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martedì 6 giugno 2006

Il povero Allam

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La risposta del sottoscritto alle seguenti esternazioni di Magdi Allam, all'epoca Vice direttore onorario del Corriere della Sera ed oggi (2010, ndr) Eurodeputato, pubblicate sul suo romanzo "Io amo L'italia. Ma gli italiani la amano?" (Ed. Mondadori), si può leggere qui. La risposta del quotidiano con cui collaboravo in quello stesso periodo, Il Manifesto, pubblicata in prima pagina poco dopo l'uscita del libro, si può leggere invece qui.

"Vivere con la morte. Assediato dai nemici che mi vogliono uccidere e dagli «amici» che attendono che venga ucciso. Tutto è già pronto. La condanna a morte è stata decretata ai più alti vertici dell'organizzazione terroristica palesti­nese Hamas. È stata ispirata, raccolta, legittimata sul pia­no coranico e rilanciata dai loro agenti locali affiliati all'Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia). È stata montata una campagna intimidatoria e de­nigratoria nei miei confronti promossa dai dirigenti dell'Ucoii e dalla ladl (Islamic anti-defamation league), una sorta di tribunale dell'inquisizione islamica che opera co­me braccio legale dell'Ucoii. Sono riusciti ad assoldare nel loro plotone di esecuzio­ne estremisti di sinistra e di destra, impegnati in prima fi­la nello spargere veleni sulla mia credibilità e onorabilità. E la cappa di disinformazione è diventata a tal punto de­leteria che piccoli e grandi giornali nazionali non si fanno scrupolo a pubblicare in modo acritico e senza diritto di replica una marea di ingiurie e di menzogne proferite dai miei nemici". [P.131]

"La feroce battaglia di screditamento sferrata contro di me dall'Ucoii e dalla sua quinta colonna è incentrata sulla negazione della mia realtà di persona minacciata di mor­te. Il loro obiettivo è di farmi passare per un millantatore. Peggio ancora: un essere spregevole che si arricchisce e diventa famoso millantando il fatto di essere minacciato di morte. E hanno coniato un termine per definire ciò che causa tale condotta: la «fatwite». La fatwa è un responso giuridico islamico che, nell'accezione più in voga in Occi­dente, è assimilata a una sentenza di condanna a morte. Per cui la «fatwite», così come spiega Sherif Al Sebaie, esponente della ladl, è «quella malattia che fa sì che uno sogni di essere colpito da una fatwa che moltiplichi il pane e i pesci dei propri proventi editoriali». Una definizione data nel suo blog, il 4 settembre 2005, in seno a un messaggio dal titolo «Aldo Torchiaro e la ladl»" [P.133]

"Grazie a me, o per colpa mia, il grande pubblico italiano ha conosciuto il volto e la storia di un giovane religioso islamico di Colle di Val d'Elsa, Feras Jabareen, palestinese con cittadi­nanza israeliana. Svolge la funzione di imam di un piccolo centro di culto islamico, una struttura più che adeguata al nu­mero dei fedeli praticanti della cittadina toscana in provincia di Siena. Mi aveva colpito il suo coraggio intellettuale, mi ave­vano convinto la sincerità e la forza con cui denunciava il ter­rorismo e assumeva iniziative per il dialogo con i cristiani e gli ebrei. Così, nel settembre 2004, ho portato il suo nome alla ribalta sulla prima pagina del «Corriere della Sera». [...] L'imbroglio di Feras si svelò in un'intervista concessa al «manifesto» il 20 ottobre 2005, dopo un mio editoriale ap­parso sul «Corriere della Sera» il 29 settembre dal titolo Moschea-mania. Serve uno stop. Che si concludeva così: «Prima dobbiamo riscattare alla piena legalità le moschee già esistenti, poi avere la certezza che le nuove moschee non vadano a finire nelle mani dei predicatori d'odio. Sol­tanto così potremo sperare che le moschee diventino delle case di vetro che, nella condivisione dei valori e dell'iden­tità italiana, ispirino fiducia a tutti, italiani e musulmani».Evidentemente avevo oltrepassato una linea rossa che neppure il Feras dissimulatore poteva tollerare. Nell'in­tervista al «manifesto», realizzata guarda caso da Sherif El Sebaie, che sul giornale ostenta la sua appartenenza alla ladl, il tribunale inquisitorio dell'Ucoii, Feras dice..." [P.184-187]

"Hanno creato una sorta di quartier generale che pianifica, coordina e finanzia la guerra a Magdi Allam. E, dopo che Pisanu ha sdoganato l'Ucoii, sono più audaci che mai" [P.140]

Magdi Allam, Io amo l'Italia. Ma gli Italiani la amano?, Ed. Mondadori, 310 pagine.