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domenica 23 luglio 2006

La Sinistra, Israele e il Libano

Sono un uomo di sinistra, aderisco ai DS ed ho contribuito a fondare - a suo tempo - un affermato movimento studentesco di Sinistra, e dell’uomo di sinistra ho il vizio di ragionare con la mia testa. Per questo motivo mi sento in dovere di fare alcune osservazioni su ciò che stiamo consentendo che accada.

Non possiamo non prendere atto che il comportamento del nostro gruppo dirigente nazionale sulla crisi israelo-libanese abbia deluso tantissimi militanti ed elettori, e che abbia scioccato tantissimi altri. Rischia di essere, sinceramente, la "goccia che ha fatto traboccare il vaso". Fare finta che la realtà non sia questa è da equiparare ad un vero e proprio suicidio politico, dalle conseguenze incalcolabili.

La Sinistra non si faccia tante illusioni: la sua vittoria "di misura" alle ultime politiche non è affatto “un segno dei tempi”. Sarebbe il caso di rendersi conto, una volta per tutte, che molti sono andati a votare Unione "turandosi il naso" per evitare altri cinque anni di Destra.

Ma la magia non funzionerà sempre e, come ha detto Paolo Cento dei Verdi in occasione della marcia pacifista per commentare il comportamento di alcuni nostri leader: "Attenti che a tirare troppo la corda poi la corda si spezza".

Gli elettori non hanno votato a Sinistra per vederla appiattita sulle posizioni della Destra e meno che mai per vedere il nostro gruppo dirigente manifestare assieme ad essa. Gli elettori non hanno votato la Sinistra per vederla balbettare di "Legittimo diritto di difesa" da parte di Israele o impedire la critica a uno Stato e alla sua politica sotto il ricatto morale dell'antisemitismo.

Gli elettori, se avessero voluto il bipartisanesimo, avrebbero continuato a votare la coalizione uscita sconfitta alle elezioni. Hanno votato invece per avere un governo capace di atti di coraggio come quello spagnolo, un governo socialista e democratico, non una copia malriuscita dello scorso esecutivo.

A forza di tentare di conquistare il voto “moderato”, l’unico risultato che la Sinistra riuscirà ad ottenere sarà quello di perdere il voto che le ha consentito di guidare oggi le sorti del paese.

Anche il più sprovveduto “uomo della strada”, vedendo le immagini della distruzione e delle vittime civili in Libano, si accorge che è in atto una vera e propria guerra illegale di aggressione che con i soldati fatti prigionieri dopo essersi ''infiltrati'' illegalmente oltre il confine, nella cittadina libanese di Aita al-Chaab, non ha nulla a che vedere.

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Quello meno sprovveduto invece, avrà probabilmente letto i diari di Moshe Sharett (già Primo Ministro e Ministro degli Esteri dello Stato ebraico negli anni 40 e 50, e considerato un «moderato») che in data 26 maggio 1955 scrisse Le azioni di rappresaglia, che non potremmo eseguire se fossimo legati da un patto di sicurezza [ai paesi arabi, ndr], sono la nostra linfa vitale […]. Con esse possiamo mantenere un alto livello di tensione fra la nostra popolazione e nell’esercito. [Israele] si deve inventare pericoli e, per farlo, deve adottare il metodo della provocazione e ritorsione […]”.
La Sinistra tenga anche in considerazione che prima o poi sarà costretta dalla storia - ripeto: costretta, e lo stesso vale anche per la Destra - a concedere il diritto di voto agli immigrati. Immigrati che hanno contribuito, con il passaparola e l'appoggio materiale e organizzativo, alla nostra vittoria elettorale.
Non voglio ricorrere alla terminologia usata dal portavoce della Comunità ebraica di Roma a suo tempo quando disse «Nemico degli ebrei chi non sarà al corteo» ma a troppo tirare la corda anche l'appoggio attuale e futuro degli immigrati che vantano un'origine araba o musulmana in particolare, verrà meno.
E senza dubbio terranno conto, in una futura sede di voto, del comportamento attuale dei leader di Sinistra.