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domenica 9 luglio 2006

La Fabbrica delle Balle

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L'Italia può affermare con orgoglio di avere i propri Woodward e Bernestein, e questi si chiamano Bonini e D'Avanzo. I due coraggiosi giornalisti de La Repubblica hanno messo a nudo in modo magistrale la fabbrica delle balle che da anni tiene sotto scacco questo paese con il ricatto della paura e con il pretesto della guerra al terrorismo. Le inchieste dei due giornalisti hanno permesso di risalire alle responsabilità italiane nel Niger Gate, le finte prove riguardanti l’approvvigionamento di uranio arricchito da parte di Saddam che sono servite per giustificare la guerra illegale all'Iraq. Poi sono riusciti a dimostrare il legame tra il Sismi e la CIA nel rapimento dell'Imam Abu Omar, che pure veniva regolarmente negato dal governo. Da quando hanno cominciato ad occuparsi dell'operato dei Servizi era uno scandalo dietro l'altro e uno scoop dietro l'altro. Ora i magistrati stanno rifinendo l'opera: arrestato il numero due del Sismi, indagati vari dirigenti e agenti operativi su vari livelli, indagato il Vice Direttore del quotidiano Libero, decine e decine di intercettazioni compromettenti, di incontri segreti che vengono alla luce. Scoperto un attico di undici camere davanti alla questura di Roma dove venivano costruiti falsi dossier, pagati pseudo giornalisti e coordinate operazioni di disinformazione e depistaggio, per giustificare la politica internazionale neoconservatrice e l'operato illegale di coloro che in realtà avrebbero dovuto lavorare per l'interesse nazionale.
Qui non si parla di Abu Omar, come vorebbero farci credere gli specialisti della disinformazione. Qui si parla di Sovranità nazionale, di Dignità statale, di Prestigio e Credibilità internazionale. Non sapremo mai se Abu Omar era colpevole, perché questa cospirazione ci ha negato l'opportunità di appurarlo. Intanto però l'Italia ha fatto la figura dello stato vassallo completamente asservito a potenze straniere, con un'intelligence che lavora autonomamente, senza riferire a nessuno, contro gli interessi della democrazia e del popolo (falsificando addirittura dossier sui candidati alla presidenza del Consiglio) e in cui un permesso per rifugio politico vale meno della carta su cui è stato stampato. Io non so se Abu Omar era colpevole, ma so che l'Italia ha fatto davvero una figuraccia colossale: i propri servizi non solo non contrastano ma addirittura aiutano i servizi segreti di una potenza straniera a rapire un soggetto a cui il governo italiano stesso aveva concesso il rifugio politico. Ma che razza di paese è quello che permette a potenze straniere di agire illegalmente sul proprio territorio, fregandosene delle leggi in vigore, delle forze dell'ordine e dei permessi che esso stesso concede? Che valore ha un rifugio politico in un paese che organizza e facilita il sequestro del rifiugiato?
Vale per il caso Abu Omar, ciò che ho già detto per Bouchta e per altri. Non bisogna riflettere sul singolo caso, bensì sui principi: Abu Omar era un predicatore d'odio? Benissimo. Lo si arresta e lo si processa, e lo si punisce a termini di legge. Alla luce del sole, con tanto di prove a supporto della decisione. E questo perché la Sovranità Nazionale, la Dignità del paese, la Sacralità della Legge e la Credibilità delle proprie istituzioni devono essere preservate e garantite. Non è possibile che si permetta l'estradizione e l'espulsione delle persone sulla base di atti amministrativi non supportati da nessuna sentenza, di prove che vengono secretate poi si rivelano articoletti di giornale (magari redatti da qualche giornalista stipendiato dal Sismi), di dicerie e lettere delatorie se non addirittura organizzando rapimenti. Ci si indigna tanto se un Savoia o un Moggi vengono esposti al pubblico ludibrio con tanto di intercettazioni, di avvocati, di processo, di arresti domiciliari e di giornalisti premurosi che li difendono e li invitano alle loro trasmissioni e non si spreca una parola - anzi, si gioisce e si esulta - se un poveraccio extracomunitario qualsiasi viene prelevato e espatriato chissà dove senza uno straccio di prova?
