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martedì 4 luglio 2006

Letture consigliate (Perché ci odiano)

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Paolo Barnard, Perché ci odiano
Edizioni Bur
352 pagine
9.60 €

"Da decenni. Da quando i sionisti e gli israeliani in Palestina, gli americani e gli inglesi in Medioriente, Indonesia, Africa e America Latina, con l’aggiunta della Russia in Cecenia, si sono resi responsabili di immani massacri, pulizie etniche, attentati, assassini e repressioni. Milioni di innocenti perseguitati, torturati e ammazzati da quelli che oggi guidano la “Guerra al Terrorismo”. Crimini rimasti non solo impuniti, ma spesso spacciati come giusta difesa del “mondo libero” occidentale".
Quanto sopra riportato non è tratto dall'ultimo sermone di Bin Laden fatto recapitare alla rete "filoterrorista" di Aljazira (sic) da qualche caverna di Tora Bora, e nemmeno dall'ultima predica infuocata di qualche imam di periferia lanciata nel buio di uno scantinato. Non è neanche tratto dalla relazione sofisticata e ambigua di qualche intellettuale musulmano "taqqiyeggiante" applaudito dai venduti dell'Occidente. No, è un estratto della presentazione ufficiale riportata sul sito della Bur (Rcs Libri) del volume "Perché ci odiano", scritto da Paola Barnard, un giornalista che ha collaborato con i maggiori quotidiani italiani, che ha realizzato inchieste sul terrorismo per Report e che ora collabora con Rai Educational.
"Le menzogne uccidono. Ci sono le prove, le testimonianze, i documenti. Basta cercare. È quello che ha fatto l’autore di questo libro utilizzando fonti “non sospette”, spesso Top Secret: cioè quelle ufficiali americane, inglesi, israeliane che dimostrano come il terrorismo occidentale, ben prima di Bin Laden e su scala assai maggiore, sia stata l’arma principale di questi Paesi per imporre un ordine mondiale fondato sulla sopraffazione e la violenza". E cosa interessate è che Paolo Barnard sostiene, coraggiosamente, che sono proprio quei paesi e quella politica estera "la vera fonte dell’odio dei fanatici che oggi ci attaccano".
Ci vuole coraggio per fare certe affermazioni, di questi tempi. Il coraggio di puntare il dito e indicare, uno ad uno, i colpevoli oggi sicuri della propria immunità mentre dettano il destino di governi, popoli e singoli individui. Il coraggio di criticare la politica americana e israeliana e parlare apertamente di terrorismo occidentale mentre è in corso una tremenda e sporca guerra di interessi. Il coraggio di affermare che il terrorismo è un fenomeno reattivo e non aggressivo. Il coraggio di dire che i terroristi islamici di oggi "sono il prodotto di un terrorismo assai più feroce e più sanguinario del loro, quello occidentale". Il coraggio di denunciare la complicità dei media, anche italiani, nel coprire e mistificare quella realtà. Ecco, quel coraggio Paolo Barnard ce l'ha.
Paolo Barnard ha scritto ciò che ogni cittadino arabo, ogni cittadino musulmano, in Medio Oriente e all'estero - tranne uno sparuto gruppo di stipendiati di lusso che hanno il compito di despitare i popoli per coprire gli interessi dei mercanti di morte che sognano i dividendi del bottino - ha voglia di dire ma che preferisce non dire, almeno non pubblicamente. E non perché voglia dissimulare le proprie intenzioni mentre prepara una bomba, o perché stia sognando l'Eurabia in fondo al cuore, ma semplicemente perché sa che c'è sempre qualcuno, ben pagato, pronto ad accusarlo di apologia del terrorismo islamico, indi di giustificare gli attentatori suicidi, di essere amico di Bin Laden se non zio del fu Al Zarkawi.
Barnard denuncia coraggiosamente, mettendo in gioco la sua immagine e la sua reputazione, l'impegno delle lobby nella falsificazione e nel dirottamento del dibattito politico sul Medio Oriente, l'accusa di antisemitismo sbattuta in faccia a chiunque osi criticare le politiche israeliane, le strane e pericolose alleanze tra sionisti e cristiani fondamentalisti, lo sporco giro d'affari in Iraq, il dramma ceceno, i truschetti della Cia in giro per il mondo dal Sud America all'Indonesia. Il tutto accompagnato da carte bollate, con tanto di timbri e stemmi ufficiali.
Un libro da non perdere, e da leggere fino in fondo. Innanzittutto per capire. Per saper scegliere la strada giusta. Per non farsi prendere in giro dagli esperti de noantri e dai pennivendoli. Per avere un ideale in cui credere e per cui lottare. Per poterlo difendere con documenti, date, cifre, argomento solidi e convinzione. Per cercare, trovare e praticare una via d'uscita da quell'inferno a cui alcuni (ir)responsabili ci vorrebbero consegnare.
"Potrei chiamarli terroristi perché vengono nei nostri Paesi con il loro potere grande e fanno queste cose e le fanno in tutto il mondo. Ma per me sono semplicemente degli assassini".
Rufina Amaya, unica sopravvissuta di 1200 contadini massacrati in Salvador da terroristi addestrati e armati dagli americani, e mai puniti.