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sabato 24 giugno 2006

Islam & Marketing

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Ieri, presso l'Aula Magna della palazzina universitaria dell'Università di Biella, sono intervenuto nell'ambito del convegno "Islam & Marketing", frutto di un progetto di ricerca sviluppato da Etnica su un tema complesso e delicato che nei prossimi anni assumerà anche in Italia un rilievo crescente: la relazione con i clienti di religione musulmana. Il progetto è finalizzato a individuare le strategie e gli strumenti più efficaci per conoscere, comprendere, ascoltare, tutelare, servire, valorizzare e responsabilizzare il cliente di fede islamica nella convinzione, e nella consapevolezza, che il marketing può diventare strumento di accoglienza e di dialogo tra le culture e le religioni. Al convegno hanno partecipto, fra gli altri, Yunus abd al nur Distefano della Coreis (Comunità Religiosa Islamica Italiana), Aly Baba Faye, Responsabile Nazionale DS per l'Immigrazione, Elio limberti della Mecca cola e Susanna cavalli de Al quds jeans.

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I punti salienti del mio intervento sono riassunti nei seguenti punti:
1 - Un'affermazione - al quanto ironica - di Voltaire, recitava: “Entrate nella Borsa di Londra […] Lì l’ebreo, il maomettano e il cristiano si trattano reciprocamente come se fossero della stessa religione, e chiamano infedeli solo quelli che fanno bancarotta.” Dello stesso tenore la lettera inviata da un gentiluomo a Costantinopoli a un amico a Londra (1730): “Ebrei, turchi e cristiani: diversi sono i loro credi. Ma tutti un sol Dio riconoscono, che è l’Oro”. Questo significa - come ho già affermato in un'intervista concessa ultimamente a Radio Radicale - che il mondo degli affari economici non conosce differenze religiose, etniche o sessuali. Se l'intenzione è - come sembra emergere dalle recenti parole di Papa Ratzinger - quella di abbandonare la via del Dialogo inter-religioso, possiamo tranquillamente ripiegare su quella, altrettanto efficiente e antica, del dialogo economico.
2 - Il dialogo inter-religioso tra Islam e Cristianesimo non è una novità di questi ultimi anni. E' cominciato quando una delegazione di Cristiani di Najran ha celebrato la messa nella moschea di Medina con l'autorizzazione del Profeta Maometto in persona. Altrettanto si può dire del "dialogo economico": Maometto stesso - come gran parte dei suoi contemporanei - era un commerciante. Nel nuovo corso di espansione islamica, i musulmani incontrarono popoli con fedi, culture e sistemi economici diversi, con i quali vennero avviate fruttuose relazioni commerciali nello scambio di beni in buona parte sconosciuti ad entrambe le parti. In questo modo il libero scambio favoriva la conoscenza di nuovi metodi di lavoro e di nuove tecnologie, permetteva ad ogni civiltà di incrementare le proprie risorse, estendendo le possibilità di benessere ad un numero sempre maggiore di cittadini. In questo contesto, si può tranquillamente considerare cristiani ed ebrei, più che come minoranze, “componenti compartecipi dello sviluppo di un nuovo mon­do” che inizia nel VII secolo. La storia islamica è ricca di cristiani ed ebrei che hanno ricoperto importanti ruoli politici, sociali ed economici nella società islamica.

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3 - Questa realtà di convivenza e cooperazione non è limitata all'antichità. La ritroviamo, fino agli anni 50-60 del '900, nel fenomeno dell'immigrazione europea verso i paesi islamici. Molti italiani infatti sono emigrati in paesi come l'Egitto per migliorare le proprie condizioni economiche, esattamente come gli immigrati odierni. Italiani talmente poveri che il console italiano in Egitto ha dovuto denunciare nel 1894 coloro che in Italia si disponevano "a indurre giovani donne a emigrare in Egitto con la speranza di essere collocate a servizio, ma in realtà per essere gettate nella malavita". Questa è la storia che molti in Italia tendono a dimenticare, evitando così di mettere in luce un fatto molto semplice: le problematiche dell'immigrazione e dell'integrazione non risalgono all'altro giorno. Sono già state affrontate e risolte in altri contesti, gli stessi che vengono oggi demonizzati con affermazioni false del tipo "Ma loro non permettono la costruzione di chiese nei loro paesi".
4 - Al di là di tutti i dati sugli scambi economici tra Italia e Medio Oriente, scambi che tenderanno ad aumentare grazie alla disponibilità "liquida" araba dovuta all'aumento del prezzo del petrolio, c'è anche la realtà dell'economia dell'immigrazione. L'attuale modello di integrazione in Italia (che, come ha sottolineato Ali Baba Faye, semplicemente non esiste), l'attuale legge sulla cittadinanza e i meccanismi di concessione dei permessi di soggiorno nonché l'isteria collettiva nei confronti dell'Islam non aiutano a tranquillizzare eventuali investitori stranieri. Quali garanzie ha lo straniero che investe in Italia, paga i contributi e poi - sulla base di una falsa segnalazione - si ritrova espulso senza avere manco il tempo di capire quello che sta succedendo? Quali garanzie si danno ad un giovane lavoratore, nato e cresciuto in Italia da genitori stranieri ma sprovvisto di cittadinanza, che magari poi rimane disoccupato (cosa che può capitare anche a un giovane italiano in questo clima di precarietà)? Quali garanzie si danno al cittadino straniero che paga i contributi per anni poi magari a 50-60 anni si ritrova disoccupato, con il rischio di vedere sconvolta l'intera sua esistenza? Semplicemente nessuna.
Da quanto sopra esposto, si evince la necessità di informare il grande pubblico sui benefici della società multietnica, combattere il clima di isteria collettivo alimentato dai media e riformare la legge sulla cittadinanza e il decreto dei flussi, in modo tale da permettere a tutti - italiani e non - di lavorare e produrre in armonia e tranquillità, per il bene dell'Italia.