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martedì 25 luglio 2006

Che cosa sta andando storto? (I)

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"Eccovi questa notizia!"

Sul suo blog, Lia di Haramlik si chiede: "Perché - lo abbiamo detto in tutte le salse - il problema del mondo arabo è di comunicazione, di propaganda. Nessuno si identifica con gli arabi, con i morti arabi, con le città arabe distrutte. Tutti, in compenso, si identificano con l'israeliano, con l'americano che si è fatto un graffio. Giusto? Giusto. E come fanno, loro, a fare identificare l'Occidente tutto nei loro graffi e a fare passare per inesistenti i morti arabi a centinaia, a migliaia? Diffondendo solo l'immagine di rabbini integralisti coi boccoli, forse, e contando su quella? O di evangelisti americani che tuonano sull' Apocalisse? No, vero? Noi, di Israele, vediamo soldati biondi e belli e ipervitaminizzati. Dell'America, vediamo i video dei cantanti strafighi. Per quale motivo, da noi, non c'è un cane che lavori allo scopo di permettere l'identificazione del NOSTRO pubblico nella gente di là? Anche mentendo, anche manipolando, anche esagerando certi aspetti a discapito di altri. Sì, e allora? Gli USA non lo fanno? Israele non lo fa? L'Italia non lo fa? (...) Ma cavoli: basterebbe il più scalcagnato dei PR disoccupati di Milano, per fare passare un'immagine del Medio Oriente più articolata, più mediterranea, più viva e composita di quella che ci passano i telegiornali. (...) Perché non lo fa nessuno? Per quale motivo non gliene frega niente a nessuno, di proporre un Medio Oriente più invogliante agli occhi degli occidentali, più comprensibile, più adatto al nostro tipo di percezione? Io temo di saperlo, perché non succede. Perché a chi si oppone a Israele, in Italia, le cose che dico io non piacciono. La ragazza con la minigonna e le cavigliere da araba non piace a nessuno: agli uni non piacciono le cavigliere e agli altri non piace la minigonna. E' questo? Vero che sì, vero che è questo?"
Beh, proverò a dare qualche risposta. Quello dei rapporti tra i media occidentali - in particolare quelli italiani - e il mondo arabo è un punto dolente, ed è dolente proprio perché ci sono precise responsabilità degli arabi e dei musulmani in merito. Insomma, è sotto gli occhi di tutti l'immagine che i media stanno dando del Medio Oriente: città fatiscenti, quartieri poveri, distese desertiche, donne velate e barbuti in preghiera o incazzati a morte. Mai un palazzo all'europea o un grattacielo moderno, una via elegante con i negozi di moda, una discoteca o un pub, una ragazza con i jeans (anche velata, anche senza minigonna), mai dei giovani universitari al cinema: eppure anche questo è Medio Oriente. Ovviamente possiamo - e dobbiamo accusare - l'informazione locale, faziosa e schierata, che tende a valorizzare gli aspetti negativi o "folcloristici" per fare il gioco di determinati interessi politici e strategici interni ed esterni. Ma proprio perché sono mezzi di informazione di parte, e perché rispondono a questi interessi, non li possiamo accusare più di tanto. Dobbiamo accusare invece soprattutto i nostri connazionali, i nostri correligionari, i nostri leader o quelli che si candidano a diventarlo. C'è in giro - fra gli immigrati - una mentalità che, pur vantando un'istruzione di tutto rispetto e un punto di vista tutto sommato moderato politicamente e religiosamente, che è ancora fossilizzata sui dettagli e che perde di vista le cose importanti, l'insieme.
L'altro giorno stavo pranzando con un amico, un connazionale che non vedevo da tanto tempo. Ad un certo punto arriva il menù e io consiglio la carne. Lui mi risponde: "Beh, tu che parli tanto di Islam, ti sei chiesto come è macellata questa carne?". Ora, io la carne sapevo benissimo come era macellata - sicuramente meglio di non quanto avviene nei nostri paesi - e comunque non mi sogno di criticare la decisione di un fedele osservante di porsi preventivamente la domanda in merito. Ciò che non mi è piaciuto, e non ho risposto in quella sede per non rovinare la seduta sin dall'inizio (ma probabilmente adesso lui mi legge, e forse si incazzerà anche :)) è che legasse il mio impegno a difesa di una civiltà, di una cultura e di una fede a una domanda sulla macellazione della carne. Non perché la domanda sul tipo della macellazione sia di per sé sbagliata, ma perché la ritengo un dettaglio che riguarda la vita del fedele e non l'impegno politico e sociale: sono due piani completamente diversi. Per propagandare un'immagine positiva di una religione e di un modo di vivere diverso da quello occidentale, per difendere gli interessi di una minoranza tratassata mediaticamente e i diritti degli immigrati più in generale che vengono sfruttati, paesi che vengono letteralmente rasi al suolo senza che nessuno apra bocca, devo prima pormi la domanda sul tipo di macellazione della carne che mi viene servita? Forse gli osservanti sono gli unici ad avere il diritto di parlare di Islam? E se così è, cosa hanno fatto finora se non inguaiarci ancora di più? Quanti barbuti "tutti d'un pezzo", che hanno la "zebiba" (il segno sulla fronte che indica l'assiduità nella preghiera e nell'inchino fino a terra), che pregano cinque volte al giorno, che non toccano alcolici o carne non macellata islamicamente (almeno non in pubblico) si macchiano di ogni sorta di reato e di delitto (e non sto parlando degli attentati, ma di reati quotidiani)?
