalista ha ricordato che i primi kamikaze a Gerusalemme e a Tel Aviv hanno agito nell'ottobre del '93, pochi giorni dopo la storica stretta di mano fra Rabin e Arafat. «L'attacco alle Torri gemelle - ha spiegato Allam andando a tempi più recenti - non é stato una reazione a qualcosa: si é trattato di un deliberato atto di guerra». Il resto della serata si é condotto su toni decisamente più distesi anche se le parole di Allam non sono state rassicuranti: «Gli attentatori di Londra erano cittadini britannici. Anche l'Europa si sta trasformando in una fabbrica di kamikaze. Ma, per fortuna - ha concluso - anche nei Paesi islamici inizia a prevalere la cultura della vita che si insegna fin dalle scuole perché il Corano non predica la morte, bisogna saperlo interpretare correttamente».
Insomma, cerchiamo di riflettere un pò serenamente su quanto accaduto in quei giorni: Magdi Allam presenta il suo libro e uno dei tanti religiosi musulmani, veri o presunti, infastiditi dalla sua personale visione dell'Islam si alza per contestarlo. E' normale che un imam, eletto o meno, contesti ad Allam i suoi appelli contro la costruzione delle moschee, per esempio. Persino il giornalista locale lo immaginava: "prevedibile", appunto. Non voglio entrare nel merito delle contestazioni anche se sinceramente io questa storia degli "Imam eletti" non l'ho ancora capita: qualcuno tra i fedeli elegge i vescovi o i preti? Proprio il ruolo non rappresentativo dell'Imam, ben sottolineato da Allam quando dice che è "un semplice funzionario religioso che non ha alcuna autorità religiosa" lo dovrebbe esonerare da questa pretesa "elezione". Se gente come quel El Sissi guida una preghiera e ci sono dieci o cento persone disposte a mettersi in fila dietro di lui, evidentemente per loro va bene così, altrimenti non avrebbero frequentato la sua moschea. E poi come sarebbe che a "Como non esiste una comunità islamica ma solo persone di fede islamica"? Posso dire che a Torino non esiste una "comunità buddista" ma solo "persone di fede buddista"? Se esistono, allora esiste anche una comunità! Comunque, non è questo il punto.
Il punto è che non è accaduto nulla di eclatante: anche a me capita spesso di ritrovare il neocon di turno che si alza e fa un comizio, a volte anche quasi insultando il sottoscritto e la platea che condivide quanto da me esposto, cosa che non mi sembra sia accaduta nel caso di Allam. Il sottoscritto si limita normalmente ad ascoltare fin quando il contestatore non è costretto a sedersi per le proteste del pubblico e poi, seraficamente, conclude: "La ringrazio per il suo intervento, ma sono ancora in attesa della domanda". A quel punto il contestatore non ha più il coraggio di alzarsi di nuovo, altrimenti rischia di essere sbranato dal pubblico. Il giornalista locale - testimone oculare - invece parla chiaro: Allam ha bloccato quell'Imam non appena ha preso la parola, al momento del dibattito. Gli ha dato dell'impostore e quell'altro si è seduto, auspicando addirittura una tavola rotonda per confrontarsi con lui. Un dibattito animato e teso che si è concluso in due battute, civilmente. Anche il Corriere di Como conferma: "Vivaci scambi di battute e la temperatura si è vistosamente alzata, nonostante il primo freddo dell’autunno che spazzava il cuore di Como. Protagonisti dell’episodio Magdi Allam, vicedirettoredel Corriere della Sera, e Safwat El Sisi, portavoce della moschea di via Pino [...] Quando si è aperto il dibattito, El Sisi ha preso la parola. Immediata e vivace la reazione delle centinaia di persone presenti alla serata. Il portavoce della moschea ha apostrofato duramente Allam, che ha risposto a El Sisi ricordandogli che proprio nelle affermazioni minacciose è contenuto il germe del terrore". (Ovviamente da uno che le minacce le vede ovunque, non poteva che essere altrimenti). Poi un altro musulmano ha fatto una domanda e Allam ha risposto. Nessuna irruzione, nessuna aggressione, niente squadrismo o fascismo. Non ci sono manganelli o olio di ricino. Allam invece, come è nel suo costume, va in paranoia e tre giorni dopo trasforma un normale diverbio pubblico, uno scambio di opinioni critiche per quanto discutibili da parte di due soli ascoltatori musulmani, in una "vera e propria aggressione squadristica islamica da parte di una decina di barbuti", definendo i suoi contestatori "fascisti islamici". E poi si lamenta se qualcuno lo definisce millantatore. Se non lo è ci spieghi come mai le versioni dell'accaduto sono così divergenti tra di loro. Anche se dubito che lo farà: la sua non è solo paranoia, è una strategia calcolata per intimorire eventuali futuri contestatori. Voglio vedere infatti quanti poveracci, specie se immigrati musulmani, sarebbero disposti a contestarlo pubblicamente in una prossima presentazione col rischio di vedersi bollati tre giorni dopo come pericolosi "fascisti sabotatori e impostori" sulle pagine de Il Corriere.