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martedì 18 luglio 2006

Al Senato un'interrogazione su Allam

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Giornalisti e Servizi, un'interrogazione su Allam

di Sherif El Sebaie
Il Manifesto, 18/07/2006, P.8 (Politica e Società)
Un’interrogazione al ministro dell’interno per sapere se vi sono eventuali rapporti illeciti tra «elementi deviati dei servizi» e Magdi Allam, vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, è stata presentata dal senatore Luigi Malabarba, «visti i frequenti riferimenti negli articoli di Magdi Allam a non meglio precisate ’fonti dei servizi’, e le recenti rivelazioni sull’esistenza di rapporti tra alcuni giornalisti e presunti elementi deviati del Sismi». Il riferimento è alla vicenda di Renato Farina di Libero, retribuito dal Sismi come«fonte Betulla», con l’ipotesi di favoreggiamento, nelle indagini sul sequestro di Abu Omar. Nell’interrogazione il senatore di Rifondazione chiede se, «considerato che lo stesso Allam si vanta di aver ottenuto fraudolentemente il rinnovo del permesso di soggiorno, tale illecito potrebbe avere effetti sulla validità della successiva acquisizione daparte sua della cittadinanza italiana». Malabarba vuole inoltre conoscere «le considerazioni che hanno spinto il governo Berlusconi da un lato a nominare l’Ucoii (Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia) nella Consulta per l’Islam in Italia e a difendere l’operato della Iadl (Islamic Anti DefamationLeague, indicata da Allam come braccio legale dell’Ucoii, ndr) in parlamento e dall’altro a concedere la scorta ad Allam», secondo il quale entrambe le organizzazioni lo avrebbero condannato a morte, e infine "i costi, sia in termini finanziari sia in termini di risorse umane, dell’apparato di sicurezza disposto per la protezione" del giornalista del Corriere.
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Le domande di Malabarba (Prc)
Dopo il caso di Farina-Betulla, il Senatore
chiede al Ministro dell'Interno Amato
se esistano rapporti illeciti tra il Vice
Direttore del Corriere, implacabile
persecutore di associazioni riconosciute
come l'Ucoii e gli 007
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Il senatore ricorda che «le segnalazioni a mezzo stampa del sig. Allam hanno cagionato l’espulsione di alcune persone, risultate poi innocenti per i fatti loro addebitati dal giornalista e reintegrate sul territorio italiano con sentenze dei Tribunali Amministrativi della Repubblica". In effetti l’8 giugno del 2003, il Consiglio Direttivo dell’Associazione musulmana italiana che vanta un rapporto privilegiato con Allam ha approvato un documento in cui si chiedeva l’immediata espulsione dell’imam della Moschea di Roma, segnalato da Allam come fomentatore di odio dalle pagine, allora, de La Repubblica. A proporlo eraMassimo Pizza, allora vicepresidente dell’Ami, legato al discusso Massimo Palazzi e come quest’ultimo, presumibilmente, in ottimi rapporti con Allam: attualmente Pizza è in carcere per truffa, è coinvolto anche nell’indagine su Vittorio Emanuele di Savoia e in passato si è definito scambiatore e venditore di informazioni, generale dei carabinieri a riposo, funzionario ONU, direttore del sedicente Ufficio K del Sismi e perfino truffatore ma non musulmano». Addirittura Dimitri Buffa, giornalista della Padania e de l’Opinione, l’aveva accreditato come «ispettore dell’Onu». Per la cronaca l’Imam di Roma è stato effettivamente espulso anche se la giornalista algerina Nacera Ben Ali, avversaria irriducibile dell’integralismo islamico, sollevava forti dubbi sulle accuse. Pizza sembra aver aderito all’appello per dedicare il 12 novembre (data dell’attentato ai militari italiani a Nassiriya, nel 2003) ai «martiri per la patria e per la libertà», promosso dalla fondazione Magna Charta dell’ex presidente del Senato Marcello Pera: primo firmatario Allam. E Palazzi appoggia Allam nella richiesta di mettere fuorilegge l’Ucoii.