Mi ricordo del caso di un supermercato "islamico" al Cairo, gestito da barbutissimi osservanti che vendevano polli congelati - islamicamente macellati - ma scaduti alla popolazione. Il giorno dopo le anziane signore si appostavano vicino all'ingresso piangendo e supplicando, prima di essere cacciate: "Forse Dio ti ha prescritto di vendere questa carne agli orfani?". Forse è questa, mi chiedo, la carne macellata islamicamente? Questa è quindi la prima responsabilità: gli immigrati musulmani stanno dando in pasto la loro immagine a elementi che valorizzano i dettagli (che spesso e volentieri risultano incomprensibili per un occidentale, cristiano o laico) o che addirittura vaneggiano emerite cavolte sulla "Roma da conquistare". Io finora non ho visto nessuna pubblicazione, di produzione islamica autonoma e gratuitamente distribuita, che cercasse di spiegare alcune cose elementari, di sfatare alcuni miti e molti pregiudizi. No, trovo solo pubblicazioni che cercano di "convertire" gli italiani spiegando "quanto è bello l'Islam", che prescrive di macellare la carne in questo modo piuttosto che nell'altro.
C'è anche un altro aspetto. La comunità musulmana - e gli immigrati in generale - una volta sbarcati nel "paradiso terrestre" occidentale perdono di vista la realtà. A loro basta avere un lavoro, uno stipendio, una casa e una macchina e si ritengono soddisfatti. E in nome di questi vantaggi materiali, sono disposti a considerarsi "ospiti" e a non protestare in caso di sopprusi (tanto nei nostri paesi non si può, dicono). Ebbene, io non mi considero un ospite: mi considero un essere umano che lavora, che paga regolarmente bollette e consumi, e che contribuisce - con le sue tasse e le sue spese - al mantenimento della collettività e dell'economia. Nessuno mi ha mai regalato nulla. Se fossi un turista che alloggia in un albergo, o residente in qualche struttura missionaria di beneficienza, mi sarei considerato un ospite. Certo, ci sono svariati vantaggi che rendono l'Occidente più appetibile e più funzionale al successo, alla valorizzazione dell'individuo: meno burocrazia, mezzi di trasporto puntuali, una raccolta rifiuti che funziona, autisti educati che si fermano ai sefamori e tante altre cose. Ma se non fosse l'immigrato a muoversi, a cercare un'occupazione, a trovare un proprietario diposto ad affidargli un appartamento, a comportarsi bene sul posto di lavoro, a superare le diffidenze e i pregiudizi dei suoi colleghi, a farsi amicizie e a imparare l'italiano, non avrebbe ottenuto nulla di tutto quello che ha. In altre parole, nessuno di tutte quelle persone che ha incontrato nel corso della sua permanenza gli ha dato nulla "aggratis": tutto quello che ha, se lo è guadagnato... vuoi con la sua fatica e il suo sudore, vuoi con la sua istruzione e la sua preparazione, vuoi con la sua educazione e i suoi modi gentili. Personalmente non ho nessuna intenzione di baciare le natiche di ogni autoctono che passa ritenendolo un mio benefattore solo per il fatto che è autoctono. Questa cosa offende gli autoctoni, mi renderà meno simpatico ai loro occhi? E chissenefrega!
Ora, fin quando gli immigrati, inclusi quelli islamici - non capiranno che ci sono altre urgenze, che ci sono problemi più importanti del tipo di carne che viene servita a tavolta (nulla togliendo al fatto che uno debba osservare i precetti della propria religione), e che le due cose (e cioè i problemi politici e sociali da una parte e la carne dall'altra) non sono collegati o collegabili, fin quando non capiranno che è ora di valutare e tirare fuori il meglio della comunità, e di rivedere completamente il tipo di impostazione mediatica che questa comunità ha nei confronti della società autoctona, non cambierà nulla. Ma ci rendiamo conto che l'unico giornalista arabo che si è accreditato come voce dell'Islam moderato, moderno e laico è uno che dalle pagine del Corriere invita gli italiani a "soffermarsi sulla realtà dell’inquilino della porta accanto (ovviamente musulmano, ndr) e che potrebbe condizionare il nostro futuro", di fatti aumentando le diffidenze e i pregiudizi nei confronti dei musulmani? Di questo passo, semmai peggiorerà tutto e gli immigrati rischiano di perdere perfino quello che sono riusciti a conquistare (se la propaganda anti-immigrazione dovesse aumentare, o le garanzie legali dovessero venire meno, solo Dio sa cosa potrebbe accadere). Ma l'autocritica, l'impostazione di un'informazione corretta e moderna nei confronti degli altri non deve però essere vincolata dal sentirsi "ospiti" o "in debito con qualcuno" o perché "nei nostri paesi non si può". Gli immigrati devono rendersi conto della loro importanza: se gli operai marocchini o le badanti peruviane dovessero incrociare le braccia, qualcuno - là, nei palazzi della politica - sarà costretto ad ascoltare la loro voce un pochino di più, indipendentemente dal fatto che è di destra o di sinistra. Che poi in altri paesi certi diritti non siano garantiti, o gli scioperi non siano consentiti, non è una buona scusa per accettare di essere relegati - in un paese che si dichiara civile - al rango di cittadini di serie B, mentre tutti gli altri - inclusi gli extracomunitari di lusso tipo gli americani o gli svizzeri - vengono trattati come cittadini di seria A.