Tutti devono avere il conforto di un processo e di una difesa. E sapete come mai? Perché oggi magari, forse, i Servizi c'azzeccano e consegnano il predicatore dell'odio. Domani invece sbagliano il cognome di un innocente e lo mandano ad essere torturato. O beccano una persona a caso, e se la scambiano per farsi belli con gli alleati. Vite rovinate, segnate per sempre. Invenzioni? Un nome per tutti: Maher Arar. Ingegnere informatico canadese di origine siriana. Cittadino canadese a tutti gli effetti, doppio passaporto. Nato in Siria nel 1970, emigrato in Canada nel 1987, laureato in ingegneria informatica e residente a Ottawa. E' stato arrestato nel settembre del 2002 all’aeroporto JFK di New York mentre di ritorno da una vacanza in Tunisia faceva scalo sulla via del ritorno in Canada. "Sospetti di collegamento con Al Qaeda". Dopo 12 giorni negli Stati Uniti è stato trasferito in Siria. Qui è stato detenuto e torturato per un anno senza che gli venissero formulate delle accuse. Poi, una volta provata la sua estraneità al terrorismo e sotto forti pressioni diplomatiche del governo canadese e da parte di alcune associazioni dei diritti umani, è stato liberato il 5 ottobre 2003. Un anno dopo. E se capitasse anche a voi? A vostro figlio? Naaa..."mio figlio non si chiama mica Mohamed". Eggià. Però magari qualche compagno di scuola riferisce che si è segretamente convertito e che è intenzionato a compiere un attentato mentre è in vacanza studio negli Usa e così ve lo ritrovate a Guantanamo.
Insomma, lo vogliamo capire oppure no che lo scopo di alcune lobby è proprio quello di convincere i popoli occidentali a svendere, in nome della guerra al terrorismo e della sicurezza, i traguardi più importanti raggiunti negli ultimi secoli? Lo vogliamo capire oppure no che certi politici senza scrupoli, ufficiali corrotti, mercanti d'armi e giornalisti ambiziosi vorebbero che siano i popoli occidentali stessi a rinunciare alla democrazia, ai diritti umani, alla privacy, all'informazione e persino alla cultura per poterli governare meglio e fare ancora più affari e soldi senza essere disturbati? Qui non si tratta di un predicatore dell'odio rapito e consegnato al suo paese: chi si concentra su questo aspetto è in malafede. Non si tratta di stare dalla parte dei delinquenti o dalla parte delle persone per bene. Qui si tratta del rispetto del paese, del rispetto delle sue leggi, delle sue istituzioni. Qui si parla di dossier falsi su Prodi, di intercettazioni illegali a due giornalisti che indagano sul marcio, di balle costruite ad arte per alimentare l'allarmismo e la paura, di propaganda che fa da copertura ad una politica internazionale che a sua volta giustifica le guerre che generano ancora più terrorismo, ancora più bombe, ancora più vittime. Qui si parla di potenze straniere che interferiscono nella politica locale, di poteri paralleli che manovrano pseudo giornalisti lautamente pagati per i loro servigi, di interessi economici e strategici nazionali che vengono traditi, di un'informazione che non è più degna di essere chiamata tale, di un popolo che viene preso - ogni giorno - in giro. Intercettazioni e indagni dimostrano che la storia va ben al di là del caso Abu Omar, quindi non prendiamoci per i fondelli.
Alla luce della confessione di Renato Farina, Vicedirettore di Libero, che stando ai magistrati realizzava - in cambio di qualche migliaio di euro - interviste su ordinazione per carpire segreti istruttori (e poi ha la faccia tosta di scrivere che si considera un combattente per la libertà. Eggià, a cinquemila euro l'intervista comodamente realizzata in un ufficio, è bello combattere per la libertà) non possiamo che chiederci quanti altri eventuali personaggi di spicco che si annidano in giornali ben più importanti e cosiddetti autorevoli, siano al soldo dei Servizi e delle potenze straniere. Mi auguro che nei faldoni conservati nell'attico segreto del Sismi saltino fuori altri nomi e altre prove e che i magistrati e l'ordine dei giornalisti se ne occupino al più presto. Basta con la disinformazione, basta con la manipolazione. Non c'è bisogno di credere alle balle che ci raccontano sui media per stare al sicuro. E non c'è bisogno di essere acritici e guidati come un popolo bue dalla politica neocon per essere considerati moderati. E' ora di fare un pò di pulizia in casa, e grazie a Dio, giornalisti e magistrati coraggiosi la stanno facendo alla grande, confortati da un governo imparziale. Ebbene, noi stiamo dalla loro parte.