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mercoledì 21 giugno 2006

Scontro sulla cittadinanza

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In un intervista a La Repubblica del 18 giugno, il Ministro degli interni Giuliano Amato si è chiesto se "A lei sembra normale che la sola ipotesi di far diventare cittadino italiano il figlio, nato in Italia, di un immigrato che in Italia vive stabilmente, sia attaccata, in un Paese di emigrati, come un'inammissibile bestemmia? Come si fa ad affrontare un tema del genere con animi così esasperati? Convoco i rappresentanti della Consulta islamica su questo tema, che già Pisanu aveva messo al suo ordine del giorno. Chiedo loro di formulare idee e proposte sulla cittadinanza, come farò con molti altri interlocutori. Il giorno dopo, apriti cielo: il ministro dell'Interno viene accusato perché mette la futura legge sulla cittadinanza nelle mani della Consulta islamica. Quale paura, quale indomabile vade retro spinge a deformare così grossolanamente la realtà, fino a far sembrare un'altra bestemmia il solo fatto di sentire la Consulta islamica su un tema del genere? Se in casa si ragionasse così ci sarebbe un divorzio al giorno".
Il giorno dopo Magdi Allam, portavoce ufficioso della Lega, ribatte dalle pagine de Il Corriere: "Quale ex immigrato che ha felicemente sposato la realtà identitaria, valoriale e umana dell’Italia, considero un dovere etico, prima ancora che professionale, contribuire al dibattito sulla definizione di un nuovo modello di convivenza sociale. Sinceramente non vedo perché Amato parli di «animi esasperati» laddove affermo che lo ius soli, principio egualitario che condivido appieno, non deve trasformarsi in una procedura burocratica automatica e decontestualizzata. Né perché egli percepisca come un’accusa il fatto che sostengo che lo Stato non deve mercanteggiare le proprie leggi con chi queste leggi è tenuto a osservarle, e che l’identità nazionale non può essere la sommatoria delle istanze degli autoctoni e degli immigrati".
Ebbene, a questo punto, ho deciso di pubblicare uno stralcio della lettera che ho scritto e che è stata consegnata personalmente al Ministro nel corso dell'ultima riunione della Consulta Islamica, risalente al 14 giugno scorso. Ringrazio il ministro per aver evidentemente tenuto in considerazione le mie parole:
Stimatissimo On. Amato,
[...]
Le scrivo quindi come semplice cittadino straniero, di fede islamica, di formazione occidentale e strettamente laica che da anni vive sul territorio della Repubblica italiana, integrandosi perfettamente nel tessuto sociale e culturale italiano. Le scrivo come semplice persona che ha vissuto sulla propria pelle gli effetti nefasti della propaganda beceramente razzista promossa in questi ultimi cinque anni: dall’estenuante ricerca di una degna sistemazione abitativa alle difficoltà burocratiche rese ancora più insormontabili da un clima di isteria collettivo.

E da semplice cittadino immigrato le scrivo per chiederLe se una Consulta, nominata dal suo predecessore, l’On. Pisanu - e che quindi risponde alle esigenze della precedente legislatura - in gran parte (eccetto alcuni nomi veramente meritevoli) nominata a mezzo stampa dal Sig. Magdi Allam - ormai indicato in tutta Italia come il principale promotore dell’isteria collettiva sulle materie riguardanti l’Islam italiano - sia effettivamente aderente al progetto che la Sinistra, la parte politica per cui mi sono impegnato come tesserato della Sinistra Giovanile (DS) e come fondatore di un movimento studentesco di sinistra a Torino, si prefigura per i prossimi cinque anni, ovvero al progetto di integrazione, tolleranza e cittadinanza attiva.

Caro compagno, le confesso che tremo d’angoscia al pensiero che alcuni membri della Consulta, direttamente nominati dal Sig. Allam sulle pagine del Corriere (p.228-229), e chiaramente manipolati dal suddetto (lo confessa lui stesso nella sua ultima pubblicazione, p.235) si mettano a disquisire di cittadinanza, di integrazione e di coinvolgimento della comunità musulmana nel tessuto sociale italiano.

Come posso prefigurare il mio futuro in questo paese sapendo che in seno alla consulta islamica c’è chi appoggia il progetto strampalato di un immigrato che ha potuto rinnovare il suo permesso di soggiorno e ottenere la cittadinanza grazie ad un contratto di lavoro falsificato (si, proprio il Sig. Allam, come confessa lui stesso nella sua autobiografia, p.73-74), che vaneggia persino esami su esami per chi ha ottenuto la cittadinanza a partire dal 1990 (p.273)? Come faccio a stare tranquillo sapendo che in seno alla consulta ci sono i portavoce di uno che voleva fare “il ministro dell’integrazione, dell’immigrazione e della cittadinanza” con Forza Italia e che ha rincorso il presidente Berlusconi per sei mesi per farselo garantire (p.239), senza - per fortuna - riuscirci?

Spero capirà la mia preoccupazione, e spero tenga conto dei sottili meccanismi che regolano i rapporti tra le varie voci e realtà dell’Islam italiano, che è tutto fuorché quello descritto dal Sig. Allam nelle sue invettive.
Sherif El Sebaie