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venerdì 7 luglio 2006

Letture consigliate (Palazzo Yacoubian)

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'Ala Al-Aswani, Palazzo Yacoubian

Ed. Feltrinelli, 214 pagine, 16.00 €

Difficile spiegare i motivi dell’incredibile successo che "Imaret Yacoubian" (Palazzo Yacoubian) ha avuto. Prima presso il pubblico egiziano: quando uscì in Egitto - e mi fu portato in Italia - quattro anni fa, provocò grande scandalo, soprattutto per la crudezza con cui affrontava temi tabù per il mondo islamico ed arabo come il sesso fuori dal matrimonio, la prostituzione, l’omosessualità, il controllo poliziesco e i brogli elettorali. Da quando è uscito nelle librerie del Cairo, ne sono state stampate dodici edizioni, e la corsa ai diritti di traduzione continua. Quindi è arrivato il successo presso il pubblico arabo (qualcuno afferma che sarebbe il libro più venduto dopo il Corano) e, in seguito, presso i lettori anglofoni, che – nei pochi mesi dall’uscita della traduzione di Humphrey Davies per l’American university of Cairo Press – hanno deciso che l’opera di Alaa Al-Aswani doveva essere proiettata verso gli Stati Uniti. Durante questa estate, verrà infatti pubblicata dalla prestigiosa Harper Collins. Ora anche la traduzione italiana è disponibile presso la Feltrinelli.

Poi è arrivato il film: la pellicola con il budget più alto della già prolifica storia del cinema egiziano. Un budget di 22 milioni di pound, l’equivalente di circa 4 milioni di dollari. Attori di cui fanno parte le star più quotate (e dal cachet più alto) del cinema egiziano. In prima fila, uno splendido Adel Imam, noto per la sua capacità comica, e invece impegnato in una toccante parte drammatica e malinconica. Il film è stato poi primo ad arrivare alla Berlinale dopo 13 anni di assenza di un film proveniente dall’Egitto. Poi alla 59esima edizione del Festival di Cannes, dove ha ammaliato la critica. Un successone. L'autore del romanzo, il quarantottene Al-Aswani, ha studiato presso il Lycée Francais del Cairo, poi per tre anni a Chicago ed è approdato alla letteratura dopo avere esercitato la professione di dentista, fra l’altro proprio nel palazzo che ha ispirato il suo testo. In realtà esercita la professione medica tuttora, e scrive per qualche ora al mattino, prima di recarsi in clinica.

Palazzo Yacoubian è la saga degli abitanti di un palazzo costruito al Cairo negli anni trenta da un miliardario armeno che era riuscito a creare un impero dal nulla. Hagub Yacoubian lo fece costruire nel 1934: dieci piani in stile europeo, balconi decorati di statue, colonne e scale di marmo, persino un moderno ascensore Schindler. Un palazzo talmente bello e signorile che il suo proprietario ha voluto incidere il suo nome sul portone d’ingresso, a futura memoria: Palazzo Yacoubian. Un palazzo che esiste per davvero al numero 34 di viale Talaat Arb, a due passi dalla sinagoga del Cairo, dalla mitica pasticceria Groppi e dal cafè Riche. Alaa al Aswany continua a dire che il suo palazzo Yacoubian, i suoi personaggi, tutto l’impianto del libro non c’entrano niente con chi, in quell’edificio, ci abita veramente. Ma mio padre - e non è l'unico al Cairo - che per anni ha lavorato da quelle parti e che conosce abbastanza "il Cairo bene", afferma che in realtà ha riconosciuto quasi tutti i personaggi di cui si parla nel libro. In effetti qualcuno dei residenti del palazzo ha citato l'autore in tribunale per danni, e persino minacciato i produttori del film ispirato al romanzo, uscito in questi ultimi mesi.

“Palazzo Yacoubian”, è una "comédie humaine". Simbolo di una società e di una economia in rapida espansione, parla di un Egitto in crisi d’identità : dapprima gli abitanti del palazzo erano stati il fior fiore della società, poi ci fu la rivoluzione del 1952. Proprio per questo, la decadenza dell’edificio, dai fasti degli inquilini della belle époque sino al lento e inarrestabile assedio da parte degli umili che si infiltrano in ogni spazio abitabile, dal sottoscala al terrazzo, finisce per diventare la metafora delle occasioni perdute dal paese: Busayna, la ragazza che per mantenere la famiglia si prostituisce con il suo boss, un commerciante d’abbigliamento. E che poi, invece, sposerà un uomo cortese, anziano ed elegante, Zaki bey, nostalgico e decadente amante della Cairo che fu. Taha, un tempo il fidanzatino di Busayna: diventerà un islamista radicale, e poi un terrorista perché il suo sogno di diventare poliziotto è stato bruciato in pochi minuti solo perché suo padre era un portiere. E Souad, la donna che sposa con un matrimonio segreto (urfi) Hagg Azzam, il simbolo del businessman corrotto che diventa deputato ed entra nell’ingranaggio del potere. E infine Hatim, il giornalista gay con la passione per gli uomini nubiani che vive i suoi amori proibiti, neanche così clandestinamente, e la sua tragica storia d’amore con Abduh.

