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giovedì 27 luglio 2006

Che cosa sta andando storto? (III)

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Nei due post precedenti abbiamo affrontato le responsabilità delle comunità immigrate e dei propri leader o presunti tali nel perpetuarsi di una situazione che essi stessi giudicano inaccettabile, caratterizzata da un propaganda ferocemente xenofoba e da una sostanziale disparità di trattamento e di diritti. Ora, la domanda che dobbiamo porci è: che cosa si potrebbe fare, oltre che formare un profilo politico collettivo degli immigrati, oltre che renderli pienamente consci del proprio valore e degli strumenti da usare per rivendicare diritti degni di questo valore? Che cosa possiamo fare, oltre che spronare i nostri leader o coloro che si candidano a diventarlo, ad essere un po’ più attivi e un po’ più decisi nella difesa degli interessi delle comunità immigrate? In particolare, parlando dei musulmani e più in generale degli arabi, che cosa si potrebbe fare per frenare il vergognoso trend imboccato da politici e giornalisti occidentali in questi ultimi anni, caratterizzato dall’allarmismo, dal sensazionalismo, dalla faziosità populista? La risposta è molto semplice: creare una lobby.

Non basta avere comunità motivate, leader “con le palle” e associazioni-organizzazioni di riferimento. Bisogna disporre di uno strumento più efficiente, capace di dettare – proprio così, dettare - linee politiche e mediatiche, capace di fare pressioni e di ottenere di conseguenza risultati concreti. L’esempio del boicottaggio allargato che ha colpito l’economia danese e che l’ha costretta, ancora prima degli scontri e degli incendi delle ambasciate, a porgere le scuse e a imboccare la via del dialogo, è il più importante esempio dell’utilità e dell’efficienza della carta economica, della pressione politica e del coinvolgimento dei paesi di origine nella lotta degli immigrati all’estero.

Un esempio che dovrebbe essere studiato a fondo e riapplicato in chiave araba è quello delle lobby d’oltreoceano e in Europa. Teoricamente ai musulmani e agli arabi non mancano gli ingredienti per formare una lobby efficiente che agisca in Occidente. Ci vogliono innanzitutto dei fondi: ebbene, molti governi e molti uomini d’affari facoltosi (no, non sto parlando di Bin Laden), musulmani e cristiani, hanno interesse nello sviluppare nuovi mercati economici in Occidente, e nel difendere i propri investimenti creando un clima a loro favorevole. Penso a musulmani, come Mohammed El Fayed, proprietario di Harrod’s in lotta per la cittadinanza che gli viene tuttora negata dal governo britannico, penso al Principe El Walid, che vanta interessi miliardari in tutto il mondo - inclusa l’Italia dove è stato socio di Berlusconi - ma che è inviso all’attuale amministrazione statunitense. Ma penso anche a uomini d’affari cristiani come Raymond Lakah, l’editore egiziano di France Soir che ha licenziato il direttore che ha pubblicato le vignette danesi o a Nagib Sawiris, l’uomo d’affari egiziano copto che ha comprato la Wind. Sono tutti astri dell’economia araba che certamente non possono rimanere inerti di fronte al massacro che si consuma in Libano, in Palestina, in Iraq e che, per i propri affari in Occidente, dovrebbero contribuire a ricostruire l’immagine del mondo arabo, islamico e non, agli occhi dell’Occidente. Tutti questi uomini d’affari potrebbero diventare, se opportunamente motivati e interessati, i nuovi Rotschild della comunità araba, cristiana e musulmana.

Anche in assenza di benefattori, esiste la possibilità di autofinanziamento. Pensate, per fare un esempio, a quanti musulmani ci sono in Italia: 700.000? Un milione? Se ognuno di essi versasse un solo euro al mese, a titolo di contributo volontario, ovviamente certificato e rintracciabile, stiamo parlando di circa 700.000, un milione di euro al mese. 12 milioni di euro – minimo – l’anno. Non è granché, ma è pur sempre un inizio. Ora, che cosa potrebbe fare una lobby con ingenti strumenti finanziari provenienti dalle donazioni di uomini d’affari dall’estero, o che semplicemente si autofinanzia? Molto semplice: non ci danno spazio sulle Tv? Non vogliono fare una trasmissione sull’Islam alla Rai? Commissioniamo pubblicità, no…anzi…mettiamo su una TV propria. Non ci danno spazio sui giornali? Compriamo le pagine…Anzi, ci facciamo un giornale. Sapete che vi dico? Considerato che i musulmani sono già accusati di voler “conquistare l’Italia” con tre negozi di Kebab e due phonecenter, allora tanto vale cominciare a fare l’Opa e le scalate sui canali televisivi, sulle redazioni dei giornali, sulle banche. Vogliamo fare un mega Museo della civiltà islamica a Roma? Un centro culturale multifunzionale sulla cultura araba come quello che c’è Parigi? Vogliamo avere un Sindacato? Vogliamo mettere su un Partito che non sia fatto da tre provocatori? A che servono i petrodollari che vengono investiti o i soldi raccolti in Occidente?

Assumiamo esperti di immagine e di comunicazione, lanciamo campagne mediatiche, cerchiamo di attirare intellettuali e giornalisti dalla nostra parte, finanziamo le campagne elettorali dei politici che sapranno essere riconoscenti al momento opportuno, portiamo tutta questa gente a visitare i paesi arabi, a godere del sole e delle attrazioni delle città arabe d’inverno e d’estate, e contemporaneamente facciamo loro seguire conferenze e corsi di approfondimento sulla cultura del luogo, le sue tradizioni, la sua storia. Mostriamo le vittime, i campi profughi, costruiamo un Museo della Memoria Araba. E poi agiamo, santo cielo, cerchiamo di dare degli esempi ai recidivi: uno scrittore da quattro soldi scrive su un giornale che i musulmani sono un pericolo per la società? Sommergiamolo di cause, di proteste, muoviamo la nostra macchina mediatica contro di lui, mandiamolo in pensione. Un dipendente dice “sporco marocchino” al suo collega extracomunitario? Trasciniamolo in tribunale per qualche annetto, pignoriamo il suo stipendio e sommergiamolo di debiti. Un genitore lascia i propri figli insultare l’amichetto arabo? Una multa salatissima e corsi di rieducazione per genitori e figli. Non ho capito, io, perché dobbiamo accettare di essere insultati, derisi, discriminati, e bollati come “terroristi” e via dicendo senza reagire. I tribunali ci sono, le leggi ci sono, i mezzi ci sono. Che cavolo stiamo aspettando?