Dai poveri che vivono sul tetto dell'edificio e sognano una vita più agiata, al signore aristocratico poco timorato di Dio e nostalgico dei tempi di re Faruk che indulge in piaceri assolutamente terreni, all’uomo d’affari senza scrupoli del pianterreno che vuole entrare in politica. Storie parallele, vite che scorrono una accanto all’altra. Le vite degli inquilini scorrono parallele, si intersecano, a volte si uniscono per poi separarsi e prendere percorsi diversi. Come in uno scassato e affollato ascensore, salgono verso il piano del proprio destino. Un palazzo che contiene in sé tutto ciò che l’Egitto era ed è diventato da quando l’edificio è sorto in uno dei viali del centro. Ogni personaggio interpreta una sfaccettatura del moderno Egitto dove la corruzione politica, una certa ricchezza di dubbia origine e l’ipocrisia religiosa sono alleati naturali dell’arroganza dei potenti, dove l'idealismo giovanile si trasforma troppo rapidamente in estremismo.

Oltre ai numerosi protagonisti, in questo romanzo campeggia la denuncia della società, della politica egiziana e dei movimenti islamisti. Al-Aswani racconta magistralmente le piccole storie private, le tragedie e le gioie dell’Egitto che meno si conosce, un Egitto plurale, un Egitto fatto di persone che si divertono, che vivono e che vanno ben al di là dell’immagine stereotipata che si ha dell’altra sponda del Mediterraneo. Infatti tutte le informazioni sul mondo arabo vengono sempre più di seconda, se non di terza mano, creando un’idea stereotipata di un mondo che è pur vicinissimo all'Europa, e molto meno distante da essa, per tradizione e aspettative. Alcune figure sono di una poesia incantevole, altre di una spietatezza estrema. E' questo dunque il mondo Arabo? Adel Adib, produttore del film e a sua volta regista lo sintetizza molto bene quando dice: “Palazzo Yacoubian è un film (e un libro) fatto da chi ama l’Egitto, non da chi lo odia. Ed è un modo per mostrare noi stessi in Europa. È uno strumento per far comprendere, agli altri, come la pensiamo. In un modo semplice, piano, senza arroganza”. "Leggete Palazzo Yacoubian - scrive Gian Paolo Serino sul portale Wuz, - perché riconsegna la dignità a un mondo arabo, mai come oggi così tanto sotto accusa. Vi emozionerete, vi arrabbierete, vi commuoverete, ma soprattutto capirete. E così che si esce da questo libro: con la consapevolezza che un libro può darci molto di più di tanti inutili dibattiti televisivi. Spegnete la tivù e accendete le luci di Palazzo Yacoubian: qui non si recita. Qui si vive".

"Una delle offerte più forti dalla letteratura mediorientale per il 2006. Un melodramma politico molto ambizioso ambientato al Cairo, bestseller assoluto nel mondo arabo fin dalla sua prima edizione nel 2002".

Michelle Pauli, “The Guardian”

"Alaa Al-Aswani con il suo attuale e pungente romanzo dà vita a una narrazione complessa della vita nell’Egitto contemporaneo".

Kaelen Wilson-Goldie, “The Daily Star”

"Una provocatoria indagine della pressione politica e sociale nell’Egitto contemporaneo, pressione che porta molti egiziani a guardare con nostalgia al passato. Arricchito dalla grande complessità dei suoi personaggi".

Donna Bryson, “Associated Press”

"Una critica alla società coraggiosa e schietta. Palazzo Yacoubian è il Cairo riprodotto in un microcosmo: arena, prigione, labirinto; un naufragio da cui l’umanità si salva a stento".

Maria Golla, “Times Literary Supplement”

"Il testo di Al-Aswani pare invece riproporre l’antico modello delle Mille e una notte, letto però attraverso i ritmi e le cadenze di una modernissima fiction televisiva, tutta giocata su contrasti e chiaroscuri forti".

Francesca Corrao, Il Manifesto